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#IoCelebroACasa. Una proposta ecumenica per la Pentecoste

La pastora battista Lidia Maggi illustra la liturgia domestica di Pentecoste da celebrare a casa, anche in famiglie con bambini. Cattolici e protestanti hanno lavorato insieme durante il lockdown per la creazione di un sussidio pronto all’uso

Nasce informalmente sul web, fra cattolici e protestanti, questa proposta liturgica di Pentecoste. Una celebrazione domestica in due versioni, una per adulti e giovani o piccoli gruppi, una per famiglie con bambini, che prevede fra l’altro preghiere, filastrocche, “ginnastica dell’anima” e la costruzione di una girandola della pace. Il sussidio liturgico è scaricabile qui e utilizzabile per la domenica di Pentecoste, domenica 31 maggio 2020: Pentecoste libretto Definitivo.

Molte chiese, soprattutto al nord, hanno deciso per precauzione di rimanere chiuse ancora per un po’ di tempo, nonostante la possibilità di riprendere i culti a seguito della firma dei Protocolli a Palazzo Chigi, lo scorso 15 maggio. La liturgia proposta dal gruppo ecumenico può essere usata a casa da chiunque lo desideri, anche da chi per varie ragioni non possa recarsi in chiesa.

«Il contesto del coronavirus ha portato a interrogarci su come essere una chiesa aperta nonostante l’impossibilita di incontrarsi» spiega all’agenzia Nev Lidia Maggi, pastora battista che svolge il suo “ministero itinerante” per l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI).

Racconta Lidia Maggi, che è coinvolta nell’iniziativa: «Tornare a casa come luogo dove vivere la fede è uno dei modi per sentire che la chiesa non è chiusa. Ci sono nuovi ministri, che sono i familiari. Un gruppo cattolico aveva proposto l’itinerario di preparazione alla Pasqua #IoCelebroACasa. Dopo l’esperienza pasquale, si è sentita l’esigenza di allargare al mondo ecumenico questo percorso per la Pentecoste. Ci sembra l’occasione ideale per una proposta che troviamo in linea non solo con lo spirito ecumenico che caratterizza le nostre chiese, ma anche per un altro motivo. C’è una spiritualità che rischiamo di perdere, cioè la dimensione della meditazione giornaliera in casa. Forse il coronavirus ci offre l’occasione di riappropriarci di questo spazio. Non ci sono solo il web e zoom, ma possiamo ritrovare la chiesa domestica, la dimensione domestica della celebrazione dove dare autorevolezza ai genitori, ai familiari che si riuniscono intorno alla Parola».

L’intento è quello di «trasformare la tragedia del coronavirus in opportunità – conclude la pastora Maggi – per comprendere cosa lo spirito dice alle nostre vite, per permettere allo spirito di trasformare in bene ciò che è male».

Il progetto di una liturgia domestica “mista”, cattolica e protestante, è nato sul web nel pieno della pandemia da covid-19 e raccoglie persone di diversa provenienza. Il sussidio #IoCelebroACasa di Pentecoste è stato preparato da
alcuni componenti del gruppo “insiemesullastessabarca” (Alessandro CortesiAndrea GrilloSimone MorandiniSerena NocetiMorena Baldacci), da appartenenti al movimento Pax Christi (Rosa SicilianoTonio dell’OlioMassimo Feré), dalle pastore Lidia Maggi Ulrike Jourdan e dal pastore William Jourdan.

Scarica qui: Pentecoste libretto Definitivo.

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Metodisti. Manocchio: “Lavoriamo a buone pratiche locali e internazionali”

Il 24 maggio scorso si è svolta, in modalità telematica, la Consultazione metodista. A partire dalla relazione annuale, che rappresenta non solo lo stato dell’arte del lavoro metodista, ma anche una sorta di documento programmatico per il lavoro futuro, i partecipanti hanno tracciato la rotta per il dopo-covid

La Consultazione metodista, consueto momento di incontro e confronto delle comunità metodiste, si è svolto quest’anno in modalità telematica a causa del coronavirus. La presidente del Comitato permanente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI), pastora Mirella Manocchio, ha raccontato all’agenzia NEV le sue impressioni sul lavoro svolto e sulle strategie future.

“Abbiamo fatto un tentativo di riflessione e scambio che ha dato feedback molto positivi – ha dichiarato la presidente Manocchio –. Certamente ci è mancato lo stare insieme di persona, e anche la possibilità di un dibattito ampio a causa dei tempi contingentati è stata leggermente ridotta. La dimensione virtuale ha fatto mancare quei momenti extra per stare insieme tra fratelli e sorelle, quelle situazioni di condivisione libera e di preghiera in cui si sta vicini e che siamo sempre stati abituati a vivere durante le Consultazioni, prima del coronavirus. Ciò nonostante siamo riusciti a fare di necessità virtù e abbiamo ottenuto dei risultati inaspettati in termini di proposte”.

Molte idee e prospettive future sono emerse dalla Consultazione, che ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto su alcuni progetti già in essere e su altri che stanno per avere inizio. A settembre partirà un progetto che riguarda i giovani, sulle questioni ambientali, che coinvolgerà diversi paesi fra cui Zambia, Argentina e Italia.

“Stiamo lavorando anche a progetti musicali e sociali, che vedranno impegnate le nostre chiese – ha continuato Mirella Manocchio –. Obiettivo è quello di una maggiore condivisione e lettura del territorio, in rete fra associazioni, enti e comunità, anche in collaborazione con la Diaconia valdese (CSD) e alle sue competenze specifiche. Stiamo lavorando allo sviluppo e alla divulgazione di buone pratiche sia a livello locale sia a livello internazionale”.

Non sono mancate le riflessioni sulla pandemia da coronavirus: “Il covid-2019 ci ha cambiati singolarmente, come chiese e come società e su questo è necessario riflettere per il futuro – ha concluso la pastora Manocchio -. Dobbiamo continuare a interrogarci anche sull’uso delle tecnologie e dei social. Quali sono gli orizzonti che abbiamo di fronte? Un uso sapiente di questi strumenti non è sempre facile ed è fondamentale non sostituire il lavoro e l’incontro fra credenti, ma implementarlo”.

Il Comitato permanente, insieme alle persone partecipanti, sorelle e fratelli delle chiese locali, consiglieri e iscritti a ruolo impegnati nelle chiese metodiste, direttori e direttrici, membri dei comitati delle opere, hanno discusso, nel corso della giornata del 24 maggio, su molti temi. Dalla testimonianza nel contesto post secolarizzato o di post modernità di cui la crescente aconfessionalità è una caratteristica, al futuro del cristianesimo, dalla globalizzazione all’individualizzazione, dalle nuove povertà all’impegno ecumenico.

