Il maestro, la guida del discepolo

Luca 9,62 

Care sorelle e cari fratelli nel Signore,
il nostro calendario liturgico ci ricorda che è già la terza domenica del tempo della passione del nostro Signore.

Non so se ci rendiamo ancora conto del senso e della profondità del significato di questo tempo per noi cristiani.

Constatiamo che il nostro vivere in Cristo Gesù cioè il vero messaggio del cristianesimo non è quello di vivere una vita come se fosse  una passeggiata tranquilla ma che la vita è a volte tortuosa. Possiamo, però, arrivare  a capire come  raggiungere la vera felicità.

La storia ci ha fatto conoscere in pieno il piano della salvezza che Dio ha compiuto in Gesù, delineando un’esperienza incredibile di patimento: fisico e psicologico, corpo e animo hanno vissuto quel dolore e quella sofferenza tali fino all’ultimo respiro per riscattare con la sua morte le anime dei peccatori.

Quello che è accaduto nel passato è irripetibile per il suo valore e a noi ci rimane nel nostro cuore la gratitudine e la riconoscenza verso Dio.

Così, anche in questi giorni ho riflettuto su quanto sia enormemente seria la responsabilità che ci è affidata e come quel fatto deve essere trasmesso con  degli effetti positivi nella vita della chiesa.

La passione di Gesù per amore è ciò che dovrebbe farci risvegliare in questo tempo non imitandolo, ripetendolo il gesto compiuto da lui portando una croce di legno, ma  resistendo, sopportando  anche noi le nostre  quotidiane sofferenze. Questa è la realtà  riservata a ciascuno di noi e abbiamo bisogno di uno sforzo di comprensione per poter viverla bene.

La sofferenza di Gesù Cristo era ed è tuttora un esempio per noi per  dare testimonianza alla nostra chiamata e vocazione di servire la chiesa ossia quella comunità a cui il Signore ha pensato di donare la sua vita, per la nostra redenzione. La volontà di Dio però è che ciò non si limiti solo alla chiesa in se, ma come il pane lievitato, la chiesa deve espandersi, deve crescere per essere un bene prezioso per tutti.

Nella nostra epoca, più  andiamo avanti nei secoli, più sentiamo le sofferenze e i dolori di vivere in questo mondo come qualcosa che ci schiaccia, ci soffoca, e siamo sempre meno disposti ad affrontare la realtà cogliendo il significato più profondo della sofferenza.

E’ vero che per una persona non è facile accettare la vecchiaia, perdere  le forze che una volta lo rendevano  utile per essere anche di servizio agli altri e  sentire la gioia di sostenere un’altra persona.

E’ vero anche che chi non ha la possibilità e gli strumenti per  vivere bene non può  godere della felicità. Per questo motivo le nostre comunità possono essere dei luoghi per scambiare o per unire i piccoli e i grandi aiuti di cui ognuno può disporre. Il servire la colazione alle persone  senza fissa dimora che abbiamo iniziato domenica scorsa è un gesto piccolissimo per mettere insieme le nostre forze. Ciò richiede un po’ di impegno ma cerchiamo di non trascurare i gesti simbolici che noi abbiamo potuto fare perché credo che siano molto graditi al Signore. Noi, con le parole e con i fatti possiamo essere di esempio della sua enorme bontà e generosità.

Negli ultimi mesi, molti di noi  sono stati colpiti dall’influenza e altre malattie. Non vi nascondo il dispiacere che provo. Potrei elencare dei nomi dei membri della nostra comunità che non ci sono oggi e non sappiamo quando  torneranno perché la sofferenza fisica che sentono impedisce loro di venire qui per lodare e ringraziare insieme a noi il Signore. Oggi sento di voler condividere con voi questo mio stato d’animo e rendere grazie per questo tempo che ci ricorda le sofferenze di Gesù, perché mentre ripercorriamo la sua via, rivediamo e rivisitiamo anche la nostra vita.

Anche Gesù in questo tempo ha affrontato e ha vissuto fortemente la vita di un essere umano. La sua passione in quel tempo era però una lotta per far vincere l’ amore, la compassione nei confronti dei suoi discepoli e l’amore in obbedienza a Dio. Non era il desiderio di dimostrare al mondo che lui era un super eroe ma dare testimonianza del regno di Dio. Quel regno di Dio che ora vince le nostre incredulità e incapacità di salvarci da soli. Egli fino in fondo ha dimostrato quella passione arrivando a toccare fin in fondo al suo cuore, il fatto di  essere un uomo di amore.

Egli ha lasciato parole e fatti di insegnamento ai suoi discepoli perché siano pronti poi a testimoniarli in pratica.  Il verso su cui mi sono soffermata è tratto dal vangelo di Luca cap.9,verso 62 «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi riguardi indietro, è adatto al regno di Dio». La nuova traduzione quella della Riforma dice: «Nessuno, che abbia messo mano all’aratro e si guardi indietro, è adatto al regno di Dio».  Gli insegnamenti di Gesù sono stati trasmessi attraverso l’ascolto dei discepoli,  che hanno prima, piano piano, potuto imparare ad abbandonare  le cose futili che appartengono al passato.

Quando Gesù dice «nessuno» questa parola pone al centro chiunque vuole seguire i suoi insegnamenti, chiunque pensa di intraprendere quel cammino. Occorre pensare molto, riflettere perché il percorso è lungo, un cammino continuo senza fermarsi , andare avanti sempre, come la mano che  porta l’aratro per solcare la terra.

