Liturgia del venerdì santo

Preludio (strumento musicale)

 

Invochiamo la presenza del Signore in mezzo a noi perché ci guidi nell’ascolto e nella comprensione della Sua Parola e ci dia la forza per metterla in pratica.

 

Invocazione:

Il nostro aiuto è nel nome di Dio Padre, che ci ha creati,

del Signore Gesù Cristo, che ha dato la sua vita per noi,

dello Spirito Santo, che ci rinnova. Amen.

 

Parole di introduzione  e saluto

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, buonasera.

Quest’anno, il 10 aprile 2020,  alle ore 18.00 siamo riuniti attraverso il sito del nostra chiesa un canale virtuale per celebrare il Venerdì Santo.

Anche in questa occasione non possiamo essere nel tempio a condividere una mia breve riflessione insieme ai fratelli delle chiese Battiste, Metodiste e Valdesi di Roma e con il gruppo del coro, che solitamente prepara i brani da cantare.

Ricordiamoci che siamo tutti a casa perché ognuno e ognuna di noi ha il compito di tutelare la propria vita e quella degli altri.

La nostra vita e la comunione fraterna in Gesù Cristo devono essere conservate bene, ora, per concedere un tempo di rinascita.

Chiediamo al Signore Dio di darci la pazienza per aspettare il momento opportuno e giusto.

 

 

Preghiamo:

Signore, nostro  Dio!

Noi siamo riuniti in questo giorno, nelle nostre case/dimore, per ricordare che hai realizzato la tua volontà forte e piena di benevolenza verso il mondo e verso noi tutti, permettendo che il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio amato, sia imprigionato perché noi possiamo essere liberi, che sia dichiarato colpevole, perché noi siamo resi innocenti, che soffra perché  noi conosciamo la gioia, che sia consegnato alla morte, perché noi viviamo in eterno.

Con le nostre sole forze, non potevamo che essere perduti.

Nessuno di noi ha meritato una simile liberazione.

Ma tu, nella tua misericordia immensa e incomprensibile,

hai condiviso il nostro peccato e la nostra miseria per compiere questa grande liberazione a nostro favore.

Come potremmo ringraziarti se non sforzandoci a capire a fondo, di afferrare questa grande realtà e di applicarla a noi?

Ma ciò è possibile solo a condizione che quello stesso Salvatore che ha sofferto per noi, che è stato crocifisso, che è morto, che è stato sepolto, ma che è risuscitato, entri ora in mezzo a noi e parli al nostro cuore;

solo se ci rende permeabili al tuo amore e ci conduce a confidare interamente in esso e a non vivere d’altro.

Che sia così per la potenza del tuo Spirito santo, è quanto ti chiediamo con grande umiltà ma e anche con grande fiducia. Amen.

 

Istrumento musicale dell’inno 40 “C’eri tu? We’re you there?”

 

 

 

Sermone sui passi in comune tra le testimonianze degli evangelisti:

Matteo 27, 38 

Marco 15,27 -28

Luca 23,39-43  

Giovanni 19,17-18

 

 

Care e cari, stasera vorrei condividere con voi la mia riflessione sui pochi versetti che troviamo nei vangeli di: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

Leggo tutti i passi in ordine come li troviamo nel Nuovo Testamento a partire dal vangelo di Matteo 27:38 <<Allora furono crocifissi con lui due ladroni, uno a destra e l’altro a sinistra>>. 

Poi dal vangelo di Marco 15:27-28  <<Con lui crocifissero due ladroni, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra. [E si adempì la Scrittura che dice: «Egli è stato contato fra i malfattori».]

Poi dal vangelo di Luca 23:39-43  Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!»  Ma l’altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio?  Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male».  E diceva: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!» Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso».”

E l’ultimo dal vangelo di Giovanni 19,17-18  “Presero dunque Gesù; ed egli, portando la sua croce, giunse al luogo detto del Teschio, che in ebraico si chiama Golgota, dove lo crocifissero, assieme ad altri due, uno di qua, l’altro di là, e Gesù nel mezzo.”

 

<<Siano  gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o  Signore, mia rocca e mio redentore>!> Salmo 19,14

 

Domenica scorsa abbiamo iniziato a percorrere l’episodio dell’ultimo passaggio(l’ultima tappa) della vita di Gesù nella città di Gerusalemme. Vi ho condiviso la mia riflessione sottolineando la presa di posizione di Gesù, dei suoi discepoli e della folla. Poi l’ intervento di Caiafa, il  capo dei sacerdoti, poi Pilato il governatore dei romani, e i soldati.

In questi giorni che ho letto il racconto della passione di Gesù fino al suo ultimo respiro da UOMO, la mia l’attenzione è stata sempre richiamata sulla presa di posizione di tutti: Dio dall’alto, Gesù uomo disceso, inviato da Dio per salvare l’uomo facendo conoscere sé stesso, in parole e in fatti.

Questo potrei illustrarlo o riassumerlo in un quadro triangolare in cui Dio è in alto e uomo Gesù e uomo in basso (intesa umanità) sono nello stesso livello, nel vivere sulla terra(il tempo in cui aveva svolto il suo ministero per il regno di Dio). Ripeto Dio in alto, Gesù e uomo in basso .

Mentre sulla situazione della sua morte, Gesù era stato crocifisso con i due ladri, entrambi, situati a livello orizzontale rispetto al suo. Due raffigurazioni diverse, che si compiono nella testimonianza della crocifissione.

Gesù era lì insieme ai due ladri, nel luogo chiamato Teschio in ebraico Golgota, dove venivano giudicati i malfattori dai capi sacerdoti e dagli scribi, dove venivano condannati a morte tutti coloro che hanno commesso un peccato, per aver assunto diverse posizioni, come siamo stati istruiti nell’economia della salvezza.

 

Abbiamo appreso che il disegno di Dio di salvare l’umanità era nell’opera salvifica di Gesù, morendo sulla croce per donare la sua vita: uno muore per tutti. Non c’era meglio che poteva scegliere il Dio d’amore dice nel vangelo di Giovanni : <<Perché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.>> (Gv.3,16)

Gesù lo ha obbedito  fino in fondo dice anche l’apostolo Paolo : Cristo Gesù, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce(cfr.Fil.2,1-10  ).

Che cosa potevano fare Dio e Gesù per far tornare l’uomo al suo Creatore? La testimonianza dei due ladri era e tutt’ora esempio di ciò che la scelta rende possibile per la nostra salvezza.

 

I due ladri insieme a Gesù, avevano assunto due diverse posizioni. Uno si era pentito e per di più aveva riconosciuto l’innocenza di Gesù, mentre l’altro era rimasto un peccatore, sottointeso ha negato il peccato da lui commesso, ommettendo la confessione di aver rubato e dunque non ha ricevuto la giustizia. La crocifissione di Gesù in mezzo a questi due ladroni testimonia che fino alla fine della Sua vita era stato accompagnato da un uomo che, sa riconoscere il suo sbaglio, pentendosi e da uno che fino alla fine non riconosce di essere un peccatore.

La buona novella che penso possa farci rallegrare stasera e che dobbiamo conservare fino al nostro ultimo respiro, è (l’annuncio del perdono) l’annuncio della remissione dei nostri peccati ad ogni atto di confessione, riconoscendo da una parte la nostra condizione di essere un peccatore, e da una parte giustificati perché ogni confessione del peccato è perdonato, come nella testimonianza dell’evangelista Luca quando il ladro, ammettendo di essere colpevole, disse a Gesù: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!» 43 Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso».

La crocifissione di Gesù era un giudizio sbagliato, scelto per invidia. La croce è un segno di dolore e sofferenza che è entrato in profondità del nostro essere credente, un peso da sopportare.

 

Questi tre uomini avevano espresso la loro scelta: guadagnare oppure rinunciare la loro vita. Chi è il discepolo amato e obbediente?

Gesù aveva insegnato ai suoi discepoli il prezzo del discepolato. Sta a noi la scelta, decidiamo ora nel nostro cuore e mente perché possiamo essere partecipe al Suo regno.

Care e cari,

fa che queste parole possano aiutarci a riprendere il nostro cammino da credenti.

La Domenica delle palme è passata, per coloro che avevano osannato Gesù, il nazareno di Galilea. Il tempo di lutto è ora giunto, Il Venerdì Santo è un giorno di tristezza per i popoli radunati a Gerusalemme. Nei nostri giorni, oggi, siamo in lutto non soltanto per l’agire ottuso dell’uomo di fronte alla chiamata di Dio a convertirsi, ma anche a causa della morte dei popoli del mondo colpiti dal corona virus. In questo momento di grande difficolta e sofferenza che l’emergenza sanitaria ci sta portando, facciamo tutti delle considerazioni, ciò che il bene e il male che ha fatto per noi il COVID 19. Qualcuno si era già espresso che il Covid 19 è un soggetto democratico, decide di colpire l’uomo senza distinzione.  L’abbiamo visto e osservato non sceglie a chi colpire, ricco o povero, uomo credente o non. L’uomo è la sua preda. Ascoltiamo l’evangelo della vita promessa in Gesù Cristo.

Convertiamoci prima che sia troppo tardi.

Vogliamo cantare la scelta della croce che portiamo insieme a Gesù?

 

Per concludere leggo le parole del canto Sulla CROCE che i membri del coro avevano cantato negli anni passati. Li ringraziamo ancora per il tempo dedicatosi a fare delle prove ogni lunedì in chiesa. Noi preghiamo il Signore che li dia sempre la gioia di servirlo con la loro voce.

A tutti e alla loro maestra Anais Lee Chiesa, alla pianista Emilja Pinto e Kristina Petric,  un grazie di cuore.

 

Sulla croce mio Gesù, sulla croce con te salirò, sulla croce, sulla croce salirò con te mio Gesù

Nella tomba mio Gesù, nella tomba con te scenderò nella tomba, nella tomba scenderò con te mio Gesù.

Su nel cielo mio Gesù, su nel cielo con te salirò, su nel cielo, sul nel cielo salirò con te mio Gesù.

 

Dolore atroce mi spezzar il cuor se mi lasci o mio Signor, se io resto senza di te. Amen.

 

Intervento musicale dell’inno “The old rugged cross/Una croce lassù su d’un colle lontan”

1

On a hill far away stood an old rugged cross,

the emblem of suffering and shame; and I love that old cross

Where the dearest and best for a world of lost sinners was slain,

Refrain

So I’ll cherish the old rugged cross, till my trophies at last I lay down;

I will cling to the old rugged cross, and exchange it someday for a crown.

 

Una croce lassu su d’un colle lontan

è l’emblema del più gran dolor: ivi Cristo morì

ci donò libertà, ed il regno fondò dell’amor!

 

Celebriamo la croce d’amor, ove Cristo per tutti morì,

sulla croce il divin Redentor _il suo cielo per tutti riaprì.

 

2

O that old rugged cross, so despised by the world,

has a wondrous attraction for me; _ for the dear Lamb of God

left his glory above to _bear it to dark Calvary.

 

Quanti vanno lontan dalla croce d’amor,

disprezzando l’eterna bontà.. nessun mai troverà

altro ver Salvator fuor di Lui che ci dà libertà!

 

Giobbe 42,1-6

1 Allora Giobbe rispose al SIGNORE e disse:
2 «Io riconosco che tu puoi tutto
e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno.

3 Chi è colui che senza intelligenza offusca il tuo disegno?
Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo;
sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco.

4 Ti prego, ascoltami, e io parlerò;
ti farò delle domande e tu insegnami!

5 Il mio orecchio aveva sentito parlare di te
ma ora l’occhio mio ti ha visto.

6 Perciò mi ravvedo, mi pento
sulla polvere e sulla cenere».

 

 

Preghiera di intercessione

Signore, ti chiediamo di accompagnarci e aiutarci a riconoscerti al nostro ravvedimento e pentimento come Giobbe.

Ti   preghiamo per le persone e i popoli che sono vittime di ogni tipo di violenza, ti preghiamo ancora di intervenire per la guarigione di ogni malattia che è contro la vita che hai donato in Cristo Gesù, nostro salvatore.

Hai fatto conoscere il tuo amore attraverso la Sua opera perciò aiutaci a non vanificarla.

Guarisci questo mondo dal Corona Virus che infligge ogni uomo.

Siamo tutti in lutto, siamo tutti oppressi, tutti impauriti, salvaci da questa tempesta.

Signore, metti un limite alle azioni disumane e fa’ che noi cristiani impariamo a riconoscere le nostre responsabilità e a contribuire alla salvaguardia dell’umanità e del creato.

Nel nome di Gesù, che ci chiama a una nuova umanità.

Noi riassumiamo le nostre  richieste con queste parole che Gesù tuo figlio ci ha insegnato Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

 

Benedizione

Il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà stabilmente.

A lui sia la potenza, nei secoli dei secoli. Amen.

(1 Pietro 5,10-11).

 

 

 

 

Alla prossima.

Domenica di Pasqua alle ore 11,00 con Santa Cena preparata in casa.

Culto della domenica delle palme

Culto della Domenica delle Palme 5 aprile 2020

 

Preludio(breve intervento musicale)

 

Ci raccogliamo alla presenza del Signore

 Il nostro aiuto è in Dio, fonte di ogni vita, che in Gesù Cristo ci rivela il suo amore di Padre e nello Spirito Santo ci fortifica e ci libera. Amen.

Questo è il giorno che il Signore ci ha preparato;

festeggiamo e rallegriamoci in esso.

O Signore, dacci la salvezza!

O Signore, facci prosperare!

Benedetto colui che viene nel nome del Signore. (Salmo 118, 24-26a)

 

Preghiamo:

Dio di grazia, tu ci hai dato la mente per conoscerti,

il cuore per amarti e la voce per cantare le tue lodi.

Riempici del tuo Spirito così che possiamo veramente amarti e amandoti

possiamo vivere pienamente nel tuo servizio, che è perfetta libertà,

Aiutaci a dirti, oggi e in ogni giorno, l’antico canto della gioia, della speranza,

della fiducia «Benedetto il Re che viene nel tuo nome,

Osanna nei luoghi altissimi». Amen.

 

Inno 48 .1 e 4 “Immensa Grazia”

 

Breve introduzione e saluto:

Oggi, i cristiani si radunano per il culto della domenica delle palme a casa o nei luoghi limitati a poche persone.

Oggi i membri della chiesa metodista di via XX settembre non si sono riuniti nel tempio per celebrare il culto della domenica delle palme. Oggi non ci sono i rami di olivo davanti al tavolo per la santa cena.

Care e cari membri della comunità metodista di via XX settembre, care amiche e cari amici partecipanti in questo culto di lode, di preghiera e di ascolto, vi saluto con il santo bacio e la pace del Signore sia con tutti noi.

