Il canto di Anna

1 Samuele 2,1-2 .6-8

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, il Signore vive. Il vivente è qui. YHWH , l’io sono è presente. Il Signore Dio ascolta il grido del dolore, il pianto di amarezza dell’oppresso. Il Signore del cielo e della terra rende giustizia agli esseri viventi. Egli fa esistere. La sua parola non ritorna vuota. Lodiamo il Signore perché a lui appartiene la vita. Egli fa risorgere. Chi lo prega non torna a mani vuoto.

Anna è la nostra protagonista di oggi, lei conferma l’essere di Dio.  Ella con il suo canto di gioia ci farà tornare a casa oggi con la speranza che Dio è con noi, ridonandoci il cuore del suo messaggio che fa sorgere e risorgere chi giace senza speranze. Colei che è amareggiata oggi ci viene ad annunciare l’evangelo di  consolazione che c’è Dio. Egli è stato capace di dare, di donare una vita piantata in quel deserto, nel grembo di una madre. Il  Dio che ha conosciuto Anna è tutt’ora capace di trasformare la vita di ognuno e di ognuna di noi donandoci  la vita. Il canto di Anna era frutto del dono che ha ricevuto e in cambio lei farà la sua offerta per sempre.

Se riusiamo oggi a comprendere il passaggio compiuto dall’opera di Dio nella vita di Anna di donare la vita nel suo figlio, possiamo anche oggi avere conferma del  perché esistiamo, del  perché ci viene ancora donata la vita.  Perché dopo la morte rinasce la vita.  Anna ha rivolto la sua preghiera a Dio, gli ha chiesto di ricordarsi di lei e  Dio le ha esaudito. Quella preghiera di Anna era una richiesta specifica che solo il Dio fonte e donatore  di  vita poteva esaudirla. Le parole di Anna  cantate derivavano dal riconoscere davanti a  Dio la sua condizione umana fatta di vita e di morte.

In quel tempo,  allora nella storia d’ Israele c’ erano delle donne(Sara, moglie di Abramo, Rebecca, moglie di Isacco, Rachele, moglie di Giacobbe e Anna, moglie di Elcana ) che non potevano generare la  vita e come se fossero state la terra deserta in cui abitualmente abitassero.

Il vivere  di queste donne era la testimonianza del loro proprio ruolo in relazione  ai loro mariti. Perciò, il loro non poter dare un figlio era una sofferenza, in quanto considerate incapaci di svolgere il ruolo fondante della loro esistenza. Allora, le donne che potevano  generare figli erano chiamate madri, ma quelle che non potevano erano disprezzate e emarginate(quindi non contavano nulla). Questo era il dolore di Anna nonostante fosse amata da suo marito Elcana. Allora, il grembo di Anna non  era adatto per far abitare la vita perché era  sterile, era  incapace di generare.

Ma con la sua preghiera  al Dio che l’aveva creata, Anna ha avuto modo di capire la ragione della sua esistenza e del ruolo di Dio come Padre di tutti gli esseri viventi. Care sorelle e cari fratelli nel Signore, c’era una volta una donna che si chiamava Anna. Una donna amata da suo marito Elcana nonostante la sua condizione di essere sterile. Questo fatto non era considerato per lui una vergogna, un modo per cui dovesse essere disprezzata. Pennina l’altra moglie di Elcana  le faceva notare e pesare tutto della sua condizione. Elcana però aveva dimostrato alle due mogli il comportamento giusto ad entrambi. Ai figli di Pennina egli dava a ciascuno la loro parte e Anna ne riceveva anche lei. Il pianto di amarezza che esprimeva il dolore di Anna di non poter dare un figlio a suo marito era indipendente dal loro rapporto coniugale. Anna era amata da suo marito così come era. Elcana accettò la condizione di lei, di essere  sterile ma lei pianse per il fatto che lei  non era realizzata  pienamente per il ruolo che doveva avere per suo marito e per il suo popolo. Chiese a YHWH di darle un figlio. Nella storia di Anna vediamo come i rapporti si distinguono tra uomo e uomo e tra Dio e uomo. In primo luogo il rapporto di Anna con Elcana  dimostrava che per amore si può superare tutto come quello di non avere dei figli. In secondo luogo il rapporto di Anna con Dio a causa di questa impossibilità di generare un figlio, la ispirò a fare una specie di voto davanti a Dio. Anna non chiese a Dio  per sentirsi pienamente realizzata davanti a Pennina e a Elcana ma chiese un figlio perché fosse la  dimostrazione di chi fosse Dio, che questo Dio era diverso dagli altri perché capace di ribaltare la situazione degli emarginati nella comunità .YHWH è colui che ha il potere di trasformare e la volontà di intervenire in difesa dei deboli.

La preghiera di Anna fu esaudita a patto che se questa richiesta fosse stata esaudita lei avrebbe restituito il figlio a lui. Perciò,* “l’ho chiesto al Signore” era il nome di Samuele. Dio  ascoltò il canto di dolore e di disperazione di Anna dal profondo del suo cuore a tal punto che non potè nemmeno più emettere parole. Egli le esaudì, le donò la vita tramite il figlio Samuele che significa “l’ho chiesto al Signore” e  così in cambio l’ha offerto come tale.

Perché questa esperienza di vissuto di fede di Anna  è fondamentale per noi oggi che celebriamo la risurrezione di Gesù?

Perché il Dio della vita esiste sempre per trasformare, io e tu, noi e questo mondo.

