Terza domenica dopo Pentecoste

 

Preludio: Intervento musicale

Invocazione e accoglienza

Ci raccogliamo alla presenza del Signore.

La grazia del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio, e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti noi. Amen.

Leggiamo nel libro del profeta Gioele queste parole del Signore:

Avverrà che io spargerò il mio Spirito su ogni persona:

i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno,

i vostri vecchi faranno dei sogni,

i vostri giovani avranno delle visioni.

(Gioele 2,28)

Care sorelle e cari fratelli, buongiorno e buona domenica.

Dio ci accoglie e si rallegra di vederci riuniti nel suo nome, qui nel tempio e nelle vostre dimore. Il Signore è grande. Egli ci ha convocati e ci ha accolti nel mondo che ha creato.

 

Egli ci ha amati, prima che noi lo amassimo.
Nel suo Figlio Gesù ci ha cercati, prima che noi lo cercassimo.
Nel suo Spirito ci ha conosciuti, prima che noi lo conoscessimo.

 

Riceviamo nel nostro cuore e nella nostra vita

la gioia e la pace dello Spirito Santo. Amen.

 

Salmo

I cieli raccontano la gloria di Dio

e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani.

Un giorno rivolge parole all’altro,

una notte comunica conoscenza all’altra.

Non hanno favella, né parole;

la loro voce non s’ode,

ma il loro suono si diffonde per tutta la terra,

i loro accenti giungono fino all’estremità del mondo.

La legge del Signore è perfetta, essa ristora l’anima;

la testimonianza del Signore è veritiera, rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono giusti, rallegrano il cuore;

il comandamento del Signore è limpido, illumina gli occhi.

 

Siano gradite le parole della mia bocca

e la meditazione del mio cuore in tua presenza,

o Signore, mia Ròcca e mio redentore!

(Salmo 19,1-4a.7-8.14)

Preghiamo:

Dio nostro, tu compi meraviglie su tutta la terra. Da un’estremità all’altra le tue testimonianze parlano di te, raccontano il tuo nome, le tue liberazioni e la tua fedeltà. Tutto è armonia nella tua opera e in essa ogni essere umano e ogni cosa creata trova il calore che dà vita. Noi ti benediciamo perché questo tuo amore lo hai reso perfetto e limpido nel tuo Figlio Gesù. In lui troviamo ristoro e riposo. In lui i nostri affanni e le nostre fatiche trovano riscatto. In lui e per lui ti rendiamo grazie. Amen.

 

Inno 42 “Ti loderò Signor”

Ti loderò, Signor, con tutto il cuor,

Io racconterò le tue meraviglie, la grande tua bontà.

Ti loderò, Signor, con tutto il cuor, perché mi riempi di felicità.

Alleluia!

 

Chi crede nel Signor e spera in lui sol il grido salir farà dell’oppresso che cerca libertà.

Chi crede nel Signor, che sempre fedel, conosce la forza che lo sosterrà.

Alleluia!

 

Cantiamo al Signor il liberator, lodiamo con lui che ha fatto fiorire, la nuova umanità.

Cantiamo al Signor; Egli è vincitor; nessuno potrà sconfigger il suo amor.

Alleluia!

 

Introduzione:

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, oggi è la terza domenica della pentecoste. Continuiamo a meditare l’opera potente dello Spirito di Dio, prima nella vita del suo primo popolo e da questa esperienza ne siamo beneficiati perché si è estesa fino alla nostra generazione.

Preghiera di illuminazione:

 

Signore Dio nostro.

Questa mattina siamo qui davanti a te per ascoltare ciò che vuoi dirci.

Abbiamo bisogno della tua parola per guidarci nel nostro cammino.

Dacci un cuore puro, e rinnovaci uno spirito ben saldo.

Ti chiediamo in questo momento d’incontro per donarci ancora un cuore puro e uno spirito disposto a seguire la tua volontà.

Ti chiediamo di farci capire che ci è necessario ascoltare il cuore del tuo messaggio perché tu viva in noi.

Siamo qui riuniti, anche con le sorelle e i fratelli che si sono collegati da casa.

Ti ringraziamo perché impariamo sempre di più la gioia di ascoltare.

Noi riconosciamo i nostri limiti nel capire ciò che vuoi dirci, e anche se sappiamo parlare più lingue, ci accorgiamo ciò non basta per raccontare le tue benedizioni.

Aiutaci a vivere e a donare con gioia quello che riusciamo a fare, e ad esperimentare insieme in questo percorso dell’essere chiesa insieme. Aumentaci i nostri sforzi.

Noi ci affidiamo in te, che con il dono del frutto del tuo spirito a ciascuno di noi possiamo vedere il manifestarsi tra noi, l’amore, la gioia, la pace, la pazienza, la bontà, la fedeltà, la mansuetudine, e l’autocontrollo. Amen.

Lettura biblica e sermone: 1Re 3,1-15

Salomone s’imparentò con il faraone, re d’Egitto. Sposò la figlia del faraone e la condusse nella città di Davide, finché egli avesse finito di costruire il suo palazzo, la casa del SIGNORE e le mura di cinta di Gerusalemme. Intanto il popolo continuava a offrire sacrifici sugli alti luoghi, perché fino a quei giorni non era stata costruita una casa al nome del SIGNORE. Salomone amava il SIGNORE e seguiva i precetti di Davide suo padre; soltanto offriva sacrifici e profumi sugli alti luoghi. Il re si recò a Gabaon per offrirvi sacrifici, perché quello era il principale fra gli alti luoghi; e su quell’altare Salomone offrì mille olocausti. A Gabaon, il SIGNORE apparve di notte, in sogno, a Salomone. Dio gli disse: «Chiedi ciò che vuoi che io ti conceda».  Salomone rispose: «Tu hai trattato con gran benevolenza il tuo servo Davide, mio padre, perché egli agiva davanti a te con fedeltà, con giustizia, con rettitudine di cuore a tuo riguardo; tu gli hai conservato questa grande benevolenza e gli hai dato un figlio che siede sul trono di lui, come oggi avviene. Ora, o SIGNORE, mio Dio, tu hai fatto regnare me, tuo servo, al posto di Davide mio padre, e io sono giovane, e non so come comportarmi. Io, tuo servo, sono in mezzo al popolo che tu hai scelto, popolo numeroso, che non può essere contato né calcolato, tanto è grande.  Dà dunque al tuo servo un cuore intelligente perché io possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male; perché chi mai potrebbe amministrare la giustizia per questo tuo popolo che è così numeroso?» Piacque al Signore che salomone gli avesse fatto una tale richiesta. E Dio gli disse: «Poiché tu hai domandato questo, e non hai chiesto per te lunga vita, né ricchezze, né la morte dei tuoi nemici, ma hai chiesto intelligenza per poter discernere ciò che è giusto, ecco, io faccio come tu hai detto; e ti do un cuore saggio e intelligente: nessuno è stato simile a te nel passato, e nessuno sarà simile a te in futuro.  Oltre a questo io ti do quello che non mi hai domandato: ricchezze e gloria; tanto che non vi sarà durante tutta la tua vita nessun re che possa esserti paragonato.  Se cammini nelle mie vie, osservando le mie leggi e i miei comandamenti, come fece Davide tuo padre, io prolungherò i tuoi giorni». Salomone si svegliò, e capì che era un sogno; tornò a Gerusalemme, si presentò davanti all’arca del patto del SIGNORE e offrì olocausti, sacrifici di riconoscenza e fece un convito a tutti i suoi servitori.”

O Dio, santificaci nella verità: la tua parola è verità. Amen.

Care sorelle e cari fratelli nel Signore,

Il nostro lezionario “un giorno una parola” ha proposto per questa settimana una delle letture bibliche del primo Re e ho pensato quindi di condividere con voi una riflessione che riguarda il sogno di Salomone e di tutto ciò che ne implica. Oggi, ho colto quest’occasione, ma mi concentro sul versetto 9 in cui Salomone pregò Yahweh di donargli un cuore intelligente al fine di ammaestrare con giustizia e di discernere il bene dal male nei confronti del Suo popolo.

 

Un commento sul brano dice che il contesto in cui il verso 9 del capitolo tre fa riferimento al racconto successivo del 1 Re 3, 16-28, ha servito per capire e per spiegare meglio il significato della pratica della giustizia che, con il sentire del cuore di un credente, Salomone ne ha fatto uso per dare giudizio ad ogni caso che gli è stato portato davanti dal popolo, come l’essere eletto successore di Re Davide suo padre.

Quindi, oggi vi invito a riflettere con me che cosa vuol dire avere un cuore saggio e intelligente nelle relazioni interpersonali, in un paese di credenti in Dio allora e perché è importante ricordare che attraverso il sogno Egli rivela sé stesso a tutti quelli che gli hanno creduto, come ad es. Giuseppe figlio di Giacobbe e Giuseppe padre di Gesù.

 

Il brano ha introdotto le due donne prostitute che si sono recate davanti al Re Salomone per chiedergli la loro causa, il diritto di avere la difesa e per ricevere la giustizia perché possano vivere pacificamente.

Leggo le parole di queste donne nell’interno del brano dal 1Re 3:16-28: La prima donna prostituta disse: «Permetti, mio signore! Io e questa donna abitavamo nella medesima casa, e io partorii mentre lei stava in casa.  Il terzo giorno dopo il mio parto, partorì anche questa donna. Noi stavamo insieme, e non c’erano estranei; non c’eravamo che noi due in casa. Poi, durante la notte, il figlio di questa donna morì, perché lei gli si era coricata sopra. Lei, alzatasi nel cuore della notte, prese mio figlio dal mio fianco, mentre la tua serva dormiva, e lo adagiò sul suo seno, e sul mio seno mise il figlio suo morto. Quando mi sono alzata al mattino per allattare mio figlio, egli era morto; ma, guardandolo meglio a giorno chiaro, mi accorsi che non era il figlio che io avevo partorito». Mentre invece la seconda donna disse, brevemente queste parole: «No, il figlio vivo è il mio, e il morto è il tuo»”.

Il re ordinò: «Portatemi una spada!» E portarono una spada davanti al re. Il re disse: «Dividete il bambino vivo in due parti, e datene la metà all’una, e la metà all’altra». Allora la donna, a cui apparteneva il bambino vivo, sentendosi commuovere le viscere per suo figlio, disse al re: «Mio signore, date a lei il bambino vivo, e non uccidetelo, no!» Ma l’altra diceva: «Non sia mio né tuo; si divida!»  Allora il re rispose: «Date a quella il bambino vivo, e non uccidetelo; lei è sua madre!»

Tutto Israele udì parlare del giudizio che il re aveva pronunciato, ed ebbero rispetto per il re perché vedevano che la sapienza di Dio era in lui per amministrare la giustizia”.

 

Assistiamo questa scena molto spesso, la vediamo nei film o in quella trasmissione televisiva che si intitola ‘il verdetto’ in cui davanti al giudice due persone, chiedono entrambe la giustizia. Così le due prostitute, madri di due neonati litigavano in presenza del re, ma a differenza dai molti giudici come viene detto nel brano precedente, non c’è nessun come Salomone, che ha la facoltà di ascoltare con il cuore intelligente e di giudicare come tale. L’unica richiesta di Salomone a Dio, di dargli un cuore intelligente per comprendere bene ciò che c’è nel cuore delle persone al fine di governare con l’imparzialità, la rettitudine, la ragione, l’onestà verso il Suo popolo, era piaciuta al Signore, infatti, dice: “10 Piacque al SIGNORE che Salomone gli avesse fatto una tale richiesta”.  Solo così Salomone potrà assumersi la responsabilità nel suo ruolo di Guida di molta gente.

 

Il verdetto pronunciato dal re Salomone fu una manifestazione di Dio nella sua vita che, avendo avuto una ricaduta per tutto il popolo, non solo per le due donne che chiedevano di essere giustificate, gli fece guadagnare rispetto durante il suo regno.

Nella preghiera di Salomone al Signore intravediamo che la richiesta non era per sé stesso, ma anzi, sì, a ciò che gli stava a cuore, sì, a ciò che teneva così tanto per giudicare correttamente, come Dio avrebbe giudicato: “ perché chi mai potrebbe amministrare la giustizia per questo tuo popolo che è così numeroso?” “e io sono giovane, e non so come comportarmi”. In questa maniera, Salomone ha potuto svolgere il suo ruolo da Re con la capacità di saper ascoltare profondamente ogni cosa che gli viene detto, con imparzialità, senza favoritismo, e ingiustizia. Cercando di essere anche un mediatore fra le due parti.