Preghiamo:

Guidaci, o Dio, attraverso il tuo Spirito affinché nella tua Parola possiamo trovare la presenza viva del tuo Figlio, il Re e il Messia che nella fedeltà a te si è fatto carico del nostro peccato per la nostra salvezza e per il rinnovamento della creazione. Amen.

<<Siano gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o Signore, mia rocca e mio redentore>!> Salmo 19,14

Sermone: Matteo 21,10-11

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, tra il racconto degli evangelisti ho scelto per oggi i due versetti, 10 e 11 nel vangelo di Matteo al cap. 21.

“Quando fu entrato in Gerusalemme, tutta la citta fu scossa si diceva: <<chi è costui?>> e le folle dicevano: << Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea>>”.

L’uomo tanto atteso, acclamato come il profeta è finalmente arrivato nella città di Gerusalemme. Sin dall’inizio Egli sapeva il suo destino nei confronti dell’uomo a cui darà una vita migliore.

Immaginiamo la scena presso la porta di Gerusalemme dove tutto il popolo è presente. Immaginiamo la presenza del centurione che chiese a Gesù di guarire il suo servo paralitico. (cfr. Mt. 8,5-13), dei ciechi che acquisirono la vista potendo riconoscere Gesù che li ha guariti (cfr. Mt. 20,29-34; Lc.18,35-43), della donna cananea che gli pregò di guarire la figlia, tormentata da un demonio (cfr. Mt. 15, 21-28), di Zaccheo che si convertì nel suo cuore e decise, in un momento di convivialità con Gesù, di restituire il quadruplo dei beni sottratti agli altri (cfr. Lc. 19,1-10), di Lazzaro che fu resuscitato dalla morte (cfr. Gv. 11,12ss).

Certamente! Tutti che erano stati guariti erano lì presenti per dargli onore e per acclamare il suo nome, il re dei giudei.

Tutti misero per terra i loro mantelli e i rami come segno di gioia e di riconoscenza a Gesù. Così leggiamo nel versetto 9: “Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!»”

Che cosa vuol dire? <<Quando fu entrato in Gerusalemme, tutta la citta fu scossa>>.

L’ingresso di Gesù a Gerusalemme, per quanto esistessero divergenze di opinioni sul suo vero significato, fu senza dubbio inteso a rappresentare simbolicamente un avvenimento atteso da Gesù e dai suoi discepoli.

L’avvenimento grandioso era per celebrare con tutta l’umanità la conquista del regno, della Città Santa e del Tempio da colui che era stato eletto da Dio, il figliolo amato e affermare dinnanzi agli uomini la Sua sovranità.

La sua entrata a Gerusalemme era chiaramente per redimere la Città Santa, e dinanzi a Ponzio Pilato di farsi riconoscere ed affermare che Egli è l’unico Re: “<<Sei tu il re dei Giudei? Gesù gli rispose: <<TU LO DICI>>” (cfr. Mc. 15,2)

È molto interessante il fatto che come Egli ha preso una posizione, anche i suoi discepoli avevano assunto una posizione.

Per che cosa? Per essere dalla sua parte? Per difendere la sua causa di essere il Re, il figlio di Dio?

Sì e no, perché alla fine dei conti, si erano trovati dall’altra parte. La prova era così grande che nessuno di loro era in grado difendere il loro maestro, il profeta. Potevano soltanto assistere insieme alla folla, abbandonandolo da solo per portare il peso del peccato dell’incredulità.

La presa di posizione dei suoi discepoli era riferita nell’aiutarlo a prendere in possesso della Città santa, ma quando furono messi alla prova, quando accaddero degli avvenimenti negativi e degli insuccessi erano rimasti scoraggiati e impauriti. Gesù che era così tanto potente da guarire i malati, da rendere possibile l’impossibile, non poteva salvare sé stesso. La presa di posizione di Dio era diversa da quello dei suoi discepoli, egli intendeva il suo sacrificio, dare il re dei giudei nella mano di Pilato il governatore romano della giudea, per il mondo incredulo per compiere le parole profetiche, pronunciate dai profeti dell’AT e del NT per conto suo.

I discepoli erano tutti chiaramente in contrario a ciò che doveva accadere, ma poi il tradimento assoluto è stato manifestato da tutti. “Gli dissero <<Sono forse io?>> ; e Pietro gli disse: <<quando anche dovessi morire con te io non ti rinnegherò>>” – (cfr. Mt. 26,33; Mc.14,66-72)

Nella nostra generazione, quale impressione Egli ci trasmette?

Chi è costui? Quale sarebbe la nostra risposta?

Le risposte di tutti gli “spettatori” che hanno assistito l’evento sono varie, e sono anche per noi. “Che cosa me ne importa? Ho ben altro da pensare”.

Non per nulla, diceva il profeta dell’Apocalisse, il Signore che non sa che aveva a che fare con dei tiepidi e con coloro che non sanno prendere la loro responsabilità. (cfr. Ap.3,14-22)

Chi è costui?

È la domanda che attraverso i secoli è stata lanciata come una sfida.

Chi è costui ai quali il vento e il mare obbediscono?

Chi è costui che si proclama il Re degli uomini?

Chi è costui che ancora oggi in questo mondo straziato (lacerato, tormentato), ma sempre risorgente si presenta come la sola vera risposta, la sola fonte perfetta ed eterna alla quale possiamo dissetarsi?

Fratelli e sorelle, dite vuoi chi è costui.

Se non avete ancora preso una posizione, chi è allora costui nella vostra vita?

Se lo pensate, potete rispondere ed affermare come Pietro disse una volta: “Tu sei il figlio di Dio, A chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna” (cfr. Gv.6,68) – e Tommaso disse: “Mio Signore, Mio Dio”.(cfr. Gv. 20,28)

Care e cari,

oggi è la domenica delle palme. Lo scorso 28 marzo un nostro fratello di chiesa mi ha scritto queste parole su whatsapp:

“Noi stiamo fortunati di vivere in campagna e la quarantena non ci pesa troppo. Quando abbiamo potato gli ulivi avevamo lasciato uno per portare le fronde(rami) per la domenica delle palme. Immagino che per la domenica delle palme la chiesa resterà ancora chiusa. Allora posso portare? Un abbraccio.”

Penso che abbiate già indovinato chi è il nostro fratello di chiesa che mi ha scritto questo messaggio. Italo Grassi che per anni aveva preparato (portato) per tutti un mucchio di rami dell’olivo, gli tagliava per tutta la comunità e che, poi, dopo alla fine del culto ognuno e ognuna ne prende un po’ a casa per tutto l’anno e ciò si ripeteva anno dopo anno. Purtroppo, in questo momento non è stato così. Per l’ennesima volta tutto è cambiato per vigilare la vita dell’intera umanità. Credete che per conservare la vita dell’intera umanità? Ci è stato dato il tempo per un’attesa feconda che a breve porterà una rinascita della vita.

Adesso, non dobbiamo solo abituarci all’idea che il tempo del passato non ci tornerà più, come era prima fino agli ultimi mesi di gennaio e di febbraio, ma è fondamentale ricordare bene anche chi erano quelli che hanno preparato la via verso il Signore, che hanno apprestato i loro servizi per far andare avanti e mantenere il buon andamento della nostra comunità, delle comunità cristiane in generale.

Ognuno di noi dovrà contribuire per rinnovare la chiesa, rimodellandola, ridefinendola rispetto alle sue attività.

Che cosa avete voi preparato per questo culto oltre le vostre presenze? Un ramo sulla porta di casa? Un tappetto davanti alla vostra porta? Un fiore o una pianta per accogliere il profeta che aveva preannunciato ciò che doveva accadere? Rowena ed io abbiamo una pianta con il fiore.

In un’intervista durante la notte ho sentito uno affermare: dobbiamo per ora pensare alla nostra salute e ai nostri affetti personali. Le previsioni di ritorno alla normalità sono poco attendibili.

Dobbiamo riprendere l’insegnamento di vita (più nobile e autentico) che nessuno di noi ha la facoltà di controllare ciò che accade nel mondo, per di più in nessuno modo, anche tra i più potenti, Donald Trump o Boris Johnson, potranno dare una ricetta per eguagliare gli scambi di abbracci e baci, segni di un augurio di riconciliazione e di pace.

l’Italia è messa in ginocchio e sta attraversando un’esperienza di grande lutto dei suoi cittadini, ogni famiglia che ha perso una persona cara senza aver salutato dopo essersi portato via dalla propria casa per non aver superato la malattia, una famiglia che si trova in difficoltà perché nessuno è mai più andato a lavorare.

Un paese è messo in ginocchio. L’emergenza sanitaria del Coronavirus ci prende per i cappelli per guadagnare la vita eterna.

Ieri forse stavamo vivendo una vita spensierata (un vivere meno faticoso), ma oggi, soprattutto, i cristiani non dovrebbero più delegare a qualcuno/a la loro responsabilità nell’assumersi una scelta di posizione che ha origine da quella testimonianza del vangelo in Cristo Gesù, il profeta, il nazareno di Galilea.

Ci sono dei momenti nella vita dell’uomo ed in quella di un credente nei quali non si tratta più di discutere, ma di decidere; non vuol dire che non possa seguire un tempo lungo, anzi infinito, di ricerca, di lotta, e di progresso eterno perché la meta suprema della vita eterna, è Dio stesso, e dei momenti nei quali bisogna sentirsi afferrati come i popolani di Gerusalemme dall’entusiasmo dell’ora, il bisogno di un sì, come dice Gesù, pesare il pro e il contro col senso profondo del valore eterno della vita.

I meschini, gli egoisti, i materialisti, che arretrano dinanzi alle decisioni supreme sono sempre degli uomini con una visione limitata ai quali sono incapaci di sacrificare il presente per l’avvenire, perché non ci credono e non vedono l’avvenire; per questo diceva Gesù che le cose del regno, cioè le cose vere ed eterne, sono nascoste ai savi ed agli intelligenti di questo mondo.(cfr. Mt.11,25)

Che cosa vuol dire per noi oggi sacrificare il presente per l’avvenire(il futuro)?

Ciò che consideriamo che ha un valore nel nostro vivere in quanto ci permette di interessarsi anche ad altri, come il tuo bene è anche il mio.

Credete in Lui? Chi è costui? << Questo è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea>>. Amen.

Confermiamo la nostra fede cantando l’inno 311.1 “Lieta certezza”

 

 Promemoria /informazione

-lunedi 6 aprile dalle ore 17,00 riunione del Consiglio di chiesa via skype

– Culto del Venerdì Santo alle ore 18,00

– Culto di Pasqua con Santa Cena alle ore 11:00. (Se siete d’accordo, vi vorrei suggerire che ciascuno/a prepari un bicchiere di vino, e un pezzo di pane da condividere con i membri della vostra famiglia. Se siete d’accordo subito dopo la frazione del pane e il ringraziamento, possiamo passarli e condividerli insieme sempre con i membri della vostra famiglia. Siete liberi di decidere.

Vi salutano Elio Guarnera, Giovanni Castelli. Loro non hanno l’internet quindi non riescono a seguire il culto in diretta sul sito della nostra chiesa, facebook, e youtube. Elio mi ha ricordato anche del nostro dovere di fare la colletta che potremo sicuramente e tranquillamente compiere tramite un bonifico.

Le coordinate bancarie della chiesa presso Unicredit

Beneficiario: CHIESA EVANGELICA METODISTA DI VIA XX SETTEMBRE-ROMA

IBAN: IT24J0200805203000104384419

Preghiera di intercessione

Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. (Giovanni 15,16-17)

Signore, spesso ci dimentichiamo che tu ci hai scelti,

come se la tua chiamata potesse lasciarci indifferenti.

Abbiamo poco coraggio e poca iniziativa.

Signore, noi ci riconsacriamo a te come strumenti nelle tue mani. Nulla abbiamo da offrirti se non il nostro desiderio di essere operai nella tua messe, e poiché tu hai scelto le cose deboli di questo mondo, le cose che non sono, hai scelto anche noi che siamo deboli e fragili.

Dacci la passione per l’evangelo di Gesù Cristo, insegnaci ad osare vie nuove e ad essere creativi, perché le persone che tu poni sul nostro cammino giungano a conoscerti e ad amarti.

Dacci il coraggio di confessare il nome di Gesù Cristo con ogni franchezza, sapendo andare anche contro corrente quando è necessario.

Ti preghiamo per tutte le creature umane che faticano per la giustizia, la pace, la riconciliazione tra i popoli, tra le religioni, tra gli stati.

Signore ti preghiamo per tutti i malati, alcuni sono membri delle nostre famiglie, concedili la forza mancata e guariscili. Ti chiediamo di stendere la tua mano e rialzali dal letto in cui giacciono. Non tardare di porre il rimedio per questa malattia di covid 19 che sta colpendo l’intera umanità. Colpiscila perché tu sei il Dio della vita.

Ti chiediamo di darci solidarietà e maggiore comprensione tra i nostri dirigenti che stanno guidando ogni paese.

Ti ringraziamo per tutti quelli che ci aiutano e ci procurano i cibi quotidiano. Resta con loro e con noi.

Tutto questo te lo chiediamo nel nome di Gesù Cristo che ci ha insegnato a rivolgerti con queste parole Padre Nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

Inno 311,2.3 “Lieta certezza”

 

Benedizione

Il Signore ci benedica e ci guardi. Il Signore faccia risplendere su di noi il suo volto e ci sia propizio. Alzi il Signore il suo volto su di noi e ci dia la pace. Il Dio della pace sia con tutti noi. Amen. (Numeri 6,24-26)

Buona domenica e alla prossima

Riflessione per i fratelli e sorelle cinesi

Pubblichiamo la riflessione in italiano  che la nostra pastora ha preparato per i fratelli e le sorelle cinesi della nostra comunità.

mentre qui trovate il video della traduzione fatta da Francesca.

 

Riflessione: 2Corinzi 1:3-7

3 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, 4 il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione; 5 perché, come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.

6 Perciò se siamo afflitti, è per la vostra consolazione e salvezza; se siamo consolati, è per la vostra consolazione, la quale opera efficacemente nel farvi capaci di sopportare le stesse sofferenze che anche noi sopportiamo. 7 La nostra speranza nei vostri riguardi è salda, sapendo che, come siete partecipi delle sofferenze, siete anche partecipi della consolazione.

 

Care sorelle e cari fratelli nel Signore,

È da un po’ che non ci vediamo. Vi penso e prego al Signore che vi troviate in buona salute. Sia ringraziato il Signore perché nonostante siano dei giorni così difficili penso che tutti noi abbiamo avuto tanti modi per sentire i nostri amici, e conoscenti, e con le informazioni da noi arrivati, ognuno ha avuto modo di rifletterci su, nel bene e nel male.

