I ciechi e il muto guariti

Matteo 9,27-34;

Care sorelle e cari fratelli nel Signore,

oggi siamo di nuovo chiamati a riconoscere i vari aspetti significativi che ci fanno ricordare l’importanza degli occhi.

Attraverso l’uso dei  nostri occhi possiamo vedere bene e non possiamo dare per scontato la salute di questa capacità fondamentale  del nostro corpo .

I nostri occhi sono indispensabili perché servono per guidarci e portarci (servono per guidare tutto il corpo e lo rende più autonomo) verso il luogo in cui vogliamo arrivare. Anzi  con i nostri occhi  possiamo già vedere subito da lontano dove vogliamo arrivare. Così ci accorgiamo della sua grande importanza  e della ragione della sua insostituibile funzionalità  come parte integrante del corpo.

Con i nostri occhi vediamo tante cose belle o brutte che dipendono dal nostro modo di vedere e giudicare. <Beauty is in the eyes of the beholder> /<La bellezza si vede da chi la guarda>.

Sapete che ho scoperto nelle Filippine? La lapida del Colosseo nella città di Vigan. Ho letto che da lì fino qui a Roma dista 7,111 miglia. Che bello vedere e scoprire questa cosa nelle filippine!

Ci sono tanti passaggi o brani dalle Sacre Scritture che parlano dell’uso degli occhi per il bene del  corpo  e del nostro rapporto con Dio e con il nostro prossimo, del nostro percorso di  FEDE  che a seconda dello sviluppo di ogni racconto biblico notiamo la sua riflessione  alla nostra vita.  La nostra fede in Dio cresce quando il testo biblico ci parla delle esperienze di vita.

Così con la giusta funzione dei nostri  occhi possiamo avvicinarci alle varie interpretazioni di coloro che hanno avuto la fede.

Un teologo dice che  la fede ci aiuta a comprendere le cose di Dio, di come avere la fede per comprendere.

Come ad esempio Saulo di Tarso ad un certo punto della sua vita perse la vista, poi l’acquisì. Da questa esperienza  nacque una vita nuova perché ebbe avuto gli occhi nuovi per vedere ciò che Dio aveva destinato per lui come progetto di vita stessa.

Dalla sua esperienza  di cecità e dell’acquisizione della sua vista è nato un nuovo essere,  una nuova identità, chiamato Paolo. Saulo che poi era diventato Paolo attraverso il dono della fede aveva compreso tutto, che il suo passato ormai appartiene a quel tempo remoto.

Che cosa ha cambiato la sua vita? Il dono della grazia di Dio per poter vedere.

L’apostolo Paolo prima che diventasse un servitore/schiavo della parola, del vangelo di Gesù Cristo era  cieco.  Non vedeva il Dio di Cristo. Non conosceva la via del Signore. Era il persecutore dei cristiani e non vedeva Gesù come la Via, la verità e la vita. Non vedeva Gesù il Cristo! Era cieco ma Dio ha avuto pietà di lui così ha avuto la grazia di poter vedere il Salvatore.

Nel vangelo secondo Matteo Gesù visitò i due ciechi in casa. I due chiesero a lui di essere guariti dalla loro cecità. Essi riacquisirono la vista prima con la loro confessione di fede poi con il tocco della mano di  Gesù. Il racconto dei due ciechi che hanno ri-avuto la vista ci insegna come vediamo, lasciando il passato, che qualcosa è cambiata dall’intervento di Gesù, il figlio di Davide, l’inviato il portatore di salvezza  di Dio.

E anche l’uomo muto e indemoniato ebbe avuto la guarigione.

Come gli altri racconti di guarigione Gesù proibiva questi ciechi di divulgare ciò che a loro li aveva fatto ma con l’impulso della loro gioia non riuscivano a tacere.

In Marco abbiamo visto che il sordo muto dopo la sua guarigione, divulgò tutto a tutti. Gesù ordinò loro di non parlarne a nessun, ma più lo vietava loro e più lo divulgavano.

Essi dicevano:  « Egli ha fatto ogni cosa bene; i sordi li ha fatto udire, e i muti li ha fatto parlare. Marco 7,36-37. E la folla si meravigliava dicendo: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele».  34 Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni con l’aiuto del principe dei demòni».

Le reazioni della folla e dei farisei a ciò che videro/assistettero allora sono per noi fondamentale oggi.

Da chi parte siamo? Diciamo forse dalla folla. Vogliamo vedere il malato guarito.

Vogliamo vedere la guarigione di un malato, vogliamo che ogni malattia sia guarita e per di più vogliamo assistere un uomo o una donna guarire da una malattia incurabile.

La volontà di Gesù di guarire le nostre malattie deve prevalere nei nostri  cuori.

Dobbiamo gridare, invochiamo  il suo AIUTO insieme perché Dio intervenga.

La nostra fede e la nostra fiducia deve muovere il cuore di Gesù perché Dio unisca con la nostra volontà. Questa piccola fiamma di luce /fiducia deve essere visto da Gesù in noi come i due ciechi che hanno dimostrato di avere per poter vedere ancora il bene di questo mondo. Anche se siamo credenti /cristiani non vediamo sempre perché come nella lettera di Giovanni  ci ha insegnato di rivedere il nostro essere, il nostro intimo perché gli occhi che abbiamo possano vedere, e  perché ci accorgiamo anche che a volte ci allontaniamo da colui che ci dona gli occhi per vedere, che fa emergere/apparire ciò che è vero così capiamo che nello stesso tempo non vediamo.

I Farisei che assistettero ai miracoli di Gesù non videro niente di buono così dicevano: «  Egli scaccia i demòni con l’aiuto del principe dei demòni».

L’atteggiamento di disprezzo dei farisei nei confronti di Gesù sulle cose buone che egli faceva  sono esempi per noi ora quanto prevale l’affare dello Spirito  maligno nel mondo.

Perciò nella prima lettera di Giovanni (ciò che abbiamo ascoltato) si nota che il mondo è visto bene o male a partire dal nostro essere, quell’aspetto(quella parte) di noi stessi che ha bisogno di essere purificato.

Gli occhi vedono il male quando nell’essere dell’uomo è assunto dall’oscurità che si è avvolto. Così, si può già dire che ogni singolo o  ogni individuo è un mondo a sé.

Il Signore Gesù Cristo ci ha rivelati questi due mondi: il mondo delle tenebre e quello della luce. Chi non ama odia. Chi odia non ama. Chi nell’oscurità odia e non ama il fratello. Colui che ama non odia il fratello. La prima lettera di Giovanni ci porta a guardare bene la realtà in cui dobbiamo camminare perseverando a perseguire il nostro cammino con la luce che abbiamo e portiamo. Gesù ci ha donato la sua luce per vedere ciò che è amore.   Badiamo a noi stessi e non trascuriamo il dono dell’amore fraterno che è l’affetto che  scaturisce dal profondo del nostro cuore. La vera conversione è quel sentimento che sente di volere il bene dell’altro.

Noi non siamo più ciechi il Signore ci ha donato gli occhi per vedere la realtà donandoci  la fede. Sì, perché ci ha fatto vedere che in lui possiamo riacquisire la nostra vista. I nostri occhi sono rivolti a lui sempre perché ci dia l’illuminazione, la luce che abbiamo bisogno per guardare la realtà.

 

Dio deve intervenire allora per darci oggi dei nuovi occhi per vedere e comprendere pienamente la strada su cui percorrere, sia singolarmente che collettivamente.

Come può cambiare la nostra vita quando acquisiamo i nostri nuovi occhi (gli occhiali della fede)?. Con essi, con l’uso che ne facciamo, possiamo sentirci vivi ed illuminati, sperimentando e possedendo quella luce che diceva Giovanni nella sua lettera.  L’uomo credente , chi  crede nel Signore, può vedere le cose di Dio perché gliele rivela.Saper riconoscere o accorgersi del bisogno dell’altro è un compito prezioso del cristiano.

Sorvegliare /Vedere il bisogno dell’altro e le cose preziose nel mondo da tenere conto per sostenere la continuità della vita è il compito del cristiano. Quanto prezioso per noi oggi questo dono dei nostri occhi per poter vedere bene le cose che dona Dio ogni giorno.

Dobbiamo però invocare gridando di avere pieta di noi perché possiamo vedere la luce.

Amen

past. Joylin Galapon