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Dare un senso a questo tempo, guardando all’orizzonte datoci da Dio

Una riflessione, a margine dell’ultima Consultazione metodista, con la pastora Mirella Manocchio

di Alberto Corsani da Riforma
La Consultazione svoltasi per via telematica  ha affrontato per ultimo il capitolo della Relazione del Comitato permanente Opcemi relativo al difficile tempo che stiamo vivendo: chiese e opere sono abituate a questo genere di sfide, che cosa stanno già facendo e/o hanno in animo di fare? Lo chiediamo alla presidente, pastora Mirella Manocchio.

«Le chiese metodiste e valdesi hanno sempre vissuto la loro fede ancorate alla Parola di Dio e cercando di leggere i segni dei tempi. Anche oggi si cerca di farlo benché non sia facile visto che ci troviamo ad affrontare qualcosa che era inimmaginabile pochi mesi fa e che la situazione attuale, con le tragiche conseguenze dell’epidemia, è in continuo sviluppo facendo emergere nuove sacche di povertà economica e spirituale. Le nostre comunità – piccole realtà resilienti le ho definite – cercano di far fronte ai marosi che stiamo attraversando a vari livelli: quello emergenziale della distribuzione di colazioni ai senzatetto che la chiesa di via XX settembre a Roma ha proseguito e ampliato proprio durante il lockdown; la distribuzione di aiuti alimentari per famiglie cui partecipano in rete con varie associazioni il Centro Sociale Casa Mia a Ponticelli e l’Opera diaconale metodista a Scicli, ma anche quello più strutturale delle chiese di Rapolla e Venosa che lavorano a progetti per la formazione lavorativa in un territorio depauperato. Vi è poi il livello spirituale, la grande solitudine che ci attraversa, e che non può essere semplicemente colmata: in questi mesi le nostre chiese da Nord a Sud, anche con l’ausilio delle nuove tecnologie, hanno cercato di annullare le distanze e di farsi presenti portando la Parola nelle case e nelle piazze virtuali, e certo non è cosa da poco tentare di dare senso a questo tempo».

– Una delle conseguenze della pandemia è stata l’impossibilità di compiere visite alle chiese: che cosa si perde e che cosa si è riusciti a mantenere nelle relazioni fraterne?

«Quel che è più complesso è dare senso a questo tempo, è riuscire a farsi “vicini” alle persone. Ab- biamo sperimentato una sorta di nuova socialità, a distanza e virtuale, con l’utilizzo di strumenti tecno- logici interessanti e coinvolgenti che hanno permes- so di raggiungere persone e gruppi sociali che forse non sarebbero mai entrati in una chiesa metodista. Strumenti che non possono però bastare perché in una relazione fraterna vi è anche bisogno della vici- nanza fisica, di sguardi e di gesti. Senza contare che vi sono ancora fasce sociali che non hanno accesso alla tecnologia per varie ragioni e che quindi si tro- vano escluse da questa forma di socialità: e proprio in questi mesi distanziamento e isolamento hanno accresciuto la solitudine e l’angoscia di molti».

– Negli interventi e nella Relazione emerge un ruolo importante delle chiese metodiste italiane, a dispetto delle dimensioni, nell’ecumene metodista: da dove viene questa bella capacità di guardare lontano e anche di fare una sana dialettica, che ad altri magari non riesce?

«Credo che le chiese protestanti in Italia, per la loro storia di minoranze perseguitate e discrimi- nate, siano riuscite nel tempo a costruirsi una ca- pacità di leggere il contesto e i territori superiore a chiese numericamente più grandi e di dotarsi di strumenti adeguati per cercare di gestire dinami- che religiose, sociali ed economiche che altre han- no affrontato magari solo successivamente. Due esempi: lo sviluppo, già a fine anni ’80, della visione di una chiesa davvero multiculturale e, attraverso la Fcei, il progetto dei corridoi umanitari corredato con l’accoglienza diffusa».

Diaconia e predicazione: stiamo superando la dicotomia che alcuni vedevano negli anni scorsi?

«La dicotomia, reale o presunta, tra predicazio- ne e diaconia ha tenuto banco nella riflessione del- le nostre chiese per lungo tempo anche se vi è chi ha sempre sostenuto che non è possibile pensare alla testimonianza della chiesa di Cristo operando una separazione o una gerarchizzazione tra quelle che appaiono in qualche modo le due facce di una stessa medaglia: la testimonianza della Parola di Dio che salva. Lo dice la storia del metodismo in

Italia. Inoltre la struttura stessa della chiesa che ci siamo dati ha favorito per lungo tempo che questo accadesse senza quasi porlo in discussione. Forse ci dobbiamo riappropriare di questo sviluppo storico rileggendolo alla luce delle sfide attuali. Da parte sua, il Cp/Opcemi ha cercato di sviluppare una ri- flessione in merito già negli scorsi anni e qualche cenno ne è stato fatto anche nell’ultima relazione quando si afferma che “si potrebbero coniugare co- noscenza e persistenza su uno specifico territorio delle nostre chiese locali con esperienza e compe- tenza specifica di alcuni enti interni ed esterni al nostro ambito ecclesiastico” e questo potrebbe es- sere fatto anche a livello circuitale: alcune espe- rienze in tal senso si sono già attivate».

– Parallelamente all’opera che compiamo tutti e tutte, Dio parla e, mentre parla, agisce, e ci spinge a interrogarci sulla nostra vocazione… Che cosa sco- priremo?

«La questione dello stato di salute delle persone è diventato quasi un mantra, un elemento centra- le nelle settimane passate. Mi viene in mente un intervento fatto nel corso della Consultazione. Noi ci possiamo e ci dobbiamo domandare, non solo oggi e non solo ora, quale sia lo stato di salute del- le nostre chiese. E ora che stiamo attraversando la cosiddetta Fase2, è da domandarsi come vogliamo affrontarla, quali sono le nostre priorità e da chi o da cosa sono orientate? Ci poniamo queste doman- de perché è Dio stesso che ci parla e ci sollecita, è Dio che ci scuote e ci pone interrogativi. Eppure è sempre lui che ci offre un orizzonte cui guardare: quello del suo Regno che viene, del Regno che non è ancora ma che è già prefigurato nella persona di Gesù Cristo. Forse guardando alla nostra vocazio- ne scopriremo quello che scopre Israele nella sua storia: che tutto quanto è accaduto dalla chiamata di Abramo in poi è opera del Signore che è in rela- zione con noi quotidianamente e che, seppure par- rebbe non averne bisogno, ci chiama al servizio del suo Regno. E a noi si pone la domanda che Giosuè fa al popolo d’Israele “scegliete oggi chi volete servi- re” (Giosuè 24, 15a)».