Sono molto felice per l’intervento del nostro Signore in Cina, è una dimostrazione al mondo che Egli non ci ha abbandonati, ma anzi, ha potentemente manifestato tramite il suo agire che Lui è l’unico Dio salvatore e liberatore che professiamo. Le mani del Signore hanno operato tramite i ricercatori, i medici, gli infermieri e di tutti coloro che hanno soccorso i malati di coronavirus COVID 19 in Cina. La potenza di Dio ha superato ogni intelligenza umana, senza favoritismo, afferrando chiunque con il suo Spirito per mettere davanti a tutti la testimonianza della grandezza del suo amore di misericordia e di guarigione. Ha scelto di agire nel paese che ha causato la vostra sofferenza. Vi siete sentiti perseguitati a causa della vostra fede, ma Egli vi ha fatto regnare con la vostra fede. Così si è avverata la parola dell’apostolo Giovanni nella sua prima lettera dicendo: << Questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede>>. 1 Giovanni 5,4

 

Cina è un paese che a me sta a cuore e che mi è così vicino perché ci siete voi.

Siete arrivati a noi perché la vostra strada vi aveva diretto verso l’Italia, confermato dal vostro profondo desiderio di cercare la parola del Signore tra noi, è il nostro mandato come pastori e predicatori. Quante volte nella Bibbia troviamo i passi che attraverso l’incontro con l’altro, Dio ha fatto chiarezza della sua presenza in mezzo a loro(cfr. Dove due o tre sono riuniti nel mio nome lì sono io in mezzo a loro>> Matteo 18,20. Noi, il pastore Fiume ed io, con l’aiuto di Francesca per la traduzione nella vostra lingua e la collaborazione di Giulia per il coordinamento, siamo stati messi insieme per testimoniare a voi  in comunità per l’edificazione di essa, ci sono dei doni spirituali che il Signore stesso l’aveva conferito ai suoi discepoli e le sue discepole.

Il mondo è uno e siccome tale diciamo che siamo nella stessa barca.

Il mondo però è diviso in diverse nazioni e quello che conosco di più è il paese delle Filippine in cui sono nata e Italia dove io vivo. Mentre assisto in Italia il bene che cerca il governo di fare per salvare la vita dei suoi cittadini con la massima attenzione degli scienziati, ricercatori, medici, infermieri e tutti gli altri mi viene in mente parallelamente la condizione sanitaria nel paese della mia provenienza.

Lì hanno anche fatto le restrizioni per non essere contagiati ma la sovrappopolazione non impedisce la diffusione del coronavirus COVID-19.

So che qui, in Italia, il cibo è garantito per sfamare tutti, il popolo nelle filippine non ha questa garanzia. Lo shock per il cambiamento della vita di un filippino collaboratore domestico è doppio. Perché? Perché molti sanno che se un filippino rimane in casa e quindi non lavora non avrà la paga quindi non potrà più mandare i soldi per mantenere i suoi famigliari laggiù(comunque questo fatto è vero solo a una parte).

Il benessere di un italiano non può essere uguale per un filippino, per un cinese, per ognuno di noi. Che cosa si dovrebbe fare in una chiesa come la nostra? Pregare per tutti i popoli.

Gesù disse: <<Tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute e voi le otterrete >> Marco 11,24.  Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: “togliti di là e gettati nel mare, se non dubita nel cuor suo ma crede che quel che dice avverrà gli sarà fatto” Mc. 11,23.

 

Care e cari la vostra storia di persecuzione è una ferita che vi lascerà un segno di ricordo. È una memoria del passato, del presente e del futuro. Ma ricordatevi che ciascuno/a di noi ne ha per una motivazione. Vi esorto a ricordare l’apostolo Paolo che aveva fatto soffrire gli altri non solo a causa della sua tradizione ebraica, e era anche per la non conoscenza del vangelo, ma successivamente aveva sofferto  a causa del vangelo in Gesù Cristo che aveva cambiato tutta la sua vita. La rivelazione e l’incontro del Signore sulla via di Damasco aveva convertito il suo cuore e quindi la sua vita. Le esperienze di sofferenza sono innumerevoli nella nostra vita di credenti, ma proprio per questo motivo che l’apostolo ci ricorda che Dio ci dona ogni volta la consolazione. Ogni sofferenza umana conta nel cuore di Dio e a suo tempo corrisponde una giusta consolazione.

 

Pietro Lombardo nel suo libro che ha intitolato “365 pensieri, per conoscersi, amare, capirsi” dice: “L’esperienza è forse la strada maestra dell’apprendimento, in grado d’insegnarci ciò che parole o prediche non riescono a fare?”.  “Credo che questo sia vero solo in parte, perché altrimenti non si spiega come mai certe persone continuano a ripetere le stesse esperienze negative e a ritrovarsi, puntualmente, nel medesimo labirinto da cui erano appena uscite.

In realtà, è l’atto della riflessione sull’esperienza compiuta che ci permette di apprendere da essa.  Riflettere, significa volgere lo sguardo su di sé, per conoscersi e comprendersi meglio, al fine di costruire la bussola della saggezza. (4 febbraio. 365 Pietro Lombardo)”

Io condivido questo pensiero che in ogni esperienza dolorosa e con la riflessione ricavata da essa ci sia un gran dono per andare avanti perché abbiamo il coraggio e la speranza di ogni giorno.

Leggete le Sacre Scritture. Non rinunciate a credere nella parola del Signore Gesù Cristo.  Osate a invocare il suo nome poiché viene a salvare l’umanità intera. È in mezzo a noi e tra noi. La gioia si rechi in voi. Siate in pace con Dio nostro liberatore.

Abbiate cura di voi.

 

Preghiamo:

Dio donatore della nostra vita ti preghiamo di rimanere con noi e di sostenere la vita che hai donato con la tua parola. Tu sei il nostro principio e la nostra fine. Questo tempo in cui le notizie sul coronavirus occupano  in prima pagina dei quotidiani nel mondo, è tale in cui siamo chiamati a dover scavare ancora di più in noi stessi le nostre riflessioni. Rimani con noi con le tue mani benedicenti. Amen.

 

Benedizione:

La grazia del Signore Gesù cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. amen.(2 Corinzi 13,13)

 

A risentirci care e cari.

La vostra sorella in Cristo,

Pastora Joylin

 

 

Sipra Pua – Culto e sermone del 29 marzo 2020

Preludio “Great is thy faithfulness”

 Ci raccogliamo alla presenza del Signore

 Invocazione

 Tu, tu solo sei il Signore.

Tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito,

la terra e tutto ciò che è sopra di essa,

i mari e tutto ciò che è in essi. (Neemia 9,5)

 

Preghiera: Benedetto sii tu, Dio nostro, perché a te tutto appartiene, ma tu, piuttosto che prendere, dai; tu, prima di chiedere, di esigere, doni tutto, doni te stesso. Non lo vediamo sempre, non lo riconosciamo sempre, non sempre sappiamo rallegrarcene e cantare a te di gioia riconoscente.

Non sempre. Solo quando la tua parola ce lo ricorda, solo quando Gesù ci parla nell’Evangelo e si presenta a noi da parte tua, a nome tuo.

Tu hai fatto una cosa straordinaria, unica al mondo: in Cristo ci hai dato e ci dai la vita, la tua vita, e noi siamo nella gioia. A te la lode tre volte santo.  Amen

 

Inno 334

 

Care e cari, buongiorno e buona domenica.

Questa mattina, ho scelto di condividere la mia riflessione sul primo capitolo del libro dell’ Esodo

per ricordare e meditare l’atto straordinario delle due donne levatrici Sifra(Bellezza) e Pua(Splendore) e nello stesso tempo per invogliarvi a visitare il sito della nostra chiesa che in questo periodo potete trovare sia le mie meditazioni domenicali sia la registrazione sul tema dello Studio biblico sulle donne scelte nella Scrittura e non solo.

 

Esprimo dunque la mia riconoscenza e la mia gratitudine a Antonella che continua a dedicare il suo tempo per completare, come è stato  prestabilito, il programma  dello SB. previsto per questi mesi di marzo, aprile e maggio.

***

 

Da questa premessa vi invito ora a raccoglierci nell’ascolto del libro dell’Esodo dal capitolo 1 fino al  versetto 12 del cap. 2. (Prendete voi in mano la vostra Bibbia e seguitemi nella lettura).

 

ESODO cap. 1: 1-7. 8-22; 2,1-10

 

1 Questi sono i nomi dei figli d’Israele che vennero in Egitto. Essi ci vennero con Giacobbe, ciascuno con la sua famiglia: 2 Ruben, Simeone, Levi e Giuda; 3 Issacar, Zabulon e Beniamino; 4 Dan e Neftali, Gad e Ascer. 5 Tutte le persone discendenti da Giacobbe erano settanta. Giuseppe era già in Egitto. 6 Giuseppe morì, come morirono pure tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione. 7 I figli d’Israele furono fecondi, si moltiplicarono abbondantemente, divennero numerosi, molto potenti, e il paese ne fu ripieno. 8 Sorse sopra l’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. 9 Egli disse al suo popolo: «Ecco, il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più potente di noi. 10 Usiamo prudenza con esso, affinché non si moltiplichi e, in caso di guerra, non si unisca ai nostri nemici per combattere contro di noi e poi andarsene dal paese». 11 Stabilirono dunque sopra Israele dei sorveglianti ai lavori, per opprimerlo con le loro angherie. Israele costruì al faraone[1] le città che servivano da magazzini, Pitom e Ramses. 12 Ma quanto più lo opprimevano, tanto più il popolo si moltiplicava e si estendeva; e gli Egiziani nutrirono avversione per i figli d’Israele. 13 Così essi obbligarono i figli d’Israele a lavorare duramente. 14 Amareggiarono la loro vita con una rigida schiavitù, adoperandoli nei lavori d’argilla e di mattoni e in ogni sorta di lavori nei campi. Imponevano loro tutti questi lavori con asprezza. 15 Il re d’Egitto parlò anche alle levatrici ebree, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua, e disse: 16 «Quando assisterete le donne ebree al tempo del parto, quando sono sulla sedia, se è un maschio, fatelo morire; se è una femmina, lasciatela vivere». 17 Ma le levatrici temettero Dio, non fecero quello che il re d’Egitto aveva ordinato loro e lasciarono vivere anche i maschi. 18 Allora il re d’Egitto chiamò le levatrici e disse loro: «Perché avete fatto questo e avete lasciato vivere i maschi?» 19 Le levatrici risposero al faraone: «Le donne ebree non sono come le egiziane; esse sono vigorose, e prima che la levatrice arrivi da loro, hanno partorito». 20 Dio fece del bene a quelle levatrici. Il popolo si moltiplicò e divenne molto potente. 21 Poiché quelle levatrici avevano temuto Dio, egli fece prosperare le loro case. 22 Allora il faraone diede quest’ordine al suo popolo: «Ogni maschio che nasce, gettatelo nel Fiume, ma lasciate vivere tutte le femmine».

 

1 Un uomo della casa di Levi andò e prese in moglie una figlia di Levi. 2 Questa donna concepì, partorì un figlio e, vedendo quanto era bello, lo tenne nascosto tre mesi. 3 Quando non potè più tenerlo nascosto, prese un canestro fatto di giunchi, lo spalmò di bitume e di pece, vi pose dentro il bambino, e lo mise nel canneto sulla riva del Fiume. 4 La sorella del bambino se ne stava a una certa distanza, per vedere quello che gli sarebbe successo.
5 La figlia del faraone scese al Fiume per fare il bagno, e le sue ancelle passeggiavano lungo la riva del Fiume. Vide il canestro nel canneto e mandò la sua cameriera a prenderlo. 6 Lo aprì e vide il bambino: ed ecco, il piccino piangeva; ne ebbe compassione e disse: «Questo è uno dei figli degli Ebrei». 7 Allora la sorella del bambino disse alla figlia del faraone: «Devo andare a chiamarti una balia tra le donne ebree che allatti questo bambino?» 8 La figlia del faraone le rispose: «Va’». E la fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. 9 La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino, allattalo e io ti darò un salario». Quella donna prese il bambino e lo allattò. 10 Quando il bambino fu cresciuto, lo portò dalla figlia del faraone; egli fu per lei come un figlio ed ella lo chiamò Mosè; «perché», disse: «io l’ho tirato fuori dalle acque».

 

 

Inno 334.  2 e 4 

 

Preghiera

<<Siano  gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o  Signore, mia rocca e mio redentore>!> Salmo 19,14

 

Sermone

 

SIFRA(vuol dire bellezza) e PUA(vuol dire splendere) : CORAGGIO DI DONNE ; ecco quale titolo potremmo dare a  questa meditazione.

Ci troviamo all’inizio del libro dell’ESODO, ossia del racconto  che narra la nascita del popolo di ISRAELE, attraverso la sua liberazione dalla schiavitù in terra d’Egitto. Il testo incomincia con la genealogia di Giacobbe poi, viene spiegato la dura condizione degli Israeliti sotto un nuovo  faraone, di cui non ci viene rivelata l’identità o il nome: al potente re fa paura la crescita  costante della popolazione degli stranieri-schiavi. Non è tanto il pericolo che la  “purezza della razza” sia contaminata o che nella cultura nazionale avvenga una penetrazione di elementi estranei; ciò che lo preoccupa è che questi sudditi, diventando sempre più numerosi, possano ribellarsi e in caso di guerra allearsi coi nemici dell’Egitto.

Il piano maligno del faraone è quello di sfruttare al massimo la forza lavoro degli ebrei e nello stesso tempo di indebolirne le energie e lo spirito, facendoli maltrattare da crudeli soprintendenti  ai lavori. Ma il suo piano non riesce perché, come abbiamo letto, più gli Israeliti sono oppressi e più si moltiplicano; allora il faraone escogita uno stratagemma diabolico: invece di cacciarli, progetta di esaurire la loro forza guerriera eliminando i maschi! Il sovrano egizio è un abile politico e non vuole sporcarsi le mani: un intervento di grandi proporzioni sarebbe rischioso per l’immagine regale e potrebbe scatenare l’insurrezione(la ribellione) di questi ebrei. Molto meglio assumere due levatrici(ostetriche), sotto la propria diretti  responsabilità per risolvere la  “questione ebraica” : i neonati maschi verranno soppressi!  Cosa meglio dell’arruolare delle donne, le levatrici appunto: chi sospetterebbe mai  di loro?

Troviamo qui un ritratto quasi perfetto del ruolo delle donne negli schemi di chi detiene il potere: infatti il sovrano è sicuro che le levatrici gli obbediranno, non  solo perché sono sue suddite, ma anche perché, in quanto donne, sono abituate ad obbedire in una società in cui è l’uomo a decidere in tutte le questioni importanti. C’è inoltre un altro particolare: SIFRA e PUA  aiutano le donne ebree a partorire, ma non sono esse stesse ebree: sono egiziane e in quanto tali, chiamate ad obbedire al loro faraone, che poi era una sorta di “dio in terra”.

