La scelta ponderata

5 novembre 2017

Luca 14,26-33
Matteo 10,34-39 34

Care sorelle e cari fratelli nel Signore,
a mio avviso il testo della predicazione proposto dal nostro libretto un giorno una parola oggi, penso che abbia avuto un forte impatto su tutti noi nel nostro percorso di fede.
A primo acchito non ci suscita una impressione positiva ma un senso di inquietudine perché in questo brano ci viene ricordato che a causa della venuta di Gesù ci sono state guerre, inimicizie, contese, anziché pace, unità e comunione a partire dal nucleo famigliare.
Gesù è stato come la spada, uno strumento di divisione. Infatti, alcune e alcuni di noi aspiranti suoi seguaci si sono impegnati ad approfondire il cammino di Gesù sulla terra.
Hanno dovuto studiare le Sacre Scritture prima di decidere di intraprendere la sua stessa via sapendo che Egli ha seguito la volontà di Dio, e così ha potuto dimostrare ai suoi discepoli un esempio di rinuncia della propria vita per una scelta ponderata.

Prendiamo in esame il percorso della nostra storia di credenti protestanti(ad esempio il pensiero dei nostri padri riformatori/ Lutero sul cammino di fede). Per amore del principio di fare una scelta personale e grazie al dovuto impegno e alla responsabilità assunta, siamo diventati come siamo ora, direi adulti nella fede ma sempre in evoluzione, in divenire a causa delle nostre scelte.
Così abbiamo adottata la pratica di agire in base alle circostanze per amore degli altri. Martin Lutero dice: <<Tu sei in ogni cosa libero davanti a Dio per la fede, ma davanti agli uomini servo di chiunque per amore>>. Considerate il percorso che abbiamo intrapreso attraverso Lutero, un uomo timoroso di Dio, questo nostro percorso di 500 anni che abbiamo appena commemorato, festeggiato e celebrato .

Il vangelo di Luca che abbiamo letto ci aiuta a capire meglio che cosa vuol dire Gesù sulla qualità del suo discepolo e colui che è degno di lui. Chi vuole seguire lui deve fare un esame di se stesso: avere la capacità di riconoscere i propri limiti e anche essere consapevole del servizio da rendere per l’altro.
Mi vengono in mente le varie tappe del percorso di pastorato, specificamente l’esame di fede prima della consacrazione del candidato o della candidata.
Nel sinodo metodista e valdese, in questa sede ci sono delle domande poste dal corpo pastorale alle quali devono rispondere i candidati.
Quale è il senso di tutto questo. È per verificare se sono idonei a svolgere il ministero pastorale.

Ma l’evangelista Luca mette in discussione una cosa molto importante a mio avviso cioè ancor prima di intraprendere il percorso.
Sulla metafora della torre(come dovrà essere costruita? Quanto tempo e lungo l’impegno da dedicarsi per costruirla? Chi potrebbe costruire una torre?
L’evangelista ci invita a riflettere se uno possiede i materiali per costruire una torre.
Sì, dobbiamo(è il nostro dovere) innanzitutto riflettere su quanto abbiamo messo da parte per affrontare questa spesa. Simile a chi ha in progetto di costruire una casa come i neosposi devono pensare se hanno i soldi o denaro per mettere su casa.

Si può allora intravedere in questo brano che cosa vuol dire Gesù quando ha parlato della persona che vuole essere il suo discepolo. Seguire lui ha un costo/un prezzo da pagare che è molto alto: rinunciare alla propria famiglia e persino alla propria vita ma poi per riaverle.
Perseguire la strada di Gesù parte da una decisione personale ma che comporta una profonda riflessione, essere pronti a lasciare tutto ciò che si possiede. Il giovani ricco disse: <<maestro che devo fare di buono per avere la vita eterna?>> Gesù gli rispose: Và, vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi. Cfr. Matteo 19,16-30.

Così, gli strumenti che abbiamo devono essere adatti(anima e corpo, consegnarsi completamente /complete submission) per percorrere il nostro cammino per seguire Gesù e con Gesù. Che siamo trovati coraggiosi, capaci di sopportare qualsiasi avversità, capaci di affrontare le sfide ogni giorno. Dunque, tutto questo non potrebbe essere facile da affrontare se non ci rimettiamo nelle sue mani, se non gli chiediamo di accompagnarci con l’armatura di Dio.
Gesù disse:<<Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. 35 Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; 36 e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua.

Pensate a chi eravamo prima, e a chi siamo noi ora?
Se vogliamo recuperare il senso dell’insegnamento di questo brano oggi dovremo fare un esame di coscienza.
Fare mente locale a partire da quello che eravamo. Possiamo farlo tornando indietro guardando, rivisitando il nostro passato.
Se ci rendiamo conto delle scelte che abbiamo fatto personalmente, indipendentemente dalla decisione dei membri della nostra famiglia, queste hanno segnato la maturazione della nostra personalità.

Martin Buber scrisse nel suo libro <Io e tu>: Prima della sua fine, Rabbi Sussja disse: «Nel mondo a venire non mi si chiederà: “Perché non sei stato Mosè?”. Mi si chiederà: “Perché non sei stato Sussja?”» (M. Buber)
E Martin Luther King disse:
Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere, poi mettiti a realizzarlo nella vita.(M. L. King)

Così, Credo che l’identità personale sia fondamentale per ciascuna/o di noi perché non siamo una replica dell’altra/o.
Se ci pensiamo bene, avere il nostro proprio nome è già una conquista. È stato dato a noi dai nostri genitori, non l’abbiamo scelto ma ci rendiamo conto che ciò nonostante esso ci appartiene. La nostra fede in Dio e la nostra appartenenza in Cristo Gesù ci ha fatto scoprire la nostra vera identità personale per poi servire bene il nostro prossimo. Dio disse nel libro di Isaia al cap. 43,1: <<Non temere perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome, tu sei mio>>.