Nel contesto delle donne, prostitute, ha ascoltato la versione di entrambe non tanto con le parole che gli avevano riferite, ma per le parole non dette, quelle che venivano percepite nel profondo del loro cuore. Egli ha avuto la capacità di ascoltare le grida nel loro intimo, e la sapienza di trovare la soluzione che rende giustizia per superare il male e vincere il bene, “cercate di vincere il male con il bene” secondo l’apostolo Paolo, e così sarebbero tornate a casa riconciliate.

I sogni riportati nella Bibbia fanno parte della rivelazione di Dio scritta per l’umanità, nella 2 lettera di Paolo a Timoteo 3,16-17, afferma: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia pienamente competente, del tutto preparato per ogni opera buona”. La Bibbia ‘ci prepara del tutto’ in quanto rivela tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere su Dio, le sue qualità, le sue norme morali e il nostro posto nel suo proposito per la terra.

 

Dio disse nel libro del profeta Gioele: “[…] i vostri vecchi faranno dei sogni, […] i vostri giovani avranno delle visioni” (Gioele 2,28) L’incontro di Salomone con Dio nel suo sogno era fuori luogo e fuori tempo, non dovrebbe essere considerato un tempo reale, perché nel sogno l’uomo risulta in una condizione di dormi-veglia. Quindi un sogno non dovrebbe essere considerato un fatto reale poiché l’uomo non si trova nello stato di ragione, e non può compiere un’azione, ma per i credenti, il sogno rappresenta la speranza che Dio parli e riveli la sua volontà. L’intervento di Dio nella vita di Salomone, attraverso il suo sogno, diventa per noi credenti oggi una testimonianza dell’agire dello Suo Spirito, ad oggi sembra che Dio non usi più i sogni per trasmettere i suoi messaggi agli esseri umani. Perciò, se vogliamo conoscere il futuro e la volontà di Dio per noi dobbiamo stare attenti a “non andare oltre ciò che è scritto”, ovvero ciò che contiene la Bibbia. Inoltre, praticamente tutti possono accedere a questo libro e studiare le tante rivelazioni divine che contiene, inclusi i sogni.  “Degli uomini parlarono da parte di Dio mentre erano sospinti dallo spirito santo” (2 Pietro 1:21)

 

Così oggi impariamo e ricordiamo il verso 9 che ci dice: “ una mente intelligente” riferita a “un cuore capace di ascoltare”. Nell’AT il cuore è l’organo del pensiero e della volontà. Questa frase dà l’idea di una ragione che capisce, di un istinto per la verità. La richiesta di Salomone ha lo scopo specifico di governare il popolo, specialmente nel campo della giustizia.

 

 

Il Signore del cielo e della terrà rivelò all’apostolo Paolo i doni dello Spirito di Dio dicendo che ora vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito. Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.  Infatti a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza. 1 Cor. 14.2

 

Interludio: Intervento musicale

Ang pagbasa sa banal na kasulatan: 1 Hari 3,1-15 (Aking babasahin ang magandang balita na ating pagbubulaybulayan sa umagang ito ay nakasulat sa aklat ng mga hari kabanata tatlo, talata mula  isa hangang labinlima).

1Naging kakampi ni Solomon ang Faraon, hari ng Egipto, nang kanyang pakasalan ang anak nito. Itinira niya ang prinsesa sa lunsod ni David habang hindi pa tapos ang kanyang palasyo, ang bahay ni Yahweh at ang pader ng Jerusalem. Ngunit ang mga taong-bayan ay patuloy pang nag-aalay ng kanilang mga handog sa Diyos sa mga sagradong burol, sapagkat wala pa noong naitatayong bahay sambahan para kay Yahweh. Mahal ni Solomon si Yahweh, at sinusunod niya ang mga tagubilin ng kanyang amang si David. Subalit nag-aalay din siya ng handog at nagsusunog ng insenso sa mga altar sa burol.Minsan,  pumunta si Solomon sa Gibeon upang maghandog, sapagkat iyon ang pinakatanyag na sagradong burol. Nakapag-alay na siya roon ng daan-daang handog na sinusunog. Kinagabihan, samantalang siya’y naroon pa sa Gibeon, nagpakita sa kanya si Yahweh sa isang panaginip at tinanong siya, “Ano ang gusto mong ibigay ko sa iyo? Sabihin mo!” wika sa kanya. Sumagot si Solomon, “Kinahabagan ninyo at tunay na minahal ang aking amang si David dahil naging tapat at matuwid siya sa inyo at naging malinis ang kanyang puso. At ipinagpatuloy ninyo ang inyong tapat na pagmamahal sa kanya nang bigyan ninyo siya ng isang anak na ngayo’y nakaupo sa kanyang trono. Yahweh, aking Diyos, ginawa mo akong hari bilang kahalili ng aking amang si David, kahit ako’y bata pa’t walang karanasan. Ngayo’y nasa kalagitnaan ako ng iyong bayang pinili, bayang hindi na mabilang sa dami. Bigyan po ninyo ako ng karunungang kailangan ko sa pamamahala at kakayahang kumilala ng mabuti sa masama. Sapagkat sino po ba ang may kakayahang maghari sa napakalaking bayang ito?” 10 Dahil ito ang hiniling ni Solomon, nalugod sa kanya si Yahweh 11 at sinabi sa kanya, “Dahil hindi ka humiling para sa iyong sarili ng mahabang buhay, o kayamanan, o kamatayan ng iyong mga kaaway, kundi ang hiniling mo’y karunungang kumilala ng mabuti sa masama, 12 ibibigay ko sa iyo ang hiniling mo. Bibigyan kita ng karunungan na walang kapantay, maging sa mga nauna o sa mga susunod pa sa iyo. 13 Ibibigay ko rin sa iyo ang mga bagay na hindi mo hiningi: kayamanan at karangalang hindi mapapantayan ng sinumang hari sa buong buhay mo. 14 At kung mamumuhay ka ayon sa aking kalooban, kung susundin mo ang aking mga batas at mga utos, tulad ng ginawa ng iyong amang si David, pagkakalooban pa kita ng mahabang buhay.” 15 Nagising si Solomon at noon niya nalaman na siya’y kinausap ni Yahweh sa panaginip. Pagbalik niya sa Jerusalem, pumunta siya sa harap ng Kaban ng Tipan ni Yahweh, at nag-alay ng mga handog na susunugin at mga handog para sa kapayapaan. Naghanda rin siya ng isang salu-salo para sa kanyang mga tauhan.

Ang mensahe ng buhay 

Ang Karunungan ni Solomon (ang hiling ni Solomon kay Yahweh)

Mga kapatid ating nabasa sa aklat ng kasulatan sa mga hari kabanata 3, talata isa hanggang labin-lima na si haring Solomon ay mayroon siyang malinaw na pagtingin(pagkakilala) sa kanyang sarili bilang   iniupong maghahari sa bayan ng Herusalem.

Ito ay ang kanyang katayuan na siyang nagparamdam at nagbukas sa kanyang isipan  upang hilingin ang kaisa-isang bagay kay Yahweh, para magampanan ang kanyang tungkulin, bilang isang tagapagsilhi sa kanya at sa mga taong ipinagkatiwala sa kanya. Kayat ang bersikolong 9 ang gusto kung bigyan diin ngayon na siyang inasam na makamit ni haring Solomon para mapaglingkuran higit na mabuti ang Diyos na kanyang kinikilala. Kanyang hiniling na bigyan siya ng marunong na puso, pusong marunong making at pakiramdam.

 

Ang kaisa-isang hiniling ni Solomon kay Yahweh ay bigyan siya ng pusong marunong makinig para mamahala sa mga tuahan niya. Bilang isang tagapaglingkod ng Diyos kailangan niyang mapamahalaang mabuti sa hustisya para sa ikabubuti ng buong bayang pinili.

Ang hiniling ni Solomon ay hindi pangkaraniwang kakayahan, kundi isang pusong marunong makinig sa mga taong nangangailangan ng katarungan.

 

 

Ang unang patotoong ito ay nakasaad sa sumusunod na mga talata, dito sa aklat ng mga hari, at ito  ay ang tungkol sa kaso na idinulog ng dalawang babaeng nagbebenta ng panandaling aliw, dahilan sa pagkamatay ng isang bata na ipinanganak ng isa rin sa kanila.

 

Mga kapatid, hinihiling ko ang paumanhin sa ninyo sapagkat hindi kuna babasahin ang talata mula 16 hanggang 28 sapagkat inyo ng narinig sawikang italyano. Ipapaubaya ko nalang sa inyo ang pagbabasa nito pag-uwi ninyo sa inyong mga tahanan, tungkol sa istorya at hatol ng hari sa dalawang babaeng nagbebenta ng panandaliang aliw sa panahong iyun.

Atin nalang isipin at imaginin nang silang dalawa ay nasa harapan ng hari at pilit nilang pinagdidiinan ang kanilang mga katuwiran, at umabot sila sa matinding alitan kung sino ang tunay na ina ng batang nabuhay. Atin din dito mapapansin na silay magkaiba ng ugali, isa sa kanila ay maraming sinabi na wala namang katutuhanan, at lumalagablab pa ang galit sa isa. Kayat sa madaling salita may poot at inggit na nararamdaman ng babaeng namatay ang kanyang anak.

Dahil sa silay nakatira sa iisang bubong na bahay, tanging sila lamang ang nakakaalam sa katutuhanan, mahirap sanang malutas ang kanyang problema ngunit dahil sa karunungan ng hari, kanyang iginawad sa kanila ang batas, na makatutuhanan at ang tamang hatol. Silay pumaroon sa harapan ng haring Solomon upang humingi ng tulong, at bigyan sila ng katarungan at iyun ay kanilang nakamit. Hindi rin natin nalaman kung  ano ang dahilan o kung bakit namatay ang isang anak ngunit dahil dito ang karunungan ng puso ni haring Solomon ang siyang dahilan upang siya ay magpasya para sa ikabubuti nilang dalawa at sa buong bayan.

 

kayat, sinabi ng hari, bigyan mo ako ng pusong marunong.

Ito  ang tunay na dahilan kung bakit hiniling ni hari Solomon na ikinalulugod ng Diyos sa kanya, at itoy kanyang taos pusong ibinigay sapagkat siya ay isang Diyos pag-ibig, at Diyos na makatutuhanan at alam niyang siya lamang ang may pusong mahabagin.

Sa Diyos lamang manggagaling ang kakayahang ito, at sa dahilang ito,  mapamahalaan niya ang hustisya para sa buong bayan. Siya ay nakaupo bilang hari, dahil sa siya ay pinili lamang upang maglingkod at upang ipaalam at ipaabot  ang kagustuhan ng Diyos dito sa lupa.  kahit siyay isang kabataan, sa harapan ng Diyos itoy walang anuman, sapagkat kanya itong tutulungan at tuturuan kung ano ang dapat gawin.

 

Bakit sa panaginip nagkatagpo at nag-usap ang hari at ang Diyos?

Ito ay isa sa mga kababalaghan na ipinabatid sa atin ng ating mga ninuno sa aklat ng buhay ng mga mananampalataya.

 

Ang Diyos sa pamamagitan ng panaginip atin nalalaman ang kanyang mahiwagang pakikiisa sa atin.  Ang panaginip ay nangyayari kapag ang tao ay natutulog at sa dahilang ito hindi kung minsan maunawaan ngunit sa pag-uusap ng hari at ang Diyos sa panaginip na ito ay ipinakita kung ano ang talagang nasa kaibuturan ng puso ng hari na tanging ang Diyos lamang ang makakabasa. Ang kanyang iniisip at bumabagabag sa sarili ay isang dahilan na kanyang gustong patunayan na ang kanyang pagsisilbi sa Diyos at sa tao ay hindi para hindi ipakita ang kanyang karunungan kundi ang pagsasaksi sa Gawain ng Diyos sa kapakanan ng kanyang mga pinili.

At sa kanyang gulang na kabataan ay isang katutuhanan na hindi niya tiyak na siya ay karapat-dapat sa tungkulin na iyun bilang tagapangulo sa bayan, ngunit, siya ay pinili ng Diyos kayat ang Diyos pa rin ang siyang gagabay sa kanyang tungkulin.

Ang Espiritu santo ng Diyos ay dumalay sa kanya at ito ang ating nasaksihan din sa buhay ni Jose ng kanyang nakausap ang anghel upang itakas si Jesus sa kamatayan na isinasagawa ng haring Erodes.

Ang mensaye ng buhay sa atin ngayon mga kapatid ay napakahalaga dahil sa ating mga nananalig sa Diyos mapapatunayan na siya ang ating gabay lagi upang ating mapagtagumpayan ang anuman nating pakay na ikabubiti para sa lahat.

 

Tayoy magtiwala sa kanya at idaing ang ating mga pangangailan at naway punuan niya an gating mga pagkukulang. Nawa’y hilingin natin lagi sa Diyos na bigyan tayo ng pusong marunong making at mapang-unawa. Amen.