Tanto più coraggioso,  perciò, il loro gesto di disubbidienza: SIFRA e PUA non si  piegano all’ordine del re e lasciano in vita i neonati. Esse si rifiutano di collaborare  con il potere, per non diventare complici del maligno.  Le levatrici conoscono i rischi  a cui vanno incontro, disubbidendo agli ordini ricevuti  ed allora lo fanno con astuzia. Quando il faraone se ne accorge sono chiamate a  presentarsi davanti a lui e alla sua domanda“ perché avete agito così e avete lasciato vivere anche i maschi? ”, esse fingono ingenuità e spiegano che non  possono fare  altrimenti “Le donne ebree non sono come le egiziane. Sono più robuste e,  quando arriva la levatrice, hanno già partorito”.

CHI e CHE COSA dà loro così tanto coraggio? Al versetto  17 abbiamo letto che  esse hanno “ il timor di DIO ” un’espressione biblica che significa non solo un atteggiamento di estremo rispetto religioso davanti al mistero, ma anche attenzione  nell’interpretare la volontà di DIO, facendo scelte che sono volte al BENE collettivo. Le due donne allora, con finta arrendevolezza, si prendono gioco del faraone: in quanto maschio egli non sa niente del parto, della nascita e dei misteri della creazione. Il faraone sa soltanto comandare la morte… La sapienza delle donne sconfigge l’ignorante faraone e ciò favorisce il piano di DIO: è DIO stesso che  si rivela in questa opera femminile di salvezza ed agisce in questa disubbidienza civile delle donne che è insieme scaltrezza(avveduta) e coraggio; coraggio  perché le  levatrici sanno che, sfidando lo strapotere di un uomo, si espongono al pericolo delle sue ritorsioni(vendetti). DIO si mette dalla parte di quella sapienza femminile che da sempre gestisce i misteri della vita e mette al mondo bambini e bambine; una sapienza che crea un  legame così profondo e intenso da annullare la distanza etnica, così come la differenza sociale. SIFRA e PUA  saranno premiate, perché  DIO concederà loro di farsi una propria famiglia.

L’atto di disubbidienza e resistenza delle due levatrici è l’inizio della storia dei salvati attraverso la collaborazione degli esseri umani con DIO ed anticipa la storia di MOSE’, come ci viene raccontata nel capitolo 2 dell’ESODO: infatti, il faraone non desiste dai suoi progetti infanticidi ed ordina, questa volta al popolo, di gettare nel fiume tutti i neonati maschi.

Anche per MOSE’ ( il cui nome significa salvato dalle acque ) sarà ancora la solidarietà femminile ad essere strumento di salvezza, perché la madre, la sorella del piccolo MOSE’ e la figlia del faraone, con tenerezza ed astuzia, daranno una mano al progetto di DIO: La figlia del faraone, ha compassione del piccolo MOSE’, e in quanto donna sente  la sua vocazione di madre più forte del suo dovere di figlia; anch’essa disobbedisce al faraone, poiché in cuor suo e nella sua coscienza sa che l’ordine del padre è totalmente disumano!

Oggi i moderni faraoni si chiamano: guerra, fame, inquinamento, mafia ingiustizia del sistema economico mondiale, l’ultima è più forte  la corona virus Covid 19 è una piaga mondiale che tutti devono superare con l’obbedienza essendo rinchiusi in casa; sì, tante manifestazioni del male continuano ad opprimere l’umanità come in passato: l’esempio di SIFRA e PUA, umili donne, ci insegna che il SIGNORE ha bisogno dell’ impegno fattivo e solidale di tutti noi, suoi figli, per contrastare le trame del maligno e condurci sulla strada della liberazione.

Prima di concludere la mia riflessione vorrei leggere ancora i tre versetti del vangelo di Marco al capitolo 14 versetti 3.8-9 <<3 Gesù era a Betania, in casa di Simone il lebbroso; mentre egli era a tavola entrò una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore; rotto l’alabastro, gli versò l’olio sul capo. (Gesù disse ai suoi discepoli indignati al gesto compiuto): 8 Lei ha fatto ciò che poteva; ha anticipato l’unzione del mio corpo per la sepoltura. 9 In verità vi dico che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato il vangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato, in memoria di lei».

Oggi è la quinta domenica del tempo della passione e la quella prossima sarà la domenica delle palme e con il gesto di quella donna vogliamo ricordare insieme quanto è stato prezioso il profumo d’amore che ha versato a Gesù e a Lei, un amore incommensurabile. Gesù ha donato la sua vita ai suoi discepoli chiamati suoi amici e anche alle sue discepole cui qualsiasi donna potrebbe sentire. Non possiamo dimenticare quella ‘donna’ per tutto quello che ha fatto, raffigurando l’identità di multitasking: madre, sorella, amica.

  • Cari, voglio salutare le donne(le sorelle e amiche del gruppo chat delle wonderwomen di via XX settembre) che con il loro servizio di dedizione in questi anni hanno testimoniato la loro fede e amore nel Signore.
  • voglio ringraziare le donne che si affiancano tra di loro in questo momento di isolamento. Un caro saluto in particolare a Chica e Anna, sua cugina di Firenze, che si fanno compagnia mentre aspettano il ritorno a casa di Titti. Cara Titti ti vogliamo bene, siamo felici di sapere che le medicine funzionano  e soprattutto i medici e gli infermieri ti hanno  presso cura e ti stanno prendendo cura in questo tempo. Perciò ti chiediamo di resistere e di non perdere la speranza che hai riposto nel Signore. Coraggio sorella nostra.
  • Ricordiamo Lia Fanfani che è diventata nonna perché la moglie di Joseph suo badante ha partorito una bambina che si chiama Sabrina Lia Furto. Loro sono diventati una famiglia.
  • Ricambiamo il saluto anche di Alba Rocco

Possa essere la nostra riconoscenza e gratitudine ricevuta e donata per proseguire il nostro compito di essere una portavoce della società di uomini e donne capaci di cambiare le mentalità distruttive.

 

Inno 334. 1  “Noi trionferemo” 

 

Rivolgiamo al Signore la nostra preghiera di intercessione con queste parole di Waimalo Wapotro-Nuova Calendonia, p 26, dalla Spalanca la Finestra, raccolta dei testi di fede della Chiesa Universale)

GRAZIE DI AVERCI CREATE DONNE

Signore,

grazie di averci create donne,

madri di figli, madri di padri, madri di nonni, madri di chi parte, madri di chi arriva, e di chi verrà.

Signore,

grazie di averci create donne,

madri di generatrici di vita, madri di creatrici del presente, madri di costruttrici di Avvenire,

madri di custode di vita, madri Legami, madri Alleanza, madri Incontro, madri Incroci, Madri Solidarietà.

Signore, l’una l’altra, siamo create ad immagine di Dio, fa che sempre insieme, camminiamo a fianco a fianco nella tua volontà.

Signore, grazie di averci create donne, custodi di ogni vita, ad immagine del nostro Padre.

Signore ti preghiamo per il mondo che hai tanto amato, ti preghiamo per i membri della nostra comunità che sono malati. Ti chiediamo di avere pietà di loro, di concederli la forza mancata e di guarirli. Ti chiediamo di stendere la tua mano e rialzali dal letto in cui giacciono. Non tardare di porre il rimedio per questa malattia che sta colpendo l’intera umanità. Ti supplichiamo di salvare la vita della mia cugina Remy Ancheta colpita dalla corona virus covid 19 e tutti gli altri che si trovano nella stessa condizione.

Ti chiediamo di darci solidarietà e maggiore comprensione tra i nostri dirigenti che stanno guidando ogni paese.

Perdonaci e aiutaci a cambiare la nostra mentalità che ci porta alla distruzione. Ti ringraziamo per tutti quelli che ci aiutano e ci procurano i cibi quotidiano.  Resta con loro e con noi.

Tutto questo te lo chiediamo nel nome di Gesù Cristo che ci ha insegnato a rivolgerti con queste parole Padre Nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

Benedizione:

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre, e la comunione dello Spirito Santo restino a tutti noi, ora e sempre.

 

Vi invito ancora a rimanere in meditazione mentre ascoltiamo la musica dell’inno  294.1 e 4

 

Buona domenica e alla prossima.

 

Riflessione e ordine della preghiera del 22 marzo 2020

Riflessione e ordine della preghiera del 22 marzo 2020 (video sulla pagina FB)

Invocazione

Ci raccogliamo alla presenza del Signore:

Grazia, misericordia e pace ci siano date da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo che ha dato sé stesso per noi. Amen.

Leggiamo il Salmo 122, versetto 1: Mi sono rallegrato quando mi hanno detto “Andiamo alla casa del Signore”

 

Preghiamo:

Signore Dio nostro, oggi noi veniamo a te, e ti incontriamo non nelle quattro mura di un edificio costruito dagli uomini, ma dentro di noi stessi, poiché ogni credente è il tuo Tempio, come ricordava l’apostolo alla come comunità di Corinto (al cap. 3 verso 16: <<  Non sapete che siete il tempio di Dio?>>) cui fondamento è Gesù Cristo, la pietra angolare che mantiene su di sé tutto l’Edificio.

Facci vivere questo momento di incontro con te insieme ai membri delle nostre famiglie per ricevere la tua parola di vita e l’acqua che disseta la nostra sete per andare avanti in questo momento in cui ci sentiamo nel deserto, nel buio, e nello smarrimento. Rimani con noi con il tuo Spirito Santo. Tutto questo te lo chiediamo nel nome e per amore di tuo figlio Gesù Cristo. Amen.

Inno 163. 4  Signor, ti siamo grati, di tutti i doni tuoi dimori in mezzo a noi, accresci noi la fe.

Saluto

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, buongiorno e buona domenica.

La grazia di Dio sia con noi tutti questa mattina.

 

Oggi è la seconda domenica che ci siamo collegati e attraverso questo video  ci troviamo nelle nostre case.

Sì, siamo nelle nostre dimore,  è il luogo più sicuro, e lontano dal pericolo di contaminazione.

 

Preghiera di confessione di peccato

Care sorelle e cari fratelli nel Signore l’apostolo Paolo esorta la comunità di Roma a presentarsi, come un unico corpo, un sacrificio vivente, santo è gradito a Dio (Romani 12,1).

Presentiamoci dunque come un unico corpo in modo da poter essere purificati e guariti da ogni tipo di malattia.

Preghiamo:

Signore  il nostro corpo è soggetto alla malattia. Comprendiamo che tu vuoi  dimorare in esso per sanarlo continuamente. Debole e incapace di resistere ad ogni male. Noi siamo così impuri dentro e fuori che solo tu ha la capacità di farci diventare puri, sani. Noi ti ringraziamo perché tu fai ogni cosa per renderci gradevoli a te. Ti preghiamo di non tardare il tuo intervento e insegnaci a combattere la guerra che stiamo affrontando a causa del coronavirus Covid-19. Denunciamo il suo nome perché tu possa gettarlo sul fuoco. Salvaci da questa malattia. Amen.

Annuncio della grazia

Fratelli e sorelle, rallegriamoci nel Signore perché con il suo Spirito Santo ci rende capaci di comprendere laddove abbiamo sbagliato, ci rende puri e saggi per trovare le giuste soluzioni per guarire le nostre malattie, fisici e spirituali. E lo confermiamo con le parole dell’inno di lode numero 50.

Inno 50

A Dio sia la gloria prodigi egli fa! E tanto ci ha amati che il figlio ci dà; per tutti i peccati del mondo morì, le porte del cielo per tutti Egli aprì.

Lode a te! (2X) Celebriamo il Signor! Lode a Te! (2X) Allegrezza nel cuor! Al Padre venite il Figlio ci dà, e dategli gloria prodigi Egli fa!

Preghiera

<<Siano  gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o  Signore, mia rocca e mio redentore>!> Salmo 19,14

Sermone

Cara comunità, Care sorelle e cari fratelli nel Signore, con voi che mi ascoltate in questo momento da casa con i vostri cari questa mattina condivido la mia riflessione sul vangelo di Giovanni 12,24 in due lingue, prima in italiano poi in tagalog.

Ho ritenuto anche questa occasione di continuare ad andare avanti a leggere e fare la mia meditazione sulle letture bibliche proposte per le domeniche, perché le sofferenze di Gesù nel tempo della passione riguardavano il senso del suo ministero sulla terra, e essendo noi suoi discepoli e discepole siamo coinvolti, perché siamo la causa principale di quella sofferenza che reca gioia perché ne vuole scoprire. Vi invito, ora, a meditare insieme e con la mia riflessione possiate crearne anche voi una vostra propria.

 

Gesù disse: <<24 In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto>>.

 

Ancora una volta, Gesù ha utilizzato la parabola come mezzo per comunicare i suoi insegnamenti ai suoi discepoli e per riassumere il suo pensiero sulla morte. Egli ribadisce che il senso profondo di questa parolanon è soltanto una perdita, ma è anche un guadagno. In una comunità cristiana parlare della morte significa anche parlare della vita che si moltiplica, e si con-divide, riscattando la vita degli altri.  Aldo Comba nella sua premessa preso dalla redazione del “Commento secondo il Vangelo di Giovanni”, disse: “Evidentemente il granello di frumento caduto in terra non è morto nel senso BIOLOGICO, ma il fatto di essere sepolto in terra per poi riapparire come pianta è una parabola usata anche da Paolo […] in relazione al morire e risuscitare”.

 

La morale della parabola deve essere compresa dunque con una ricaduta positiva dal momento che nell’ora della morte, la vita eterna è confermata, rappresentata per molti un guadagno di vita eterna. Questo è un passaggio necessario perché nasca la comunità cristiana. Se Gesù non avesse scelto di donare la propria vita al servizio della volontà di Dio Padre, la comunità cristiana non sarebbe nata, non sarebbe esistita, e non ci sarebbe stata fino ad ora. Tale e quale per chi vuole essere il suo discepolo.

Cari fratelli e care sorelle, con questo passaggio Biblico mi viene in mente la parabola delle sementi e dei terreni e vorrei invitarvi ora, tutti insieme, a chiudere i vostri occhi, e a dedicare pochi minuti per immaginare ciò che succede passo per passo quando un seme cade in terra.

Quando il seme trova il suo ambiente ideale, comincia il percorso della nuova vita. Il seme si rompe, il guscio si dischiude, entra in una fase di germinazione(nascita, sboccio) seguito dall’accrescimento e sviluppo prima del germoglio, ove nascono le radici e le foglioline, e poi della pianta. Un solo seme, un GRANELLO così piccolo, piccolo, è in grado di portare in vita tante altre piante, così come nell’esempio di Gesù che, con il seme della Parola di Dio cresciuto in ciascuno e ciascuna di noi, ci ha portato a riscoprire la nostra esistenza come una comunità, frutto di quella morte.

La terra siamo noi, chi di noi vive cercando in sé di farlo crescere ogni giorno?

Chi di noi lo nutre ogni giorno evitando che si contamini?

Chi di noi lo protegge e lo accoglie in modo che le radici possano penetrare in profondità?

Questo seme, paragonato alla Parola di Dio, caduto sulla nostra terra ha trovato dei modi per adattarsi e attecchirsi, perciò siamo dunque invitati a confermarlo attraverso il nostro vivere da credenti.

 

“Egli disse in verità, in verità: Se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto”.

 

Care e cari,

in questo tempo di passione e del cammino percorso da Gesù, l’evangelista Giovanni ci ha lasciato questo versetto per ricordarci che siamo i portatori di questo granello, che genera la vita e la forza vitale. Ai nostri padri e alle nostre madri, origini della comunità cristiana, ha dato dei buoni frutti, che noi, le nuove generazioni, dobbiamo continuare a curare e a nutrire.

 

“Se” è una parola fondamentale per noi, definisce qualcosa che è stato realizzato, preceduto da una scelta, che richiede dedizione, impegno e tutto il tempo necessario e che aveva condizionato e nello stesso tempo determinato tutto ciò che doveva essere il frutto dell’azione compiuta nel ministero di Gesù come inviato prediletto, il servo di Dio. È cosi come quando un granello di frumento, un chicco di riso o di mais, dall’ora che ha raggiunto la maturazione viene piantato sulla terra per poter rinascere, portando in vita altre piante e frutti, la vita di un uomo credente quando raggiunge il suo fine, viene riscattato da Dio per manifestare completamente la vita eterna.  Il di Gesù era la condizione per cui l’uomo ha avuto la possibilità di ri-nascere, compiuto nell’evento della Pasqua.

 

“Se” non avessimo letto, ascoltato e meditato questo versetto, non avremmo mai potuto sapere il beneficio della fede che aveva donato il Signore. La fede che è cresciuta nella nostra vita quotidiana è come un granello di senape che ora sta combattendo contro il virus (come la malattia che si sta curando, e nello stesso tempo il come l’incredulità che segna e destina la morte).

Finché la fede vive in noi, la speranza non muore mai.

Oggi siamo tutti riuniti per ascoltare la Parola del Signore ricordandoci come un granello di senape. Egli verrà a raccogliere i suoi frutti che ci ha sostenuti in vita. Egli non si delude, non si fa abbattere dal male perché ha fiducia in ognuno di noi. Il frutto della morte di Gesù è singolare nella storia dell’umanità perché le comunità di credenti lo rende testimoni che c’è vita in Dio, e chi crede in lui possiede la vita eterna.

 

Cara comunità, siamo il frutto di quella morte.

Il valore di questo ricordo, di quello che siamo come chiamati “i cristiani” possa essere rinnovato perché per merito suo, la vita ha acquisito un senso, dalla morte alla nascita e alla rinascita alla morte di un credente si  rinnova(ricicla) la vita stessa nel vero senso della parola.

La vita donata da Cristo Gesù non muore mai nel cristiano e nelle comunità cristiana.  Amen.

 

Inno 184

1

Così qual sono, pien di peccato, ma per il sangue da Te versato e per l’invito fatto al cuor mio, Agnello di Dio io vengo a Te.

2

Così qual sono pien di tristezza, in te ricerco vita e salvezza; Tu togli l’empio peccato mio, Agnel di Dio, io vengo a Te!

3

Così qual sono l’amor tuo santo mi calma il cuore, m’asciuga il pianto. Sei  tu la mia vita Salvatore mio! Agnel di Dio, io vengo a Te!

 

Sermone Juan 12,24

 

Ang mensahe sa umagang ito ay matatagpuan sa evanghelyo ni Juan kabanata labindalawa talata dalawamput-apat . Ang sabi ni Jesus:  <<Tandaan ninyo: malibang mahulog  sa lupa ang butil ng trigo at mamatay, mananatili itong nag-iisa.  Ngunit kung mamatay, ito’y mamumunga nang marami>>. 

 

Mga kapatid ko sa Panginoon na si Jesu-Cristo, magandang umaga po sa iyong lahat.

Sa linggong ito,  akoy nagpapasalamat sa Diyos sapagkat sa kabila ng lahat ng nangyayari sa buong mundo, tayo’y nasa ating mga tahanan, at tayo ay nagkakaisa upang pakinggan natin muli ang sinabi ni Jesus sa kanyang mga alagad noon at sa atin ngayon. Hindi tayo magkakasamang lubos dahil tayo ay nasa kanya-kanya tahanan, ngunit ramdam ko na tayo ay nagkakaisang lahat upang sambahin ang poong maykapal. Ito ay sanhi ng ating pinanghahawakan na pag-asa na siya ay nariyan sa ating mga tabi upang tayo ay gabayan at sakluluhan sa kapahamakan at sa ating mga pangangamba,  kung anuman ang ating kahihinatnan at magiging kinabukasan.

 

Dahil sa mga pangako ng Diyos, lubos na ating itinitingala ang ating mga paningin at nananalangin na  sa  panahong ito ng walang katiyakan nangingibabaw parin ang ating pananampalataya na siya ay darating sa tamang oras upang tayo ay sakluluhan at iligtas sa kamatayan na idudulot ng Coronavirus Covid 19.

 

Ang sabi ni Jesus <<Tandaan ninyo: malibang mahulog  sa lupa ang butil ng trigo at mamatay, mananatili itong nag-iisa.  Ngunit kung mamatay, ito’y mamumunga nang marami>>. 

Sa pamamagitan ng mga salita niya na ating pagbubulay-bulayin ating magugunitang muli kung bakit tayo ay nagkaroon ng buhay dahil sa  kamatayan na sinasabi ni Jesus.

 

Ano ang ibig sabihin nito?

Una sa lahat kanyang inihambing ang kanyang sarili sa isang butil ng trigo.

Sa pagdating ng tamang oras siya ay mawawala dito sa mundo, siyay mamamatay, ngunit dahil siya ay  maitatanim (maipupunla) sa atin parang lupa, siyay tutubo,  uusbong at pagdating ng panahon siya ay mamumunga ng marami. Ibig sabihin din na marami ang mga tao na maniniwala sa mga salita ni Jesus at sila ay matatawag na kanyang mga bunga. Sa makatuwid ang isang mananalig sa kanya, at maninawala sa kanyang salita pinagkalooban siya ng buhay na kailanman hindi mamamatay. Si Jesus ay mananatiling mabubuhay sa pamamagitan ng mga maniniwala sa kanya, susunod sa kanyang mga yapak,  at sila ay magkakamit ng buhay na walang hanggan. OK..

**

Ano ang silbi ng pagkamatay ni Jesus? Bawat buhay ay tiyag na may kahalagahan sapagkat ito ay kanyang tiniyak na kanyang ipagtatanggol sa anumang kapahamakan.

 

Ang Coronavirus ay isang tunay na kalaban na kagagawan ng Diyos ng kamatayan upang ipakita sa mundo ang kanyang kapangyarihan tulad din ng  Diyos na buhay. Sila ay naglalaban ngayon sa pamamagitan natin  mga nilalang. At kung tayo ay mawawalan ng pag-asa sa Diyos na buhay, siya ay magtatagumpay dito sa mundo. Kayat kung hindi natin gawin ang mga inuutos ng batas ng Diyos at governo para sa ating kapakanan tayo ay mapapahawak. Ating gapiin ang masamang sakit na kumakalat at lumilipol sa  buhay na ipinagkaloob ng Diyos na lumalang sa pamamagitan ng mabuting balita na nakasaad sa Bibliya. Ang pangyayaring ito ay pagsubok na ating dapat na mapagtagumpayan.

 

Sa ikalawang linggong ito dito sa Roma, kayo ay nasa iyong mga tahanan o sa iyong mga tinitirhan.

Kayo’y kasama ng inyong mga pamilya, kamag-anak o kaya mga kaibigan.

Mga kapatid sa panginoon, sa panahong ito  tayong lahat ay nagdaranas ng pagbabago sa buhay.

Nag-umpisa na ang bagbabagong pankalahatan, walang hindi nakakaramdam sa dulot ng sakit na nanagawa itong CoronaVirus Covid 19.

Ang buong mundo ay nagdaranas ng kanyang kalupitan at inuunti-unti,  niya tayong lahat binibigyan ng palaisipan at dapat na pagmumuni-munihan.  Ang dulot niyo ay kamatayan o panibagong -buhay: ibig sabihin itigil ang mga ginagawang hindi nararapat sa bawat-isa para sa ikabubuti nating lahat.

 

Ang mundo ay iisa at may karapatan itong manatili upang tayo mga nilalang ay patuloy na mabuhay.

Marami na kayong narinig na mga balita tunggol sa mga nangyari sa pagkalat ng corona virus.

Ito ay nagmula sa isang nasyon nagngangalang China, pagtapos dito sa Italya  dahil sa paglalakbay ng isang tao o mga dayuhan at ang sakit na ito ay nakakarating sa ibat-ibang lugar.

Ang Coronavirus ay  nagsasanhi ng kamatayan ng isang tao at itoy  naglalakbay at ang ating mga katawan ay kanyang sinasaniban at pinapatay.

Dahil sa isang tao na nagtataglay nito ito’y kumakalat.

 

Ang sabi ng mga tagapagsaliksik, ay napaka-importante: huwag lumabas ng bahay upang hindi ito maikalat. Ngunit ano ang nangyayari ngayon maraming lumalabag sa batas na ito dahil sa mga pangangaylangan

parin sa buhay.

Patuloy parin ba kayong nagtatrabaho upang may  pambili ng pagkain, pambayad ng bahay, upang may ipadala sa mga mahal sa buhay na panggastos sa Pilipinas?.

Naiintindihan ko kayo.  Ito ay ang problema o suliranin natin ngayon.

Sino nga ba ako na magpipigil sa inyo?

Ngunit ngayon ang lahat ay walang katiyakan ito ay ang masakit na katutuhanan.

Ang tanging ating katiyakan ay ang kilalanin na ang Diyos ay ang tangi lamang nating katiyakan.

Dahil siya ang nagbigay ng buhay sa atin at siya rin ang siyang may karapatan na bumawi nito sa tamang oras.

– Sa pamamagitan ng ating pagdarasal sa Diyos na igawad muli ang kanyang habag sa ating lahat at iligtas sa kapahamakang ito.

– Atin nating idaing/idulog  sa Diyos ang ating mga kasalanan sa pag-aabuso sa ating mga sarili at kalikasan patungo sa kamatayan.

-Atin nating tanggapin na hindi natin lahat makakamit sa paraan ng walang hangang paghahanap-buhay lamang.

Ang napakabuting naidulot nitong panahong ito ay ang inyong presensa sainyong mga anak, asawa at kapatid. Sabik ang inyong mga anak na makapiling kayo bilang kanilang mga magulang.

Mga kapatid sa ating panginoon ang ating mga buhay bilang isang comunidad ng mga nanalig sa Diyos ay napakahalaga upang ating ilantad at saksihan ang Diyos na buhay na siyang nagbigay sa ating lahat ng ating mga pangangailang sa mundong ito.

Bigyan natin ng pansin ang ating mga sarili ngayon, mag-isip tayo, tanungin natin ang ating mga sarili kung ano ang ating mga ginawa na siyang nagdulot ng kaligayahan sa atin.

Ang Diyos pag-ibig ay umiibig sa atin at dahil dito ayaw niyang tayoy mapahapak.

Tayong lahat ay bunga ng kanyang pag-ibig.

Panalangin

Diyos na Buhay, at umiibig sa kanyang  mga nilalang. kamiy nagsusumamo sa iyo upang idulog ang aming situasyon sa panahong ito. Hindi lingid sa iyo ang aming mga katayuan. Kayat kamiy patuloy na humahanap ng lunas ng aming mga suliranin sa pamamagitan ng iyong tulong. Kamiy nasa harapan mo upang bigyan mong muli ng panibagong pag-asa. Diyos ng pag-ibig, maawa ka sa aming lahat. Amen

 

***

Per la nostra preghiera di intercessione vorrei leggere queste parole di un fratello di chiesa intitolato:

 

“E se ci alzassimo la nostra testa?”

 

Un virus così piccolo, non visibile ad occhio nudo.

Si diffonde in tutto il mondo.

Le persone hanno perso la fiducia.

 

L’uomo è confuso. Cosa mi succederà?

Mi fido del governo?

Perderò il mio lavoro?

 

Dov’è l’individuo forte?

Che decide da solo la sua strada.

Che non si fa mettere sotto i piedi.

Che non si fa comandare.

 

Gli esperti dicono le loro cose, ma le indovinano?

Più persone sono gravemente malate.

Ospedali sono strapieni e manca personale.

Cosa ci aspetta ancora?

 

Incertezza ovunque. Negozi vuoti.

Borse in rosso. L’economia fuori del piombo.

Tutta il paese si ferma.

 

Sospendiamo addirittura i nostri incontri in chiesa.

Chi avrebbe detto questo?

Anche ai nostri politici manca il controllo.

A mani vuoti. Nessuno sa la risposta.

 

E se ci alzassimo la nostra testa?

Perché lì, in alto, c’è Chi decide.

E’ Lui che regna sulla vita e sulla morte.

E fa tremare tutta l’umanità.

 

Venite, che ci inchiniamo a fronte ad un Dio così grande e potente.

Mettiamo nelle Sue mani la nostra vita, il nostro paese, tutta l’umanità.

 

Signore,

Ti chiediamo di avere pietà del nostro mondo.

Ti chiediamo di cancellare i nostri peccati.

 

Con la morte di Tuo Figlio ci hai regalato la Grazia.

Ed è questo che ci regala riposo nei giorni di ansia.

Che a Te possiede il Potere.

E che noi possiamo trovare rifugio sotto le Tue ali. Amen

 

Preghiamo tutti insieme con le parole di Gesù che ci ha insegnato:

Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

Benedizione:

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre, e la comunione dello Spirito Santo restino a tutti noi, ora e sempre.

 

Fratelli e sorelle ricordiamoci che,

Il Signore è il nostro aiuto. Egli ci protegge.

È la nostra ombra. Egli sta alla nostra destra.

Di giorno il sole non ci colpirà, né la luna di notte.

Il Signore ci preserverà di ogni male; egli proteggerà l’anima nostra.

Il Signore ci proteggerà quando usciamo e quando entriamo. Amen.

 

 

Buona domenica e alla prossima.

Il culto di domenica 15 marzo

In tempi di emergenza i moderni mezzi di comunicazione ci permettono di mantenere la nostra comunità connessa.

Qui sotto trovate lo schema del culto di oggi che potrete anche vedere sulla www.facebook.com/metodistiroma/ o sul canale YouTube della Chiesa.

 

Invocazione

Ci raccogliamo alla presenza del Signore:

Grazia, misericordia e pace vi siano date da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo che ha dato se stesso per noi. Amen.

Saluto

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, buongiorno e buona domenica.

La grazia di Dio sia con noi tutti questa mattina.

Leggiamo il Salmo 133, versetto 1:

<< Ecco quant’è buono e quant’è piacevole, che i fratelli vivano insieme!

E dice anche l’evangelista Matteo al cap. 18, versetto 20 : <<Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, li sono io in mezzo a loro>>. Matteo 18,20

Così è altrettanto buono e piacevole quando si trovano due o tre fratelli o sorelle. Lì Dio è in mezzo a loro.

IC.148

1

Vieni in mezzo a noi Dio liberatore, ci raccogli tu nel tuo grande amore. Non lasciarci più: forte e la tempesta; ogni giorno è festa se con noi sei Tu.

2

Se Tu vuoi Signor, siam tuoi testimoni; anche il nostro cuor Tu vuoi rinnovare. Nella tua bontà dacci un avvenire; anche il nostro agire lode a Te darà.

3

Dacci fede in Te, Dio della speranza; ogni nostro di sia con te una danza. L’incredulità Tu puoi trasformare in un grande mare di fraternità.

4

Potrai solo Tu riscattar, Signore, questa umanità piena di dolore.

Se ci incontrerai nella tua Parola

la tua grazia sola ci illuminerà.

Confessione di peccato

Care sorelle e cari fratelli, leggiamo nel libro di Giobbe al cap. 9 verso 21: <<Io sono innocente? Sì, lo sono>> (Giobbe 9,21).

Queste sono le parole di Giobbe allora poiché non riuscì a comprendere le motivazioni delle sue disgrazie e si reputò di non aver commesso il peccato.

In questo tempo in cui le nostre certezze stanno crollando, trovandoci in serie situazioni di difficoltà, avendo perso molte cose acquisite con le nostre personali fatiche e abilità, osiamo dire queste parole davanti a Dio.

Preghiamo:

Signore Dio nostro, il vissuto di un credente come Giobbe è per noi un racconto straordinario delle Sacre Scritture poiché noi non abbiamo mai capito fino in fondo quali sono state le motivazioni delle sue disgrazie. Potremo capire le prove che siamo chiamati ad affrontare e a superare con il tuo aiuto. Ti chiediamo il perdono quando ci riteniamo degli estranei ed innocenti.

Tu gli hai detto: << dov’eri tu quand’io fondavo la terra?>> Giobbe 38,4

Ti chiediamo di farci capire e di accettare con umiltà il limite della nostra sapienza. Donaci, la mente e il cuore per comprendere ciò che siamo chiamati a cambiare nelle nostre abitudini.

Perdona la nostra insensibilità e spronaci a riflettere ora, qual è il passo successivo da intraprendere insieme. Sia tu davanti a noi. Amen.

Annuncio della grazia

Temere il Signore, questa è saggezza. Giobbe 28, 28.

Queste parole di Giobbe ci rendono capaci di invocare la grazia di Dio. Temerlo cioè accostare davanti a Lui, parlare con lui in preghiera ci accompagna ora e sempre. Che Egli ci dia la saggezza di capire la sua volontà. Lo ringraziamo. Egli è la fonte e sorgente della nostra vita. Amen

Preghiera

<<Siano  gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o  Signore, mia rocca e mio redentore>!> Salmo 19,14

Lettura Biblica: Luca 9,57-62=Mt 8:19-22 (Come seguire Gesù)

57 Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: «Io ti seguirò dovunque andrai». 58 E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59 A un altro disse: «Seguimi». Ed egli rispose: «Permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60 Ma Gesù gli disse: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va’ ad annunciare il regno di Dio». 61 Un altro ancora gli disse: «Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia». 62 Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio».

Sermone:

Care e cari,

ora mi vedete, mi trovate nel tempio, perché ho pensato di raggiungervi, di farvi sentire che siamo insieme, in questo culto di domenica. È strano per me e per voi non essere qui insieme, fisicamente, la legge ci impone di limitare il contatto tra le persone, ma attraverso questo video in diretta possiamo essere collegati, a continuare a lodare il Signore, e a dichiarare che Egli è buono e clemente nei nostri confronti.

In questo momento in cui trascorriamo il culto nel tempio, rivela la verità che  nessuno di noi si è mai immaginato che potessimo trovarci così, ma non dobbiamo dimenticare che il Signore è presente, qui e nelle vostre case, è in mezzo a noi, e che soffre con noi nel cammino verso Gerusalemme. Dobbiamo rallegrarci poiché questa situazione è solo temporanea.

Ci troviamo a ripercorre con lui la via verso Gerusalemme nel momento più vivido del racconto, assistendo con i nostri occhi l’attualità delle parole che a noi sono già state annunciate. Le parole profetiche delle Sacre Scritture si sono avverate, le parole e le azioni si compiono contemporaneamente. Cogliamo dunque, questa occasione per un momento di riflessione su ciò che sta accadendo intorno a noi.

La Terra è una sola. L’affermazione: “Siamo tutti nella stessa barca”, riflette la nostra condizione odierna: la situazione di emergenza sanitaria, causata dal COVID-19, che ciascuna nazione deve fronteggiare, chi prima e chi dopo. La Cina è il primo paese a doverne registrare un numero elevato di contagi, e a cui ora si stanno osservando dei miglioramenti grazie ai nostri fratelli e sorelle cinesi(scienziati, ricercatori, medici, infermieri) che hanno fatto dei sacrifici, dandoci molti esempi di coraggio.

Il mondo è colpito dalla Coronavirus. È una malattia molto contagiosa con conseguenze che si ripercuote in ogni aspetto della nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro lavoro, nella scuola, nei bar, e nelle strade, in ogni dove. I genitori, che con la chiusura delle scuole, devono fronteggiare non soltanto l’organizzazione del proprio lavoro, ma anche assicurarsi che i propri bambini possano seguire i loro programmi scolastici. “Lontano dal contatto, lontano dal contagio”, è la regola di base per evitare di trasmettere il coronavirus insieme ad un’ottima pratica di igiene, la regola di buon senso e il rispetto delle normative che ci vengono imposti.

I nostri modi di vivere, con questa pandemia mondiale, deve subire dei rimodellamenti e riadattamenti, anche se brevi, dobbiamo trovare delle soluzioni alternative perché la nostra vita possa continuare e la testimonianza del cammino di Gesù verso Gerusalemme deve avere ora un suo spazio nel nostro pensiero.

Dio nel figlio Gesù ci ha dato dei maestri e delle maestre nella nostra vita perché possiamo imparare a come vivere in questa terra.

Egli ne aveva scelto dodici, poi i settanta per avere delle continue collaborazioni nella diffusione della Parola del Regno di Dio fatto di giustizia, di guarigione e di guida per vivere la nostra vita. I suoi discepoli avevano acquisito molta sapienza, e il suo modo di parlare e agire recavano gioia e stupore. Essi avevano capito che i suoi insegnamenti gli aveva nutriti di parole di consolazione, di speranza.

Craddock un esegeta commenta questo brano dicendo che:

Colui che si è messo risolutamente in cammino per andare a Gerusalemme non offre un <<affare >>.

Io sono del tutto dipendente dall’ospitalità degli altri; vuoi esserlo anche tu?”, dice al primo che si offre volontario.

“La lealtà verso di me ha la precedenza anche sull’obbligazione morale primaria di un figlio”, dice al secondo potenziale discepolo.

“Io mi aspetto più di quello che Elia pretese da Eliseo” 1 Re 19,19-21, è la sua risposta al terzo, anch’esso offertosi come volontario.

Nella strada verso Gerusalemme, sarà manifestato la salvezza aperto a tutti che determinerà la nostra sorte. Non ci sarà più scusa. In questo episodio non sono quelli che sono stati scelti come seguaci di Gesù a rivelarsi dei veri discepoli, forse perché non avevano più bisogno del tale invito, visto che erano sempre con lui anche nel luogo di compimento del suo mandato, per essere santificati, purificati e salvati dalla sua opera di giustificazione attraverso la fede, ma sono persone che ancora non lo conoscono.

La radicalità delle parole di Gesù consiste nella sua esigenza di avere priorità che ci portano al miglioramento, e non al peggioramento delle relazioni umane. Gesù non ha mai detto di scegliere fra lui e il male, ma di scegliere fra lui e la propria famiglia per liberarci dalla bramosia delle proprietà, e dal culto della famiglia.

Quali sono le nostre priorità? Come dobbiamo seguire Gesù?

Dobbiamo rifletterci su queste domande perché tutti noi siamo chiamati i discepoli e le discepole di Gesù.  “Signore, Io ti seguirò dovunque andrai”, “Maestro, farò il tuo volere”. Quanto mi piacerebbe sentire e dire queste parole in ogni momento.

“I will follow Him”. La canzone che in questi giorni difficili mi ha dato grande incoraggiamento. La felicità del/la discepolo/a nel ripetere ogni giorno, nella gioia e nel dolore, queste parole di affermazione di seguire Gesù, possa essere per noi un essere beati e felici anche nelle avversità.

Amen.

IC 312: Vieni e mi segui, disse il Redentore

1

Vieni e mi segui disse il redentore per il sentiero che t’additerò. Ed io, col cuore fervido d’amore, te mio Signor, ovunque seguirò!

2

Voglio seguirti fra color che pace in cuor non hanno, e parlerò di Te. E a lor dinnanzi splenderà la face della tua grazia, della tua mercé.

3

Ti seguirò fra le smarrite genti che ancor lontane vivono da Te, perch’ esse avanzin, con i tuoi redenti in un fervore d’operosa fé.

Preghiera di Intercessione

Signore, nostro Dio, in questi giorni in cui tutto è così incerto, la debolezza del genere umano si rende sempre più evidente, e tutto sembra cospirare per aumentare le nostre solitudini, rinfranca tu, ti preghiamo, le nostre mani cadenti e le nostre ginocchia vacillanti. Raddrizza i passi di questo mondo e raddrizza i nostri, affinché possiamo resistere, comprendere meglio il valore della solidarietà  e viverla, anche e soprattutto in questi tempi così difficili. Illumina chi studia per combattere il virus che sta colpendo questo mondo, e fa che impariamo a proteggere gli uni agli altri.

Signore, ti preghiamo in particolare per i membri della nostra comunità che sono malati, ridonali la forza, la buona salute.

Tu ci conosci, sai quali sono le nostre attese e i nostri bisogni, e noi siamo certi che mediante la tua Parola ci risponderai.

Rendici capaci di rispondere a nostra volta alle tue attese; ricorda a noi tutti che tu ci inviti alla bella avventura della fede, che trasforma le nostre esistenze e ci guida alla pienezza della vita. Tutto questo ti chiediamo nel nome del Signore Gesù, che ci ha insegnato a dirti Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

Benedizione

La grazia del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti noi. Amen!

Gesù disse: Vieni e seguimi.

Care sorelle e cari fratelli seguiamo il nostro Signore, egli ha vinto il peccato del mondo con la nostra fede.

Buona domenica!

La misura ultima dell’uomo

SERMONE: Luca 10,25-37

“La misura ultima di un uomo non è ciò che si trova nei momenti di comodità e convenienza, bensì tutte quelle volte in cui affronta le controversie e le sfide. Il vero prossimo rischierà la sua posizione, il suo prestigio e persino la sua vita per il benessere degli altri. Nelle valli pericolose e nei sentieri pericolosi, solleverà i fratelli contusi e picchiati verso una vita più alta e più nobile”. (Rev. Martin Luther King)

Chi è il mio prossimo? Una buona domanda posta dal dottore della legge a Gesù. Questa è una buona domanda per noi oggi. L’uomo picchiato e derubato? Era ebreo. Lo sappiamo per come è descritto nel suo viaggio. Stava “scendendo da Gerusalemme a Gerico”. Veniva dal tempio e tornava a casa. Forse i due che l’hanno ignorato? Erano anche ebrei. Mentre l’uomo che si ferma per soccorrerlo era un samaritano. I samaritani odiavano gli ebrei e gli ebrei odiavano i samaritani. L’odio tra i due popoli ha origini lontane, al tempo dell’esilio assiro. La cosa strana era che sia gli ebrei che i samaritani, praticavano la propria visione dell’ebraismo, e ognuno pensava che l’altra fosse sbagliata. Quindi si odiavano e non avevano alcun contatto l’uno con l’altro. Ma in questa parabola, il Samaritano ha visto il suo prossimo, in quel momento lui lascia le differenze tra i due popoli, l’animosità storica e culturale. Vide la necessità, ha avuto pietà di lui e lo ha aiutato. Al Samaritano non importa se si trova in un posto pericoloso, dove i ladri potrebbero attaccarlo.

Così, quando Gesù ha detto “Vai e fai altrettanto”, voleva significare:  Andate e fate altrettanto per tutti, amate tutti, accettate tutti, accogliete tutti, proprio come Gesù ha aperto le braccia per salvare tutti. Ci sta dicendo di aprire le nostre braccia e di essere prossimo con i nostri vicini. E se non vedi il tuo prossimo, non puoi essere a lui prossimo. “Vedere” il prossimo significa amare quella persona tanto quanto ami te stesso.

Che prossimo sei? Siamo come il prete, il levita o il samaritano? In questa parabola il sacerdote e il levita passarono dall’altra parte della strada e non danno aiuto all’uomo derubato. La prima riflessione che ci viene in mente è: che tipo di persone sono? Sappiamo tutti che il sacerdote fa la cerimonia nel tempio e il levita lo aiuta. Loro devono essere puri, evitando di toccare l’impuro, impuro come la persona ferita. Se si sono contaminati diventati impuri, dovevano andare al tempio e purificarsi per 7 giorni prima di fare di nuovo i culti. Questa è la legge.

Se stiamo cercando di obbedire alle regole, stiamo cercando di salvare noi stessi e questo ci renderà schiavi. Ma se stiamo facendo atti di amore, quell’amore e quella bontà che Dio ci ha mostrato, proprio come il samaritano, allora siamo liberi. Dobbiamo lasciarci coinvolgere e operare per alleviare la sofferenza – la compassione agisce per il bene dell’altra persona, indipendentemente da chiunque essa sia, a prescindere dal costo personale o da ciò che proviamo. Questo tipo di amore non è emotivo, semplicemente nasce da un cuore grato. Dobbiamo essere grati perché abbiamo la fortuna di sperimentare l’amore meraviglioso del nostro Dio. Possiamo trasmettere l’amore agli altri, al nostro prossimo. La nostra disponibilità a servire e l’obbedienza ad andare dove Dio ci indirizza verso alcuni bisogni e alcune persone che incrociamo lungo la nostra strada, ci rendono davvero “buoni samaritani”.

Quanto è grande il nostro quartiere? Abbiamo una visione limitata dell’amore e a chi ci prenderemo il tempo e le risorse per servire? Una delle realtà dell’amore di Dio è che Egli ama tutte le tipologie di persone. L’umanità è ciò che ci rende tutti prossimi agli occhi di Dio e chiunque abbia bisogno è il prossimo da cui dobbiamo andare. L’amore pieno di grazia fa molto di più dei semplici  appelli del dovere.

