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Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e siano spinte da venti impetuosi, sono guidate da un piccolo timone, dovunque vuole il timoniere. Così anche la lingua è un piccolo membro, eppure si vanta di grandi cose. Osservate: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell'iniquità. Posta com'è fra le nostre membra, contamina tutto il corpo e, infiammata dalla geenna, dà fuoco al ciclo della vita. Ogni specie di bestie, uccelli, rettili e animali marini si può domare, ed è stata domata dalla razza umana; ma la lingua, nessun uomo la può domare; è un male continuo, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla medesima bocca escono benedizioni e maledizioni. Fratelli miei, non dev' essere così. La sorgente getta forse dalla medesima apertura il dolce e l' amaro?(Giacomo 3,1-9)

Parole forti, quelle di Giacomo! Parole di uno che ha certamente vissuto la frustrazione di vedere il lavoro di giorni demolito in un attimo da una parola di troppo o fuori posto. È esperienza comune di chi ha a che fare con le persone, e tutti sappiamo quanto sia più facie distruggere che costruire.Purtroppo, ciò che è comune nel mondo può esserlo anche nella chiesa, e talvolta pure tra noi capita che si scambi la fraternità per il diritto di dire quel che passa per la testa o che si confonda la chiesa con il luogo dove, un po’ come a casa, si possono liberamente scaricare le frustrazioni della giornata, magari in maniera violenta o distruttiva. In effetti, non siamo esenti da questi problemi proprio come non lo erano al tempo degli apostoli: le parole di Giacomo ce lo fanno capire chiaramente. Oggi come allora, ne ferisce più la lingua che la spada!Oggi come allora, dunque, non dobbiamo abbassare la guardia e cedere alla facilità con cui parole distruttive possono uscire dalle nostre labbra e fare veramente del male. Oggi come allora, dobbiamo appropriarci di queste esortazioni e riflettere su una aspetto molto sempice e tragicamente chiaro della nostra vita di credenti. Possiamo, infatti, riempirci la bocca di bellissime parole e di bellissimi discorsi; come chiesa possiamo prendere posizione su questioni importanti e dibattute, fare grandi proclami sinodali, ma alla fine tutto questo non ha alcun valore se cadiamo proprio sulla testimonianza personale. È inutile spiegare al mondo i diritti degli immigrati o degli emarginati, o combattere per gli oppressi, se poi tra fratelli e sorelle ci si ferisce a parole.Esiste, certo, la riprensione fraterna e, siccome le cose devono funzionare, può essere necessario intervenire per far notare un errore o una mancanza, e poter così provvedere. Occhio, però, alla lingua! Ci siamo dati dei luoghi e dei modi appropriati, li dobbiamo rispettare. Altrimenti sarà davvero come un incendio, che da una piccola scintilla arriva a fare danni incalcolabili.La comunità è il primo e più importante luogo di testimonianza, e la relazione tra fratelli e sorelle è il primo esame della nostra capacità di vivere una vita cristiana. Se sapremo vivere pienamente, ma correttamente, una relazione di fraternità, allora potremo essere una chiesa che evangelizza con efficacia. Altrimenti, prendiamo solo in giro noi stessi e, peggio, Dio. È inutile proporci di smuovere le montagne, se poi non sappiamo controllare la piccola lingua. Certo, ognuno di noi pensa che il suo punto di vista sia importante, e lo è; oppure che le propre esigenze siano fondamentali e irrinunciabili, e in parte, anche, lo sono. La vita comunitaria, però, è una palestra di pazienza, umiltà, e disciplina. Non è facile, ma è il fondamento: se cade questo, crolla tutto il resto. A noi di essere comunità fraterna dove la lingua serve solo per lodare il Signore, per confrontarci e costruire, per sostenere il prossimo, proprio nella sua debolezza e fallacità. Eric Noffke