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Comunicato Opcemi su George Floyd

Il Comitato Permanente dell’Opcemi esprime la sua piena vicinanza e il suo supporto alle chiese sorelle statunitensi che, in queste ore, levano la propria voce denunciando il barbaro omicidio di George Floyd, avvenuto a Minneapolis il 25 maggio scorso per mano di un agente di polizia: l’ennesimo crimine derivante dall’odio razziale, dal pregiudizio e dalla discriminazione.
Se nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani si proclama la completa uguaglianza di ogni essere umano nel contesto sociale e sulla base dei diritti, noi ribadiamo, con la forza della nostra fede, che in Cristo siamo tutt’uno.
Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”.
(Galati 3:28)
qui affermiamo:
  • che il razzismo è peccato;
  • che le donne e gli uomini hanno tutte e tutti la medesima discendenza, poiché
Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra”.
(Atti 17:26)
  • che il disprezzo per l’essere umano è contrario all’insegnamento di Dio, dato che
“l ’unico rapporto fruttuoso con gli uomini è l’amore, cioè la volontà di mantenere la comunione con loro. Dio non ha disprezzato gli uomini, ma si è fatto uomo per amor loro”.
(Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere)
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Metodisti. Manocchio: “Lavoriamo a buone pratiche locali e internazionali”

Il 24 maggio scorso si è svolta, in modalità telematica, la Consultazione metodista. A partire dalla relazione annuale, che rappresenta non solo lo stato dell’arte del lavoro metodista, ma anche una sorta di documento programmatico per il lavoro futuro, i partecipanti hanno tracciato la rotta per il dopo-covid

La Consultazione metodista, consueto momento di incontro e confronto delle comunità metodiste, si è svolto quest’anno in modalità telematica a causa del coronavirus. La presidente del Comitato permanente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI), pastora Mirella Manocchio, ha raccontato all’agenzia NEV le sue impressioni sul lavoro svolto e sulle strategie future.

“Abbiamo fatto un tentativo di riflessione e scambio che ha dato feedback molto positivi – ha dichiarato la presidente Manocchio –. Certamente ci è mancato lo stare insieme di persona, e anche la possibilità di un dibattito ampio a causa dei tempi contingentati è stata leggermente ridotta. La dimensione virtuale ha fatto mancare quei momenti extra per stare insieme tra fratelli e sorelle, quelle situazioni di condivisione libera e di preghiera in cui si sta vicini e che siamo sempre stati abituati a vivere durante le Consultazioni, prima del coronavirus. Ciò nonostante siamo riusciti a fare di necessità virtù e abbiamo ottenuto dei risultati inaspettati in termini di proposte”.

Molte idee e prospettive future sono emerse dalla Consultazione, che ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto su alcuni progetti già in essere e su altri che stanno per avere inizio. A settembre partirà un progetto che riguarda i giovani, sulle questioni ambientali, che coinvolgerà diversi paesi fra cui Zambia, Argentina e Italia.

“Stiamo lavorando anche a progetti musicali e sociali, che vedranno impegnate le nostre chiese – ha continuato Mirella Manocchio –. Obiettivo è quello di una maggiore condivisione e lettura del territorio, in rete fra associazioni, enti e comunità, anche in collaborazione con la Diaconia valdese (CSD) e alle sue competenze specifiche. Stiamo lavorando allo sviluppo e alla divulgazione di buone pratiche sia a livello locale sia a livello internazionale”.

Non sono mancate le riflessioni sulla pandemia da coronavirus: “Il covid-2019 ci ha cambiati singolarmente, come chiese e come società e su questo è necessario riflettere per il futuro – ha concluso la pastora Manocchio -. Dobbiamo continuare a interrogarci anche sull’uso delle tecnologie e dei social. Quali sono gli orizzonti che abbiamo di fronte? Un uso sapiente di questi strumenti non è sempre facile ed è fondamentale non sostituire il lavoro e l’incontro fra credenti, ma implementarlo”.

Il Comitato permanente, insieme alle persone partecipanti, sorelle e fratelli delle chiese locali, consiglieri e iscritti a ruolo impegnati nelle chiese metodiste, direttori e direttrici, membri dei comitati delle opere, hanno discusso, nel corso della giornata del 24 maggio, su molti temi. Dalla testimonianza nel contesto post secolarizzato o di post modernità di cui la crescente aconfessionalità è una caratteristica, al futuro del cristianesimo, dalla globalizzazione all’individualizzazione, dalle nuove povertà all’impegno ecumenico.

Nella relazione annuale, che rappresenta non solo lo stato dell’arte del lavoro metodista, ma anche una sorta di documento programmatico per imbastire il lavoro dei prossimi mesi, sono stati affrontati i temi della formazione lavorativa, del supporto a start up con sensibilità ambientale e che
vogliano assumere categorie svantaggiate, dell’impegno sociale. Le iniziative metodiste spaziano dalla scuola di italiano per stranieri al sostegno dell’agricoltura sostenibile, vedi il “Progetto Rosarno”, alle Opere e i centri diaconali. Molto vivi i rapporti internazionali, anche ecumenici, e le collaborazioni a livello mondiale (con il World Methodist Council e la Conferenza Metodista Mondiale).


L’OPCEMI è membro della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Le chiese metodiste nascono nel XVIII secolo in Inghilterra da un movimento di risveglio religioso, diffusosi in seguito in America e in altri paesi. In Italia si costituiscono gruppi metodisti ad opera di predicatori inglesi e americani nel XIX secolo, nel contesto di risveglio culturale del Risorgimento. Durante il ventennio fascista la missione americana, duramente colpita dal regime, viene inglobata da quella britannica. Nel 1961 nasce la Conferenza metodista d’Italia, emancipata dalla Conferenza britannica. Attualmente i metodisti italiani sono circa 5.000, diffusi in tutto il territorio del paese, e fanno parte del Consiglio metodista mondiale, che conta circa 70 milioni di fedeli in 130 paesi. I metodisti fanno inoltre parte del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), della Conferenza delle chiese europee (KEK) e della Comunione delle chiese protestanti europee (CCPE-Concordia di Leuenberg). Dal 1979 valdesi e metodisti sono unti in un patto d’integrazione che ha dato vita alla Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi). Le due chiese hanno in comune l’organizzazione sinodale-rappresentativa, l’amministrazione (Tavola valdese) e il corpo pastorale; rimangono invece distinte la rappresentanza ecumenica, la gestione patrimoniale e i rapporti internazionali con le chiese sorelle. I rapporti con lo Stato italiano sono regolati dall’Intesa del 1984.

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Metodisti: guardare avanti, con fiducia e impegno

Si è tenuta in modalità online, ieri 24 maggio, la consultazione metodista prevista nel weekend al Centro Ecumene: l’emergenza Covid ha attraversato i molti temi di discussione, ma senza far prevalere il pessimismo

Unintensità spirituale che si percepiva anche dai monitor e dagli smartphone, dovuta a più motivi: loccasione (unassise che, non avendo prerogative decisionali, era attuabile nella modalità della videoconferenza) ma anche il desiderio, da parte dei e delle partecipanti, di condividere un momento forte di ascolto della Parola e di ragionamenti intorno alla vita di chiese e opere allinterno della realtà metodista italiana. Essere collegati in videoconferenza è stato, ed è, prezioso in questi mesi, e lo sarà ancora, ma non si può non guardare con rimpianto e nostalgia a assemblee, sinodi, conferenze distrettuali. Che sono non solo momenti istituzionali in cui procedere a adempimenti pur necessari e ricchi di significato, ma anche occasioni di incontro, fraternità, edificazione e ascolto reciproci, corroboranti per poi riprendere il lavoro per lopera del Signore.

La giornata d’incontro, tenutasi su Zoom, si è suddivisa fra la mattinata su quattro temi focali nella relazione del Comitato permanente Dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (Opcemi), presentati attraverso brevi introduzioni, commenti e testimonianze, alcuni momenti di saluti (gli interventi della moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta, della segretaria Fgei Annapaola Carbonatto, di Stefano Bertuzzi per il consiglio Fcei e del pastore Dominic Kofi Danso, che conclude il suo impegno in Italia per la Cevaa) e il culto pomeridiano, durante il quale si sono aggiunti, ai circa 120 partecipanti della Consultazione, coloro che da diverse settimane seguono l’iniziativa dello ZoomWorship.

Capovolgendo l’ordine della relazione, si è cominciato con “Bilancio e contribuzioni”, e il discorso si è presto ampliato alla dimensione della connection e al rapporto tra comunità locali e organismi centrali, tra i quali molti lamentano uno scollamento, una mancanza di fiducia reciproca. Il tema finanziario è stato ovviamente toccato dalle conseguenze del Covid-19, che impediscono di fare previsioni, così come gli altri temi: “Azione sociale e spazio pubblico”, con le testimonianze sull’iniziativa Breakfast Time per i senzatetto a Milano e Roma e i progetti di formazione professionale a Rapolla; Rapporti internazionali ed ecumenici”, a proposito dei quali, al di là della sospensione di molti incontri, si è ribadita l’importanza della rete internazionale in cui vivono le chiese metodiste italiane, e nella quale potrebbero portare un contributo prezioso. In particolare, su alcune questioni che stanno minando la “salute” del metodismo internazionale (e non parliamo di Covid), per esempio la visione dell’omosessualità nella Chiesa metodista unita (ne abbiamo parlato in diversi articoli). Il futuro che ci attraversa”, ultimo tema della mattinata e primo della relazione, di cui costituisce una sorta di introduzione, è anche il più intriso dalla complessità di questo periodo, fatta indubbiamente di problemi ma anche di opportunità e di scoperte positive, di cui la stessa consultazione in modalità online è stato un esempio, così come il culto che l’ha conclusa, svoltosi come culto di rinnovamento del Patto secondo la tradizione metodista.

Questo momento ha trovato come sempre una forte spinta nella componente musicale, che ha le sue basi nella produzione innologica di Charles Wesley: la parte musicale del culto del rinnovamento del patto è stata preparata da Antonio Montano e presentata da Stefanie Gabuyo..

La liturgia è stata condotta dai componenti del Comitato permanente Samuele Carrari e Alberto Bragaglia e dal pastore George Ennin, mentre la predicazione è stata tenuta in due momenti dalla presidente Manocchio e poi dal vicepresidente Enrico Bertollini a partire dall’ultimo capitolo del libro di Giosuè, il discorso che quest’ultimo, a Sichem, rivolge al popolo d’Israele, la cui parte centrale è l’ammonimento a temere il Signore e a servire lui solo e nessun altro.

Servire Dio – ha detto la pastora Manocchio – non è frutto della capacità di Israele, ma è opera di Dio; non sempre il popolo riesce a servirlo, ma sempre è in dialogo con Lui, e proprio in questa conversazione avverte il manifestarsi della sua grazia. Bertollini ha posto l’accento sul carattere “geloso” di Dio, che “pretende”: e il popolo può solo accettare questa scelta, già fatta da Lui, una scelta che – dice Giosuè – va fatta oggi, anche se il risultato della libertà e della vittoria sembra già raggiunto definitivamente. Oggi e ogni giorno. Da qui il senso del Rinnovamento del Patto che parla a tutti gli evangelici e la “nuova partenza”, resa visivamente dalle foto delle comunità mentre si alzavano le note di un ulteriore inno.

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Consultazione metodista solo online

Da Riforma
Si è scelta una modalità alternativa per mantenere questo momento di confronto
«Finito il triste e difficile periodo di lockdown, siamo entrati nella cosiddetta fase 2, altrettanto complessa ma forse con un maggior grado di incertezza anche a fronte di una crisi economica che morde ferocemente la vita di molti».
In questa situazione, spiega la pastora Mirella Manocchio, presidente del Comitato permanente (Cp) dell’Opcemi (Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia), si è ritenuto che non fosse possibile svolgere la Consultazione metodista secondo le consuete modalità. Pertanto, come preannunciato nella circolare di Pasqua, si è deciso di svolgerla in via telematica domenica 24 maggio, giornata che ricorda la cosiddetta “conversione” di John Wesley.
Il Cp, continua Manocchio, «ha ritenuto importante salvaguardare la possibilità per le chiese metodiste di partecipare al consueto incontro nazionale sebbene in una forma differente. Questo è possibile per la Consultazione metodista perché non è un’assemblea decisionale, ma un momento di incontro e confronto».L’idea è offrire alle chiese la possibilità di un confronto non solo sull’operato del Comitato, ma un tempo per riflettere sulle conseguenze di questa pandemia a ogni livello, anche spirituale. «Il focus della Consultazione sarà, infatti, – spiega la presidente –
su quattro temi centrali: l’azione sociale delle nostre chiese, i rapporti internazionali e l’ecumenismo, la gestione del bilancio e una riflessione prospettica su questo tempo che ci attraversa».
I lavori si svolgeranno dalle 9,30 dopo un momento di preghiera e accoglienza musicale, con l’analisi della relazione del Cp e un breve dibattito su alcune parti della relazione. La mattina si concluderà con alcuni saluti istituzionali. I lavori riprenderanno alle 14,30 con brevi comunicazioni e alle 15 si terrà il culto di Rinnovamento del Patto, organizzato dal Cp in collaborazione con la redazione di Confronti, sfruttando il consolidato modello dello ZoomWorship, in modo da coinvolgere anche persone non appartenenti alle chiese metodiste.
Proprio in un momento così difficile è importante la partecipazione cospicua di sorelle e fratelli delle chiese locali, dei consigli e degli iscritti a ruolo impegnati in chiese metodiste, di direttori e direttrici e membri dei comitati delle opere, per condividere riflessioni, tracciare prospettive future, condividere la Parola e lo spirito di comunione al quale il Signore ci chiama.Per partecipare alla Consultazione si deve scrivere all’email metodismo@chiesavaldese.org. La relazione del Cp verrà inviata a chi di diritto entro il 15 maggio, e in prossimità del 24 maggio verrà inviato un link per en-
trare nella piattaforma su cui si terrà la Consultazione.