Nella relazione annuale, che rappresenta non solo lo stato dell’arte del lavoro metodista, ma anche una sorta di documento programmatico per imbastire il lavoro dei prossimi mesi, sono stati affrontati i temi della formazione lavorativa, del supporto a start up con sensibilità ambientale e che
vogliano assumere categorie svantaggiate, dell’impegno sociale. Le iniziative metodiste spaziano dalla scuola di italiano per stranieri al sostegno dell’agricoltura sostenibile, vedi il “Progetto Rosarno”, alle Opere e i centri diaconali. Molto vivi i rapporti internazionali, anche ecumenici, e le collaborazioni a livello mondiale (con il World Methodist Council e la Conferenza Metodista Mondiale).


L’OPCEMI è membro della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Le chiese metodiste nascono nel XVIII secolo in Inghilterra da un movimento di risveglio religioso, diffusosi in seguito in America e in altri paesi. In Italia si costituiscono gruppi metodisti ad opera di predicatori inglesi e americani nel XIX secolo, nel contesto di risveglio culturale del Risorgimento. Durante il ventennio fascista la missione americana, duramente colpita dal regime, viene inglobata da quella britannica. Nel 1961 nasce la Conferenza metodista d’Italia, emancipata dalla Conferenza britannica. Attualmente i metodisti italiani sono circa 5.000, diffusi in tutto il territorio del paese, e fanno parte del Consiglio metodista mondiale, che conta circa 70 milioni di fedeli in 130 paesi. I metodisti fanno inoltre parte del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), della Conferenza delle chiese europee (KEK) e della Comunione delle chiese protestanti europee (CCPE-Concordia di Leuenberg). Dal 1979 valdesi e metodisti sono unti in un patto d’integrazione che ha dato vita alla Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi). Le due chiese hanno in comune l’organizzazione sinodale-rappresentativa, l’amministrazione (Tavola valdese) e il corpo pastorale; rimangono invece distinte la rappresentanza ecumenica, la gestione patrimoniale e i rapporti internazionali con le chiese sorelle. I rapporti con lo Stato italiano sono regolati dall’Intesa del 1984.

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“Corridoi umanitari, una pratica replicabile”. Convegno web martedì 26 maggio

All’evento su “L’Europa e le nuove strategie per la protezione dei rifugiati”, promosso da Confronti e Idos con il sostegno del Ministero Affari Esteri, parteciperanno, tra gli altri, la viceministra Emanuela Del Re, la moderatora della Tavola Valdese Alessandra Trotta e la portavoce dell’UNHCR Carlotta Sami

da Nev

Corridoi umanitari: a che punto siamo? Avrà luogo martedì 26 maggio, alle 16, sulla piattaforma Zoom, la web conference dal titolo “Corridoi umanitari, una pratica replicabile. L’Europa e le nuove strategie per la protezione dei rifugiati”. L’iniziativa, promossa dalla Rivista e Centro Studi Confronti, in partnership con il Centro Studi e Ricerche Idos, è stata organizzata con il sostegno dell’Unità di Analisi, Programmazione e Documentazione Storico Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in rappresentanza della quale interverrà il Capo Unità, Armando Barucco. Porterà i saluti il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli. 

Confermata, inoltre, la partecipazione della Vice Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Emanuela C. Del Re, che terrà il Keynote speech, e di Paolo Crudele, vice direttore generale/direttore centrale per le politiche migratorie e mobilità internazionale della DGIT, che curerà le conclusioni.

Il convegno intende in primis fornire un resoconto dettagliato (in termini di impatto umanitario, di inserimento/integrazione dei beneficiari, di costi/benefici) dei progetti pilota dei corridoi umanitari lanciati in Italia dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio, nell’ambito di un Protocollo d’Intesa concordato con i Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri. 

Per la FCEI interverranno Paolo Naso, coordinatore del programma migranti e rifugiati della Federazione, Mediterranean Hope – che concluderà l’incontro -, Federica Brizi, responsabile accoglienza della FCEI, Giulia Gori e Fiona Kendall(nel primo panel).

Parteciperanno inoltre, come esponenti protestanti, la moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta e Gianluca Barbanotti, segretario esecutivo della Diaconia valdese.

“Alla luce delle esperienze maturate, inoltre, – scrivono i promotori dell’evento – si intende condividere esperienze, raccogliere esempi di buone pratiche ed evidenziare eventuali criticità (anche rispetto alle attività pre-partenza e post-arrivo); verificare la replicabilità del progetto; individuare linee guida comprendenti strumenti, azioni concrete, soggetti e strutture per promuovere una gestione coordinata dei progetti a livello europeo comunitario”.

Per accedere al webinar occorre collegarsi a questo indirizzo: https://zoom.us/j/327598981 (MEETING ID: 327 598 981)

Per informazioni: info@confronti.net

Qui il programma completo dell’iniziativa: 2020_05_26_Corridoi

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Agape, quel sogno realizzato di Tullio Vinay che continua

da Nev

Nel giorno della nascita del pastore fondatore del centro, la vice direttrice della struttura racconta come Agape sta affrontando la crisi economica e l’emergenza sanitaria. E come proverà a coniugare “sogno e cura” anche nei prossimi mesi.

Agape (alla greca agàpe, dal latino tardo agăpe, in greco ἀγάπη) significa «amore», indica il convito fraterno presso gli antichi cristiani, per estensione il convito intimo fra amici.

Agape

Nell’estate del 1946, a Prali il pastore Tullio Vinay, nato proprio oggi, 13 maggio, nel 1909, parlò della necessità di erigere nelle Valli Valdesi un luogo che esprimesse i valori dell’agape cristiana e che fosse, per usare un’espressione contenuta nel primo “manifesto di Agape”, il volto di Cristo “scolpito sulle rocce dei nostri monti”. “Il progetto architettonico di Leonardo Ricci – come si legge sul sito del centro ecumenico – donò al Centro la sua fisionomia particolare, di incredibile modernità. Alla costruzione furono impegnati centinaia di volontari e volontarie, di provenienza geografica, politica e religiosa diversa; attraverso il lavoro comune e l’ideale dell’agape di Cristo si risolvevano i dolorosi strascichi del conflitto mondiale, terminato appena pochi anni prima. Dove oggi sorge il nuovo tempio a Prali, erano accampate le giovani e i giovani che, in pochi anni, edificarono con entusiasmo e fatica la struttura che ancora oggi si nasconde fra i larici sopra Ghigo di Prali. Agape fu, dagli anni Cinquanta in poi, luogo di fecondo dibattito sociale politico e teologico, nazionale e internazionale”.

