Il giudizio contro le nazioni

Matteo 25, 31-46

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, domenica scorsa il nostro culto è stato tenuto dal gruppo di Breakfast time Milano-Roma con il sermone del nostro fratello Fabio Perroni sul brano del buon samaritano (Luca 10, 25-37). Tutto lo svolgimento del culto verteva sulle idee sviluppate e sperimentate in questi mesi di servizio comunitario. Così pure l’incontro con questi fratelli e queste sorelle aveva come scopo quello di motivare ancora di più ad esercitare insieme le opere di carità e di scambiare propositi su come rafforzare la volontà di fare delle buone opere nei confronti delle persone disagiate, e ,in generale, di poter aiutare coloro che si trovano in difficoltà.

Abbiamo ospitato tre sorelle e tre fratelli della Chiesa Evangelica Metodista di Milano, la comunità dove ero provenuta nel 1995. Pensate un po’, sono già passati 23 anni ma ciò che mi stupisce e forse a tutti noi è la forza di volontà che molte volte ci spinge ad incontrare una persona cara o le persone che ci sono care. Personalmente, mi ha fatto molto piacere rivedere e rincontrare una delle due sorelle filippine che sono venute; fu già presente quando ero a Milano, prima che intraprendessi lo studio in Teologia e si chiama Bernadeth. Mi ha ribadito che per lei è stata un piacere rincontrarmi così come anche per me per rinnovare il nostro legame di fraternità nel nome del Signore Gesù Cristo. Si è ricordata del mio amore per le piante e i fiori perciò mi ha portato l’azalea, quella che vedete sul piano forte qui davanti a voi. Ciò che ci lega e ci incoraggia a intraprendere un viaggio pur lontano, è il desiderio di incontrare le persone che amiamo per rinnovare il nostro rapporto con loro. Quel buon ricordo del passato è fondamentale e ci permette di rivivere il percorso e il cammino nella fede fatto insieme per l’edificazione reciproca.

Nelle nostre comunità cristiane innanzitutto si costruisce un legame profondo di fraternità nel Signore Gesù Cristo , e questo è sicuramente come un biglietto di visita che rimane e che non muore mai. Io penso anche che per noi cristiani, è profondamente incarnato l’insegnamento del nostro maestro Cristo Gesù di eseguire le opere di bene perciò ovunque venga praticato attirerà l’attenzione di tutti.

La Bibbia ci aveva raccontato di questo legame, ci aveva narrato dei percorsi delle comunità, gli apostoli avevano fatto dei viaggi missionari insegnando la legge dell’ amore di Dio e le comunità si scambiavano le visite, le notizie attraverso loro con gli apostoli stessi. Nella Bibbia abbiamo conosciuto Dio, solo leggendo la Bibbia siamo riusciti a trovare la parola Yahweh, Dio, Signore, l’Io sono quello che sono, Gesù Cristo, l’Amen.

Nella Bibbia o attraverso la Bibbia abbiamo potuto incontrare i nostri antenati, i fratelli e le sorelle che avevano professato la loro fede allora. Così, avevamo constatato che a causa della PAROLA VIVA del Signore, Dio della nostra vita, la presenza e la visita dei nostri fratelli e delle nostre sorelle della chiesa di Milano è stata per noi un fuoco di amore ardente, che ha riscaldato i nostri cuori con il messaggio che ci hanno portato. Le due chiese, le due comunità si sono incontrate attraverso questa visita e quest’opera del breakfast time, l’iniziativa voluta da tutte e due le comunità. Sia lodato il Signore.

Care e cari, oggi abbiamo ascoltato e letto l’evangelo di Matteo al capitolo 25, versetti da 31 a 46. Ho voluto proporvi oggi questo testo per la nostra riflessione proprio perché domenica scorsa i due gruppi di breakfast time Milano- Roma hanno fatto un culto dedicato a quest’opera diaconale e comunitaria. Sappiamo che nessuno di loro abbia avuto in mente di esaltarsi o vantarsi per le opere buone compiute nei confronti delle persone meno fortunate, coloro che si trovano svantaggiate ma proprio per questo motivo che vorrei ci ricordassimo sempre che il nostro Signore ci guida, ci porta a camminare con lui per la via come i suoi discepoli e le sue discepole e che ciò che si conserva nei cuori nostri è la gioia di averle fatto ringraziando il Signore per queste occasioni o opportunità .