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Un Dio delle sorprese

Domenica 15 settembre il culto è stato tenuto dal co-residente portoghese della Conferenza Metodista Europea, ospite della nostra comunità, per il loro incontro annuale bishop Sifredo Texeira.

 

Isaia 55:6-13(8) Nuova Riveduta

6 Cercate il SIGNORE, mentre lo si può trovare;
invocatelo, mentre è vicino.
7 Lasci l’empio la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui,
al nostro Dio che non si stanca di perdonare.
8 «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
né le vostre vie sono le mie vie»,
dice il SIGNORE.
9 «Come i cieli sono alti al di sopra della terra,
così sono le mie vie più alte delle vostre vie,
e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.
10 Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano
senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare,
affinché dia seme al seminatore
e pane da mangiare,
11 così è della mia parola, uscita dalla mia bocca:
essa non torna a me a vuoto,
senza aver compiuto ciò che io voglio
e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata.
12 Sì, voi partirete con gioia
e sarete ricondotti in pace;
i monti e i colli proromperanno in grida di gioia davanti a voi,
tutti gli alberi della campagna batteranno le mani.
13 Nel luogo del pruno si eleverà il cipresso,
nel luogo del rovo crescerà il mirto;
ciò sarà per il SIGNORE un motivo di gloria,
un monumento perenne che non sarà distrutto».

 

“Il Dio delle sorprese”Isaia 55:6-13(8)

Cari fratelli, care sorelle, la pace di Gesù sia con tutti voi.

In qualità di Vescovo della Chiesa Metodista in Portogallo, vi porgo i saluti del popolo metodista portoghese che ha iniziato a incontrarsi come tale nel 1854 nel distretto di Porto. In effetti oggi siamo ancora una chiesa minoritaria presente in 5 distretti dei 18 nel paese continentale.

Come uno dei due co-presidenti del Consiglio Metodista Europeo, vi esprimo la nostra gratitudine per averci accolto a Roma per l’incontro annuale e per prendere parte a questo Culto speciale. Possa Dio continuare a benedirvi e proteggervi.

Il Consiglio Metodista rappresenta i molti metodisti nei diversi paesi europei che condividono il vangelo di Gesù nella parola e nell’azione. Un esempio è dato da quanto la Chiesa Metodista e Valdese fa in Italia, inclusa la cura di quei rifugiati che cercano un posto sicuro in cui vivere.

Oggi sono qui per parlare di sorprese.

A quanti di noi piacciono le sorprese?

Dipende, potreste dire. Se sono belle, di solito ci fanno piacere, ma se non sono tanto belle, in generale preferiremmo farne a meno.

Oggi vorrei condividere con voi l’opportunità di riflettere al Dio delle sorprese che è il nostro Dio.

Vi è mai accaduto di essere stati sorpresi da Lui nella vostra vita? Sono sicuro che per la maggior parte di noi o per tutti noi la risposta è sì. In molti casi ne abbiamo gioito e in altri abbiamo incontrato difficoltà e sofferenze, ma alla fine per molti di noi è rimasta gratitudine per tutto ciò che è stato vissuto.

Soffermiamoci su alcune persone sorprese che si trovano nella Bibbia.

Mosè. Il popolo di Israele era schiavo in Egitto e un giorno, quando Mosè meno se lo aspettava, Dio venne a trovarlo e gli disse: “Ho bisogno di te. Vai e guida il mio popolo nella liberazione che ho concesso loro “. Mosè trovò delle scuse ma nessuna fece cambiare il disegno di Dio. “Sei tu quello di cui ho bisogno.”

Conosciamo la storia. Il popolo di Israele fu guidato da Mosè sulla via verso la liberazione dalla schiavitù in Egitto.

Un altro uomo sorpreso. Samuele, il Profeta. Quando fu mandato nella casa di Isai per ungere un nuovo re per il popolo di Israele, pensò che ognuno di quelli che gli erano stati portati davanti potesse essere il re, ma Dio lo sorprese scegliendo quello a cui nessuno pensava. Davide fu portato davanti a Samuele e Dio gli disse: “è lui”.

Sappiamo anche come Davide sia diventato un re importante per il popolo di Israele e anche per tutti coloro che sono diventati credenti nel suo Dio.

Paolo è un’altra sorpresa di Dio. Coloro che lo conoscevano non potevano credere in quello che sarebbe stato chiamato a fare. Perseguitava i cristiani e conobbe Cristo. La sua vita fu cambiata. Il persecutore diventò perseguitato. Era ed è tuttora una grande benedizione di Dio per tutti coloro che credono in Gesù come salvatore.

In questi pochi esempi troviamo un po’ del significato di ciò che Isaia dice nel nome di Dio: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie.”

Anche Gesù fu una sorpresa di Dio. Gli Ebrei si aspettavano un Messia con le caratteristiche che loro ritenevano necessarie per offrire loro la liberazione che stavano attendendo. Cosa invece ha fatto Dio? Ha mandato suo figlio a nascere non in un palazzo, non in un luogo di potere, non tra la gente importante. È nato molto semplice da persone semplici e è stato onorato da coloro che erano discriminati. E quando molti pensarono che avrebbe guidato il popolo in un processo di attuazione del regno di Dio, morì sulla croce. Molti pensavano che fosse la fine, ma la sorpresa è arrivata di nuovo ed è risorto dalla morte, è vivo e chiama tutti a seguirlo.

Il Dio delle sorprese era presente in Gesù. Ricordatevi ad esempio di Zaccheo. Voleva vedere Gesù. Trovò un posto su un albero. Gesù si fermò vicino a dove si trovava e gli disse: “Scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua.” Una incredibile sorpresa fu questa perché la vita di Zaccheo ne fu cambiata.

Ricordatevi di quella donna che aveva un problema di salute e credeva che toccando le vesti di Gesù sarebbe stata guarita. Toccò Gesù e fu guarita ma fu sorpresa quando Gesù chiese: “chi mi ha toccato?” Affrontò Gesù e lo sentì dire: “la tua fede ti ha salvata”.

Molti anni fa, mia moglie ha avuto un difficile problema di salute e vi è stato un tempo in cui anche io pensavo che stesse per lasciarci ma ci sbagliavamo, il Dio delle sorprese ha fatto quello che alcuni non si aspettavano e fu curata e dopo 20 anni sta ancora bene.

Ci sono alcuni di noi che hanno pensato di partecipare alla vita della chiesa solo partecipare alle attività, ma sono rimasti sorpresi quando sono stati chiamati a prendere parte ai ministeri della chiesa. In molti casi la sorpresa ha prodotto un grande cambiamento nella vita. Pensiamo a coloro che hanno dovuto lasciare tutto per adempiere alla loro missione.