Un rapporto, quello tra il fondatore di Agape Tullio Vinay e il centro ecumenico, importante non solo per quell’esperienza ma per tutti i progetti che ad essa si sono ispirati.

Un’iniziativa che oggi, a causa dell’emergenza del Covid19, sta ovviamente vivendo una fase particolare. Ne abbiamo parlato con Sara Marta Rostagno, una delle due vice direttrici del centro, in occasione dell’anniversario della nascita di Vinay, che fu anche senatore per due mandati parlamentari, eletto come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano.

“Il sogno di Vinay continua – spiega Rostagno – : vogliamo portare avanti “cura e sogno” insieme, nonostante tutto. Stiamo tentando di progettare un’estate diversa, stiamo ancora raccogliendo le idee per capire come gestire le nostre attività. Vorremmo dirottare il nostro progetto sull’internazionalità in particolare verso l’accoglienza di famiglie e persone vulnerabili, che sono state più colpite dalla crisi economica causata dal lockdown e a seguito dell’emergenza sanitaria. Auspichiamo in questo la collaborazione del paese e del villaggio, del territorio. Poi continueremo la manutenzione, in quanto “casa per ferie” seguiremo le disposizioni del nostro settore, i campi lavoro dunque per ora sono sospesi e rimandati sine die. Un’altra idea è quella di proporre degli “assaggi di campi” virtuali, delle attività per i bambini, da remoto, senza “schiavizzare” però i genitori né costringendo i più piccoli però a stare ancora altre ore al computer. Infine, stiamo pensando ad un intrattenimento online specifico per la comunità agapina”.

Il centro ecumenico non è immune alla crisi. Lo stop alle attività di accoglienza e turismo avrà quindi un impatto anche su Agape. Per questo, conclude Sara Marta Rostagno, “lanceremo una raccolta-fondi strutturata nelle prossime settimane, nel frattempo qualsiasi contributo è benvenuto”.

Qui i dati per effettuare una donazione a favore del centro e del progetto valdese. 

Domenica 31 maggio su RaiDue il culto di Pentecoste in eurovisione

A partire dalle 10, in diretta da Parigi, il culto evangelico di Pentecoste vedrà la predicazione del presidente della Federazione protestante di Francia (FPF), pastore François Clavairoly. Edizione italiana a cura della rubrica Protestantesimo

da Nev

Si terrà domenica 31 maggio su RaiDue il culto evangelico di Pentecoste, a partire dalle ore 10.

In diretta eurovisione dalla chiesa luterana dell’Ascensione a Parigi, nel cuore del quartiere Batignolles, il culto nella sua edizione italiana è a cura della rubrica Protestantesimo.

“Sulla buona strada per edificare il corpo di Cristo” è il titolo scelto per questo appuntamento.

“A causa del covid-19, i leader religiosi e il governo francese hanno stabilito che la riapertura dei luoghi di culto sarà graduale – si legge nella presentazione dello Speciale Protestantesimo –. Sarà, quindi, un culto eccezionale, celebrato nel rispetto delle misure sanitarie per combattere la pandemia”.

La predicazione, descritta come “un messaggio di speranza, di gioia e di resistenza ancorato a Cristo”, è a cura del presidente della Federazione protestante di Francia (FPF), pastore François Clavairoly; la parte liturgica è guidata dal pastore Victor Adzra, cappellano nazionale delle istituzioni sanitarie e medico-sociali; partecipano inoltre con letture, testimonianze e preghiere i rappresentanti delle chiese che aderiscono alla FPF. Sono previsti momenti musicali e canti di lode per la celebrazione della Pentecoste.

Roma La solidarietà non va in lockdown

L’attività del gruppo Breakfast Time della capitale a favore dei senzatetto non si è fermata

di Francesca Agrò da Riforma

In questo strano periodo del Coronavirus dove, sono convinta, nessuno sarà più lo stesso di prima, non sono state sconvolte soltanto le nostre vite di persone più o meno benestanti con un’occupazione e un tetto sopra la testa, ma anche e soprattutto quelle di chi una casa, già prima della pandemia, non l’aveva e dormiva per strada. Dacché infatti queste persone potevano contare su almeno un pasto al giorno da parte delle varie associazioni sul territorio, con il diffondersi della pandemia anche questa loro piccola certezza è venuta a mancare.

Se anche per noi è stato un cambiamento epocale, non riesco a immaginare che cosa sia stato per loro il Coronavirus, quando da un giorno all’altro, senza nessuno che li avvisasse, hanno iniziato a vedere sempre meno gente in giro, le saracinesche dei negozi che si abbassavano e sempre meno occasioni per potersi sfamare.

In questo contesto, anche noi come realtà del Breakfast Time, gestita dalla chiesa metodista di via XX Settembre e attiva da oltre due anni, ci siamo trovati a interrogarci su quello che fosse giusto fare e alla fine, nel confronto tra chi proponeva di interrompere e chi voleva andare avanti seppur con tutte le cautele, ha prevalso la disponibilità di 10 volontari ad alternarsi in turni di 3 o 4 persone per mandare avanti il servizio anche durante il lockdown. Non nascondiamo che accanto alla voglia di esserci c’è stata anche la paura, soprattutto il 15 marzo, di non trovare le persone, di non sapere a che cosa andavamo incontro, paura di incontrare il virus. Tuttavia dopo pochi giorni, il 20 marzo, la Regione Lazio ci è venuta in aiuto emanando un’ordinanza che includeva il volontariato tra i motivi di necessità per uscire di casa. Così, con l’autorizzazione firmata dalla Tavola valdese, il servizio ha potuto continuare a offrire la colazione ai più bisognosi ogni domenica mattina. I volontari che tutt’ora mandano avanti il servizio: Erica Correnti, Adriana Bruno, Marco Davite, Norie Castriciones, Daniele Doria, Antonella Mastrangelo, Piero e Thanat Pagliani, Fabrizia Sepe e Francesca Agrò.

Naturalmente, anche noi abbiamo dovuto adeguarci alle normative: durante la fase 1, oltre alla solita pettorina di riconoscimento, ci siamo muniti di mascherine e guanti e ci siamo premurati di far mantenere la distanza di un metro, cosa di cui non c’è stato quasi mai bisogno perché spesso sono stati i nostri amici a rispettare per primi queste regole, pur essendo in questo periodo più in ansia, qualcuno anche più arrabbiato e più smarrito del solito.

Inoltre, le persone da servire sono molto aumentate, in alcuni punti si sono create anche delle nuove tendopoli, così da 35-40 sacchetti per domenica si è iniziato a distribuirne 70, a volte anche 85, con un menù più ricco. Dall’inizio dell’emergenza ogni sacchetto comprende un panino, un uovo sodo, un frutto, un succo di frutta, due merendine e, per l’igiene personale, un pacchetto di fazzolettini e una saponetta. A chi ne chiede vengono distribuite anche lamette da barba, qualche capo di vestiario e/o mascherine protettive. Anche i bisogni sono cresciuti, spesso ci viene chiesto dove potersi lavare perché molti bagni sono stati chiusi.