«Nessuno, che abbia messo mano all’aratro e si guardi indietro, è adatto al regno di Dio». Mentre meditavo su questo versetto mi è venuto in mente che mancava un elemento, un personaggio molto importante cioè il bue. Non si può arare la terra senza il bue. Se lui non c’è,  manca l’amico del contadino. Il contadino non può arare senza il suo aiuto. Perché manca il bue in questa frase? O in questo verso? Perché Gesù ha tolto la guida del contadino? E’ lui che traccia prima il passaggio nella direzione giusta.

Allora i discepoli di Gesù hanno ascoltato i suoi insegnamenti, lo seguivano , erano  presenti e assistevano mentre compiva le opere di guarigioni. Quindi  Gesù era la loro guida per capire come ereditare il regno di Dio. Il regno di Dio, appartiene solo a chi è in grado di lasciare le relazioni intime, o i legami di parentela e ancora di più, di abbandonare la vecchia vita per fare spazio alla nuova «Perciò se uno è in Cristo, è una nuova creatura le cose vecchie sono passate, ecco sono diventate nuove» dice l’apostolo Paolo nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto dal capitolo 5 il verso 17. Rinunciare alla vecchia vita in cambio alla nuova ha un prezzo da pagare ma che è già stato pagato da qualcuno, dal figlio prediletto di Dio. Incontrarlo nella nostra via oggi e poi seguirlo è una grazia. Avere un buon maestro oggi come punto di riferimento è necessario, come lo è stato per i suoi discepoli. Non penso che vivere la vita come seguace di Cristo, sia da sottovalutare. Riserviamo del tempo  per leggere la Bibbia, intendo dire leggerla nella nostra vita quotidiana. La Bibbia si medita per chi vuole sapere o conoscere se stesso. Il discepolo del maestro ha questa possibilità, ed è stata rivelata. Chiediamo al nostro Maestro Gesù come leggere tutta la Bibbia per scoprire come deve essere nutrito il nostro corpo fisico per essere un sacrificio gradito. E nel contempo chiediamo anche di avere la consolazione per le nostre anime afflitte e travagliate dalle nostre innumerevoli mancanze e debolezze di adempiere i comandamenti del padre.

Ricordiamo l’atteggiamento proposto al discepolo dal maestro. Andare avanti, dissodare la terra con la mano che guida l’aratro e guardare avanti , tenendo in mente tutti gli insegnamenti di  Gesù così da poter abitare nella casa del Dio Padre per compiacere il Padre e far dimorare in lui il bene che ha infuso in ciascuno e ciascuna di noi.

Gesù (gli) disse: «Nessuno, che abbia messo mano all’aratro e si guardi indietro, è adatto al regno di Dio».

Questo verso merita una riflessione profonda perché Gesù  ci parla molto ancora oggi. Ci ha dato le orecchie per ascoltare, la mente per pensare prima di agire, e le mani che operano continuamente sono un bene prezioso. Forse questo verso, oggi, ci indica che abbiamo già avuto il libro delle Sacre Scritture che ci dirigono, ci guidano come percorrere la terra cioè come vivere in questo mondo nella casa del Signore Dio. La nostra guida per arare, coltivare, solcare, vangare la terra è rivelata ed è custodita in un libro, nella Bibbia la storia dell’umanità intera. Gesù, così, attraverso il racconto delle parabole ci  conferma chi è lui veramente, un  Maestro, che ci guida per trovare il regno di Dio a partire da qui sulla terra, come la perla preziosa trovata dal mercante.

Gesù disse a Tommaso  «perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» Gv.20,29)

Lo scopo del vangelo secondo Giovanni, secondo la sua testimonianza è di rivelare le opere miracolose di Gesù che sono dei fatti straordinari che ci insegnano a credere, ci accompagnano quando la nostra fede in lui si indebolisce. Leggendoli continuamente, ci ricordano dell’ora in cui, lui e il padre intervengono nella nostra vita.

La via che ha percorso  Gesù, il figlio dell’uomo l’ abbiamo vista nel tempo della sua passione. Gesù aveva questo da compiere come sua priorità di vita, come missione.  Abbiamo imparato che Gesù aveva in mente chiaramente ciò che doveva fare verso i suoi fratelli e verso Dio, il padre di tutti.  Era molto chiaro  il suo obiettivo, e nessuno poteva sapere se non lui, e tutto ciò che faceva era stato scritto di lui dai profeti.

E senza farsi  confondere dalle intenzioni degli altri era diretto a Gerusalemme. Gesù aveva un cammino da perseguire e sapeva che cosa doveva incontrare prima di raggiungere la sua destinazione.

Allora in quel periodo Gesù doveva rinunciare a se stesso, alla sua volontà personale per il bene degli altri. Era il sacrificio del  dono di se stesso.

In questo tempo di passione, riflettiamo bene che il cammino di Gesù dopo la Galilea, verso Gerusalemme era  un viaggio difficile, era un percorso di vita soltanto per lui e lo ha scelto per redimere tutti, o molti.

La scelta di Gesù di percorrere questa via è un esempio per noi proprio se vogliamo essere  suoi seguaci. Lui ha fatto quello che doveva essere fatto, che era la volontà del padre. Voglia il Signore aiutarci e guidarci verso la nostra meta. Amen.

past. Joylin Galapon

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