Sono stato sorpreso quando ero un ragazzo e da un Missionario in visita alla mia famiglia mi è stato detto: “Dio ti chiamerà per il ministero pastorale”. Ho ascoltato in silenzio. Non sapevo cosa dire. Quello che ricordo fu che dissi a Dio: “se questa è la tua decisione, le cose accadranno naturalmente nella mia vita”. Dopo 4 anni di formazione sono diventato Ministro Metodista, 35 anni fa, e da allora le sorprese hanno continuato ad accadere nella mia vita e ministero. Ho reazioni simili a quelle di Mosè e molte volte dico: “Non posso essere io. Non sono in grado.” Sì, sei tu quello che voglio e sai che sarò sempre con te” è stata la risposta di Dio.

“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie” dice il Signore.

Anche oggi siamo qui e le sorprese sono già avvenute. Molti di voi non si aspettavano di incontrare così tante persone diverse provenienti da diversi paesi europei. Molti non si aspettavano di ascoltare un predicatore dal Portogallo, che parla inglese per essere tradotto in italiano. Molti di noi non si aspettavano di essere sorpresi da Dio. Di solito diamo per scontato che le cose in chiesa vadano come sono sempre andate.

“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie»,
dice il Signore”.

Siamo qui per volgere la nostra preghiera a Dio, per essere benedetti per essere una benedizione. Siamo qui per essere sorpresi da Dio.

Qual è la sorpresa che Dio ha portato nella mia vita oggi?

Due settimane fa siamo stati benedetti da Dio con l’ammissione di un nuovo membro nella nostra principale congregazione Metodista locale a Porto, la chiesa di Mirante. Pochi giorni dopo eravamo allo studio biblico settimanale e quella donna era con noi. A un certo momento dell’incontro ha dovuto dire a tutti: “Ho avuto molte cose buone nella mia vita, ma l’esperienza avuta domenica scorsa quando sono stata accolta come membro di chiesa, è stata la migliore. Ho sentito Dio con me. È qualcosa di straordinario che fa la differenza nella mia vita “.

C’è una cosa che non dobbiamo dimenticare ossia: siamo alla presenza di Dio essenzialmente per mostrare la nostra gratitudine, adorarlo, pentirci dei nostri peccati, prestare attenzione alle Sacre Scritture, ascoltare la parola di Dio, invocare la sua benedizione e andare nel suo nome per essere una benedizione per gli altri. In breve, dobbiamo continuare a dire a Dio: “Benedicimi e usami” e le sorprese continueranno ad accadere.

Il Dio delle sorprese continuerà ad agire in modi che non immaginiamo neppure, ma niente e nessuno può impedirgli di costruire il suo regno dove tutti coloro che credono in Lui hanno un posto, dove tutti sono accolti, dove tutti sono importanti, dove tutti godranno del  musica del cielo, dove tutti godranno dell’immenso amore di Dio.

Siate preparati. Le sorprese continueranno. Potreste essere chiamati a fare questo o quello, ad andare qui o là, ad aiutare o a essere aiutato, o anche a vivere ciò che non riuscite nemmeno immaginare.

“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore.”

Possa il Dio delle sorprese essere sempre il nostro aiuto.

 

 

 

 

Isaiah 55:6-13(8) (NRSVA)

Seek the Lord while he may be found,
call upon him while he is near;
let the wicked forsake their way,
and the unrighteous their thoughts;
let them return to the Lord, that he may have mercy on them,
and to our God, for he will abundantly pardon.
For my thoughts are not your thoughts,
nor are your ways my ways, says the Lord.
For as the heavens are higher than the earth,
so are my ways higher than your ways
and my thoughts than your thoughts.

10 For as the rain and the snow come down from heaven,
and do not return there until they have watered the earth,
making it bring forth and sprout,
giving seed to the sower and bread to the eater,
11 so shall my word be that goes out from my mouth;
it shall not return to me empty,
but it shall accomplish that which I purpose,
and succeed in the thing for which I sent it.

12 For you shall go out in joy,
and be led back in peace;
the mountains and the hills before you
shall burst into song,
and all the trees of the field shall clap their hands.
13 Instead of the thorn shall come up the cypress;
instead of the brier shall come up the myrtle;
and it shall be to the Lord for a memorial,
for an everlasting sign that shall not be cut off.

 

The God of surprises” – Isaiah 55:6-13(8) (NRSVA)

Dear sisters and brothers, may the peace of Jesus be with you all.

Being the actual Bishop of the Methodist Church in Portugal I bring you greetings from the portuguese Methodist people who started meeting as such in 1854 in the Porto District. Actually we are still a minority Church present in 5 districts of the 18 in the continental country.

Being one of the two co-Chairs of the European Methodist Council I bring you our gratitude for welcoming us in Rome for the annual meeting and to take part in this very special Worship Service. May God continue blessing you and keeping you.

The Methodist Council represents the many Methodists in the European different countries who share the gospel of Jesus with what is said and with what is done. One example we have is what the Methodist and Valdensian Church has been doing in this country that includes the care of those refugees looking for a safe place to live.

I am here today to speak about surprises.

How many of us enjoy surprises?

Depends can you say. If they are good normally we enjoy but if they are not so good, we tend to prefer not have those.

Today I am bringing you the opportunity to think about the God of surprises who is our God.

Weren’t you surprised by Him in your life? I am sure that for the most of us or for all of us the answer is yes. In many of them we enjoyed and in some others there were difficulties and some suffering but in the end there was for many of us gratitude for all that was lived.

Let us for a moment think of some surprised people we find in the Bible.

Moses. The people of Israel were in Egypt being slaves and one day, when Moses wasn’t expecting, God came to see him and told him: “I need you. Go and lead my people in the liberation I have for them.” Moses found excuses but none of them changed God’s mind. “That’s you that I need.”

We know the story. The people of Israel was led by Moses in the way to be liberated from the Egyptian slavery.

Another man surprised. Samuel, the Prophet. When he was sent to the house of Jesse to anoint a new king for the people of Israel, he thought that each one of those who were brought before him could be the King but God surprised him choosing the one that nobody thought about. David was brought before Samuel and God told him: “that’s the one.”

We know also how David became an important King for the people of Israel and also for all those who became believers in his God.

Paul is another surprise from God. Those who knew him couldn’t believe in what he was to be called to be doing. He was persecuting Christians and met Christ. His life was changed. The persecutor became persecuted. He was and still is a great blessing from God for all of those who believe in Jesus as savior.

In these few examples we find a bit of the meaning of what Isaiah was saying in God’s name: “My thoughts are not your thoughts. My ways are not your ways.”

Even Jesus was a surprise from God. The Jews were expecting a Messiah with the characteristics they thought were necessary to give them the liberation they were looking for. What was done by God? Sent his son to be born not in a palace, not in a power place, not amongst the important ones. He came very simple to be born from simple people and celebrated by those who were discriminated. And when many thought he was going to lead the people in a process of implementing the kingdom of God, he died on the cross. Many thought was the end but the surprise came again and he rose from the dead and is alive calling everybody to follow him.