La Tavola valdese non ha mai fatto mancare il suo supporto spirituale e materiale e in una mail inviataci la domenica di Pasqua la moderatora ci ha fatto pervenire un pensiero evangelico che ci ha commosso: “Questa mattina il Signore Risorto lo avete incontrato nel vostro cammino”. E anche noi ne siamo convinti: nell’incontro con chi ha più bisogno, nel rispetto da loro mostrato nel non avvicinarsi troppo e nel sapere aspettare il proprio turno, nei sorrisi e nelle parole gentili che abbiamo ricevuto, sappiamo di non essere mai rimasti soli, perché Gesù era con noi. “In verità vi dico: tutte le volte che avete fatto ciò a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me” (Matteo 25, 31)

 

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Metodisti: guardare avanti, con fiducia e impegno

Si è tenuta in modalità online, ieri 24 maggio, la consultazione metodista prevista nel weekend al Centro Ecumene: l’emergenza Covid ha attraversato i molti temi di discussione, ma senza far prevalere il pessimismo

Unintensità spirituale che si percepiva anche dai monitor e dagli smartphone, dovuta a più motivi: loccasione (unassise che, non avendo prerogative decisionali, era attuabile nella modalità della videoconferenza) ma anche il desiderio, da parte dei e delle partecipanti, di condividere un momento forte di ascolto della Parola e di ragionamenti intorno alla vita di chiese e opere allinterno della realtà metodista italiana. Essere collegati in videoconferenza è stato, ed è, prezioso in questi mesi, e lo sarà ancora, ma non si può non guardare con rimpianto e nostalgia a assemblee, sinodi, conferenze distrettuali. Che sono non solo momenti istituzionali in cui procedere a adempimenti pur necessari e ricchi di significato, ma anche occasioni di incontro, fraternità, edificazione e ascolto reciproci, corroboranti per poi riprendere il lavoro per lopera del Signore.

La giornata d’incontro, tenutasi su Zoom, si è suddivisa fra la mattinata su quattro temi focali nella relazione del Comitato permanente Dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (Opcemi), presentati attraverso brevi introduzioni, commenti e testimonianze, alcuni momenti di saluti (gli interventi della moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta, della segretaria Fgei Annapaola Carbonatto, di Stefano Bertuzzi per il consiglio Fcei e del pastore Dominic Kofi Danso, che conclude il suo impegno in Italia per la Cevaa) e il culto pomeridiano, durante il quale si sono aggiunti, ai circa 120 partecipanti della Consultazione, coloro che da diverse settimane seguono l’iniziativa dello ZoomWorship.

Capovolgendo l’ordine della relazione, si è cominciato con “Bilancio e contribuzioni”, e il discorso si è presto ampliato alla dimensione della connection e al rapporto tra comunità locali e organismi centrali, tra i quali molti lamentano uno scollamento, una mancanza di fiducia reciproca. Il tema finanziario è stato ovviamente toccato dalle conseguenze del Covid-19, che impediscono di fare previsioni, così come gli altri temi: “Azione sociale e spazio pubblico”, con le testimonianze sull’iniziativa Breakfast Time per i senzatetto a Milano e Roma e i progetti di formazione professionale a Rapolla; Rapporti internazionali ed ecumenici”, a proposito dei quali, al di là della sospensione di molti incontri, si è ribadita l’importanza della rete internazionale in cui vivono le chiese metodiste italiane, e nella quale potrebbero portare un contributo prezioso. In particolare, su alcune questioni che stanno minando la “salute” del metodismo internazionale (e non parliamo di Covid), per esempio la visione dell’omosessualità nella Chiesa metodista unita (ne abbiamo parlato in diversi articoli). Il futuro che ci attraversa”, ultimo tema della mattinata e primo della relazione, di cui costituisce una sorta di introduzione, è anche il più intriso dalla complessità di questo periodo, fatta indubbiamente di problemi ma anche di opportunità e di scoperte positive, di cui la stessa consultazione in modalità online è stato un esempio, così come il culto che l’ha conclusa, svoltosi come culto di rinnovamento del Patto secondo la tradizione metodista.

Questo momento ha trovato come sempre una forte spinta nella componente musicale, che ha le sue basi nella produzione innologica di Charles Wesley: la parte musicale del culto del rinnovamento del patto è stata preparata da Antonio Montano e presentata da Stefanie Gabuyo..

La liturgia è stata condotta dai componenti del Comitato permanente Samuele Carrari e Alberto Bragaglia e dal pastore George Ennin, mentre la predicazione è stata tenuta in due momenti dalla presidente Manocchio e poi dal vicepresidente Enrico Bertollini a partire dall’ultimo capitolo del libro di Giosuè, il discorso che quest’ultimo, a Sichem, rivolge al popolo d’Israele, la cui parte centrale è l’ammonimento a temere il Signore e a servire lui solo e nessun altro.

Servire Dio – ha detto la pastora Manocchio – non è frutto della capacità di Israele, ma è opera di Dio; non sempre il popolo riesce a servirlo, ma sempre è in dialogo con Lui, e proprio in questa conversazione avverte il manifestarsi della sua grazia. Bertollini ha posto l’accento sul carattere “geloso” di Dio, che “pretende”: e il popolo può solo accettare questa scelta, già fatta da Lui, una scelta che – dice Giosuè – va fatta oggi, anche se il risultato della libertà e della vittoria sembra già raggiunto definitivamente. Oggi e ogni giorno. Da qui il senso del Rinnovamento del Patto che parla a tutti gli evangelici e la “nuova partenza”, resa visivamente dalle foto delle comunità mentre si alzavano le note di un ulteriore inno.

Che cosa lasceremo alle giovani generazioni?