 

Inno 121

Santo Spirito discendi e ravviva la mia fè,

Nel mio debol cuore accendi un ardente amor per Te.

Scendi o Spirto di Sapienza e ci salva dall’error;

ci rivesti di potenza ed infiamma il nostro cuor.

 

La tua luce in me diffondi, santo Spirto del Signor;

la tua grazia mi circondi, o divin consolator.

Scendi o Spirto di Sapienza e ci salva dall’error;

ci rivesti di potenza ed infiamma il nostro cuor.

 

 

Oh, felice la mia sorte, se il mio cuore Ti aprirò.

Tu mi assisti in vita e in morte! Rinnovato in Te sarò.

Scendi o Spirto di Sapienza e ci salva dall’error;

ci rivesti di potenza ed infiamma il nostro cuor.

 

Raccolta delle offerte

Servire il Signore significa impegnarsi con le proprie capacità, il proprio tempo e denaro. La nostra offerta è un segno di consacrazione: ricordiamoci che Dio ama un donatore allegro.

Ricordo a tutti, la colletta sarà deposta prima dell’uscita di via Firenze 38 in cui trovate due cestini appositi.

Preghiamo

Nostro Dio e Padre, ti siamo riconoscenti per tutti i tuoi doni e perché ci permetti di dare le nostre offerte, nella consapevolezza che anch’esse fanno parte del servizio al quale ci hai chiamato. Amen

 

Annunci/ Comunicazioni e informazioni

  • Un caro saluto in particolare alle sorelle e ai fratelli di Pescara e di Milano.
  • Auguriamo un buon compleanno ai fratelli e alle sorelle che hanno compiuto gli anni in questo mese di giugno. (Lucas Christian Tugade, Stelita Yutuc, Chiara Cristobal, Ela Macaraeg e ). Il Signore vi benedica.
  • ogni domenica alle ore 7,00 Breakfast time. Se qualcuno vuole essere partecipe a questo impegno rivolgetevi a Francesca Agrò.
  • Per il gruppo accoglienza rivolgetevi alla nostra presidente Laura Nitti. Facciamo il turno e il vostro aiuto sarà di certo molto prezioso. Vi ringraziamo in anticipo.

 

  • domenica 28 giugno alle ore 11,00 culto bilingue a cura di Enrico Bertollini, il testo biblico della predicazione è stato scelto da lui ed essa sarà annunciata in due lingue, e quella in tagalog da Rowena Abad.
  • domenica 5 luglio alle ore 11,00 culto bilingue a cura di Francesca Agrò, e il testo biblico sarà scelto anche da lei. La predicazione sarà fatta in due lingue, e quella in tagalog da Norie Castriciones.
  • dal 24 giugno al 9 luglio la past. J. Galapon sarà in ferie. Dal 24 al 30 partirà insieme ai nostri due fratelli di chiesa Elio e Piero per andare a trovare Franco Guarnera a Cefalù. Mentre Isabella e Dino andranno a trovare il loro figlio e la sua famiglia in Sardegna. A tutti che cominciano la loro vacanza possa il Signore accompagnarli con la sua mano benedicente.
  • Rivolgetevi alla presidente del consiglio di chiesa Laura Nitti per qualsiasi emergenza.

 

 

 

Preghiera di Intercessione

 

Signore, nella luce della predicazione che abbiamo ascoltato intercediamo per i fratelli e le sorelle che aspettano da noi consigli, parole che confortano e che edificano, gesti che sollevano dagli affanni e dalle ingiustizie. Sono tanti, Signore, nelle nostre città e nelle contrade del nostro paese quelli che cercano una porta aperta, un’occasione di riscatto e di liberazione. Signore, tu ci hai accolti, ci hai ascoltato, e a nostra volta possiamo condurre a te tutte queste creature; donaci perciò coraggio e sapienza nell’accoglierle affinché, nell’incontro con noi, possano scoprire te, il Signore, da cui viene la consolazione eterna.

Nostro Signore, Padre onnipotente ed eterno, grazie perché sei il nostro Dio.

Resta con noi. Rafforza la grazia che abbiamo ricevuto da Gesù cristo e consenti a molte persone in tutto il mondo di conoscerla e di onorare il Tuo nome. Benedicici, permettendo che la tua benedizione si diffonda da noi agli altri, per la gloria del Tuo nome Benedici le nostre azioni, benedici la nostra vita. Padre amato. Vogliamo ricevere la tua benedizione per la gloria della tua giustizia e della tua verità.

Signore Dio guaritore, ti chiediamo in particolare di guarire chi è malato, fuori e dentro la nostra comunità. Noi ti chiediamo una buona salute per tutti quanti noi. Dona ai nostri dirigenti un cuore intelligente, ciò di cui abbiamo bisogno perché troviamo la serenità e superiamo tante difficoltà.

Ti chiediamo questa grazia nel nome di Gesù che ci ha insegnato a rivolgerti con queste parole

Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

Benedizione: (Vi invito ad alzarvi le vostre mani ponendo sul capo del fratello e della sorella davanti a voi mentre cantiamo la benedizione)

Inno 143:  Dio ti benedica, Dio ti protegga, Dio faccia risplendere il suo volto su di te. (2X)

 

Amen cantato

 

 

culto bilungue Seconda domenica dopo Pentecoste

 

Preludio

Invocazione

Dio ci ha fatti membri della sua famiglia, ha fatto di noi la casa di cui Gesù Cristo è la pietra angolare; egli viene a dimorare con noi per mezzo del suo Spirito. Amen.

Saluto

Care sorelle e cari fratelli, buongiorno e buona domenica a tutti voi che siete qui.

Saluto le sorelle e i fratelli che si sono collegati sul facebook della nostra chiesa.

Il nostro legame fraterno e amicizia è stato manifestato virtualmente (ma anche in qualche modo concretamente) attraverso la disposizione di questi strumenti tecnologici. Non lo possiamo dimenticare ed abbandonare quella esperienza.

Inno 163

Nel tempio del Signore,

o Figli suoi venite;

le vostre voci unite

Altissimo a lodar.

 

Signor ti siamo grati

di tutti i doni tuoi.

dimora in mezzo a noi

accresci noi la fe’.

Preghiera

Signore Dio nostro. Ti ringraziamo perché oggi è un giorno santificato da te per noi. Siamo venuti per lodare te insieme alle sorelle e ai fratelli che si trovano a casa.  E tutti noi siamo stati convocati e riuniti dall’opera del tuo Spirito Santo. Ti siamo grati per tutto quello che ci hai donato e ci hai fatto godere in questi giorni passati. I tuoi doni sono le dimostrazioni che tu vivi in mezzo a noi. Ti ringraziamo per il tempo in cui ci hai fatto capire che abbiamo vissuto nel male, e nella solitudine. Sono stati i momenti in cui, in silenzio, abbiamo sentito la tua presenza per accompagnarci, e per farci ritrovare la possibilità di risolvere i nostri problemi quotidiani. Ci siamo sentiti circondati del tuo amore. Ti ringraziamo per averci elargito i tuoi doni, per noi, per i nostri cari e per tutti. Ci hai fatto partecipare anche alla distribuzione di questi beni materiali.

Resta con noi, rimani con noi, perché in questo culto di lode possiamo sentirci riempiti della tua pace. Possa tu superare i nostri limiti di comprensione. Istruiscici la tua parola e la tua volontà. Ora parla tu e noi ti ascoltiamo. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Lettura biblica e sermone

Oggi è la seconda domenica dopo pentecoste. Seguendo il suggerimento del nostro lezionario ci porta ad ascoltare un messaggio di vita dal libro degli atti degli apostoli, si chiama anche i loro fatti. La potenza di Dio, si manifesta donando il suo spirito Santo agli apostoli.

Preghiamo: Signore, allontana da noi ogni pensiero che possa distrarci dall’ascolto della tua parola, rendici attenti perché possiamo coglierne la preziosità, la ricchezza e la forza, in modo da portare attorno a noi il tuo messaggio di vita. Amen.

Atti4,32-35
“La moltitudine di quelli che avevano creduto era d’un sol cuore e di un’anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro. Infatti non c’era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno”.

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, oggi, vorrei condividere con voi e lanciarvi qualche pensiero che ho potuto trarre dal brano proposto dal nostro lezionario “un giorno una parola”. Ciò nacque dalle esperienze dei primi credenti. Furono dei fatti eccezionali che fecero nella chiesa di Dio allora: gli atti degli apostoli e i fatti, erano le dimostrazioni dell’opera del dono dello Spirito del Signore in loro.

Innanzitutto, la chiesa, membri in costituzione, fu riunito con l’unanimità di anima e di cuore per esprimere, a vicenda, l’amore fraterno. È stata espressa il significato profondo della solidarietà come essi erano in pieno accordo di disporre quello che hanno, frutto del loro essere l’uno per l’altro. Sembrava una vera comunione, l’unità nel vero senso della parola.

Sin dall’inizio, essi individuarono aspetti fondamentali che ha distinto la loro vita di essere credenti; dal loro modo di coinvolgimento, radunando nel nome del risorto Gesù Cristo, che non sembrava più di natura umana, ma frutto dell’opera divina. Non era più un tipo d’associazione o comune formazione di uomini per esprimere la loro solidarietà e per aiutare chi era in difficoltà nella società, ma un’esperienza di fraternità tra persone che con la loro fede in Dio hanno costruito una comunità che ha un obiettivo quello di donare, dare ciò che avevano guadagnato, tutto secondo la loro possibilità che negli anni avevano goduto. Con questo cambiamento di vita, frutto della fede che hanno afferrato dalle predicazioni degli apostoli, si erano disposti per raggiungere l’altro/a per assicurare anche il loro benessere.

Provo stupore a questo atteggiamento, eppure era veramente un frutto della grazia e bontà di Dio attraverso l’operato dello Spirito sulla terra. Il rapporto di amore fraterno si può definire in una frase come dice Giovanni Luzzi commentando il libro degli atti degli apostoli: ”Quello che è mio è tuo”. Atto che si raggiunge, soltanto, tramite l’intervento degli apostoli, gli uomini di Dio.

Dunque, nella chiesa in cui Gesù Cristo era il riconosciuto capo viene riconosciuto due aspetti caratterizzanti:

– Il compito degli apostoli di predicare la resurrezione di Gesù Cristo per la continua conversione degli uomini e delle donne chiamata come una comunità di fratelli.

– il compito dei credenti di risolvere il problema economico di ciascuno/a, segno concreto che dimostra l’amore fraterno in Cristo Gesù. Le evenienze e il bisogno manifestato dai fratelli, venivano risolti attraverso la straordinaria volontà di tutti di mettere insieme quello che avevano in termine di denaro; fatto che nella nostra epoca, raramente succede. Ad esempio il denaro ricavato dalla vendita di una proprietà, veniva messo a disposizione di tutti attraverso la distribuzione proporzionata degli apostoli. Tramite gli apostoli i bisogni erano soddisfatti e i donatori credenti, in questo modo, poterono rispondere alle cose essenziali per la loro vita comune di benessere e di pacifica convivenza nella vita di chiesa.

Guardando da lontano e nello stesso tempo da vicino per fare un confronto alla nostra vita di chiesa penso che la loro motivazione sia stata spinta per la potenza della predicazione degli apostoli. Il messaggio della risurrezione di Gesù Cristo era un impulso che li ha sospinti a pensare che i loro averi potevano essere una soluzione migliore per superare ogni tipo di povertà, concretizzando la salvezza che nella preghiera che Gesù aveva insegnato ai suoi discepoli tutte le richieste troveranno risposta.

Il mettere insieme gli averi dei credenti deponendoli ai piedi degli apostoli in modo tale che potessero servire alla chiesa. Da questo denaro ricavato, una chiesa di molti membri di classe, culture, lingue differenti sperimenterebbe in prima occasione la possibilità di uguaglianza. ”Quello che è mio è tuo”.

L’unione delle chiese metodiste e valdesi in Italia ha un servizio diaconale molto strutturato. È un’impresa seria perché si tratta di predisporre dei servizi diaconali per tutti, sia in Italia che nell’estero; Finanziato dalla cosiddetta l’Otto per Mille, la chiesa riceve indirettamente dai cittadini denari che ogni anno vengono messi da parte dalla detrazione fiscale. I ricavati servono per finanziare dei progetti culturali, delle emergenze umanitarie, delle ricerche, ma non penso che sia la stessa cosa di quello che intende dire il nostro brano, così come anche la diaconia comunitaria che la nostra chiesa ha, può essere soltanto un intermediario, perché i soldi non sono direttamente suoi.

Secondo voi, come si nota la potenza dello Spirito di Dio se non si dimostra la capacità di rialzare un fratello o una sorella che si trova in difficoltà? Come puoi tu dire sei risorto con Cristo se non si vede la dimostrazione della vita rinnovata in te? Come possiamo dire che siamo risorti in Cristo Gesù se continuiamo a dividerci anziché arricchirci dalle diversità dei doni dello Spirito di Dio? Dobbiamo fare mente locale e ricercare in noi i talenti che abbiamo ricevuto dal Signore: “un dono di sapienza, saggezza, dono di guarigione” (1 Corinzi 14). I doni spirituali sono fondamentali.

Da un lato, il fatto economico è un problema di tutte le società fino ad ora, molto più accentuato in questi tempi dal COVID-19.

In ogni comunità di credenti ci sono i ricchi e i poveri. Perciò il lavoro di predicazione e di servizio diaconale sono strettamente connessi. Ci rendiamo conto l’intensità e la debolezza della nostra testimonianza se uno di questi due aspetti viene tralasciato.

Gli apostoli hanno predicato la resurrezione del Signore Gesù. È necessario e primario questo impegno per dare la testimonianza del popolo nascente di Dio in Cristo Gesù sulla terra e poiché la chiesa è nata dalla resurrezione di Cristo dai morti, i popoli nati da questa fede devono vivere e comprendere sempre di Dio, la rivelazione della volontà suprema di Colui che è Il Signore del cielo e della terra.

Per quanto mi riguarda, il mio ruolo come pastora di questa comunità. Ho avuto l’opportunità e la possibilità di disporre i soldi affidati a me da fratelli o da sorelle che volevano aiutare chi si trova in difficoltà. Così, per la fiducia che si è creata tra me e il fratello o la sorella che ha la possibilità di dare una mano, ho potuto conoscere come essere un intermediario in questo momento di emergenza sanitaria dal coronavirus.

Un membro della comunità che affida una somma di denaro al pastore o alla pastora è un segno di fiducia. La fiducia non ha prezzo. Non la si può comprare ma si conquista nel tempo. Se i membri e il pastore o la pastora della comunità costruiscono un rapporto di fiducia, raggiungono l’intento del Signore di far vivere l’amore fraterno e la pratica della giustizia nella solidarietà. Apprezzo, possiamo apprezzare l’intreccio della predicazione e la gestione di denaro nella comunità che il pastore, nella situazione in cui conosce meglio i membri della comunità, potrà gestire perché ne è consapevole del bisogno di ciascuno o ciascuna. Il testo biblico di questa mattina mi ha fatto sentire una gioia immensa di essere stata pastora delle diverse comunità che ancora oggi è in grado di sperimentare questo comportamento divino di solidarietà e di amore fraterno. Però, per essere sempre più trasparente abbiamo anche preferito eleggere nelle nostre comunità un cassiere perché sia lui o lei a raccogliere i denari che servono per l’impegno dell’annuncio della parola e per l’adempimento della missione che si svolge in Italia dai pastori e dalle pastore che ha un costo notevole per la chiesa membri. L’apostolo Paolo esortava la comunità di Corinti con queste parole:

“Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri” (1 Corinzi 10,24)

Popolo del Signore eleva il tuo cuore, apri le tue orecchie.

“Ecco il tuo Signore parla! E si rivolge a te, Egli ti ha scelto per osservare il suo santo comandamento. Non devi rubare il bene dell’altro. Io lo dono a lui, il suo bene è mio. A te non mancherà il necessario, se sarai giusto e benigno”. (Ambrosius Lobwasser)

Voglia il Signore benedire il nostro lavoro missionario in Italia. Amen.

Preludio: strumento musicale

Ang mensahe sa buhay: Gawa 4,32-35 (Ang Pagtutulungan ng mga Mananampalataya)

32 Nagkaisa ang damdamin at isipan ng lahat ng mananampalataya, at di itinuring ninuman na sarili niya ang kanyang mga ari-arian, kundi para sa lahat. 33 Taglay ang dakilang kapangyarihan, ang mga apostol ay patuloy na nagpapatotoo tungkol sa muling pagkabuhay ng Panginoong Jesus.[a] At ang masaganang pagpapala ay tinaglay nilang lahat. 34 Walang kinakapos sa kanila sapagkat ipinagbibili nila ang kani-kanilang lupa o bahay, at ang pinagbilhan 35 ay ipinagkakatiwala nila sa mga apostol. Ipinamamahagi naman iyon ayon sa pangangailangan ng bawat isa.

32At ang karamihan ng mga nagsisampalataya ay nangagkakaisa ang puso at kaluluwa: at sinoma’y walang nagsabing kaniyang sarili ang anoman sa mga bagay na kaniyang inaari: kundi lahat nilang pag-aari ay sa kalahatan. 33At pinatotohanan ng mga apostol na may dakilang kapangyarihan, ang pagkabuhay na maguli ng Panginoong Jesus: at dakilang biyaya ang sumasa kanilang lahat. 34Sapagka’t walang sinomang nasasalat(nangangailangan) sa kanila: palibnasa’y ipinagbili ng lahat ng may mga lupa o mga bahay ang mga ito, at dinala ang mga halaga ng mga bagay na ipinagbili, 35At ang mga ito’y inilagay sa mga paanan ng mga apostol: at ipinamamahagi sa bawa’t isa, ayon sa kinakailangan ng sinoman.

Mga kapatid, ang mga tinalakay ng banal na kasulatan sa aklat ng mga  gawa ng mga apostol, ayon sa muli na naman nating pag-aaral nito, ay napakahalaga dahil sa bunga ng makapangyarihang lakas ng Espiritung banal ng Diyos.

  • Una ang mga tungkulin ng mga apostol(alagad ni Jesu Cristo)  ay upang ipahayag ang mensahe ng muling pagkabuhay ni Jesu Cristo at pagsilbihan ang iglesya sa paraan na ibahagi ang mga salapi na siyang inialay ng mga kapatid sa iglesya upang matulungan ang mga may pangangailangan , pagkatapos na maipagbinta ang kanilang lupain at bahay .  Ang unang kanilang inisip ay ang mga kapatid na nasa situwasyung paghihirap.  Samakatuwid, ang mga nanampalataya ay nag-kaisa pusot isipan upang isagawa ang pagtulong bilang tungkulin pangunahin. Kayat ang mga apostol ay siyang ginamit upang tigapamagitan ng mga mananampalataya : mayaman at mahirap. Sa tungkulin bilang tigapamagitan sila ang naghahati-hati sa mga perang inialay sa kanila para magamit na tulong sa mga mahihirap. Anuman ang nalikom na salapi sa pinagbintahan ay wala na ring silang karapatan pa na hatiin o magtira, sapagkat ito ay sa iglesya na at pwede natin sabihin na gagamitin na ito para sa bahay panalanginan at sa mga tauhan ng Diyos. Kayat sa bahay ng Diyos ang mga taong nanampalataya sa kanya ay tinawag na mga magkakapatid kay Jesu Cristo.
  • Ang Espiritung banal ang siyang nagbigay inspirasyun sa mga may kakayahan na mga kapatid upang tulungan ang mga mahihirap. Ang mga bagong mananampalataya ay tinawag na mga kapatid kay Jesu Cristo kayat napakaganda ang naging turing nila sa bawat-isa. Sila ay tinawag na mga magkakapatid , sila ay membro ng katawan o iglesya ni Jesu Cristo at si Gesù Cristo ay ang pangulo nito.  Ang bawat isang nanampalataya ay nagkaroon ng bagong buhay at anuman ang kalagayan nito, bilang nag-kaisang katawan sila ay tinawag na ring isang pamilya ng Diyos. Kayat napakaganda ang naging uri o anyo ng kanilang pagsasama at  samahan at sila ay nakaramdam ng pagkakatulad o pare-perehong kalagayan at katayuan sa harapan ng mga tao. Ang ibig sabihin ng kanilang relasyon ay tulad ng mga salitang ito : “Ang akin ay iyo na rin/ang iyo ay sa akin”. Ang mga salitang ito ay puspos ng magandang kahulugan sapagkat ipinapakita, na anuman ang pangangailang ng bawat isa ay nabibigyan ng lutas sa kanilang samahan. Sa ganitong intensiyun magkakaroon sila ng kapayapaan, panatag na  samahan at pamumuhay sapagkat sinuman sa kanila ay hindi na matataguriang mahirap o mayaman dahil sila ay iisa na. Mawawala narin ang inggitan sapagkat wala ng nagsasabi na ito ay akin lamang, kundi, ang lahat ay para sa kanila, sa loob ng bahay ng Diyos. May isang bagong pamilya ang mga nananalig sa Amang lumalang sa mundong ito.  Sila ay pinakaisa sa pangalan ni Jesu- Cristo.

Mga kapatid, ang aral sa aklat  ng gawa ng mga apostol ay parang  napakalayo na sa ating mga gawain at damdamin bilang isang iglesya ni Cristo Jesus. Tayoy nagkakaisa sa pagpuri sa amang Diyos na nagbigay o nagkaloob ng lahat sa atin, ngunit parang laging naiisip lamang natin ang ating pansariling kapakanan.

Tayo nakafocus lagi sa ating mga pangangailan at hindi natin napapansin ang mga pangangailangan ng ating mga kapatiran. Kayat angmensahe sa ating buhay ngayon ay napakahalaga dahil    tayo ay tinawag ng Diyos upang ibahagi ang kanyang iginawad na kayamanan, makibahagi tayo at pahagian natin  ng bunga ng ating mga paghahanap-buhay lalo na sa ating mga kapatid.   Ang panahon ngayon ay hindi katulad noon ngunit bilang mga anak ng Diyos huwag nating kalimutan ang gawaing matulungin at pagtutulungan.

Ipadama natin ang pag-ibig at mahabaging loob  ng Diyos sa atin.

 

Kamangha-mangha ang pangyayari ito tungkol sa buhay ng mga unang nanampalatayang mga cristiyano ang kanilang pagiging maalalahanin sa pangangailan ng kanilang mga kapatid.  Pag maitanim sa atin ang kabutihang ito marami ang hindi magdaranas ng kahirapan.

Ang pagtutulungan ng mga magkakapatid kay Cristo Jesus ay nakakaiba sa gawaing panlipunan sapagkat may relasyon na nabuo, nag-kaisa, nabuklod sa pangalan ni Jesu Cristong binuhay muli ng makapangyarihang Diyos.

Ang mga patoto ng mga membro sa iglesya ditto ay nakikita o naipapakita sa pamamagitan ng mga kapatid na italyanong may kakayahan upang tulungan ang mga kapatid na Pilipino para matugunan ang mga pangangailangan ng mga pamilya na nasa Pilipinas: asawa, matustusan ang pag-aaral ng mga  anak na nasa Pilipinas, makabili ng lupa at makapagtayo ng bahay.

Ang gawa ng ispiritung banal ay ibalik sa ating kaiisipan, muwang sa tunay na pakay ng Diyos sa ating mga buhay. Amen.

 

Inno 48: Voglio tutto abbandonare/Ang lahat ko’y inihahandog (Ib)

 

Voglio tutto abbandonare in Tue mani o mio Signor.

Fa di me quel che ti pare, prendi tutto in me Signor.

Prendimi, Signor, prendimi Signor,

a Te voglio consacrare mente, spirto e cor.

 

Ang lahat ko’y inihahandog na may kagalakan

O Jesus, ang puso’t buhay ko ay iniaalay.

Napasasakop, O Panginoon

sa banal Mong kalooban at nilalayon.

 

Raccolta delle offerte

Servire il Signore significa impegnarsi con le proprie capacità, il proprio tempo e denaro. La nostra offerta è un segno di consacrazione: ricordiamoci che Dio ama un donatore allegro.

Come domenica scorsa, trovate due cestini appositi per la colletta, prima dell’uscita di via Firenze 38.

Preghiamo

Nostro Dio e Padre, ti siamo riconoscenti per tutti i tuoi doni e perché ci permetti di dare le nostre offerte, nella consapevolezza che anch’esse fanno parte del servizio al quale ci hai chiamato. Amen.

Annunci

  • 20 giugno alle ore 16,00 culto dell’XI° circuito

 

Lettera della sovrintendente

Care sorelle e cari fratelli,  impossibilitati ad organizzare la consueta Festa delle Chiese dell’XI Circuito, ritenendola anche non consona all’attuale momento, abbiamo però deciso come Consiglio di Circuito di posticiparla come data e di trasferirla sulla piattaforma online Zoom, al seguente indirizzo: https://us02web.zoom.us/j/84236154410

Saremo ospiti della Rivista Confronti, che ringraziamo.

L’appuntamento è per

sabato 20 giugno, alle ore 16, 00

 

sperando nel frattempo di essere usciti dal periodo di emergenza.

Sarà quindi sufficiente “cliccare” sull’indirizzo per entrare, senza password.

Seguirà il programma dettagliato della manifestazione, che avrà la durata di circa un’ora.

Vi abbraccio, fraternamente

Francesca Marini – Sovrintendente

 

  • 21 giugno alle 7,00 Breakfast time
  • 21 giugno alle ore 11,00 Cultobilingue a cura della past. J. Galapon
  • 21 giugno gruppo italocinese si incontrerà a Villa borghese
  • Avete ricevuto la circolare via email. Ci sono i fratelli che hanno scritto delle riflessioni su come hanno vissuto i tempi dell’emergenza sanitaria. Se volete scrivere ancora mandatemela perché sia pubblicata nel mese di agosto e settembre.

Preghiera di intercessione

Care e cari,

prima che rivolgiamo al Signore la nostra preghiera di intercessione, vi leggo ancora qualche versetto dopo il testo della predicazione che ho commentato, per accompagnarci in questa settimana che verrà.

36 Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: Figlio di consolazione), Levita, cipriota di nascita, 37 avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.

5:1 Ma un uomo di nome Anania, con Saffira sua moglie, vendette una proprietà, 2 e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e, un’altra parte, la consegnò, deponendola ai piedi degli apostoli. 3 Ma Pietro disse: «Anania, perché Satana ha così riempito il tuo cuore da farti mentire allo Spirito Santo e trattenere parte del prezzo del podere? 4 Se questo non si vendeva, non restava tuo? E una volta venduto, il ricavato non era a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio». 5 Anania, udendo queste parole, cadde e spirò.

Signore Dio nostro, scopriamo che hai tanto da rimproverarci nel nostro modo di vivere come cristiani che sin dall’ora della nascita della chiesa, è una comunità cristiana perché porta il nome di Cristo.

Oggi ci ricordi non solo di questo episodio che tutto ci hai donato e così siamo diventati anche tuo.

Non permettere che continuiamo a mentire noi stessi e soprattutto a te che tu sai tutto di noi.

Chiediamo il tuo Spirito santo che guidi in profondità la nostra vita per scoprire che siamo tuoi, viviamo per te e per essere il prossimo vicino all’altro.

Grazie per le tue parole che ci fanno d’istruzione e d’insegnamento per il nostro cammino di fede verso la scoperta del nostro proprio autentico “Se”.

Essere i tuoi collaboratori di giustizia è un percorso che dobbiamo attraversare, scoprire ogni giorno perché tutti noi possiamo arrivare a raggiungere quella vera solidarietà, fraternità frutto dell’insegnamento di Gesù risorto.

Tienici per mano in questa nuova settimana. Aiutaci ad affrontare la fatica di vivere e di lavorare con un senso e una dignità. Nutrici del tuo amore così ci possiamo amare.

Disponici il tempo e lo spazio per accogliere ogni essere umano come noi per essere di sostegno. E che scopriamo insieme un sostegno reciproco non soltanto quando siamo nella situazione di difficoltà, ma nei momenti di benessere.

Ti chiediamo di donare la forza mancata di chi si trova in malattia fra noi.

In particolare ti preghiamo per nostra sorella Titti Vezzosi che porta il peso della sua malattia fisica. Guariscila. Tu che sei il Signore della nostra vita.

Tutto quello che siamo e quello che abbiamo sono tuo. Perciò facci vivere nella gioia di condivisione come allora che hai chiamato la chiesa ad essere testimone della tua bontà.

Ti chiediamo di benedire il mondo che hai creato e tutti gli esseri viventi perché dia frutto per nutrirci.

Guida i nostri dirigenti perché sappiano disporre i beni materiali che ci sono per il fatto che sei generoso nei nostri confronti.

Tutto questo ti chiediamo per amore e nel nome di Gesù Cristo.

Inno 217: Padre Nostro

Padre Nostro che in cielo dimori,

del tuo Nome esaltiamo la virtù.

Su noi regna, e sia fatto, Signore,

come in ciel tuo volere quaggiù.

 

Oggi il pan cotidiano ci dona,

e le offese rimettici ancor,

come ognuno di noi le perdona

al fratello che gli è debitor.

 

Ci preserva amorevo, paterno

dalle insidie del gran tentator;

Tu sol regni potente ed eterno,

Tu, fedele e glorioso Signor.

 

 

Benedizione

Rimanete in comunione gli uni con gli altri nel nome di Cristo; andate in pace, e lo Spirito diriga i vostri passi perché possiate vivere nella verità.

“La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi”.

(2 Tessalonicesi 3,18)

 

 

Domenica dopo Pentecoste: la domenica della Trinità

Culto Bilingue 7 giugno 2020

Preludio

Invocazione

Invochiamo la presenza del Signore in mezzo a noi: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.  Amen. (11 Cor.  13,13)

Saluto

Care sorelle e cari fratelli, buongiorno e ben ritrovati.

Oggi è la prima domenica dopo la Pentecoste, la domenica della Trinità.

Dallo scorso 8 marzo, oggi siamo qui, nuovamente riuniti, nel tempio di via XX settembre dopo quasi tre mesi. Ringraziamo il Signore che abbiamo potuto attraversare questi mesi difficili in cui eravamo tutti in pericolo a causa del COVID19, purtroppo abbiamo soltanto superato le prime due fasi e non abbiamo ancora il mezzo per colpirlo definitivamente.

Siamo di nuovo qui, grazie all’impegno del nostro consiglio di chiesa che ha seguito il manuale e le linee guide che la Tavola ha mandato alle chiese, perché possiamo essere al sicuro di poter stare insieme a lodare il Signore.

Vi prego dunque di seguire la liturgia /l’ordine del culto proiettato sullo schermo.

Preghiamo

Signore Dio nostro, ti ringraziamo perché sei stato tu a convocarci e ad accompagnarci questa mattina. Ti chiediamo di donarci la tua pace cosicché possiamo ascoltare con attenzione la tua parola che dà sostegno a ogni giorno del nostro vivere.

Un tempo è passato, abbiamo attraversato un momento difficile della nostra vita e la lotta non è ancora finita. Signore, in te speriamo, e che con la tua parola che ascoltiamo, la nostra fede possa rivivere, e il nostro cammino possa proseguire verso a cui tu ci porti ad essere i tuoi testimoni. Benedici il nostro culto di lode e di ringraziamento. Dio nostro tre volte santo. Amen.

 

 

Inno 126 “O Spirito, fuoco del mondo”

O Spirito, fuoco del mondo, o Spirito fiamma d’amor in noi un impulso profondo ridesta ed un vivo fervor, O Spirito, fuoco del mondo, O Spirito del Signor.

O Spirito, fuoco di vita, o Spirito fiamma d’amor sostieni la fede smarrita, rispondi ai lamenti del cuor! O Spirito fuoco di vita, O Spirito del Signor.

Tu fuoco di piena esultanza o Spirito fiamma d’amor. Tu susciti in noi la speranza; la gioia subentra al dolor. Tu, fuoco di piena esultanza, O Spirito del Signor.

Preghiamo: Signore apri le nostre orecchie  e disponi i nostri cuori, perché riceviamo insieme la salvezza che tu vuoi dare all’umanità per mezzo della tua Parola. Amen

Sermone: Numeri 6:22-27

Il SIGNORE disse ancora a Mosè: «Parla ad Aaronne e ai suoi figli e di’ loro: “Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: “Il SIGNORE ti benedica e ti protegga! Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!”. Così metteranno il mio nome sui figli d’Israele e io li benedirò».

Cara sorella e caro fratello,

il testo della predicazione è tratto dal libro di Numeri, il quarto del Pentateuco, la cosiddetta “formula della benedizione sacerdotale”. Che cosa è una formula? È una espressione simbolica o rituale, e in questo caso i sacerdoti di Israele hanno pronunciato queste parole, dicendo ai loro figli che nel nome di Dio sono stati prosperati, ed essere stati fecondi.

 

Da questi versetti, dobbiamo ricordarci due motivi principali su cui viene attribuita la benedizione: colui che la dà e coloro che la ricevono nel tempo e nello spazio.

 

Il primo motivo principale si focalizza sul Signore Dio, che con le sue opere: la creazione e il dono della terrà dato ai figli di Israele è riconosciuto come il Signore della benedizione, la fonte della gratitudine. La terra e il cielo producono cibo per tutti gli esseri viventi. Il mondo che ha creato è la prima grande casa di tutti, in cui ognuno costruisce piccole case per le loro famiglie affinché possano vivere, godere e ricevere affetti personali, nutrendosi dai frutti del loro lavoro e della loro fatica. La benedizione e la protezione di Dio si intrecciano e si concretizzano nella creazione del mondo in cui la terra è a disposizione di tutti per garantire la loro sussistenza.

Il Salmo 121 ce ne da la testimonianza del soccorso e della protezione che abbiamo nel Signore. Egli è dalla nostra parte. Così leggiamo il Salmo 121 Canto dei pellegrinaggi.
“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto vien dal SIGNORE, che ha fatto il cielo e la terra. Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà. Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà. Il SIGNORE è colui che ti protegge; il SIGNORE è la tua ombra; egli sta alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. Il SIGNORE ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua. Il SIGNORE ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre.”

 

In un momento di incertezza, uno ha bisogno delle parole di benedizione che le accompagna, le abbraccia, le pone la mano su qualcuno/a amato, e le circonda. Dio che ha creato un mondo grande per tutti, una casa per ogni famiglia, è anche colui che è capace con le mani a dimostrare e impartire la sua protezione. Nelle due mani alzate possiamo sentire che cosa vuol dire essere benedetti. In questo gesto delle mani, abbracci allargati possiamo dimostrare che siamo strettamente circondati dall’amore di Dio.

 

Il secondo motivo principale, invece, si focalizza su coloro che sono stati benedetti da Lui, e che vengono chiamati ad impartire questo insegnamento ricolmi di benedizione. Essi sono chiamati a dare testimonianza e di metterle in pratica nella vita di tutti i giorni affinché possano diventare una benedizione al loro prossimo.

L’apostolo Paolo disse ai Galati «Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» (Gal. 3,28) è il testo scelto per la giornata mondiale contro l’omofobia e trans- fobia che abbiamo celebrato lo scorso 17 maggio. L’aggressione verbale come maledire e la discriminazione razziale sono tra le malattie della nostra epoca. In questo momento che negli Stati Uniti d’America la notizia sulla morte di un afroamericano George Floyd, causato dal soffocamento e dall’abuso di potere di un americano bianco ha fatto scattare la rabbia e l’indignazione di molti popoli dall’atteggiamento del razzismo. Noi siamo geograficamente lontani dall’America, ma siamo molto vicini a loro perché il razzismo è un comportamento di discriminazione di chi si distingue dall’altro, soffocando l’altro nella convinzione di essere superiore; di chi si separa dall’altro attraverso la divisione della nazione, della cultura, della lingua, e della tradizione. La crudeltà dell’uomo e la realtà con i fatti disumani dovrebbero riscuotere le nostre coscienze come cristiani. Siamo sul cammino della via della conversione e dell’insegnamento di discepolato di Gesù che è dura da perseguire. Le sofferenze e i dolori sono ancora segni del Cristo crocifisso, causati dell’arroganza dell’uomo.  Ci vogliono dei credenti che adorano e amano il Signore in Spirito e in verità. Lo Spirito del Signore ci deve guidare.

Floyd era un cristiano. Ha creduto in Gesù Cristo, il Signore di tutti. Ma credere con la bocca non è sufficiente, ci vogliono i fatti ora. “Benedite e non maledite!” dice l’apostolo Paolo.

Benedire significa dire bene le parole che Dio ha insegnato ai suoi figlioli. Vanno insegnate, sussurrate alle orecchie e applicate perché traducono il vivere della quotidianità nel saper riconoscere che il mondo è stato donato a tutti e non solo ad una nazione.

 

I figli benedetti sono illuminati con il volto del Signore, vedono il suo sguardo sorridente che li aiuta a tenere d’occhio la strada da percorrere, e si inchina a loro, dandoli la serenità.

<<Il Signore non sonnecchierà>> significa che Dio sorveglia.

Se queste parole che escono dalla bocca dei figli benedetti, vengono sentiti dai figli più giovani che stanno appena iniziando a percorrere una strada di vita, un nuovo lavoro, o in ricerca di lavoro, potranno essere incoraggiati ad affrontare ogni difficoltà nel loro cammino poiché “Gli occhi del Signore li guardino, e li rendano sereni”.  E nello stesso tempo quello che ci accompagna dopo il nostro culto.

 

Il Signore così disse a tutti i figli di Israele che Lui è la fonte del loro benessere. La benedizione deve essere trasmessa da Padre al figlio, dal figlio ai figli, e a tutte le generazioni considerato che tutti questi soggetti sono i popoli della terra di Israele. Gesù Cristo, figlio di Dio, nasce dalla stirpe di Davide, è un ebreo, a lui è estesa anche la benedizione di Dio Padre, prima agli israeliti, poi a tutto il popolo: giudei, pagani, liberi e schiavi, maschi e femmine.

 

Questo testo biblico suggerito dal nostro lezionario sembra fatto a posto per noi oggi dopo il lockdown. Le parole contenuti in questi versetti sono fondamentali per noi perché sono quelle che desideriamo sempre udire, e che ci vengono sussurrate ogni volta che entriamo ed usciamo dalle nostre dimore.

<<Benedetto sia il Dio Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celeste in Cristo>> (Efesini 1,3)

 

Abbiamo la certezza che noi, qui oggi, siamo stati benedetti perché ci siamo scampati dal contagio del coronavirus che ha causato la morte di migliaia di persone. E nel fare il cordoglio, chiediamo il Signore di renderci veramente partecipi al dolore insopportabile della separazione e nello stesso tempo diventiamo sempre a più persone portatori di benedizioni e non di parole che feriscono. Noi che abbiamo ricevuto la benedizione di protezione da Dio e dobbiamo ricordare di continuare ad obbedire e rispettare le regole basi della vita comune.

 

Dio ci ha benedetti e ci benedice per essere di benedizione al nostro prossimo. Ai figli direte loro queste parole di benedizione: “Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!”

Vorrei ringraziare il Signore perché oggi mi ha messo in bocca queste parole perché io le dica bene a voi, e quando uscirete da questo tempio, ditele bene anche alle persone che incontrate, e quelle che incontreranno potranno dire queste stesse parole.

 

Nel nostro tempo molto spesso si dicono più parole che fanno male all’altro, prediligendo a dare accento al parlare male che viene passato da una persona all’altra, generando una catena di parole malefiche, che causa dolore e che impedisce di vivere una vita serena. Forse i figli di Dio in questa generazione hanno dimenticato di insistere, a sottolineare che queste parole non sono gradite alle orecchie del nostro Signore?

Cara e caro, se hai subito delle parole di aggressione ricordati che Dio il Signore della nostra vita non vuole che ti soffermi su queste parole. Non lasciare che dimorino in te perché non ti faranno del bene.

Le parole di benedizione vanno tramandate, è una passa parola. Bisogna farle circolare perché chi le dice e chi le riceve diventano sempre agenti di benedizioni. Oggi, a noi è data questa occasione per un motivo valido, perché altri non si sentano disperati ma ispirati. Facciamole circolare tra noi. Cerchiamo di fare la nostra parte, quella dell’essere nella parte di Dio.

Gesù disse: “Benedite quelle che vi benedicono. Amate i vostri nemici”.

Amen.

 

Interludio: Intervento musicale

 

Sermon: Ang mensahe ng buhay ay mula sa Bilang kabanata 6, talata mula dalawampot-dalawa hanggang dalawamput-pito ( Ang Pagbebendisyon ng mga Pari)

22 Sinabi ni Yahweh kay Moises, 23 “Sabihin mo kay Aaron at sa kanyang mga anak na ang mga salitang ito ang bibigkasin nila sa pagbabasbas nila sa mga Israelita:

24 Pagpalain ka nawa at ingatan ni Yahweh;
25 kahabagan ka nawa at subaybayan ni Yahweh;
26 lingapin ka nawa at bigyan ng kapayapaan ni Yahweh.

27 “Ganito nila babanggitin ang pangalan ko sa pagbabasbas sa mga Israelita at tiyak ngang pagpapalain ko sila.”

Mga kapatid, narito na naman tayong muli dito sa lugar na ito upang sambahin  ang Diyos nating lahat. Siya ay ating pinapasalamatan sa lahat ng kanyang pagpapala, pag-iingat, mahabaging-loob, paglingap at taglay na kapayapaan na nagbubuhat sa kanyang Espiritung banal.

Sa bilang  kabanata 6  talata mula sa 22 hanggang sa 27 si Yahweh ang siyang nagsabi kay Moises, ang sasabihin ni Aaron na kanyang kapatid , sa mga anak ng mga Israelita.

Ang mga salitang ito ay ukol sa tinatawag  o sinabing pagbebedisyon at upang ipabatid na ang lahat ng kabutihan , mabuting salita ay galing sa Diyos. Ang Diyos ay mapagpala: siya ay ang Diyos na nagpaparami ng bunga, lupa at  mga anak sa isang angkan , nagpapalago,  nagpapayaman sa lahat. Ang buong lupain ay kanyang pinagpapala.

Ang lahat ay kanyang pinagyayaman at tayo ay kanyang binibiyayaan upang tayo ay magiging biyaya din sa iba. Ang pagpapala ng Diyos ay para sa lahat. Ang lupa ay kanyang pinagyayaman.

May sinabi ako sa sermon ko sa italyano na una sa lahat ang Diyos na nagbibigay, sa kanya nagbubuhat ang lahat, lupa at langit at ang mga bunga nito.

Ikalawa naman ay tayong mga anak ang siyang nakatanggap nitong mga biyaya para sa atin at sa lahat ng ating mga kapwa. Sa pamamagitan natin kanyang ipinalalasap ang  kanyang kabutihan sa mga taong nangangailangan. Ang hininga natin ay galing sa kanya, ang buhay natin ay iisa, ngunit dahil kay Jesu -Cristo natangpuan at natuklasan natin na may mas malalim pang katutuhanan at kabuluhan ang ating mga buhay.

Ang Espiritung bahal ang siyang nag-papaunawa sa atin. Dahil sa kanyang makapangyarihang lakas, o hindi mawaring kakayahan tayo ay kanyang sinaniban upang malaman natin ang kanyang kagustuhan.

Ang ating buong katauhan ay kanyang hiningahan ng magandang balita tungkol sa kaligtasan na pangako ni Yahweh.Kayat sa pag-aaral natin ng banal na kasulatan ay lumalalim pa ang ating mga nalalaman, kaalaman tungkol dito sa mundo.

Ang ating relasyon sa kanya ay naipapakita natin sa ating kapwa dahil siya ay may itinanim sa atin na magandang kalooban, mahabaging-loob. Kanya tayong pinapatawad sa ating mga kasalan at kanya din niya tayong tinuturuan na magsalita ng maganda sa ating kapwa. Ang mga salitang bunga ng Espiritu Santo ay mabuti, nakakaaliw sa ating mga pusong nagdaramdam.

Ang salitang bendisyun ay ating iginagawad sa mga okasyun ng kapanganakan(Congratulations kay Mary Ann at Chris sa pagsilang ng kanilang anak na si Lucas, palakihin nawa siya ng Diyos sa panganatawan at sa pag-iisip), sa pagtatapos sa  pag-aaral,  sa mga bagong kasal, sa mga panahon ng ating pagbibiyahe at pagbabalik. Hindi lingid sa ating lahat na may nangyayaring hindi pangkaraniwan tayo ay nagpapasalamat at gustong- gusto nating tawagin ang isang pastor o mga alagad upang makisalo sa atin, at hingin ang tulong ng Diyos. Ito ay ating natutunan sa mga salitang ito na nasa libro ng Bilang. Si Moises ang tinawag ng Diyos upang ipaalam ang kanyang mga kagustuhan, at ang kanyang kapatid na si Aaron na isang pari ang siyang naggawad ng bendisyun sa mga anak ng lipi ng Israel at  dahil dito silang lahat ay malilikom sa iisang tahanan na kanilang Panginoon.

Ang bendisyun ng Diyos ay isang proteksyun, pag-lingap, at upang ilayo ang mga anak sa kapahamakan.

Ang paggawad ng bendisyun ay  tanda ng pagpapala, pag-iingat, pagkahabag, paglingap, kapayapaan na may kalakip na pag-asa na naway ang Diyos lagi ang gumabay saan man tayo pomaroon o paroroon. Ang salmo 121 ay ating nabasa at sa panahon ng mga paghihirap, pagsubok, pagdaranas ng kagipitan, itoy tulad ng mga bulubundukin na ibat-iba ang kanilang taas. May mabababa, may mas mataas at ang mga bundok na ating aakyatin sa buhay ay napakarami, kailangan natin ang tulong, kailangan natin ang makakasama, kailangan natin ang mga istrumento (bagay) upang maabot natin ang pinakadulo nito at mapagtagumpayan. Ating isipin na yun ay naabot natin sapagkat mayroon tayong karamay. Ang pagtatagumpay natin ay galing sa Diyos. Ito ay ang kanyang ipinangako at sinabi niya dito sa aklat ng Bilang.

Anuman an gating gagawin, saan man tayo mapaparoon siya ay laging nandoon upang tayo ay gabayan.Ang taong kumikilala sa Diyos ay laging sinusubaybayan.

Sa mga panahon nang kagipitan  ang Diyos ay ang ating karamay. Ang buhay natin ay galing sa kanya kayat siya ay narito sa atin upang pumaligid, upang tayo ay kanyang paligiiran ng kanyang mapagmahal  na kalinga. Ang Diyos ang sumaating lahat.

Naway ating maramdaman ang kanyang patnubay. Amen.

 

Inno 119 “Spirito del Signore”

 

Spirito del Signore su noi propizio scendi; l’anima nostra accendi con la virtù d’amor.

 

Vieni e sii nostra luce il buon sentier ci addita; Tu della vera vita guidaci nel cammin.

 

Vieni, Consolatore, donaci Tu vittoria, e a te daremo gloria, Spirito del Signor.

 

LA CENA DEL SIGNORE

Care e cari in questo momento celebriamo la Cena del Signore senza distribuire il pane e il vino. Lo faremo al momento opportuno, perciò ci sarà solo la frazione del pane e il calice di vino alzato come segno di ringraziamento. Di sicuro nelle tre occasioni passate lo avete fatto nella vostra casa, se volete, nella prima domenica di luglio, potete anche portarvi con voi un pezzo di pane da mangiare dopo lo spezzare del pane.

 

Preghiamo: Ci raccogliamo in preghiera

Dio di amore e di bontà, Gesù, spezzando il pane e donandolo ai suoi discepoli, prendendo il calice e mettendolo nelle loro mani, ci ha lasciato sé stesso, perché noi diventassimo tuoi. Ti ringraziamo perché il suo dono ci fa ritornare a te e ci unisce simbolicamente nella comunione. Amen.

Istituzione

 

Ascoltiamo ora il racconto dell’istituzione secondo il evangelo di Matteo:

Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete, mangiate, questo è il mio corpo».

Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati.

Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».

(Matteo 26,26-29)

 

Ang Banal na Hapunan

Pakinggan natin ang mga salita tungkol sa Banal na hapunan ayun sa ebanhelyo ni Mateo sa kabanata ika dalawamput-anim, magmula sa talata ika dalawamput-anim hanggang sa ikadalawamput-siyam .

“Habang sila’y kumakain, dumampot si Jesus ng tinapay, at matapos magpasalamat sa Diyos ay pinaghati-hati niya iyon, ibinigay sa mga alagad at sinabi, “Kunin ninyo ito at kainin. Ito ang aking katawan.” Pagkatapos, dumampot siya ng kopa, nagpasalamat sa Diyos at ibinigay iyon sa kanila. Sinabi niya, “Kayong lahat ay uminom nito sapagkat ito ang aking dugo na katibayan ng tipan ng Diyos. Ito ang aking dugong ibinubuhos para sa kapatawaran ng kasalanan ng marami. Sinasabi ko sa inyo, hindi na ako iinom nitong katas ng ubas hanggang sa araw na inumin kong panibago na kasalo ninyo sa kaharian ng aking Ama.”Mateo 26,26-29

Invocazione dello Spirito Santo

Padre, il tuo Spirito sia con noi perché attraverso questa mensa possiamo essere in comunione con Cristo, in attesa che si manifesti pienamente il tuo regno. Amen.

 

Ama, nawa ang Espiritu mo ang siyang sumaamin sa pagsasalong ito, maging pagkakaisa kay Cristo, paghihintay sa muling pagdating ng kaharian mo.  Amen.

 

 

Frazione

IL PANE CHE SPEZZIAMO

È LA COMUNIONE CON IL CORPO DI CRISTO

CHE È STATO DATO PER NOI

 

Ang tinapay na ating pinaghati-hati

ay tanda ng ating pagkakaisa sa katawan ni Cristo

 

 

IL CALICE DELLA BENEDIZIONE

PER IL QUALE RENDIAMO GRAZIE

È LA COMUNIONE CON IL SANGUE DI CRISTO

CHE È STATO VERSATO PER NOI

 

Ang kopa ng basbas

sanhi ng ating pagpapasalamat

ay tanda ng ating pagkakaisa sa dugong ibihos ni Cristo sa krus.

 

Rendimento di grazie

Ti rendiamo grazie, Signore. Nella luce dello Spirito tu ci permetti di guardarci gli uni gli altri, di guardare le tue creature con uno sguardo nuovo, il tuo sguardo.

Nella luce dello Spirito possiamo condividere le nostre gioie come le nostre ansie, i nostri progetti e le nostre delusioni, nell’attesa del tuo regno. Amen.

 

Inno 273 “La tua presenza brama”

La tua presenza brama quest’alma o Salvator, Te sol domanda chiama il debole mio cuor.

Non un sol giorno un’ora, vo’star lontan da Te; Gesù, vieni dimora ognor vicino a me.

 

E’ vera ed infinita la pace che dai Tu; serena, gioia, vita che non tramonta più.

Non un sol giorno un’ora, vo’star lontan da Te; Gesù, vieni dimora ognor vicino a me.

 

Colletta: Informo a tutti che troverete due cestini per la colletta prima dell’uscita di via Firenze 38.

Annunci

– Le informazioni sul culto cioè le linee guida sono state spedite via email. Ringraziamo la Tavola valdese e i membri del consiglio di chiesa per l’impegno di averle messe insieme.

– Ricordiamo nelle nostre preghiere i malati della nostra comunità, vi invito a telefonare le nostre sorelle anziane e i nostri fratelli anziani a casa, e che non possono venire nel tempio per il culto.

– Ci sarà un unico culto ogni domenica alle 11.00, ma ci saranno due brevi sermoni in italiano e in tagalog.  Disponibile sul sito della chiesa, facebook e canale YouTube.

 

– Ringrazio Rowena perché è stata la mia mano destra nel preparare i culti online e che ancora lo continuiamo perché ci sono dei fratelli e delle sorelle che non possono e non si sentono di venire ancora in chiesa per motivi di salute.

– Come all’inizio siete stati accolti dalle sorelle (Laura, Adriana, Isabella, Erica e Norie) che si sono rese disponibili anche alla fine del culto sarete accompagnati verso la porta di via Firenze 38 oppure di via XX settembre. Se qualcuno vuole essere partecipe a questo impegno, fatemi sapere oppure rivolgetevi alla nostra presidente Laura Nitti.

– E lo stesso per il breakfast time. Rivolgetevi a Francesca Agrò. Ogni domenica facciamo il turno e il vostro aiuto sarà di certo molto prezioso. Vi ringraziamo in anticipo.

 

– Prima di raccoglierci in preghiera di intercessione vedete una stoffa di colore nero qui davanti a me. È un segno per noi di lutto. Vogliamo ricordare le persone che non ci sono più perché sono stati uccisi a causa dell’ingiustizia, della discriminazione, del coronavirus e vogliamo richiamare il non cessare a vivere per loro lavorando in questi ambiti nel nostro piccolo, laddove c’è possibile con l’aiuto del Signore.

Preghiera di intercessione

Padre e creatore nostro, Ti ringraziamo per questa domenica che ci hai concesso di ascoltare che sei il nostro Dio che ci benedice, perché possiamo essere i tuoi strumenti del dono della benedizione. Ti ringraziamo per questo mondo che ci hai donato.  Ti preghiamo Signore affinché Tu ci guidi perché possiamo realizzare il compito che tu ci hai affidato, custodire questo mondo e lavorarci dentro: affinché nessun inquinamento, chimico o di violenza, possa più toglierci il respiro, che tu ci hai regalato.

Noi vogliamo ci sentiamo partecipi al lutto di molte persone a causa del coronavirus.  Ci rendiamo conto che la morte di molte persone a causa del corona virus è un dolore per coloro che hanno lasciato.

Ci rendiamo conto che la morte di una persona come George Floyd, soffocato a causa della sua pelle è un virus del razzismo, è un peccato che commette l’uomo ad altro uomo. Signore, insegnaci, a non trascurare i nostri compiti di far emergere la giustizia. Che noi ricerchiamo sempre di attuare la tua giustizia e di promuoverla.

Ti chiediamo di stare vicino a chi soffre di malattia fisica e psicologica. Rendici utili e al servizio di loro, e si manifesti la vicinanza reciproca. Ti preghiamo per coloro che ci governano. Donali lo spirito di sapienza e di discernimento. Tutto questo te lo chiediamo nel nome di Gesù che ci ha insegnato a dirti:

Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

Benedizione: (Vi invito ad alzarvi le vostre mani ponendo sul capo del fratello e della sorella davanti a voi mentre cantiamo la benedizione)

Inno 143:  Dio ti benedica, Dio ti protegga, Dio faccia risplendere il suo volto su di te. (2X)

 

 

 

 

Culto di Pentecoste 31 maggio 2020

Preludio: Seek ye first

31Invocazione: (Invochiamo la presenza del Signore)

 

Vieni Spirito Santo

Vieni Spirito Santo, tu che istruisci gli umili e giudichi gli arroganti.

Vieni, speranza dei poveri, conforto di chi è disperato, salvatore dei naufraghi…

Vieni, ornamento splendido di tutti i viventi, unica salvezza di tutti i mortali.

Vieni Spirito Santo, abbi pietà di noi, ricolma della tua forza il nostro vuoto,

rispondi alla nostra debolezza con la pienezza della tua grazia.

Vieni Spirito Santo, rinnova l’intero creato.

Dal Messaggio finale della VII Assemblea

del Consiglio Ecumenico delle Chiese

(Canberra 1991)

 

Avverrà che io spargerò il mio Spirito su ogni persona:

i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno,

i vostri vecchi faranno dei sogni,

i vostri giovani avranno delle visioni.

(Gioele 2,28)

 

Preghiamo:

Signore, ti benediciamo perché dai e conservi la vita al mondo,

perché ci ami e ci fortifichi.

Tu ci hai dato il tuo Figlio, Salvatore del mondo,

che ha condiviso la nostra vita,

ci ha manifestato il tuo amore

e ci ha guariti dai nostri mali.

Con il tuo Spirito ci rendi liberi,

ci mandi nel mondo, fai abitare la pace nelle nostre vite.

Vieni, Spirito del Signore,

rendici aperti gli uni verso gli altri,

rinnova la nostra fede, la nostra preghiera, il nostro impegno,

così come hai promesso di rinnovare tutta la terra. Amen.

 

 

Confessione di fede(Dal libretto ecumenico di Pentecoste “IO celebro A casa” )

 

Credo in Dio e nel mondo da Lui amato

Credo che l’umanità e l’universo siano nati dal desiderio divino

e che ogni creatura sia tessuta di vita buona.

Credo che le nostre esistenze e quelle dell’intero mondo siano accompagnate ogni giorno dalla cura e l’amore di Dio.

Il suo spirito è la coperta di bene che ci ha avvolto e riscaldato fin dai primi vagiti.

Credo in un Dio che fa il tifo per i suoi figli e le sue figlie e che ci sogna liberi e felici, responsabili e gioiosi.

Un Dio che ci educa alla condivisione e alla cura per trasformare il mondo in un luogo ospitale dove ognuno possa sentirsi a casa.

Dio conosce il cuore umano, terra rigogliosa e insieme steppa desolata di egoismo. E ci chiama a riscoprirci contadini così che il deserto del nostro cuore torni a fiorire e dare buoni frutti. Perché quando fiorisce il nostro cuore fiorisce il mondo intorno a noi.

Credo in un Dio innamorato dei propri figli e figlie, un Dio capace di vedere in tutti noi la bellezza che non sappiamo più scorgere.

Dio lo sa: siamo creature fragili; e se ci ammaliamo, eccolo accanto a noi che veglia le nostre notti agitate.

Dio lo sa: siamo creature incostanti; e se sbagliamo, e se cadiamo, se facciamo del male e ci facciamo male, non ci inchioda al nostro errore, non si allontana da noi, ci aiuta invece a rialzarci e ci sussurra: provaci ancora.

Credo nella capacità umana di ricominciare: questa viene dallo Spirito di Dio.

Essa è il ritmo che custodisce la vita, dopo averla generata. È la tenacia che ci fa resistere nella tempesta. È aria pulita da inalare quando i polmoni soccombono.

Dio ci parla nelle Scritture antiche, negli accadimenti storici, negli incontri e nei gesti intorno a noi. La sua voce comunica, canta e grida nell’intero creato; e il suono del suo Spirito ce la fa udire.

E se a volte Dio tace, o perché rimane in silenzio o perché noi non sappiamo udirne la voce, non è per sempre. Amen.

 

Inno 119 “Spirito del Signore”

 

 

 

Sermone: Ezechiele 37,1-14

Il testo della predicazione è tratto dal libro del profeta Ezechiele al cap. 37 versetti da 1 a 14. Io e Rowena lo leggiamo alternandoci secondo i personaggi.

 

P: La mano del SIGNORE fu sopra di me e il SIGNORE mi trasportò mediante lo Spirito e mi depose in mezzo a una valle piena d’ossa. Mi fece passare presso di esse, tutt’attorno; ecco erano numerosissime sulla superficie della valle, ed erano anche molto secche. Mi disse:

 

R: «Figlio d’uomo, queste ossa potrebbero rivivere?»

 

P: E io risposi: «Signore, DIO, tu lo sai». Egli mi disse:

 

R: «Profetizza su queste ossa, e di’ loro:

“Ossa secche, ascoltate la parola del SIGNORE!” Così dice il Signore, DIO, a queste ossa: “Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e voi rivivrete; metterò su di voi dei muscoli, farò nascere su di voi della carne, vi coprirò di pelle, metterò in voi lo spirito, e rivivrete; e conoscerete che io sono il SIGNORE”».

 

P: Io profetizzai come mi era stato comandato; e come io profetizzavo, si fece un rumore; ed ecco un movimento: le ossa si accostarono le une alle altre. Io guardai, ed ecco venire su di esse dei muscoli, crescervi la carne, e la pelle ricoprirle; ma non c’era in esse nessuno spirito. Allora egli mi disse:

 

R: «Profetizza allo Spirito, profetizza figlio d’uomo, e di’ allo Spirito: Così parla il Signore, DIO: “Vieni dai quattro venti, o Spirito, soffia su questi uccisi, e fa’ che rivivano!”».

 

P: Io profetizzai, come egli mi aveva comandato, e lo Spirito entrò in essi: tornarono alla vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, grandissimo. Egli mi disse:

 

R: «Figlio d’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi dicono: “Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti!”  Perciò, profetizza e di’ loro: Così parla il Signore, DIO: “Ecco, io aprirò le vostre tombe, vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d’Israele. Voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando aprirò le vostre tombe e vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio! E metterò in voi il mio Spirito, e voi tornerete in vita; vi porrò sul vostro suolo, e conoscerete che io, il SIGNORE, ho parlato e ho messo la cosa in atto”, dice il SIGNORE».

 

Inno 393 Spirit of the living God, fall afresh on me/Spirito del Dio vivente, ricomincia da capo.

Spirit of the living God, fall afresh on me.

Spirit of the living God, fall afresh on me.

Melt me, mold me, fill me, use me.

Spirit of the living God, fall afresh on me.

 

Spirito del Dio vivente, ricomincia da capo.

Spirito del Dio vivente, ricomincia da capo.

Scioglimi, plasmami, riempimi, usami.

Spirito del Dio vivente, ricomincia da capo.

 

La visione di Ezechiele

Care e cari,

Questa mattina immaginiamo di essere tutti in un luogo, laddove siamo raccolti insieme come una comunità, e davanti a noi c’è il predicatore, chiamato Ezechiele (il figlio dell’uomo), che sta parlando con Dio. Noi che siamo in vita, che percepiamo il respiro, ciascuno e ciascuna con il proprio corpo e volto, assistiamo e ascoltiamo, da una parte, la loro conversazione davanti a un gruppo di israeliti senza vita, morti da anni ed irriconoscibili: senza muscolo, senza volto, senza pelle, soltanto delle ossa secche. La scena si conclude attraverso le aperture delle tombe uno dopo l’altro e il ritorno in vita del popolo d’Israele. Uno scenario che ha come punto focale il ritorno in vita, dopo la morte, grazie all’opera dello Spirito di Dio e la possibilità di poter iniziare un nuovo cammino, un percorso con il Dio Spirito.

La visione del profeta, in cui è avvenuta sia la risurrezione sia il ristabilimento dei morti, ci rassicura che Dio vive in noi con un rapporto continuo e circolare, senza fine. Lo Spirito è ora sceso dal cielo e si muove in maniera circolare. Gli uomini e le donne che vivono e muoiono, a suo tempo riacquisiranno la vita sempre tramite l’opera dello Spirito.  L’essere dello Spirito che si sente come un rumore arriva a ciascuno e ciascuna, e a noi, capace di muovere le nostre ossa, di creare muscoli, di coprire tutto con la pelle che definisce l’aspetto totalizzante di un uomo vivente.