The God of surprises was present in Jesus. Remember for example Zacchaeus. He wanted to see Jesus. He found a place in a tree. Jesus stopped close to where he was and told him: “Come down. I want to be with you in your house.” An amazing surprise was this because the life of Zacchaeus was changed.

Remember that woman that had a health problem and believed that touching the garments of Jesus was the way to be cured. She touched Jesus and was cured but she was surprised when Jesus asked: “who did touch me?” She faced Jesus and heard him telling her: “was your faith that saved you.”

Many years ago, my wife had a difficult health problem and there was a time that even me thought she was about to leave us but we were wrong, the God of surprises did what for some wasn’t expected and she was cured and after 20 years she is still well.

There are those of us that thought were to be taking part in the church life just to be there in the activities but were surprised when were called to take part in the ministries of the church. In many cases the surprise made a big change in the life. Thinking in those that had to leave everything to accomplish their mission.

I was surprised when I was a young boy and through a Missionary visiting my family I was told: “God will call you for the pastoral ministry.” I heard in silence. I didn’t know what to say. What I remember was me telling to God: “if this is your decision, things will happen naturally in my life.” After 4 years training I started being a Methodist Minister, 35 years ago and since then the surprises continued happening in my life and ministry. I have reactions a bit like Moses and many times I say: “Can’t be me. I am not able.” “Yes, that’s you I want and you know that I will be always with you” has been the answer from God.

“My thoughts are not your thoughts and my ways are not your ways” says God.

Even today we are here and the surprises happened already. Many of you were not expecting to meet so many different people from different European countries. Many weren´t expecting to have a preacher from Portugal, speaking in English to be translated for Italian. Many of us weren´t expecting to be surprised by God. Usually we assume things in Church will happen as ever.

“My thoughts are not your thoughts, says the Lord, and my ways are not your ways.”

We are here to bring our worship to God, to be blessed to be a blessing. We are here to be surprised by God.

What is the surprise God brought to my life today?

Two weeks ago we had the blessing from God of receiving a new member in our main local Methodist congregation in Porto, the Mirante church. Few days later we were in the weekly Bible study and that woman was with us. At certain time of the meeting she had to tell everybody: “I had many good things in my life but the experience I had last Sunday when I was received as member of the church, was the best one. I felt God with me. That’s something extraordinary that makes the difference in my life.”

There is one thing we can’t forget that is: we are in the presence of God essentially to show our gratitude, to worship him, to repent from our sins, to give attention to the holy Scriptures, to listen the word of God, to seek his blessing and to go in his name to be a blessing for others. In short we must keep saying to God: “Bless me and use me” and the surprises will continue happening.

The God of surprises will continue acting in ways we even have no idea but nothing and nobody can stop him building up his kingdom where all that believe in him have a place, where all are welcomed, where all are important, where all will enjoy the music of heaven, where all will enjoy the immense love of God.

Be prepared. The surprises will continue. You may be called to do this or that, to be here or there, to help or to be helped, or even to live what you even can’t imagine.

“My thoughts are not your thoughts, says the Lord, and my ways are not your ways.”

May the God of surprises be always our helper.

 

Il Rinnovamento del patto

da Riforma

di Mirella Manocchio

Per le chiese metodiste un’occasione di testimonianza del loro costante impegno

Molta acqua è passata sotto i ponti da quando nel lontano 11 agosto 1755 venne per la prima volta celebrato il culto di Rinnovamento del Patto a Londra, nella chiesa francese di Spitalfields, alla presenza di 1800 persone, divenendo, come John Wesley successivamente commentò nel suo diario: «un’occasione per varie esperienze spirituali … Non credo che abbiamo mai avuto benedizione maggiore». Da allora, nelle chiese metodiste di tutto il mondo, all’inizio dell’anno o nelle occasioni significative viene celebrato questo culto che sancisce l’impegno e il completo affidamento a Dio della comunità dei credenti, nella consapevolezza che Egli stesso, per primo, offre la possibilità di rinnovare un tale patto con Lui. «Signore, io non appartengo più a me stesso, ma a te. Impegnami in ciò che vuoi, mettimi a fianco di chi vuoi»: così ha inizio la preghiera centrale nel culto di Rinnovamento del Patto.

Ma di che cosa tratta questa tradizione? Essa ha una radice biblica e nel libro del profeta Geremia il contenuto del patto viene da Dio stesso riassunto nell’affermazione: «Io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo» (31, 33b). La Bibbia menziona in varie occasioni un Patto tra Dio e l’essere umano: da Noè ad Abramo, da Mosè fino a quello eterno (berit olam) stabilito con re Davide, e infine per mezzo di Gesù Cristo il Patto viene esteso all’umanità intera.

In ogni caso, è sempre Dio che sceglie la controparte del Patto e che vi si impegna in prima battuta. L’essere umano è chiamato a rispondervi sebbene non sia una controparte uguale a Dio sia nel peso della responsabilità, sia nella fedeltà.

Nella seconda metà del ‘700, in una società gerarchicamente bloccata, celebrare un culto che avesse al centro una tale idea di Patto non era questione di poco conto: illustrava chiaramente l’assunto teologico per cui se la salvezza è per grazia di Dio, nel piano divino l’essere umano, qualunque essere umano, è chiamato a fare la sua parte nel farsi strumento fedele e fiducioso. L’essere umano ha responsabilità nei confronti di Dio e del prossimo per cui non vive la propria fede passivamente. In tal senso, nemmeno la struttura della società può essere accolta acriticamente ma va compresa alla luce del Patto e nell’orizzonte del Regno di Dio.

Come spiega Giosuè al popolo d’Israele (Giosuè 24, 23), accettare di entrare in tale relazione con Dio significa fare una scelta di campo globale, non unicamente relativa al tempo cultuale. La comunità fondata sul patto è plasmata, messa alla prova, vagliata da Dio la cui volontà è che le categorie fragili della società (all’epoca: bambini, orfani, vedove, stranieri) siano rispettate e tutelate, che il cibo sia condiviso, che la terra sia rispettata.

Nel patto, Dio offre promesse di prosperità all’umanità e al popolo d’Israele (discendenza, terra), ma le benedizioni sono frutto della fiducia incondizionata in Dio (cfr. Genesi 22, 16-18) e dell’obbedienza ai suoi comandamenti (Deuteronomio 9, 9ss) tanto che le tavole di pietra su cui vennero scritti vengono denominate «tavole dell’Alleanza».