Quando ho partecipato all’aggiornamento pastorale a settembre, la collega che ha condotto il laboratorio sulla fede nelle diverse culture ci ha fatto scrivere 5 parole che ci identificano. Ho scritto io: Joylin, persona, pastora, filippina, e italiana.
Poi ci ha chiesto di buttare nel cestino tre di queste, e ci sono rimaste soltanto 2 ed io ho lasciato queste due parole che mi identificano che mi stanno a cuore: Joylin e persona.
Ciò che mi ha fatto riflettere durante questo laboratorio è stato quando ho scelto il mio nome che pensavo che è quello che ho ereditato dai miei genitori e chiamandomi in questo nome, mi conferma chi sono io.
Sapere chi sono io come chi sei tu per te stesso in questa epoca in cui si fanno tanti studi sulla clonazione , è necessario per recuperare il concetto dell’essere unico. Ognuno ha la sua identità e con ciò ha anche un ruolo da svolgere, ed è una propria responsabilità quella di andare avanti per migliorare la nostra chiesa e la nostra società.

La federazione delle chiese evangeliche in Italia, promotrice della formazione del corso LINFA(laboratorio, interculturale di formazione e Accoglienza) ha potuto individuare un modo di fare teologia, di poter insegnare e formare i membri delle chiese italiani e stranieri per scoprire il vantaggio di avere la propria identità. Rowena Abad una delle nostre sorelle filippine si è iscritta al corso per darci una mano per migliorare sempre di più il nostro rapporto dell’essere chiesa insieme.
E una parte dei materiali che è stata prodotta per il corso è sull’identità-integrazione. L’obiettivo di questa unità è di stimolare una riflessione sull’identità. La fede cristiana suggerisce un’idea dell’identità basata sull’aprirsi all’altro – a Dio in Cristo, prima di ogni altro – che ci sorprende e ci rinnova. Il recupero dell’identità personale da un lato è fondamentale, dall’altro ha una conseguenza perché ognuna e ognuno ha un ruolo da svolgere per l’altro.

Gesù forse ha voluto mettere in evidenza questa aspetto molto forte proprio nel seguire il suo cammino e perché vuole che ci facciamo sempre avanti e siamo presenti.
Come l’apostolo Paolo dicendo che la chiesa è come un corpo umano.
Ad esempio gli occhi hanno il potere di vedere, di guardare per indicare la via che i piedi dovranno percorrere. Le orecchie devono ascoltare per trasmettere un messaggio da eseguire. I servizi che rendono le membra del corpo sono messi insieme per far funzionare bene il corpo.
Così ,oggi , insieme come chiesa siamo incoraggiati a investire le nostre forze in quello che siamo capaci di fare.
Non possiamo esentarci dal nostro ruolo comune, ma prima dobbiamo seguire gli insegnamenti di Gesù a partire dal lavoro di riconoscersi e distinguersi per quello che siamo . La chiesa paragonata ad un corpo umano, le membra del corpo.

Io sono quella che sono e tu sei quello che sei.
Nella nostra comunità o in generale nelle chiese c’è un gruppo che si forma per cantare nel coro. Il coro è soprattutto una testimonianza molto concreta di come vivere la propria fede. Il coro è costituito da persone che vogliono lodare il nome del Signore con le loro voci. Le quattro voci sono espressioni della diversità dei doni molto visibili nati dal profondo del nostro essere ossia per amore, gioia, dolore, lamento, gratitudine.
Il nostro coro è multicolore, di provenienze diverse e quindi composto da persone che hanno avuto le proprie lingue, ma che con parole e musiche si sono unite in per lodare.
Seguire Gesù è anche accettare l’evangelo e portarlo con sé come un peso cioè portare la croce. Gesù ha dato esempio nella propria vita portando con sé la croce.
La croce che portava erano i nostri peccati.
Il peso della croce è l’impegno che deve partire da ognuno di noi.
Allora Gesù disse ai suoi discepoli:<<se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. (Mt.16,24)

Che vogliamo fare ora? Ci sono diverse scuole di pensiero per migliorare la nostra personalità e Gesù ne ha una proposta.
Grazie al Signore unico Dio nostro ci siamo arrivati a capire che le diverse professioni sono le nostre vocazioni da svolgere e sono per aiutarci a riconoscere e sviluppare le nostre capacità, soprattutto al servizio degli altri.
Noi apparteniamo ad un mondo in cui ci sono le possibilità per migliorare la nostra personalità ed è nostro dovere farlo, nei confronti della nostra società e del Signore che ci ha creato per dare il meglio di noi stessi.
Questo viene insegnato da Gesù e se questo viene riconosciuto come buono da noi credenti e diventiamo suoi seguaci , possiamo essere suoi strumenti per formare la famiglia di Dio sulla terra.
Il Signore ha un progetto per noi tutti, uno per tutti e tutti per uno. Questo è ciò che vuole perché nella sua chiesa ognuno vive/esiste per l’edificazione dell’altro: Efesini 4,16<< Da lui tutto il corpo, ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore>>. Amen.

Past. Joylin Galapon

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *