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Save the date 4 dicembre Progetto Rosarno

Rosarno, l’ultima frontiera di Mediterranean Hope

Un recente convegno per parlare di agricoltura equa e solidale, diritti dei lavoratori, accoglienza degli immigrati

da Riforma

di Barbara Battaglia
«Ma che arance mangi?» è stato il titolo di una due giorni di studio e confronto alla scoperta di un nuovo progetto di Mediterranean Hope (MH), programma rifugiati e migranti della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. L’incontro si è svolto il 22 e 23 ottobre in Calabria, dove si realizza il nuovo intervento “targato” MH. Al meeting, più partecipato del previsto, sono intervenuti alcuni tra i massimi studiosi dell’agricoltura nel Mezzogiorno come Giovanni Mottura, accademico valdese noto anche per i primi studi sulla nuova emigrazione di giovani italiani verso l’estero;
Tonino Perna, dell’Università di Messina e Reggio, grande teorico e promotore del commercio equo e solidale; Francesco Carchedi della Sapienza – Università di Roma, che per conto della Flai Cgil cura un rapporto annuale sullo sfruttamento in agricoltura. Ricca la rappresentanza del Consiglio della Fcei guidata dal presidente, pastore Luca M. Negro; per conto della Tavola valdese è intervenuta la pastora Dorothea Müller; presenti anche vari pastori e alcuni membri di chiesa delle comunità evangeliche della Sicilia, della Calabria e della Campania.

Il complesso intreccio tra Mezzogiorno, agricoltura e immigrazione è stato il fil rouge dell’evento ideato con l’obiettivo di promuovere un “altro mercato”, slavery free, rispettoso dei diritti dei lavoratori, nel quale siano premiati aziende e produttori che operano nella legalità e garantiscono condizioni di  lavoro e salari sindacali. Di grande interesse è stata la sezione del convegno che ha raccolto le esperienze sul “campo”, svoltesi tra Rosarno e San Ferdinando, due centri agricoli della piana di Gioia Tauro, purtroppo saliti alle cronache per fatti di violenza razzista ma an-
che per la drammatica situazione delle tendopoli o delle baraccopoli dove si rifugiano i lavoratori immigrati. In un campo si vedono ancora le macerie  dell’ultima bonifica voluta dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha comportato la distruzione di una baraccopoli e ora lascia al Comune di San Ferdinando un onere di bonifica valutato circa 500.000 euro. Ma la Calabria mostra anche un altro volto, quello della società civile che, in prossimità della tendopoli che ospita i migranti, ha avviato una piccola scuola di italiano. A seguire, il gruppo ha potuto vedere con i propri occhi il lavoro di Sos Rosarno che, come ha spiegato uno dei suoi fondatori, Giuseppe Pugliese, costituisce una rete di produttori impegnata a promuovere «terra, lavoro, dignità». Al termine delle testimonianze sul campo, il gruppo ha fatto tappa al Municipio di San Ferdinando dove, alla presenza del sindaco locale e di quello di Rosarno, si è svolto l’ultimo panel del convegno, dedicato alle buone pratiche delle associazioni e delle realtà che già operano contro lo sfrut- tamento.  Si sono così susseguite letestimonianze di giuristi, di sindacalisti (dall’Usb alla Flai Cgil), della  Caritas, che ha convinto gli abitanti di Drosi, piccolo paese della piana di Gioia Tauro, ad affittare  case ai migranti per tirarli fuori da accampamenti  e baracche; dell’associazione interculturale International House, no-profit di Reggio Calabria che  promuove la dimensione interculturale nel territorio e che ospita con pieno successo d’integrazione alcuni beneficiari dei corridoi umanitari;  del progetto “Spartacus”, che sta offrendo un’opportunità lavorativa dignitosa a 20 braccianti del- la piana di Gioia Tauro; di “Sfruttazero”, un pro- getto nato nel 2014 grazie all’associazione barese  “Solidaria”, che collabora con “Diritti al Sud” di  Nardò, per la produzione e vendita di salsa di pomodoro da coltivazioni agroecologiche; del consorzio “Calabria Solidale – Chico Mendes” che –  come ha spiegato Stefano Magnoni – vanta una serie di punti vendita anche nel Nord. «Due giorni ricchi di idee e di esperienze – ha commentato in conclusione il prof. Paolo Naso,  coordinatore di Mediterranean Hope – finalizzati a lanciare una nuova iniziativa: la promozione  nei circuiti evangelici (chiese, opere, centri…) di prodotti “etici” che non ci tutelino solo sotto il  profilo della salute ma anche su quello della co- scienza che le nostre arance o il nostro olio non  siano prodotti con lo sfruttamento paraschiavistico degli immigrati».