Il futuro della chiesa: serve più attenzione alle persone che al mantenimento delle strutture

di Letizia Tomassone

da Riforma

(Riprendiamo con l’intervento di Letizia Tomassone il dibattito avviatosi sul n. 47/2019 da Davide Rostan, al cui articolo sono seguiti gli interventi di Alessia Passarelli (n. 6), della Ced/I Distretto (n. 7) e del pastore Peter Ciaccio (n. 11). Riportiamo come al solito, qui di seguito, le domande che la Tavola valdese aveva posto come stimolo di discussione alle chiese.
1. Quali sono, nella nostra struttura organizzativa, le maggiori difficoltà da gestire; quali gli elementi di maggiore pesantezza e inefficienza? 2. Quali sono, invece, gli elementi che funzionano meglio o ulteriormente da valorizzare per uno sviluppo positivo? 3. Che cosa si ritiene essenziale preservare come principi fondanti della nostra organizzazione ecclesiastica? 4. Quali mutamenti positivi (opportunità, potenzialità) si registrano, all’interno della Chiesa e della società, rispetto ai quali l’attuale organizzazione ecclesiastica appare non adeguata? 5. Quali elementi dell’organizzazione ecclesiastica andrebbero revisionati, modificati, adattati per potere cogliere al meglio queste opportunità e sviluppare le potenzialità presenti)

In questo periodo di chiusura fisica tutte le chiese hanno espresso notevoli capacità creative nel dare forme nuove ai culti e ai momenti d’incontro. La Parola è tornata di prepotenza al centro delle nostre riflessioni e abbiamo diffuso tra noi e su tutti i social una grande ricchezza di riflessioni, che ci fa capire quanto ancora la Scrittura sia centrale nel guidare la vita dei singoli credenti nel mondo protestante. Ma che ne è delle nostre strutture? Culti e commissioni di ogni tipo si sono trasferite sulla rete. Ma quanto ci mancano, già prima delle loro date, le nostre assemblee regionali e nazionali! Alcune si terranno comunque online, altre sono rinviate al prossimo anno.

Ci manca quella dimensione collettiva della chiesa che è fatta di incontri e dialoghi, di uomini e donne, amici e amiche, persone che stimiamo per quanto fanno e scrivono. È quasi sempre insieme, nel confronto, che facciamo emergere il nostro pensiero teologico e la forma della chiesa. Ci manca la discussione, l’elaborazione comune del pensiero, quel crescere nel dibattito che ci fa arrivare a prese di posizione comune, alla costruzione contrastata e sempre in movimento del nostro essere chiesa.

Ragionare oggi su ciò che ci manca di più ci può aiutare a capire come orientarci e su che cosa dobbiamo investire per il futuro. E ragionare su ciò che ci caratterizza, la lettura attenta della Parola, ci aiuta a capire cosa è essenziale e irrinunciabile della nostra identità oggi. Una identità definita da Cristo, dalla vocazione che riceviamo, dal confronto con una parola altra.

Lasciare a chi viene dopo la passione per la Parola è ciò che mi pare oggi essenziale. Parola ascoltata, letta e riletta. Sfrondata delle sue caratteristiche patriarcali o schiaviste, reinterpretata. Parola con cui scontrarsi per capirne il nocciolo di luce. Però resta che se siamo capaci di dire e ascoltare la Parola, siamo meno efficaci nel trarne le conseguenze dirette per il presente. Siamo timidi o forse mediocri, le fughe in avanti non ci piacciono perché appaiono spesso come estremiste. Abbiamo tra noi voci importanti, a volte profetiche, che si perdono però quando si tratta di decidere e prendere una parte nella società.

Da quando abbiamo imparato a incontrarci online, a rispettare i tempi di parola, a non viaggiare per poter avere una riunione di comitato, abbiamo fatto un grande balzo nella società digitale. Con i viaggi sono venute meno di colpo alcune delle pesantezze della nostra struttura, quella dei tanti Comitati, Consigli e Commissioni. Sono venute meno stanchezze, pesanti impronte ambientali, spese collettive e individuali. Eppure ci resta il disagio non solo di non poterci vedere intorno a un tavolo (con le mascherine non sarebbe meglio, e abbiamo imparato a fare due chiacchiere anche su zoom prima di iniziare le riunioni formali), ma di dipendere da un sistema di rete su cui abbiamo ben poco controllo e che monitora tutti i nostri incontri, non potendo più monitorare i nostri spostamenti. Per non parlare del digital divide che esiste anche fra noi, nelle nostre case, a seconda di dove abitiamo e di quanto potente o debole è il segnale con cui comunichiamo.

Questo lasceremo alle generazioni che vengono? Una dipendenza dai mezzi di comunicazione che farà a meno dei corpi? Non siamo attori, e dunque il fascino dei nostri incontri o culti online dipende molto dal fatto che già ci conosciamo e che ci dà gioia ritrovarci, seppure in video, e riconoscerci. Non le nostre performance ma le relazioni che ci tengono insieme costituiscono la forza maggiore di questo nostro tempo.
Che cosa dunque ci pare così essen

ziale da lasciare a chi viene dopo di noi? E come vorremmo essere ricordati? Come la generazione che ha fatto a meno di un Sinodo annuale? Tante chiese già ora hanno dei Sinodi che durano meno giorni, non hanno cadenza annuale, raccolgono meno deputati. Certo per noi il Sinodo è festa di popolo e occasione di incontro, e siamo campioni nel sostituire ad assemblee decisionali altri appuntamenti meno pesanti ma ugualmente impegnativi. Dunque saremo la generazione che ha cambiato il modo di incontrarsi? Per forza di cose, fino a che la convivenza con il virus continua. Ma anche per passione, se consideriamo ormai matura la riflessione sulle diverse forme del nostro riunirci in assemblea. Le nostre chiese sono tutte organizzate in modo collegiale. E in questo oggi scontano il limite di una certa lentezza nel prendere decisioni e posizione, nel fare dichiarazioni che se tardano a venire diventano ininfluenti nel flusso continuo di comunicazione rumorosa che ci fa da sottofondo.

Credo che dobbiamo lasciarci spingere di più dall’urgenza della condizione delle persone che soffrono, e meno dai vincoli della nostra collegialità. Dobbiamo uscire dal timore di tirare le conseguenze che vediamo della nostra fede, timore spesso dettato dal non voler spaccare la chiesa, ma che finisce per non farla neppure dialogare e confrontarsi.

Viviamo un tempo che necessita decisioni forti. Esprimere posizioni forti permette alla chiesa di discutere, crescere, confrontarsi con un evangelo che si fa vita e anche struttura. La profezia dovrebbe entrare un po’ di più nella nostra chiesa, nella forma di prese di posizione decise a favore degli ultimi, e del pianeta. La profezia e la poesia, come dice Walter Brueggemann, che possono trasformare la realtà.

 

 

 

 

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Dopo la quarantena Che cosa resterà degli incontri Zoom?

da Riforma

Roberto Davide Papini

E con i templi aperti che faremo?  Butteremo via i culti su Zoom, le meditazioni in diretta Facebook, la preghiera su Whatsapp, le presentazioni dei libri e i dibattiti online? Che cosa resterà di queste esperienze spirituali vissute davanti a un monitor o a uno smartphone? Vedremo. Con l’allentarsi progressivo delle restrizioni per il Coronavirus cerchiamo di guadagnare ogni giorno un pezzetto di “normalità” in più. Piano piano sarà così anche per i luoghi di culto e, dopo settimane passate su varie “diavolerie” informatiche, sarà bello ritrovarci in carne e ossa e (quando sarà possibile) abbracciarci.

