Riconoscere che la nostra vita è nelle sue mani

Salmo 138

Care sorelle cari fratelli,

sovente i testi biblici che leggiamo al culto della domenica ci interpellano su gravi questioni di attualità, richiamandoci alle nostre responsabilità di credenti, di cittadini, di uomini e donne. Oggi, invece, siamo chiamati dal Salmo 138 a rivolgere la nostra attenzione a Dio e a lodarlo, per le sue opere nei nostri confronti. A dire il vero, anche su questo amiamo fare riflessioni che problematizzano il tema: la preghiera che rimane senza risposta; la teodicea, cioè le ragioni per cui Dio permette l’esistenza del Male, e così via. C’è un tempo, però, per ogni cosa: oggi abbiamo battezzato il piccolo Samuel e vogliamo “solo” accogliere in tutta semplicità l’invito del salmista a unirci a lui in un canto di lode che viene dal cuore.

Andiamo allora al Salmo. L’impressione è che chi scrive l’abbia vista brutta. Non sappiamo bene da qual genere di liberazione nasca il canto attribuito al re Davide: forse una guerra, vinta per un soffio? Forse una congiura di palazzo, sventata? Forse soltanto un conflitto più ordinario, come tanti ne incontriamo nella nostra vita? Le ragioni potrebbero essere mille. Il punto è che il salmista ci dice che Dio è venuto incontro alla sua fragilità di essere umano e lo ha salvato. E qui lui si rivolge al Signore. Non si vanta pensando di essere stato bravo a cavarsi dai guai, neppure attribuisce al caso la sua salvezza, ma ringrazia Dio. Pensando alla nostra vita, quante volte ci sale dal cuore un senso di gratitudine? Anche solo perché la vita è bella! Oggi abbiamo accolto un bimbo, lo abbiamo battezzato per annunciare la grazia di Dio, e noi  vogliamo dire grazie a Dio, al nostro creatore, vogliamo cantare il suo nome, perché ci ha salvati per puro amore. È quel calore di cui parlava Wesley, quello che nasce dentro il tuo cuore quando cogli la portata dell’amore di Dio nell’evangelo. Un calore che anima la preghiera e l’azione del credente, un calore che ci porta prima di tutto alla gratitudine.

Una gratitudine che nasce spontanea di fronte a questo battesimo, perché esso è un dono di Dio, un segno prima di tutto della fiducia di Dio nei nostri confronti: Lui, con la sua grazia, pone la sua fiducia in noi, quando ancora non siamo in grado di fare nulla, se non mangiare e far passare le notti in bianco ai nostri genitori. Battezzare un bambino invece che un adulto significa sottolineare attraverso il segno dell’acqua che la nostra vita nasce in Lui e in Lui trova il suo senso. Per questo il battesimo è una testimonianza di fiducia in Dio. E questa fiducia voi genitori siete chiamati a testimoniargli nel corso della sua infanzia, fino al giorno in cui, speriamo, anche Samuel confessi la sua fede e la sua gratitudine.

È dunque importante benedire il Signore. Oltre al battesimo di oggi, quante altre ragioni abbiamo di ringraziarlo? Il dono, magari insperato, ma tanto desiderato, di un bambino. Il dono della vita che si rinnova, il dono dell’amore di una madre, di un padre, di una bella famiglia che ci circonda fin dalla nascita. Il dono di un compagno o una compagna di vita. Il dono dell’amicizia… Di quanti doni è colma la nostra vita: abbiamo mai ringraziato per questi? Forse li diamo per scontati, ma il ringraziamento ci porta a nominare tutte queste cose e quindi a riconoscerle e ad apprezzarle. E noi, che crediamo in Dio, vogliamo ringraziarlo per questo. E lo preghiamo anche quando questi doni sembrano venire meno nei momenti difficili. Anche il Salmo ammette che la vita ci può portare per strade tortuose: Se procedo in mezzo all’afflizione mi mantieni in vita, contro l’ira dei miei nemici stendi la tua mano, mi salva la tua destra. E poi lo possiamo pure pregare per le persone che non godono di tutti questi doni… Ma sempre a lui facciamo riferimento, perché in lui, al di là di tutte le nostre legittime domande, paure, dubbi, troviamo una risposta di vita. Per tutte queste ragioni, la vita del credente dovrebbe essere un inno di lode a Dio, un riconoscimento per tutto quel che ci ha dato.

Se tutto quel che ho appena detto indica un movimento da noi verso Dio, in risposta al movimento che Dio ha fatto verso di noi, questo non può rimanere un dialogo  chiuso tra me e il Creatore. È interessante, infatti, un’annotazione del salmista: davanti a chi celebra il nome di Dio? Davanti agli dei, un termine che possiamo tradurre in due modi. Prima di tutto con “angeli”, quelli che compongono la corte di Dio. È quindi davanti a questa corte divina che faccio il mio ringraziamento. C’è, però, anche un’altra possibile traduzione, cioè davanti agli dei, intesi come le divinità, le false immagini di Dio che gli esseri umani si creano ogni giorno e in ogni tempo: davanti alle illusioni che essi si fanno, il salmista dice che solo in Dio ha trovato la sua forza e la sua salvezza. Celebrare Dio significa rinunciare ai nostri idoli e proclamare al mondo la nostra fede nell’unico Signore.

Questo non può che sfociare in una testimonianza pubblica in favore di Dio: quando la mia lode diviene manifesta, gli altri vedono che un’altra persona ancora ha riconosciuto che la sua vita è nelle Sue mani. Questa è la migliore evangelizzazione! Noi metodisti e valdesi abbiamo una bella storia da presentare ai nostri interlocutori, abbiamo pure un’eccellente teologia, certo. Ma la gente vuol sapere da noi prima di tutto su che cosa si fonda la nostra vita: su Dio? Sul denaro? Sul successo ad ogni costo? Su qualche altro idolo? Vedere qualcuno che loda Dio pubblicamente è il più forte invito ad accogliere quella parola d’amore che la Scrittura ci rivela. E poi questi esempi edificano la chiesa stessa, la rafforzano in vista della sua missione in questo mondo.

Care sorelle e cari fratelli, il Signore ci ha fatto delle importanti promesse di vita. Il salmista ci chiama ad affidarci ad essere perché sono veritiere. Le Scritture sono nel loro insieme una testimonianza di questa Sua fedeltà, anche di fronte alla tragica infedeltà del suo popolo. Dio rende grande il suo nome tenendo fede alle sue promesse. Le parole di Dio non cadono nel vuoto: a noi di fidarci e ricondurre a lui le nostre vie. Lodiamo il Signore di cuore, fratelli, e la vita sarà più leggera, intensa, piena di significato.

Amen

past. Eric Noffke

1 commento
  1. Enrica Vezzosi
    Enrica Vezzosi dice:

    Grazie di averlo pubblicato. Domenica non ero potuta venire al culto e non avevo potuto ricevere il messaggio del sermone.

    Rispondi

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