L’evangelista Matteo ci ha raccontato la parabola del giudizio contro le nazioni cioè il giudizio finale su come sarebbe andato la fine dei tempi, quando saremmo tutti chiamati e radunati, davanti all’ unico giudice e saremmo giudicati attraverso le nostre opere buone e cattive che abbiamo compiuto. Tutte le nazioni saranno giudicate secondo le loro opere buone , giuste o contrarie negli occhi dell’unico giudice di tutti gli uomini e di tutte le donne. Saremo tutti insieme davanti a lui, poi sarà lui a separarci in un gruppo alla destra e in un altro alla sinistra in base a ciò che avremmo dovuto fare o non, nei confronti del nostro prossimo considerato minimo.

Questa parabola del giudizio alla fine dei tempi è facile da capire nel suo insieme cominciando dal figlio dell’uomo, il Signore, il re che sarà il giudice di tutti , come abbiamo imparato dalla lettura della Bibbia . La folla radunata saremo noi, quella che sarà sottoposto al giudizio, ma alla fine però nessuno di questa massa di gente saprà più dire o potrà poi confermare quando ognuno ha compiuto queste opere o non <<dare da mangiare a chi è affamato, dare acqua a chi ha sete, dare vestito a chi non ne ha per coprirsi, dare medicina a chi è malato, andare a visitare chi è in prigione, accogliere nella propria casa a chi si trova senza un luogo per dormire>>….

Questa parabola ci sembra dire che alla fine dei tempi nessuno si ricorderà più di quello che ha fatto se non colui che sarà l’unico che ha il compito di giudicare.

Come mai questi che erano stati davanti al re, non erano più in grado di riconoscere ‘quando’ avevano fatto il bene o no. Per questo motivo che non sappiamo esattamente quando abbiamo incontrato il fratello considerato minimo del re, colui che in condizione del bisogno. Forse, ciò che è necessario ricordare è metterci sempre nei panni del nostro prossimo, essere per lui e per noi in qualunque situazione, evitandoci di distinguere da lui poiché abbiamo le stesse necessità. Il re rivendica la causa del minimo, del vero povero e davanti a lui, saremo giudicati per quello che abbiamo potuto fare e dare d’aiuto con le nostre capacità. Non si organizza mai la “giusta accoglienza” bensì è spontanea, ed è così che dobbiamo essere in ogni momento della nostra vita.

Immaginate come sarebbe questo racconto, se il re si metterebbe a sedere su una poltrona con i suoi angeli custodi, davanti ad una folla di gente che aspettano il suo verdetto. Come sarebbe stata quest’attesa che terminerà solo con la pronuncia di poche parole di salvezza, di tutti noi uomini e donne?

Siamo pronti veramente a incontrare faccia a faccia il re della nostra vita perché siamo stati obbedienti a questa legge del dare/delle opere? Al ricco Gesù disse: se vuoi essere perfetto va’ e vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli>> Mt. 19,21<<vai e fai anche tu la stessa cosa>>. Se davvero abbiamo creduto in lui, oggi saremo in grado di dire: << sono pronto Signore a incontrarti , anche adesso>>. Oppure, vogliamo che rallenti il compimento del suo giudizio, perché non siamo ancora pronti? Le notizie di bisogno e richiesta ci giungono ogni attimo quindi sempre. Questo impegno è l’unico che ce lo chiede perché è urgente e non si può mai rimandarlo per quello che vediamo ovunque.

Qual è lo scopo di questo racconto per ciascuno di noi? Che senso ha nel nostro vivere in questo momento, nel nostro rapporto con l’altro, con il povero, con lo straniero?

Come comprendete i testi biblici sul giudizio finale? Come leggete i testi che riguardano gli ultimi dei tempi? Che visione traete e che senso vi danno in rapporto con il vostro vivere il tema sul giudizio finale ? Scegliamo forse di fare il bene perché abbiamo paura del giudizio?

Tu uomo che cosa pensi di te stesso? Chi sei e che fai tu in questo mondo?