Ricordiamo, però, che questi marchingegni sono stati strumenti indispensabili per stare insieme a distanza, raccolti come comunità di fede. È stata un’esperienza forzata, ma ha dimostrato la vitalità delle nostre chiese, spesso un po’ pigre (se non proprio restìe) nell’affrontare strade nuove, capaci nell’emergenza di inventarsi nuovi modi di fare comunità. È stata una bella esperienza di fede, non virtuale bensì molto reale, una crescita della nostra realtà, un’occasione per ripensare a quanto il modello tradizionale di chiesa abbia funzionato, individuando i punti di forza e quelli di debolezza e dove e come, appunto, i nuovi strumenti di comunicazione possano aiutarci a migliorarlo.

Credo che questi nuovi strumenti si- ano ormai un patrimonio prezioso che dobbiamo continuare a sfruttare. Certo, non in maniera esclusiva come siamo stati costretti a fare durante il lockdown, ma resteranno la possibilità e la ricchezza di poter partecipare a uno studio biblico o seguire una meditazione a centinaia di chilometri o ancora un culto online se si ha l’impossibilità di recarsi fisicamente al tempio. Così, una proposta è quella di riprendere le belle esperienze inter-denominazionali di questa emergenza, affidando ogni settimana a diversi esponenti delle varie chiese della Fcei (a rotazione, ogni domenica a persone differenti) la cura di culti online da offrire in maniera continuativa oltre alle tradizionali attività locali. Sarebbe una bella esperienza di unità nella preghiera e nel culto e un’occasione di evangelizzazione. Ovunque e con qualsiasi strumento venga utilizzato per annunciarla, quella del vangelo resta una Parola di libertà che non possiamo confinare tra le mura dei nostri templi. Soprattutto ora che ab- biamo imparato a usare Zoom.

Culto del 17 maggio 2020

Culto per la giornata contro l’omofobia e la transfobia

domenica 17 maggio 2020

 

Brano Musicale “A Dio sia la gloria”

 

Invocazione:

Rallegratevi, fratelli e sorelle, rallegratevi nel Signore.

Egli è vicino  e ci accoglie, ci guarisce e ci rinnova.

Lo Spirito vi riempia di gioia e di speranza. Amen.

 

 

Saluto

Care e cari oggi domenica 17 maggio, celebriamo questo culto di lode al Signore in concomitanza con la giornata internazionale contro l’omo- e trans-fobia cui le nostre chiese sono chiamate a mantenere alta l’attenzione contro ogni atto di discriminazione atto 43 del sinodo 2015 (43/SI/2015).

 

La commissione fede e omosessualità della chiesa Battista, Metodista e Valdese (BMV) e dalla Rete Evangelica Fede e Omosessualità (REFO) ha preparato una liturgia apposita per questa occasione che ne seguiremo.

 

 

Apertura

L: All’inizio era Dio, all’inizio la sorgente di tutto ciò che è

A: All’inizio Dio desiderava, Dio gemeva, Dio era in travaglio, Dio dava alla luce, Dio si rallegrava

L: E Dio amò ciò che aveva fatto. E Dio disse “E’ buono!”

A: E Dio, sapendo che tutto ciò che è buono va condiviso tenne la terra teneramente nelle sue braccia

L: Dio desiderò fortemente la relazione. Dio volle condividere la buona terra con noi

A: E l’umanità nacque dal desiderio di Dio

L: Noi siamo nate, noi siamo nati per condividere la terra

A: E Dio disse: “Voi siete il mio popolo. Voi siete benedette/i”.

Noi siamo benedetti nel nome di Dio. Amen

 

Salmo 139, 1-5

1 SIGNORE, tu mi hai esaminato e mi conosci.

2 Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo,

tu comprendi da lontano il mio pensiero.

3 Tu mi scruti quando cammino e quando riposo,

e conosci a fondo tutte le mie vie.

4 Poiché la parola non è ancora sulla mia lingua,

che tu, SIGNORE, già la conosci appieno.

5 Tu mi circondi, mi stai di fronte e alle spalle,

e poni la tua mano su di me.

 

Raccogliamoci in preghiera

Nostro Dio che sei padre e madre siamo riuniti nel tuo nome, ci trovi nelle nostre case, per ascoltare la tua Parola di vita.

Uomini e donne, trans, gay, lesbiche, bisessuali, persone non binarie, giovani e anziani, e tutte/i siamo la  Tua immagine. Benedici questo momento di culto, benedici le nostre vite a volte luminose ed altre buie.

Dio sei più grande della nostra immaginazione.

Dio eri prima di noi, Dio sei con noi,

Dio cammini davanti a noi, sopra e al di là di tutti i confini e i muri di separazione che l’umanità ha costruito.

Rimanici accanto ora e sempre in Gesù Cristo. Amen

 

Confessione di peccato

“Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.” Efesini 2, 8

Brano Musicale “O Dolce ora di Pregar “

(Momenti di silenzio per la preghiera individuale )

 

Preghiamo

Nostro Dio tu ci conosci e ci chiami per nome

Vogliamo confessarti la nostra paura,

Perché non sempre abbiamo il coraggio di dire verità scomode,

Preferiamo affrontare le bugie anche su di noi;

Perdonaci e accoglici nel tuo abbraccio amorevole,

Insegnaci a non farci trattare con disprezzo, a partire da noi stesse/i,

Sollevaci, rendici forti e ricordaci che siamo parte della tua creazione

E che le nostre vite sono viste da te attraverso la tua grazia.

Ti diciamo tutto questo nel nome di Gesù Cristo nostro salvatore. Amen

 

Perdono

“Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, poiché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte”.

(Romani 8, 1-2)

 

Amiche e amici, ascoltate la buona notizia del Vangelo:

In Cristo, siamo perdonati!

In Cristo, abbiamo vita nuova!

Il passato è finito e tutto è diventato nuovo!

Attraverso il perdono possiamo vivere con coraggio e con gioia! Amen

 

Brano musicale “O dolce ora del pregar”

 

Confessione di fede(lettura alternata)

  1. Non credo al diritto dei più forti, al linguaggio delle armi

alla potenza dei potenti.

A.Credo nel diritto, nella mano aperta, nella solidarietà

nella potenza della non violenza.

  1. Non credo alla razza o alla ricchezza

ai privilegi legati al genere o all’orientamento.

A.Credo che tutti gli esseri umani

siano preziosi agli occhi del Signore e che l’ordine della forza

e dell’ingiustizia in realtà siano un disordine.