Noi così comprendiamo che in questo mondo  ognuno o ognuna deve passare, attraversare il vissuto di vita e di morte. Queste due esperienze(della vita e della morte) si intrecciano ma si esperimentano nel tempo e nello spazio del vivere di ogni uomo. C’è il presente che per il credente è continuamente un vivere di morte e di vita. Il canto di Anna è un sunto del suo vissuto fatto di questa esperienza di vita. Nell’esperienza del vivere nel mondo l’uomo deve attraversare il passaggio continua dalla morte alla vita.  L’esperienza di Anna come credente  in Dio ci ricorda ora che la vita è un dono che  Egli può donarla dove manca. La richiesta di questa vita da parte del  credente  in Dio vivente è giustificata perché viene esaudita e questa vita stessa, donata in offerta a testimonianza di Dio stesso come vivente.  Impariamo così ad accettare la nostra condizione umana di essere creatura. Noi crediamo nel  Dio vivente che ha fatto risorgere la vita dalla morte con la resurrezione di Gesù, dalla tomba vuota, così come dal grembo vuoto di Anna  Dio stesso ha fatto nascere  un figlio. Questi eventi(del grembo vuoto di Anna e della tomba vuota di Gesù) ci garantiscono ancora oggi la consolazione della rivelazione della nostra vera relazione con la vita e con la morte. Il Signore della vita ha manifestato la sua gloria e la sua potenza nella vita di una donna come Anna e anche Gesù. Il canto di gioia di Anna ce lo ricorda oggi.

La natura di questo canto è eccezionale.

Questo canto è davvero la celebrazione della natura incomparabile di YHWH.

La gioia è di Anna, ma la potenza è di Dio. In questo cantico si capovolgono i privilegi sociali dei principi. YHWH è colui che ha il potere di trasformare e la volontà di intervenire in difesa dei deboli. Significa che Dio possiede quella combinazione tra qualità e intenzioni che conta per questa comunità marginale che canta. Questo Dio presiede con la sua sovranità unica al dono della vita e della morte, e concede questi doni poiché sa tutto, senza darne una ragione o una giustificazione (cfr. Deut. 32,39).

Nella visione di Anna non vi sono cause secondarie né circostanze attenuanti, vi è soltanto Dio. La realtà di Dio consente una straordinaria speranza e mette in moto opportunità sociali che vanno al di là della razionalità amministrata dal sistema politico-economico vigente.

E’ una speranza che supera i confini definiti dall’attuale realtà sociale, una speranza che riveste la massima urgenza per quanti nel presente sono esclusi a causa di quei confini.  E’ il capovolgimento della realtà. Le distinzioni sociali e sproporzioni nel potere politico vengono superate e annullate.

Attraverso questa esperienza di Anna molte vite furono trasformate e  liberate perché la sua esperienza testimoniava il Dio a cui appartiene la volontà di intervenire nella sorte dell’uomo con l’unica ragione di ridonare la vita. Quel Dio a cui appartengono la vita e la morte.

Il grembo di Anna era come una specie di terra deserta, non poteva nascere una vita, ma è proprio per questo motivo, per  il suo pianto interminabile, il canto di grido di dolore che chiese a Dio di trasformarlo. Il canto di gioia di Anna di aver avuto la risposta della sua preghiera era la ragione della sua lode perché YHWH il Dio che lei professava era capace di far congiungere i due lati estremi della condizione umana. Da questa esperienza di Anna oggi si riconferma la nostra fede in Lui. Egli operò allora per dimostrare che in lui tutto può avere una ragione di esistere , e anche di dimostrare la sua volontà di capovolgere quella esistenza che denota disuguaglianza, esclusione.

Il racconto della risurrezione di Gesù era l’opposto del racconto di Anna e Dio è intervenuto in entrambi casi. Il grembo di Anna era come una tomba, vuota, sterile, non poteva nascere la vita, ma dalla tomba era nata la vita nella esperienza di Gesù. Dio era chiamato in causa in entrambi gli eventi. C’è una ragione per spiegare la volontà di Dio che è quella di riempire un vuoto. E nello stesso tempo ciò che è pieno  deve essere svuotato perché sia tutto per la sua gloria.

Dimostra egli dunque la sua sovrana volontà di trasformare le sue creature.

In lui esperimentiamo le risposte concrete delle nostre preghiere esaudite da lui per noi. La preghiera di Anna era una richiesta di donarle la vita e in cambio era di offrire a lui come tale questa vita. Noi chiediamo Dio di donarci, di rispondere alla nostra  richiesta particolare nata dalla nostra condizione umana di impossibilità e  Dio ci darà questo dono da offrire a nostra volta offerta tale . È integrale, è il pieno dono che non vogliamo spezzare. Rimane come tale perché siamo consapevoli che il dono era pieno, era tutto, non era parziale perché ci è stato donato. Samuele(l’ho chiesto a Dio) è l’offerta di Anna che ritorna a Dio.  Dio ha ridonato vita al suo figlio Gesù per essere di offerta. La vita donata da Dio nel figlio e quell’offerta che ha ricevuto da Anna.

Io do quello che mi hai dato. Restituisco quello che mi hai dato.

L’esperienza di Anna avendo avuto un figlio nella vecchiaia e nella sterilità ci ricorda oggi che nel  tempo della risurrezione, la vita ha una doppia valenza, la vita che Dio dona in questa maniera rivela che sia la morte che la vita, entrambe  sono dipendenti, sono in relazione.

Vita e morte, morte e vita acquisiscono i loro veri significati. Il non senso della morte acquisisce il suo significato grazie alla esperienza di Anna in questo brano e la nuova vita nata da questa morte come era stata la sua impotenza di generare ha dato il motivo di lode, di canto al Signore.

Il canto di Anna è un esempio per noi oggi di dire«Alleluia> lode a te Signore Dio. In questa domenica della risurrezione, ci auguriamo e ci benediciamo a vicenda  con le parole del canto di Anna.

Amen.

past. Joylin Galapon

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