Che cosa vedi? Che visione hai per il tuo futuro? Qual è la tua visione per il tuo futuro?

Pensi che il tuo futuro ha a che fare con il tuo passato o con il tuo presente? Che cosa pensi tu com’è un cristiano? Che cosa ti fai pensare di essere un cristiano? Che cosa ti fa convincere dal messaggio che porta la Bibbia? E tu credi veramente della visione del giudizio finale? Che cosa pensi del giudizio finale?

Perché scegli di fare il bene e non il male? Che rapporto ha per te il fare del bene, o scegliere di fare le opere di bene perché hai paura di essere giudicato stolto e di andare poi nello stagno di fuoco?

Che senso ha per te venire in chiesa o andare allo studio biblico se non per farti scoprire insieme ad altri che cosa la Sacra Scrittura dice che Dio gradisce che venga fatta?

L’ascolto della Parola insieme ad altri ti dà la forza o la carica?

Allora tutto sommato, vediamo che il nostro rapporto con Dio ha a che fare con ciò che facciamo ad altri.

Il profeta Michea dice al capitolo 6,8 nel suo libro: << O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio? >>

Riprendendo l’iniziativa del breakfast time, con lo scopo di compiere le opere buone , è stato per noi una svolta, ci ha tutti insieme uniti, mandandoci fuori dalle nostre mura per estendere il nostro servizio di lode di ogni domenica al Signore.

Così, torniamo anche alla nostra base, al nostro punto di partenza come abbiamo compreso la Bibbia. Come abbiamo voluto leggerla.

“Come leggeremo la Bibbia?” Esiste un modo ‘giusto’ per leggere la Bibbia?

Quattro punti quelli che sono stati proposti fino ad ora, più o meno, come dobbiamo leggere la Bibbia. Molti di noi sanno già questi ma è importanti che rinnoviamo insieme la nostra conoscenza di essi.

1) Il primo è fare silenzio davanti al testo, affinché sia lui a parlare e noi ad ascoltare. Significa che noi credenti in Dio, impariamo ad ascoltare il Signore che si è rivelato, obbedendo ciò che è scritto nella Bibbia per il nostro vivere bene.
2) il secondo è tener conto della storicità del testo, quindi delle condizioni storiche, culturali, sociali, ecc. in cui esso è nato. Chi ignora la storicità del testo viene condannato al non capire e a non cogliere il messaggio. Significa che attraverso la storia del popolo di Israele eletto da Dio comprendiamo il modo di vivere degli uomini e delle donne cioè di un popolo di una nazione in cui ci permette ad imparare a comprendere anche noi stessi e a confrontarci da essa perché ogni generazione è altra ma è simile.
3) il terzo criterio è imparare a distinguere il “compito delicato, ma non impossibile”, quello che nella Bibbia appartiene al quadro culturale caduco (provvisorio, temporaneo) da quello che invece appartiene al messaggio salvifico permanente. Significa che siamo chiamati a leggere i testi biblici imparando a mettere da parte il messaggio di salvezza che Dio ha voluto per tutta l’umanità come progetto, piano, decisione, volontà perenne. Conoscere e riconoscere il Dio misericordioso e che il suo giudizio universale sia indipendentemente dalle nostre opere, e per il suo amore.
4) il quarto è cercare nel testo, come suggeriva Lutero- “ciò che mette in evidenza CRISTO” Significa che nel nome di Cristo Gesù c’è rivelato la salvezza il perdono dei nostri peccati.
Che il Signore ci ravviva la nostra consapevolezza del nostro bisogno e dell’altro nel termine dell’ospitalità o accoglienza giusta. Che Dio ci sia con noi. Amen.

past. Joylin Galapon

I assise Fcei

Da venerdì 16 novembre a domenica 18  si terrà, presso l’hotel Selene a Pomezia, la prima assise della federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

La prima giornata vedrà due momenti pubblici, a cui siamo tutte e tutti invitati a partecipare.

Alle ore 14.30, presso la chiesa valdese di via IV novembre, si terrà il culto di apertura a cura del pastore Emanuele Fiume.

Al termine, la tavola rotonda, le cui informazioni le trovate qui sotto.