P.Non credo di potermi disinteressare

a ciò che accade lontano da qui.

A.Credo che il mondo intero è la mia casa

e che ogni donna e ogni uomo siano mia sorella e mio fratello.

P.Non credo di poter combattere altrove l’oppressione

se tollero l’ingiustizia qui.

A.Credo che la giustizia sia una, qui come altrove,

e che non sono libera/o finché un solo essere umano è schiavo.

P.Non credo che la guerra e l’ingiustizia siano inevitabili

e la pace irraggiungibile.

A.Credo all’azione umile, all’amore a mani nude,

alla pace sulla terra.

P.Non credo al valore della sofferenza

non credo che il sogno delle catene spezzate

e della libertà siano solo un sogno.

A.Credo invece, sempre e nonostante tutto ad una umanità nuova in Cristo.

P.Credo al sogno di Dio stesso: un cielo nuovo, una terra nuova, dove abiterà la giustizia. Amen

(Libera riscrittura della confessione di fede di Dorothee Soelle)

 

Sermone:  Galati 3,28

 

Il testo biblico scelto per la predicazione è tratto dalla lettera di Paolo ai Galati 3, 28 «Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» preceduto da queste parole (Gal. 3, 26-27): “perché siete tutti figlioli di Dio, per la fede in Cristo Gesù. Infatti(poiché), voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo”.

L’apostolo Paolo ribalta il concetto del popolo di Dio nel dire che i giudei e i pagani, comunità costituita sulla base della fedeltà a Dio, sono insieme oggetti della Sua promessa.

L’Apostolo arriva al nucleo centrale del ragionamento “perché siete tutti figli e figlie di Dio per la fede in Cristo Gesù”. Non guarda più alla Legge come simbolo della propria identità, ma bensì a Cristo.

Ripete incessantemente: “In Cristo Gesù”, “rivestiti di Cristo”, “uno in Cristo Gesù”, “di Cristo”, proseguendo poi con: “non c’è qui né giudeo né greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”. Questo rivestirsi di Cristo, questo essere uno in Cristo non solo permette di vedere e sognare una nuova realtà, ma permette anche di avere gli strumenti per costruire una nuova realtà, una nuova comunità.

Essere uno in Cristo non annulla le differenze, non appiattisce le diversità, essere uno in Cristo fa crollare i muri, abbattere le barriere, cancellare i confini, essere uno in Cristo esalta la ricchezza dell’essere diversi e diverse.

 

A voi tutti che credete il vangelo nel nome di Gesù Cristo, vi ha raggiunto la salvezza promessa da Dio. Chiunque di voi che crede nella parola predicata, proclamata e annunciata in Cristo Gesù è salvato.  <<Perché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna>>. (Gv. 3,16)

 

Il testo della predicazione per questa mattina, ha ispirato l’iniziativa di promuovere la non discriminazione in vista alla giornata mondiale contro l’omofobia o alla giornata internazionale per il superamento dell’omofobia e transfobia. In memoria di tante sofferenze vissute da molte persone, il Signore ci invita a praticare le nostre preghiere e gli insegnamenti che abbiamo ascoltato per denunciare ogni violenza psicologica, verbale e fisica.

Questo passo biblico nella lettera di Paolo ai Galati riassume la catechesi della fede cristiana. Questa è il punto di arrivo del percorso dei credenti in Cristo Gesù poiché  si chiarisce il piano della salvezza nel patto nuovo di Dio all’umanità.

 

Prima che i metodisti di provenienza straniera arrivassero nelle chiese metodiste e valdesi in Italia, in particolare nella chiesa di via XX settembre, aveva forse meno pensieri, meno problemi di convivenza da risolvere; era costituita e compatta; una comunità metodista italiana consolidata frutto della missione americana e inglese.

La chiesa evangelica BMV con l’arrivo dei fratelli e delle sorelle di diverse nazionalità ha dovuto risvegliare le sue fondamenta, facendo un lavoro di confronto per aggiornarsi. La formazione teologica dei pastori e delle pastore, gli studi dei testi e le loro interpretazioni che sono stati ben definiti hanno dimostrato di aver bisogno di un processo continuo di evoluzione ed emancipazione.

 

L’affermazione dell’apostolo Paolo viene richiamata ai nostri tempi; non c’è qui né italiano, né filippino, né coreano, né cinese, né africano, ma un’unica identità in Cristo. Nonostante le diverse storie di vita, di cultura e di lingua, chiunque crede avrà una vita eterna, unita e in comunione con Cristo Gesù.

Non c’è qui né un collaboratore domestico filippino/una collaboratrice domestica filippina né datore di lavoro italiano, ma soltanto ambasciatori di Gesù nel mondo. Ricordiamoci della nostra unica missione come dice il nostro padre e fondatore del metodismo J. Wesley “Il mondo è la mia parrocchia”.

 

Se analizziamo in profondità questo passaggio biblico, tutto ciò che riguarda la categorizzazione della chiesa come nazione, identità etnica, lingua, cultura, genere può contribuire ad un arricchimento, ma nello stesso tempo discriminante se non tutti gli aspetti dell’identità di una persona e il suo rapporto con la fede è considerata. Un credente cristiano deve essere visto come una persona che fa parte di Uno, membro dello stesso corpo di Gesù Cristo.

Pertanto, da una parte a noi credenti importa quanto viviamo: praticando la nostra fede nel nostro vivere perché il regno di Dio si è avvicinato a noi tutti, è in mezzo a noi perché prevalga la giustizia per il coraggio di far fronte all’impegno di promuovere l’uguaglianza, il rispetto, e l’amore reciproco e con la grazia di Cristo Gesù siamo uniti a perseguire e perseverare senza perdere la speranza. Dall’altra parte siamo chiamati a formare una chiesa che deve far fronte alla sua realtà diversificata per poter crescere insieme, aiutandoci a superare le cause delle divisioni.

 

Il tema del superamento della discriminazione, causati dal genere, in questo caso l’essere trans, gay, lesbiche, bisessuali, persone non binarie,  è un fatto reale di rapporto tra persona a persona e su cui dobbiamo fare attenzione nel nostro modo di vivere. Ci riguarda oggi singolarmente e collettivamente essendo una comunità di credenti in Cristo Gesù. In questi anni, ho avuto delle esperienze personali importanti, che ritengo siano fondamentali nel mio lavoro di cura pastorale. Ho avuto modo di conoscere delle persone omossessuali e lesbiche credenti nelle nostre chiese che sono molto impegnati, dediti nel rendere il loro servizio e il talento per l’edificazione e il bene della chiesa.