La versione spirituale di questa parabola è la mia, la tua storia. Il nostro orgoglio, la gelosia e la ricerca di prestigio ci hanno derubato e ferito ed è per questo che i buoni rapporti e il servizio per gli altri stanno cominciando a venire sempre meno. L’amore che deve essere l’ingrediente principale nei nostri rapporti sta svanendo. Il sacerdote in questa storia rappresenta proprio noi: nella maggior parte delle situazioni non vogliamo essere coinvolti.  Il levita rappresenta la persona che non parla con le persone e non mostra alcuna compassione verso di loro. Il samaritano, invece, rappresenta una persona che è disposta a servire in qualsiasi situazione, è disposta a dare tutto ciò che ha.

Il samaritano vide la necessità, ebbe pietà di lui. 34 avvicinatosi, fasciò le sue piaghe versandovi sopra olio e vino, poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. 35 Il giorno dopo, presi due denari, li diede all’oste e gli disse: “Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno”.

Questa storia ci ricorda anche come Gesù raccolse le nostre vite spezzate e legò le nostre ferite e offrì il vino del suo sangue per salvarci, l’olio del suo Spirito Santo per la guarigione, e annullò tutti i nostri debiti con la sua morte sulla croce.

Domenica scorsa abbiamo festeggiato (Oggi è) il secondo anniversario di BREAKFAST TIME, uno dei servizi della  chiesa metodista di Milano che  la nostra chiesa  ha adottato. Durante i nostri turni ogni domenica mattina, ho visto situazioni diverse dei senzatetto. All’inizio, nelle prime 3 settimane del mio giro, ho sempre pianto al ritorno a casa. Mi ricordava la mia esperienza senza una casa da bambina. Sì, ero una di loro e grazie a Dio c’è stata una famiglia che ci ha lasciato vivere sotto la loro casa. Non è un buon posto per dormire, dormire  a terra a 9 anni, per me e per le mie due sorelline e il mio fratellino. Mio padre era malato, metà corpo paralizzato, poteva camminare solo molto lentamente. Mia madre andava tutti i giorni nelle famiglie a chiedere un lavoro di lavanderia, ma non era sempre fortunata a trovarlo. Mio padre, io, le sorelline e il fratellino, andavamo per strada a chiedere qualcosa da mangiare.  Sembrava che non ci fosse speranza, nessuna fine, non volevo svegliarmi la mattina e chiedermi di nuovo “Che cibo avremo oggi?”. Tante cose che non capivo. Un giorno, alcuni vicini hanno iniziato a darci un pasto regolare (è durato per 3 mesi fino a quando mia madre ha ottenuto un lavoro regolare), hanno visto le nostre esigenze e si sono resi disponibili a dare ed ad aiutarci. Dalle loro azioni, qualcosa è cambiato. La mia famiglia ha iniziato a dormire bene e mi piaceva svegliarmi ogni mattina, perché sapevo che avevamo qualcosa da mangiare, che qualcuno aveva cura di noi e che ci aiuterà per avere una vita migliore. Ogni colazione che condividiamo ogni domenica con i senzatetto, cambia la loro vita quotidiana. Anche solo per una notte possono dormire meglio, perché sanno che c’è qualcosa da mangiare la mattina successiva. Sentono che ci sono alcune persone che danno loro importanza, disposte ad aiutarli e dare speranza. Ogni domenica li incontriamo, e la fiducia e l’amicizia tra di noi crescono.  E le differenze tra di noi diminuiscono. Quello che conta di più è che facciamo il servizio con amore e disponibilità. Lo facciamo perché vogliamo condividere le benedizioni che abbiamo ricevuto e trasmettere l’amore di Dio attraverso questo nostro essere prossimo.  E magari un giorno uno di loro si alzerà e avrà una vita più nobile.

Continuiamo, allora, a servire gli altri per la Gloria del nostro Signore, come è scritto nel libro dell’Ecclesiaste 11:1 “Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo lo ritroverai”.  Amen

Rowena Abad

Vanità

ECCLESIASTE 1:1-18

 

ECCLESIASTE  3:1-8

 

Cari fratelli e care sorelle,

oggi mi sarebbe piaciuto avere più tempo per poterci soffermare a leggere l’intero libro dell’Ecclesiaste, anche detto di Qoelet. Come sappiamo infatti si tratta di un piccolo libro biblico fatto di 12 capitoli che personalmente trovo che abbiano un contenuto molto bello e profondo. Purtroppo il tempo manca e alla fine ho scelto di soffermarmi su questi due passi, ma vi vorrei invitare a leggerlo al ritorno alle vostre case.

Qoelet o Ecclesiaste (dal greco) indica un oratore che pronuncia il suo sermone. Un sermone che fondamentalmente punta a cercare il senso della vita e delle fatiche umane. Quelle che ci si pone qui sono domande che ci toccano da vicino,  e penso che l’esperienza sia simile a tutti: prima o poi tutti  ci troviamo a confrontarci con il senso di quello che ci circonda. Nel primo passo che abbiamo letto la routine del mondo viene descritta molto bene, iniziando dal sole che sorge, finendo alle occupazioni quotidiane. Ma il nostro predicatore, parlando in prima persona, termina dicendo che tutto questo è vanità, lo definisce come un correre dietro al vento. E in effetti se ci pensiamo non ha tutti i torti: diversi sono anche gli altri passaggi biblici in cui si parla della precarietà della vita, pensiamo ad esempio a quel ricco epulone che quando ha ottenuto il necessario per poter vivere di rendita viene a mancare oppure ai Salmi in cui spesso si prega di saper contare i propri giorni. Quello che a mio parere salta all’occhio è che l’Ecclesiaste, parlando qui in prima persona, non fa altro che incarnare i dubbi umani.  E’ come se nella vita di tutti i giorni ci illudessimo di avere dei punti di riferimento stabili che poi però vengono meno come tutte le cose umane e solo allora iniziamo a interrogarci sul senso che attribuiamo a tutto questo.  Pensiamo ad esempio a quelle volte in cui abbiamo salutato qualcuno senza sapere che non lo avremmo più rivisto… Ci illudiamo spesso che ci sia una routine che non finisce mai e che le persone non ci lasceranno mai, salvo poi perdere tutte le nostre certezze quando inevitabilmente accade il contrario.

E ad esempio possiamo pensare a questi giorni con questa epidemia di Corona virus dove una nazione che sembra imbattibile d’un tratto si trova messa in ginocchio, oppure agli attacchi terroristici quando persone senza ne arte ne parte possono cancellare le vite di tanti altri esseri umani in pochi secondi. E ancora più in generale, oltre a quando succedono cose inspiegabili, abbiamo sempre davanti agli occhi la certezza di dover morire un giorno, sappiamo che volenti o nolenti il nostro tempo non è eterno.  Potremmo allora chiederci: che senso ha tutto questo?

Il nostro sermone però va poi avanti, questa volta l’oratore non parla in prima persona ma in generale ed elenca i tempi della vita. Ci sono delle antitesi che non pretendono di esaurire le situazioni umane, tuttalpiù di rappresentarle in maggioranza. Proverbiale è quella del vivere e del morire, ma anche rappresentative sono quelle del ridere e del piangere, del gioire e del fare cordoglio. Le altre è come se fossero proiezioni di queste: costruire e demolire, cucire e strappare, abbracciare e astenersi dagli abbracci. In generale, potremmo dire, la vita umana oscilla tra alti e bassi, tra momenti positivi e momenti negativi.

Tra questi due passi mi ha colpito la differenza di tono usata: il primo sembra una riflessione personale, mentre il secondo sembra una predicazione ispirata. E’ come se ci fosse il contrasto tra i nostri pensieri e i pensieri di Dio: da un lato l’uomo che si dispera per l’evidenza delle cose, dall’altro Dio che comunque ci chiama a vivere la vita. E io, fratelli e sorelle, mi sono chiesta come si concilia l’evidente precarietà dell’esistenza con questa chiamata e sono giunta alla conclusione che non dovremmo passare il tempo a disperarci, bensì a cogliere l’occasione che ci viene data: Dio vuole che la nostra vita sia piena, non una vita fiacca e arrendevole con la consapevolezza invalidante del nulla, ma una vita vissuta come protagonisti.  Noi abbiamo tutti una “data di scadenza” ma oggi siamo qui e dovremmo cercare di dare il massimo che possiamo e che ci è stato dato da Dio stesso in termini di risorse. E in particolare vorrei soffermarmi a parlare del nostro lavoro, in ottica prettamente evangelica. Dio chiama tutti noi a vivere e a tutti assegna una vocazione da svolgere per servire la società in cui viviamo. E credo che per rispondere degnamente a questa chiamata tutti noi dovremmo, nei diversi ambiti in cui ci troviamo a stare, fare il massimo, al massimo delle nostre possibilità per svolgerlo al meglio, ammesso che abbiamo avuto la fortuna di trovarlo il nostro posto nel mondo. Sappiamo infatti quanto si fatica oggi per trovarlo e soprattutto per mantenerlo. Comunque oggi  vorrei che ci soffermassimo a riflettere principalmente si questo: quante persone possiamo servire attraverso il nostro lavoro? E, meglio ancora, quante altre persone per colpa della nostra svogliatezza non abbiamo servito e magari hanno perso qualcosa?  Mi vengono in mente quelli che si occupano di pagare i dipendenti di una certa azienda… se loro dovessero scioperare o non aver voglia di lavorare non ne fanno le spese solo i dipendenti ma le intere famiglie e, per via indiretta, anche l’economia del paese. Alcuni di voi sanno che ho iniziato da poco un nuovo lavoro, ora mi occupo di persone che hanno compiuto reati e che sono prive di libertà. Per me è ancora più evidente di prima quanto sia importante anche una semplice telefonata, come si può fare la differenza. E questa è anche l’etica della responsabilità in ambito evangelico, anche se la nostra vita finirà dovremmo agire sempre consapevoli di ciò che deriva dalle nostre azioni. Credo che la volontà di Dio, come diceva anche Calvino, sia che diamo il massimo in esso per esprimere la vocazione che Dio ci ha dato. Questo purtroppo manca nel nostro paese, l’idea che con il nostro lavoro possiamo servire qualcuno, ecco perché le cose funzionano molto male. Se le persone si rendessero conto del bene che possono fare attraverso il loro lavoro, le cose, sono convinta, cambierebbero senz’altro.

Dunque se le nostre vite procedono tra alti e  bassi, tra momenti tristi e momenti più felici noi possiamo sempre essere consapevoli che Dio ci ha chiamati a vivere, ci ha dato una missione ed è con noi e ci accompagna e che dunque non è vano il nostro esistere.

Preghiamo affinchè diveniamo consapevoli della presenza di Dio in tutti i momenti della nostra vita e affinchè impariamo a rispondere responsabilmente alla chiamata che ci viene fatta.  Amen.

Francesca Agrò

Il seminatore

Matteo 13,1-9

 

Gesù esce dalla sua dimora. Va verso il mare. Si siede lì circondato da una moltitudine. Egli  introduce una parabola davanti a loro.  Si cerca di farsi ascoltare meglio e così trova un posto dove sedersi sulla barca.

Egli li ha molto da dire e sembra che  raccontasse con parole facili da capire. Ognuno e ognuna comunque  capisce  quello che può e nessuno si annoia. I racconti in parabola o in similitudine  sono per le genti che hanno scopo di recare  un insegnamento buono  per la loro vita di tutti i giorni.

Reca un pensiero per  tutti quanti, e  anche per noi  oggi  che l’abbiamo riascoltato.

Ecco la parabola del seminatore e dei terreni.  Il seme cade in terra, come la parola quando trova un cuore  adatto per crescere, agisce in maniera misteriosa, infondi  se stesso come le radici allargando, scavando nella profondità di esso.  Mentre si allarga sotto e anche sulla superficie cresce in alto. Il semi e la terra sono entrambi per tutti e due, in perfetta combinazione.

Ogni seme è paragonato a ogni parola. Ogni seme  è destinato ad essere  gettato  e da qualche parte in cui si trova a crescere.  Ogni tipo di terreno è paragonato ad un uomo che ascolta.  Il seme come la  parola e la terra come l’uomo producono  frutto. Il seme continua a produrre con la terra che lo accoglie.

I semi si gettano e  dappertutto e trovano sempre i luoghi  a loro disposizioni. Ogni terra è buona per piantare.

Così con la similitudine: il seme come  la  parola,  la terra come il cuore dell’uomo comprendiamo  quello che Gesù aveva voluto raccontare con una buona intenzione.

« Chi ha orecchi oda». Chi capisca intende.

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, questa parabola del seminatore e dei terreni  raccontata da  Gesù allora, è per me un racconto che me ha accompagnata in questi anni. E’ un racconto  molto semplice, ma mai per me esaurito di significato. Ogni volta che la prendo in meditazione mi dice qualcosa sempre di nuovi e di più . Io ci ritorno per rifare e rivedere il  mio percorso di vita come una credente. Penso che stiamo tutti percorrendo un cammino di vita che termina quando l’ora di tornare al padre, in cui una vita trascorsa, spesa, investita, fatta di ascolto della sua parola. Mi chiedo, dove è già arrivato il seme, quella  parola evangelica nella profondità del mio cuore?  E’ già cresciuta e continua a crescere scavando nella profondità, infondendosi e allargandosi? Un seme che composto di radici e di pianta, sotto e sopra si manifestano.  Grazie a colui che l’ha seminato raccoglie dei frutti.  Essendo ottimisti,  sperano entrambi. La vita di chi crede cresce alimentandosi, nutrendosi con la parola che proviene dal Signore, dolce come il miele.

Vorrei condividere con voi due esperienze particolari che ho avuto in due occasioni in questa settimana appena trascorsa, cui un ri-eco del metodismo in Italia è stato inquadrato.

Uno è nell’ambito ecumenico presso la foresteria del monastero delle monache  camaldolesi, sull’ AventinoINCONTRIAMO LE SORELLE E I FRATELLI cristiani diversi per una testimonianza comune”  Io e il pastore Marco Fornerone siamo stati invitati dai fratelli e dalle sorelle cattolici per  raccontare il nostro legame di chiesa. Tuttora , il patto di integrazione  ci lega e contiene le parole dei nostri padri e delle nostre madri di entrambe chiese che  ogni volta noi figli e figlie abbiamo il dovere di consultare e siamo chiamati a rivisitarlo  perché con queste parole ci rimettono al nostro posto di essere testimoni di Cristo Gesù in Italia.

Io che sono definita una figlia adottiva  di questa famiglia di  credenti e  mi sono vista di avere un ruolo di testimone per  esse. Mi ha fatto piacere raccontare che le due chiese hanno resistito e lottato in questi anni per essere testimoni della parola di Dio in Cristo Gesù seminata in loro.