Secondo alcuni studiosi, il fatto che le «società» metodiste si riconsacrassero ogni anno in un patto con Dio, fu tra le ragioni che determinarono il successo del metodismo e l’influsso positivo che esso esercitò all’interno della compagine sociale. Oggi la visione teologica sottesa al culto di Rinnovamento del Patto probabilmente risulta assodata, ma davvero possiamo dire di essere pronti a vivere il nostro impegno come scelta radicale? E se pure, nella contraddittorietà e durezza del nostro contesto sociale, asseriamo di volerlo fare, come possiamo riuscire a vivere il nostro impegno in modo adeguato, da esseri umani fragili quali siamo?

Dinanzi alla tragica consapevolezza che in questa relazione noi siamo inadeguati e infedeli, ecco che il rimetterci con fiducia a Lui nella preghiera sapendo che siamo stati scelti quali suoi strumenti può darci la forza di continuare nel nostro impegno – come detto nella liturgia del culto relativo – «a ricercare e a compiere la tua perfetta volontà».

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Il mondo la mia parrocchia

Breve messaggio per il capodanno 2019

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, vi esorto, rallegriamoci.

Ci rallegriamo perché fin qui siamo arrivati.

Dio, il Signore della nostra vita, ci ha donato un nuovo giorno,  un nuovo anno,  è il primo giorno dell’anno 2019.

Siamo qui oggi perché la nostra volontà di servire il Signore e il prossimo ci induce a dichiarare pubblicamente in maniera collettiva e quindi comunitaria le parole d’impegno formulate dal padre fondatore del metodismo John Wesley.

L’apostolo Paolo scrisse nella sua prima lettera alla comunità di Corinto al capitolo 3 verso 1: <<ho dovuto parlarvi come a bambino in Cristo>> (1 Cor. 3,1)  poi al capitolo 13 verso 11: << quando ero bambino parlavo da bambino>> , poi nello stesso versetto termina con queste parole: << ho smesso le cose da bambino>>.

Queste parole dell’apostolo, che sono già per me parole d’esortazione per il lavoro che svolgo di cura pastorale in questa comunità variegata della chiesa metodista di via XX settembre, possono essere paragonate alle parole che erano state usate nei diversi momenti in cui Paolo svolse il suo servizio di apostolo alle comunità primitive. Egli scrisse: <<11 Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. 12 Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto>>.1 Cor.13,11-12
All’inizio l’apostolo parlava alla comunità di Corinto come se fosse un interlocutore infantile, paragonandola ad una bambina nell’aspetto di vivere la fede nel Signore.

Successivamente descrisse se stesso,  come egli agiva da bambino e smise di agire come tale dal momento che aveva raggiunto l’età matura.

Ora che cosa mi dicono queste  parole dell’apostolo Paolo in riferimento al  nostro tempo e alle parole di J. Wesley:  <<Il mondo è la mia parrocchia>>?  Quali sono il rapporto di essi?

A mio avviso mi esortano a rivedere il servizio di cura pastorale che rendo a tutti quelli che entrano e escono in questa chiesa metodista di via XX settembre.

E’ una comunità italiana ma in realtà essa è composta da credenti che appartengono a culture e tradizioni diverse dovuto alle loro origini come me dalla chiesa metodista unita nelle filippine.

Quando abitavo nelle Filippine, ai credenti che appartenevano alla denominazione metodista unita, la frase di J. Wesley: << il mondo è la mia parrocchia>> ha un significato parziale di vivere e praticare la  fede.

Ho notato vivendo in Italia che queste parole di J. Wesley hanno un significato più profondo, assumendo un significato olistico, tanto grande come è il mondo nella vita di chi crede nel Signore.

Il mondo ha bisogno dei credenti perché svolgano l’impegno di cura e d’amore, la chiesa ha un impegno di curare non solo il suo interno ma anche il suo esterno, e tutta la terra, saper dire quanto Dio ha dato della sua vita nel figlio Gesù Cristo per salvarci.

Così, nel mio e nel tuo rapporto con gli altri popoli, italiani, coreani, cinesi, inglesi, africani e tutti coloro in quell’unica sola fede e solo spirito di Dio, si manifesti la volontà e l’amore Suo.

Io ringrazio Luca e Grace della comunità battista di Centocelle perché sono qui, per la loro volontà di  partecipare a questo culto di rinnovamento del patto con Dio coinvolgendo il coro Coram Deo purché anche loro riconsacrassero il loro impegno e la loro dedizione di cantare inni di lode al Signore con il dono della loro voce e di servire la chiesa di Dio il nostro unico Signore.

Così, cominciando il mese di gennaio facciamo chiarezza al significato del nostro coinvolgimento al dialogo fra noi cristiani di confessione cattolici, protestanti, ortodossi nel testimoniare l’evangelo in Cristo Gesù in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Rinnoviamo la nostra volontà di servire le persone senza fissa dimora come il breakfast time e ecc.

Dio vuole che gli preghiamo, che gli chiediamo per darci un futuro migliore di prima.

L’anno scorso, per quelli che erano presenti in quel primo giorno dell’ anno 2018 avevate ricevuto un segnalibro e ho ritenuto opportuno darvi anche questo anno come ricordo in cui è scritto il nostro impegno comune.

Vedete, da un lato l’immagine della vite, i suoi  tralci e suoi frutti parlano  tutto di noi, di come siamo uniti e uno in Cristo Gesù, il logo segno distintivo della chiesa metodista in cui Wesley vuole dire a ciascuno/a di noi credenti dell’impegno globale in cui deve essere vissuta la fede nel Signore Cristo Gesù.

Le parole che dichiariamo sono le nostre promesse in risposta a Dio che ha voluto pianificare tutto per la salvezza dell’intera umanità, del mondo che ha creato.

Allora, chiediamo al Signore di rigenerare la nostra forza, volontà, fede, speranza  e amore  e ci accompagni perché è lui la fonte di essi per poter compiere i  nostri buoni propositi.

Ognuno e ognuna nel proprio cuore ha assunto davanti a Dio diverse responsabilità. Che il Signore conceda il suo sì a ogni obiettivo che vogliamo raggiungere in questo nuovo anno.

Ora vi invito ad alzarvi in piedi per dichiarare le parole che trovate sull’ordine del culto oppure sul segna libro. ognuna/o nella propria lingua, prima in tagalog, poi in coreano, e finiamo in italiano perché è la nostra lingua comune.

Tungkuling Pangako(Filippini)

 

Hindi ko na pag-aari ang aking sarili, kundi sa iyo. ilagay mo ako sa iyong kagustuhan, ilapit mo sa akin ang sinuman mong gusto.  Naway lagi akong iyong tagapagpatotoo, maging sa panahon na ako’y masigla, nasa kahinaan, kagalakan, at sa pagdurusa.Ama, Anak at Banal na Espiritu, ikaw ay akin at ako ay iyo. Malaya at buong puso na ako’y susunod sa iyong kagustuhan at iniaalay ko ang lahat sa paglilingkod sa iyo. At ang kasunduan na ginawa ngayon sa lupa, ay mapahitulutan din  sa langit. Ikaw ang aming Diyos at kami ay iyong sambayanan. Amen.