Così, il ruolo che svolgo come pastora mi ha permesso di conoscere ancora di più il tema legato tra la fede e l’omosessualità. La mia partecipazione come membro di questa commissione fino all’anno scorso mi ha fatto crescere, ho imparato tante cose belle da loro come esprimere l’umanità, la misericordia verso il prossimo che si trovo nella parte svantaggiata. Nel 2007, un anno dopo che ho iniziato il mio ministero pastorale a Cremona, Mantova e Piacenza, lì ho accompagnato una coppia di fratelli omossessuali, ora è diventata una famiglia. Poi, qui a Roma, come sapete ci sono anche nelle nostre comunità.

Se dovessi mettermi a confronto con i credenti di Galazia la predicazione dell’apostolo Paolo mi permette di fare delle considerazioni su cui tengo a collegarmi con la nostra vita di chiesa oggi.  Prima di fare insieme una riflessione, facciamo una nostra propria personale. Tutti siamo in accordo nell’opera salvifica adempiuta da Cristo Gesù, ma la formazione, l’informazione giusta ci devono arrivare a noi attraverso l’esperienza nella scuola quotidiana di vita, soltanto così la chiesa saprà superare le barriere linguistiche, culturali, sociali.

È bello vedere una comunità multicolore(arcobaleno), rappresentata da persone di diverse nazionalità. Noi vediamo il tempio di via XX settembre, con la componente di metodisti italiani, quelli filippini, e coreani. Da più vent’anni, i filippini e coreani credenti erano arrivati qui ed erano perfettamente parte integrante della chiesa universale così come sono, ma devono praticare una reciproca accoglienza.Gesù nel vangelo di Matteo aveva chiarito ai suoi discepoli che era venuto per adempiere la legge e non per abolirla come egli disse:<< Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento>>. (Matteo 5,17)

Seguendo questa linea d’insegnamento ‘Cristo e la legge antica’ la venuta di Gesù nato uomo era nello stesso tempo venuto per mettere in pratica la legge di Mosè, la legge di Dio perché il popolo ebraico la seguisse per vivere bene la propria vita in Dio.  La legge dell’amore deve essere incisa nei cuori dei credenti nel nuovo patto, come Gesù l’ha incarnato praticandola. Le tavole di pietre(sono sostituiti di carne) sono i nostri cuori, lì si trova la sede di ogni nostra buona azione/nostro buon sentimento(animo), il frutto dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo, sempre scritto dall’apostolo ai Galati al cap. 5.   Bisogna che qui si insegni la legge dell’amore. Ama Dio e il tuo prossimo come te stesso.  La pratica di amore supera ogni divisione.

 

Come deve essere la chiesa? Ci stiamo impegnando per l’edificazione della chiesa? Qual è la nostra priorità? Siamo in linea con l’insegnamento dell’apostolo ma quando si tratta della nostra convivenza possiamo lavorare ed elaborare la nostra conoscenza reciproca per arricchirci reciprocamente? La nostra fede è nutrita e cresce dalle parole di nostro fratello e di nostra sorella di chiesa?

La parola di Dio è per tutti noi, ci riveste nel nome di Gesù Cristo, ma siccome abbiamo modi diversi di esprimerla siamo chiamati a darla testimonianza secondo il dono dello Spirito Santo. Amen.

Brano musicale “A Te vicin”

 

Preghiera di intercessione

 

Spirito di vita e di amore

Vogliamo pregare per tutte le persone gay, lesbiche, trans, bisessuali, non binarie.

Liberali da ogni paura che li arriva addosso attraverso le parole di odio che li rivolgono, liberali dal peso della violenza psicologica e fisica che cerca di annientarli.

 

Aiutaci a testimoniare la giustizia di genere e di orientamento per tutte le persone. Preghiamo per tutte e tutti coloro che sostengono le loro piccole o grandi conquiste.

Dacci la forza di appoggiarli alla luce della tua parola affinché possa guidarli verso la tua verità e la tua giustizia.

Offri riparo e speranza ai/alle giovani che non ricevono il sostegno dalle proprie famiglie. Fa che in noi ricevano amicizia e cura.

 

Nostro Cristo, che dai vita nuova

riconciliaci tra noi e con te e donaci una visione del mondo

piena di opportunità per tutte e tutti.

Ti preghiamo Dio di misericordia, permettici di vivere questo tempo come un’occasione proficua per riflettere sulla nostra vulnerabilità che si sviluppa attraverso la paura e lo scoramento dinanzi alle avversità; aiutaci, pur nelle difficoltà di questo frangente, a mantenerci solidali e aperti con il

prossimo, non dimenticando tutte le altre grandi tragedie che minano la pace nel mondo.

 

Ti preghiamo, Dio di salvezza, sostienici nel combattere le catene dello sfruttamento e dell’ingiustizia e aiutaci a mantenere salde le catene di solidarietà nell’Europa tutta; ti preghiamo di non abbandonarci alla paura del contagio, ma ancora più al contagio della paura.

 

Apri le nostre menti e nostri cuori. La tua Parola di salvezza guarisca le ferite

di quante e quanti hanno vissuto o stanno vivendo la perdita delle persone care. Dacci le parole per confortare, la sapienza per ascoltare, il coraggio di sentirci uniti.

Permettici di dirti ogni giorno della nostra vita:

Padre nostro

Padre nostro che sei nei cieli

Sia santificato il tuo nome

Venga il tuo regno

Sia fatta la tua volontà

Come in cielo anche in terra

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

E rimetti a noi i nostri debiti

Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori

E non esporci alla tentazione

Ma liberaci dal male

Tuo è il regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

 

Accogliamo la benedizione di Dio, Padre Figlio e Spirito Santo:

Che il Signore apra i nostri cuori al mistero della sua presenza e della nostra chiamata, apra le nostre braccia per andare verso coloro che incontriamo,

ci dia l’intelligenza di prenderci cura di tutta la creazione,

ci dia la saggezza di discernere i segni dei tempi,

ci dia l’umiltà di metterci in discussione e di accogliere pienamente il suo amore.

Che la pace, e la verità dell’Evangelo sostengano la nostra vita e il nostro servizio. Amen

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  • Antoinette Harzo la mamma di Gioele Garone è mancata ieri mattina. Ai suoi figli vanno il nostro affetto e la nostra vicinanza in questo momento di dolorosa separazione dalla loro mamma. Per loro la nostra preghiera, forte della fede in Cristo: Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà! (Giovanni 11,25)
  • Chica Vezzosi ci informa del miglioramento della salute di sua sorella Titti. I suoi reni funzionano ora. Speriamo nel Signore che prosegua.  Mandiamo un abbraccio a lei e a Titti da parte di tutti noi.
  • domenica 24 maggio Consultazione metodista online

 

Brano Musicale

Buona domenica a tutte e a tutti.