Nel contesto italiano, di confessione cattolica romana, la parola evangelica era gettata /desseminata nei cuori di figli e figlie  della riforma di confessione protestante, e  protestare significa pro o  attestare la sovranità del Signore.

L’altro è il convegno sul metodismo che si è svolto in una giornata all’università della sapienza.

In questa occasione ho ascoltato con altri della nostra comunità  i vari interventi degli storici, un metodista britannico  ha esposto la parte dell’opera missionaria degli inglesi e un altro ospite quello americano episcopaliano e per ultimo un teologo il  prof. Garrone. Le varie relazioni sono tracciate dagli anni prima della guerra mondiale  in cui i protestanti metodisti avevano gettato il seme della parola del vangelo che aveva uno scopo anche di far crescere /diventare degli uomini pensanti oltre ad evangelizzare.

Guardando le ultime slides che riguardano la scuola metodista internazionale  a Monte Mario  ho pensato quanto avevano perso i metodisti in Italia. erano falliti alla loro missione? Cosa era successo perché i metodisti avevano perso quel luogo e terreno di testimonianza: da una parte per  formare uomini perché diventino  pastori metodisti italiani  e dall’altra per educare  persone civilmente?

Quali sono i fatture in cui i  luoghi  di testimonianza sono abbandonate? Forse, la terra italiana non  era adatta per  far crescere questo seme?

La parabola del seminatore e dei terreni mi ha invitato a condividere la mia riflessione sul fatto che in questi due contesti che vi ho citati prima ci sono come  dei semini  che sono caduti, che hanno trovato i terreni adatti dove sono stati cresciuti e altri non hanno avuto la possibilità di crescere e quindi sono persi o sono morti. I metodisti evangelici in Italia diminuiscono anno in anno.  In Italia ci sono più o meno  40 chiese ma ci sono pochi metodisti che spirano di diventare pastori  e le comunità sono frequentate da poche credenti italiani e si sono aggiunti  i metodisti dal flusso di  immigrazioni.

Dobbiamo ricordare ora dell’atteggiamento del seminatore colui che parte con una mente e un cuore speranzoso. Laddove ha seminato aspetta il seme che germoglia, nascono le fogliolina, il  tempo buono e cattivo possono danneggiare / nuocere  ma il seminatore spera e non dispera.  E’ ottimista.

Spiegazione della parabola del seminatore
18
 «Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore! 19 Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. 20 Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, 21 però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato. 22 Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa. 23 Ma quello che ha ricevuto il seme in terra buona è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l’uno rende il cento, l’altro il sessanta e l’altro il trenta».

La parabola ci presenta diversi punti da riflettere e ci orienta con consigli su cui dobbiamo innanzitutto impegnarci per l’annuncio dell’Evangelo, perché care sorelle e cari fratelli  il primo elemento che risalta nella parabola, non riguarda l’ascoltatore ma il seminatore, molto generoso nello spargere il seme.

Il seminatore lo getta ovunque, sulla strada, tra le pietre, tra le spine sperando che possa trovare un po’ di terra ove attecchire e crescere.

L’evangelo è il seme da spargere ovunque  e  per il buon seminatore, non c’è nessun terreno che non sia idoneo(all’altezza) a ricevere il Vangelo.

Con la similitudine del terreno Gesù, da  bravo maestro, ci insegna che l’evangelizzazione cioè l’annuncio della parola di salvezza deve essere vissuta o perseguita con coraggio,   anche se ci sembra di ottenere risultati deludenti, perché  i terreni messi a disposizione sono diversi e spesso non si vede quello che si è seminato.

 

Il terreno su cui lavorare è la vita di ognuno di noi e vanno considerate le differenti caratteristiche della persona : la sua cultura, la provenienza etnica, la classe sociale……ma questo  non  deve essere un  concetto  per identificare, etichettare  le persone  in terreni buoni e cattivi;  in realtà se pensiamo bene,….. noi assomigliamo a tutti i tipi di terreno in rapporto con la situazione e il luogo in cui siamo chiamati a vivere che non scegliamo  così a volte siamo un  terreno sassoso, altre volte  siamo pieni  di spine, altre ancora ci  lasciamo innaffiare e diamo molti e buoni frutti.

La parabola è un invito impellente ad uscire di  buon mattino insieme al Signore per seminare il vangelo nel cuore di tutti, finché il seme della parola sia ascoltato, accolto e porti i suoi frutti.

Il seminatore Gesù è fiducioso e ha grande coraggio e i suoi discepoli che sono gli operai dell’evangelizzazione, devono continuare ad avere fiducia, nelle loro azioni che  alla fine avranno dei risultati superiore ad ogni attesa.

 

In questo testo emerge  la fatica dell’Evangelizzazione,  con i suoi successi e con i suoi insuccessi  come per  il contadino che semina nelle diverse qualità di terreno ottiene poco o molto raccolto.

Infatti se i semi li pianta  nella  buona terra danno frutti in abbondanza, mentre quelli che finiscono sulle pietre non crescono. Il seminatore però di questa parabola  non è un contadino  incapace, ma un grande ottimista che spera che anche le pietre diventino terra feconda e che da questa  nasca  ugualmente qualche spiga. La sua mano generosa ha gettato il seme, come dalla sua bocca sono state emesse parole che per tutta la nostra vita ci vengono donate perché cresciamo ogni giorno. Infatti,  la Parola va annunciata  a tutti, cattivi e buoni perché Dio nostro Signore, vuole che <<tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità>> (1 Tim. 2,4 ). Amen.

past. Joylin Galapon

L’arrivo dello sposo

Matteo 25, 1-13(la parabola delle dieci ragazze)

Allora, il regno dei cieli sarà paragonata a dieci ragazze che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di queste erano stolte e cinque avvedute. infatti, quelle stolte, prese le loro lampade, non presero con sé l’olio. Invece, quelle avvedute, presero le loro lampade e l’olio in vasetti. Siccome lo sposo tardava, furono colte tutte dal sonno e si addormentarono. A mezzanotte ci fu un grido. ecco lo sposo: uscite (gli) incontro! Allora tutte quelle ragazze se svegliarono e prepararono le loro lampade. Quelle stolte dissero a quelle avvedute. Dateci dell’olio vostro, perché le nostre lampade si spengono. Ma quelle avveduto risposero: sicuramente non ve ne sarebbe a sufficienza per noi e per voi. Andate dai veditori piuttosto e compratevene. Mentre queste andavano a comprare venne lo sposo, e quelle che erano pronte entrarono con lui alle nozze e la porta fu chiusa. Infine arrivarono anche le altre ragazze dicendo: Signore, aprici! Egli in risposta disse: Vi assicuro non so chi siete. State in guardia, dunque non sapete il giorno, né l’ora.

Sermone:

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, oggi è l’ultima domenica di Pentecoste. I pastori e i teologi che hanno redatto il nostro lezionario annuale ‘un giorno una parola’ hanno scelto La parabola delle dieci ragazze per concludere questo tempo liturgico prima dell’avvento.

Dio permettendo, se saremo ancora in vita, ognuno e ognuna è invitato a preparare e a creare in sé un’atmosfera festosa, gioiosa e accogliente nel fronteggiare il tempo di attesa del dono di Natale, che si manifesta con la nascita di un bambino, chiamato Gesù.

Noi che siamo presenti qui oggi siamo invitati a riflettere la conclusione di un tempo dato e donato, preceduto da una lunga e altrettanto breve attesa, per capire l’intento di Dio, che è sempre fedele alle sue promesse e ricorda all’uomo perduto di tornare da lui, di svoltare verso la via diritta e giusta prima del giudizio finale.

Ci chiediamo: Sarà solo per i credenti? Nel libro della vita dei credenti abbiamo questa testimonianza che coloro che hanno ricevuto la fede e il talento devono rendere conto a ciò(una specie di rendicontazione dei beni ricevuti nella parabola dei talenti). Quindi, conta soprattutto alla responsabilità personale.

È molto chiaro in questa parabola delle dieci vergini che erano loro le responsabili di mantenere più viva la luce della loro lampada mentre aspettavano l’arrivo dello sposo. Come ascoltiamo dal racconto nessuna delle vergini aveva vegliato. Però, che siano state pronte o meno, avere abbastanza olio riservato nel vasetto per tenere accese le lampade significa aver avuto cura di ciò che poteva accadere in qualsiasi momento. Pertanto, nel momento critico, non è possibile sfruttare l’avvedutezza e la prontezza del prossimo minuto: ciascuno deve assumersi la propria responsabilità di porre rimedio (data l’ora notturna, l’ultimo minuto è escluso). È sempre meglio essere preparati.

Chi di noi, è così saggio a capire il senso del vivere dell’uomo in questa parabola? Le testimonianze dalle Sacre Scritture sul giudizio sui diversi modi di vivere dell’uomo sono tante. Il progetto di vita che propone il Signore tramite le Sacre Scritture è credere in lui, operare nel mondo vivendo il suo dono di fede e talento dandone frutto. Così ci invita oggi a vegliare, a preparare operandosene, impegnandosene nel tempo fino a quando il suo giudizio finale verrà.

Nel vangelo di Luca al cap. 17 versetti dal 26 al 30 abbiamo letto e ascoltato: “26 Come avvenne ai giorni di Noè, così pure avverrà ai giorni del Figlio dell’uomo. 27 Si mangiava, si beveva, si prendeva moglie, si andava a marito, fino al giorno che Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio che li fece perire tutti. 28 Similmente, come avvenne ai giorni di Lot: si mangiava, si beveva, si comprava, si vendeva, si piantava, si costruiva; 29 ma nel giorno che Lot uscì da Sodoma piovve dal cielo fuoco e zolfo, che li fece perire tutti. 30 Lo stesso avverrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo sarà manifestato.”

Di fronte a questi testi biblici che narrano gli episodi accaduti prima del tempo primordiale, mi trovo a dover riflettere sulle loro correlazioni alle esperienze che stiamo vivendo oggi. La tragedia accaduta nel tempo di Noè ha un grande insegnamento per noi. Egli con la sua famiglia e alcuni animali furono salvati perché fu una persona onesta e incorruttibile agli occhi di Dio. Pensando invece la vita di Giobbe. Nella tragedia che ha sofferto, ha dovuto affrontare come vivere la realtà in questo mondo, e quante esperienze di sofferenza e gioie ancora da sperimentare.
Che cosa pensiamo all’annuncio biblico della seconda venuta del Signore? Quanto è l’effetto per noi del messaggio? Com’è l’impatto dei testi biblici al riguardo? Giorno per giorno, ci impegniamo con la consapevolezza di vivere la nostra vita come Lot, Noè, e Giobbe?

Una cosa è certa: non possiamo dire che crediamo al 100% a questo messaggio del giudizio della seconda venuta del Signore, perché si dimostra quanta serietà applichiamo nel vivere la nostra vita quotidiana. La prova della piena fede nel Signore è credere vivendo ogni giorno nella speranza che in qualsiasi momento può essere l’ultimo momento. Il vero vivere dell’uomo è scandito di gioia e di dolore, ciò che è aspettata e inaspettata. L’arrivo del padrone di casa, nell’ora che nessuno se lo aspetta, è una sorpresa! Qui, dunque, possiamo troviamo un parallelismo con l’arrivo dello Sposo in questa parabola delle dieci vergini e il carattere improvviso della venuta del Figlio dell’uomo che ci invita entrambi di essere fedeli e vigilanti, di non trascurare le cose affidate, di non maltrattare i nostri vicini, i compagni collaboratori del padrone.

Che cosa vuol dire per noi questa parabola? Siamo pronti alla venuta dello Sposo? Siamo pronti ad accogliere il Figlio dell’uomo? Hai riservato l’olio per il tempo di attesa?

Cara sorella e caro fratello, in quale situazione vorresti essere trovato dal Signore quando arriva il tempo di giudicare il mondo intero? E il momento in cui esprimerà il suo giudizio a te? In questo momento l’evangelo ci chiede se siamo dalla parte di quelle cinque vergini avvedute o di quelle stolte che non avevano conservato l’olio sufficiente per le loro lampade e che a causa del ritardo dell’arrivo dello Sposo erano andate a cercare dov’è comprarlo?

La parabola delle dieci vergini tratta un’immagine che mette in evidenza che ciò che è stato fatto, viene considerato, e ciò che non è stato fatto per aver trascurato la preparazione, viene tralasciato. Le cinque vergini che non avevano l’olio sufficiente erano tagliate fuori, non potendo più recuperare ciò che è stato perso.
Gesù ci rammenta in Matteo 7, 26 “[…]Chi ascolta la mia parola e non la mette in pratica è come un uomo che aveva costruito la sua casa sulla sabbia […]”. Cerchiamo di evitare i nostri atteggiamenti di trascuratezza e prendere invece serio la parola dell’evangelo. Laddove il credente dimostra di aver capito, appreso e afferato gli insegnamenti si vedranno dei frutti che determinerà la sua propria salvezza.

L’attesa del giudizio è quello su cui dobbiamo concentrare nel investire il nostro tempo o richezze in servizio al Signore. Non come l’uomo della parabola “il ricco e Lazaro” in Luca 16,19-31 “ […] l’uomo ricco disse disse ad Abraamo: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinchè li avverta, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento” – ove il pentimento è giunto al termine del giudizio di Dio, non potendo salvare la sua propria anima, cerca di avvisare i suoi altri fratelli nel non commettere i suoi stessi errori che pur avendo tutte le ricchezze materiali, ha dimenticato la più importante: una relazione personale con Dio.

Ritornando al nostro testo biblico, quando arrivarono in ritardo le altre cinque ragazze, le donne stolte, hanno perso l’unica opportunità di incontrare il Signore. Se noi non siamo preparati in ogni momento del suo ritorno o della nostra morte avremo perso l’unica opportunità che Dio ci da per avere la salvezza in Cristo e partecipare nel suo regno eterno.

Egli riconosce, chiama per nome coloro che lo riconoscono. In Gv.10,11, Egli disse: “io sono il buon pastore, il buon pastore dà la sua vita per le pecore” e altrettanto il suo rammento a coloro che non lo riconoscono “Chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini anch’io rinnegherò lui” – Mt.10,33; Lc.12,9

E’ essenziale che la predicazione del vangelo arrivi in tutte le nazioni per la salvezza dell’umanità, non dobbiamo rimanere soltanto con la parola, ma anche con le azioni. “Professano di conoscere Dio ma lo rinnegano con i fatti” – Tito 1,16

Nell’attesa del suo ritorno, chiediamo il Signore di donarci l’olio affinché non si spengano le nostre lampade e ponendo questa domanda: Come ti senti con la tua preparazione quotidiana o relazione con Dio per riceverlo nel suo ritorno o nel ritrovarti davanti a lui? Amen.

Past. Joylin Galapon