 

Coreani

저는더이상저자신의것이아니요. 주님의것임을고백합니다.

저를주님이원하시는것을행하는도구로삼아주시옵소서.

주님이원하시는사람들과함께나를들어써주시옵소서.

저로하여금주님의사역과고난에동참하게하옵소서.

저로하여금주님을위하여일하게하옵소서.

주님을위하여영광스러운일이나모든일에사용하여주옵소서.

저는마음을다하여자원하는심정으로주님의기쁨과뜻에모든것을헌신하겠습니다.

주님은우리의하나님이시요우리는주님의백성입니다.                                                                                    아멘

 

Impegno(Tutti)

Signore, io non appartengo più a me stesso, ma a te. Impegnami in ciò che vuoi, mettimi a fianco di chi vuoi; che io sia sempre tuo testimone, sia nella pienezza delle forze, sia quando le forze vengono meno, sia che io mi trovi nella gioia, sia che io mi trovi nel dolore. Liberamente e di pieno cuore mi sottopongo alla tua volontà e metto ogni cosa al tuo servizio. Tu sei il nostro Dio e noi siamo il tuo popolo. Amen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Metodismo, giustizia sociale, diritti

Il 29 novembre a Roma il VII convegno di studi internazionali sul metodismo

Giunge alla settima edizione il convegno di studi internazionali sul metodismo promosso dal Centro di documentazione metodista (CDM), in collaborazione con la Sapienza – Università di Roma. Il convegno dal titolo “Metodismo, giustizia sociale, diritti. Uno sguardo tra Europa, Africa, USA” si terrà giovedì 29 novembre  presso la Sala Odeion, Facoltà di Lettere e filosofia, Università “La Sapienza” Roma con inizio alle ore 10:00.

Il convegno mette a fuoco i rapporti tra metodismo, giustizia sociale e diritti umani, in diversi contesti storici e geografici. In occasione dell’anniversario di eventi come la Dichiarazione dei diritti umani, l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, la morte di Martin Luther King, il 1968, il tema proposto appare fecondo per approfondimenti storici, ma anche massimamente attuale.

“La chiesa metodista ha una lunga tradizione di impegno su questo fronte – spiega Mirella Manocchio, presidente dell’Opera per le Chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI) -. Lo stesso John Wesley, fondatore del movimento metodista, fu il primo leader religioso a prendere una posizione chiara contro lo schiavismo. Il convegno, però, oltre a ripercorre tappe storiche importanti, vuole altresì stimolare la riflessione sulle contraddizioni della società odierna in cui i diritti civili stabiliti dalla Costituzione non sono ancora pienamente attuati e quelli che parevano consolidati sono messi in discussione.”

Il programma prevede numerose relazioni tra cui quelle di Giancarlo Rinaldi (Università degli Studi di Napoli l’Orientale”, di Emmanuel Asante (Trinity Theological Seminary, Accra, Presidente del Consiglio dei Governatori, Ghana National Peace Council), di Francesca Cadeddu (Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII, Bologna) e di Silvana Nitti (Università degli Studi di Napoli Federico II).

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Un occasione di culto ricordando la conversione di John Wesley.

 

Domenica 3 giugno la chiesa metodista di Roma ha celebrato il culto, nella giornata della memoria di John Wesley, insieme alla chiesa valdese di via IV novembre.
Insieme perché? Prima di tutto perché le comunità di Roma si trovano ormai a collaborare insieme su alcuni progetti concreti, ultimo in ordine di tempo la cura pastorale di un gruppo di sorelle e fratelli cinesi, e diventa, quindi, essenziale e prioritario pregare insieme e stare insieme, perché come dice il salmista, questo è bello e soave. Perché insieme ci riconosciamo fratelli e sorelle, e ci sentiamo comunità di credenti, insieme in cammino.
L’occasione è nata dalla recente traduzione, fatta dal pastore Emanuele Fiume, di alcune liturgie di John Wesley, e quale migliore occasione di un culto nei giorni precedenti la memoria della conversione del fondatore del Metodismo, in quel 24 maggio 1738 ad Aldersgate, dove ascoltando l’introduzione di Lutero all’epistola ai Romani fece profonda e gioiosa esperienza della giustificazione in Cristo.
Profonda, ma impegnativa, la liturgia proposta, tenuta dal pastore Fiume insieme alla pastora Galapon. Una liturgia della seconda metà del 700, con usi, valori e segni che possono oggi sembrarci lontani e senza apparenti significati profondi per la nostra fede di donne e uomini del XXI secolo.
Sicuramente non è stato semplice entrare nello spirito di un culto così differente e difficile, e lasciar parlare dentro di noi, e far diventare preghiera, le parole pronunciate nello svolgere della liturgia. È stato un po’ tornare alle origini: un segno sicuramente, un legame forte con chi con quelle stesse parole ha fondato e testimoniato lo spirito del metodismo. Un richiamo continuo e insistente a quei mezzi di grazia (means of grace) quali preghiera, meditazione e Santa Cena con i quali Dio entra e trasforma profondamente le nostre vite.
Vorrei sottolineare due aspetti che hanno sortito una curiosità spirituale profonda, e una riflessione che continua fin oltre la benedizione finale. La prima: la doppia recita del Padre Nostro, all’inizio e alla fine della liturgia, a segnare come il comune Padre ci convoca e ci riunisce, ci rende sorelle e fratelli, figli di un unico Padre comune. Ma nello stesso tempo, alla fine, un Padre che ci invita e ci invia a testimoniare nelle vie della nostra città la ricchezza e la gioia di una salvezza per tutti e donata a tutti.
Il secondo aspetto, la lettura dei dieci comandamenti a cui l’assemblea risponde con un responsorio cantato, come confessione di peccato e impegno a migliorarci nella nostra quotidianità di vita. Un legame forte che percorre l’intera storia della salvezza dal patto di Dio con Israele, al nuovo patto in Cristo.
Il sermone, tenuto dalla pastora Galapon, sul brano di Luca del ricco stolto, ci ha ricordato la stoltezza dell’uomo, l’insensatezza di un uomo che affida la vita solo ai suoi beni e da questi solo trae gioia e crede, stoltamente, di trovare la salvezza. E invece….. Beni materiali così importanti in un periodo di crisi, che si tratti di risparmi o di relazioni affettive, non sono la salvezza. Il punto fondamentale è: possediamo questi per noi o per condividerli? La ricchezza non condivisa, è il nocciolo. Un bene come una relazione non condivisa non aperta all’altro, non è evangelico, non porta alla salvezza.
La liturgia di Wesley e il testo di Luca ci hanno, in un unico itinerario, posto la domanda su quali sono le vere priorità dell’uomo e della donna, ieri come oggi e come viverle in una prospettiva evangelica nella condivisione profonda. L’occasione di confronto e dialogo non si è esaurita nel culto, ma è continuata in un momento di agape fraterna tra i membri delle due comunità nello scambio reciproco e nella condivisione del pranzo