Dio ha posto a Ezechiele questa domanda: <<Queste ossa potrebbero rivivere?>> Egli ha risposto al Signore: <<Signore Dio, tu lo sai>>. Questa risposta del profeta allude che il potere di Dio si estende anche sul regno delle morte. Ricordiamo la prima lettera di Paolo alla comunità di Corinto al capitolo 15 secondo il quale scrive che avverrà la risurrezione dei morti. L’apostolo spiega alla comunità che coloro che hanno creduto rivivranno e avranno vita dopo la morte, risorgeranno come lo è stato per Gesù.

Leggiamo nella 1 Corinzi 15,12 ss. La risurrezione dai morti

“Ora se si predica che Cristo è stato risuscitato dai morti, come mai alcuni tra voi dicono che non c’è risurrezione dei morti? Ma se non vi è risurrezione dei morti, neppure Cristo è stato risuscitato; e se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede. Noi siamo anche trovati falsi testimoni di Dio, poiché abbiamo testimoniato di Dio che egli ha risuscitato il Cristo; il quale egli non ha risuscitato, se è vero che i morti non risuscitano. Difatti, se i morti non risuscitano, neppure Cristo è stato risuscitato; e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati. Anche quelli che sono morti in Cristo sono dunque periti. Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti.  Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza. Poiché bisogna che egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte. Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa ne è eccettuato. Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti”.

Il profeta Ezechiele e l’apostolo Paolo avevano annunciato la risurrezione dei morti, ci sarà la seconda vita senza più morti a coloro che credono in Dio perché vive in eterno.

Il Signore dunque parla e agisce per farsi conoscere, concludendo il Suo messaggio con Ezechiele con: “così mi conoscerete”, proprio perché per chi lo ha conosciuto possa diventare un testimone delle Sue opere di vita.  Il profeta parla, predica e profetizza alla comunità dei morti. Egli ha invocato lo Spirito che è arrivato come un suono rumoroso. Come è stato testimoniato nel giorno della pentecoste che è accaduta in una comunità negli atti degli apostoli :<<Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano sedute>> (Atti 2,2).

 

Dio si è mosso in molti modi, e numerosi sono le potenti opere di Dio che mi vengono in mente:  In Giovanni 3, osserviamo che lo Spirito di Dio opera a partire dalla profondità dell’uomo vecchio Nicodemo. Gesù nel pozzo ha parlato dell’acqua viva alla donna samaritana. (cfr. Gv.4. )Abbevera le ossa secche di acqua e dello spirito di vita. Anche la testimonianza della parola nel battesimo per mezzo dell’acqua e quello del fuoco che sono per noi una dimostrazione e una testimonianza della volontà di Dio. L’acqua serve nel battesimo per la purificazione, il lavacro, e nel battesimo per immersione si compie il gesto di “annegare” il peccato (il peccato è cancellato) e l’uscita fuori dall’acqua è un segno della rinascita che sommando tutto capiamo la grazia rivelata e donata a noi che crediamo da Dio. Infine tra il racconto della creazione dell’uomo nel libro della Genesi e questo testo possiamo fare un parallelismo: Dio ha creato l’uomo attraverso la polvere, a cui ha dato la forma e l’alito vivente, diversamente dal libro del profeta Ezechiele e nonostante l’agente sia sempre Dio, è stato l’opera dello Spirito a generare un corpo fisico. Tutti e due sono Dio: Creatore e Spirito, creatori dell’uomo, e Ezechiele, che è un uomo, diventa il predicatore della vita attraverso le sue esperienze di fede. L’opera dello Spirito di Dio è potente.

 

In questa settimana ho fatto delle telefonate ad alcuni dei nostri fratelli e alcune delle nostre sorelle per sapere come stanno, come vivono queste giornate di isolamento. Molti a causa della loro condizione di salute non si sentono di uscire se non per andare a comprare da mangiare. Ma mi ha fatto piacere sentire una di loro che con la sua amica stanno già pensando al nostro prossimo bazar non per portare qui qualcosa delle cose che hanno, che vogliano eliminare, ma per portare una coperta matrimoniale fatto da loro, formato da buone stoffe colorate unite con l’uncinetto. La nostra vita è cambiata nei tempi del coronavirus, ma una delle cose positive che sta succedendo è che stiamo imparando a ricreare, reinventare, fare cose nuove che ci sono già, ritoccandole e rimodellandole, trovando il senso delle cose a partire da noi stessi e trasformandoci al meglio.

Una dice anche che aspetta con ansia di venire in chiesa anche solo per vederci riuniti ad ascoltare la parola. Ci vedremo domenica 7 giugno, a Dio piacendo. Lo Spirito di Dio è in continuo movimento, rinnova la nostra esistenza, cambia la vita di ognuno e ognuna di noi, apre la nostra mente e converte il nostro cuore. Tutto questo grazie anche dalla nostra disponibilità di accettare la sua istruzione, il suo suggerimento. Lo Spirito di Dio lotta con noi, combatte per distruggere l’opera dello Spirito maligno. Come è stato con Gesù subito dopo il suo battesimo. Lo spirito di pace e quello di guerra sono in contrapposizione e purtroppo entrambi assumono l’essere umano, e lo investono secondo la propria volontà.

 

Considero molto la domanda di Dio al profeta Ezechiele e quella sua risposta: “Signore, Dio, tu lo sai”. Il nostro percorso di vita va male quando lasciamo lo Spirito maligno a suggerirci e imporci cosa fare, l’agire in maniera impulsiva ci impedisce di compiere le giuste scelte. Come nella nostra comunità attiva, dobbiamo sempre invocare il nome di Dio, che dimori in noi il suo Spirito, per farsi che non venga distrutta l’armonia della nostra comunione fraterna ogni volta che uno agisce malamente.

 

Ezechiele ha esperimentato una specie di estasi.  L’immagine che Dio l’ha rapito, portandolo sulla terra dove sono sepolti quelli che sono morti da tempo.  In questo luogo Ezechiele esperimenta un momento di incontro con il Signore che gli invita di enunciare una parola a queste ossa secche affinché possano rinascere.  Da un lato, oggi che celebriamo e commemoriamo l‘evento del dono dello Spirito, noi siamo degli spettatori e delle spettatrici di questa visione. In questo giorno facciamo festa perché tutti noi abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio che si rende testimone attraverso il profeta allora, che apre la nostra mente e il nostro cuore per ricevere questo lieto messaggio di vita eterna come dice anche il profeta Zaccaria: “<<non per potenza, né per forza, ma per lo spirito mio>> dice il Signore degli eserciti” Zaccaria 4,6.

Dio dona il suo Spirito per ridonare la vita a queste ossa, un corpo che permette di avere la capacità di alzarsi, così di nuovo si riconosce il popolo di Israele. “Finché c’è vita c’è speranza” È una espressione preziosa che riassume quanto vale la nostra esistenza: l’uomo vero non esiste se non spera in Lui che gli ha dato la vita. Ecco perché l’uomo è perduto se perde la speranza, si riduce a niente, si secca perché non ha quella sostanza vitale (la linfa) per poter stare in piedi e esistere in vita. “Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti!” dissero gli israeliti.

Cara comunità, care sorelle e cari fratelli nel Signore, oggi dichiariamo la nostra fede in Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo perché credendo alle sue parole e annunciandola come ci viene confermato dall’esperienza di Ezechiele, il nostro Dio si è rivelato. <<Sia che viviamo, sia che moriamo siamo del Signore>> dice l’apostolo Paolo che significa per noi si era proprio manifestato e rivelato nella sua pienezza.

In una comunità come la nostra viviamo e sentiamo tutti i giorni la fatica di affrontare i nostri impegni e le nostre responsabilità. Per come ora stiamo vivendo siamo simili a questa comunità di Israele. Ma proprio per questo motivo che la parola annunciata per noi oggi dal profeta Ezechiele ci fa sentire quella vita rinnovata, ricreata attraverso l’invocazione dello Spirito.

Gesù ha inaugurato la resurrezione dei morti, sappiamo che Egli è risorto, ora è dal Padre e con noi abbiamo il Consolatore e lo Spirito che finché viviamo Lui ci aprirà la mente e il cuore, viviamo la vita donata dal Dio Padre il creatore. La visione del profeta, l’immagine dei morti tornati in vita, raccontato da lui come quella esperienza del popolo della casa d’ Israele è per noi una parte del progetto di Dio vivente che dona vita, e dopo la morte la ridona. Il tempo di Dio con noi è quella vita vissuta da generazione a generazione. Il regno dei vivi e quello dei morti sono tuti e due suoi.

Nel Salmo 8,4-5 leggiamo:

“che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi”
Amen

Inno 323 “Spirit of the living God”

 

Spirit of the living God, fall afresh on me.

Spirit of the living God, fall afresh on me.

Melt me, mold me, fill me, use me.

Spirit of the living God, fall afresh on me.

 

 

CENA DEL SIGNORE

 

Introduzione

Lo Spirito Santo, mediante il quale invochiamo Dio come Padre e che ci permette di dire: «Gesù è il Signore! », è anche lo Spirito di comunione, che ci lega gli uni agli altri. Per questo noi vogliamo oggi (nelle nostre dimore celebrare la Cena del Signore con i nostri cari e le nostre care.

 

Il pane che mangiamo e il vino che beviamo ci fanno riconoscere il Signore che si è donato a noi e a tutte le creature. Impariamo così a donare noi stessi, nella certezza che lo Spirito saprà trasformare la nostra debolezza rendendoci strumenti della sua azione.

 

Istituzione

Il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me.

Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo:

Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.

Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

(1 Corinzi 11, 23-26)

Preghiamo:

Padre nostro, ti siamo riconoscenti per il dono dello Spirito.

Il tuo Spirito ha chiamato la chiesa alla vita e le ha permesso di portare nel mondo il buon annuncio della salvezza: la messe è stata grande, e donne e uomini di ogni gente, nazione, lingua hanno ricevuto l’Evangelo come una parola rivolta a loro, come la forza che trasforma tutta la loro vita.

Il tuo Spirito ci ha fatti nascere alla fede, all’amore, alla speranza.

Noi ti domandiamo di poter vivere nella comunione della chiesa universale, perché possiamo adoperarci alla sua testimonianza nel mondo e alla manifestazione della sua unità in Cristo.

Fa’ che possiamo tutti, fin da ora, sentirci uniti nella tua gioia e inneggiare alla tua gloria insieme con i credenti di ogni parte del mondo.

Nel nome di Gesù Cristo, il vivente, che è benedetto con te e con il tuo Spirito nei secoli dei secoli. Amen.

 

Invocazione dello Spirito Santo

Manda ora il tuo Spirito sulla chiesa perché mediante questo pane di vita e questo calice di grazia si realizzi la comunione di tutti i credenti e si rinnovi l’impegno a confessare nel mondo che Gesù Cristo è il Signore.

 

 

Invito

Il Signore dice:

Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me.

(Apocalisse 3, 20)

 

Tutti quelli che riconoscono la sua voce, aprano la porta al Signore.

Frazione

IL PANE CHE SPEZZIAMO

È LA COMUNIONE CON IL CORPO DI CRISTO

CHE È STATO DATO PER NOI

(Lo Spirito del Signore sia con te)

 

IL CALICE DELLA BENEDIZIONE

PER IL QUALE RENDIAMO GRAZIE

È LA COMUNIONE CON IL SANGUE DI CRISTO

CHE È STATO VERSATO PER NOI

(Lo Spirito del Signore sia con te)

 

Rendimento di grazie [assemblea in piedi]

Ti rendiamo grazie, Signore. Nella luce dello Spirito tu ci permetti di guardarci gli uni gli altri, di guardare le tue creature con uno sguardo nuovo, il tuo sguardo.

Nella luce dello Spirito possiamo condividere le nostre gioie come le nostre ansie, i nostri progetti e le nostre delusioni, nell’attesa del tuo regno. Amen.

 

 

Inno 126 “O Spirito, fuoco del mondo”

 

 

Preghiera di Intercessione

Signore, nostro Dio, in questi giorni in cui tutto è così incerto, la debolezza del genere umano si rende sempre più evidente, e tutto sembra cospirare per aumentare le nostre solitudini, rinfranca tu, ti preghiamo, le nostre mani cadenti e le nostre ginocchia vacillanti. Raddrizza i passi di questo mondo e raddrizza i nostri, affinché possiamo resistere, comprendere meglio il valore della solidarietà  e viverla, anche e soprattutto in questi tempi così difficili. Illumina chi studia  per combattere il virus che sta colpendo questo mondo, e fa che impariamo a proteggerci gli uni con gli altri.

Tu ci conosci, sai quali sono le nostre attese e i nostri bisogni, e noi siamo certi che mediante la tua Parola ci risponderai.

Rendici capaci di rispondere a nostra volta alle tue attese; ricorda a noi tutti che tu ci inviti alla bella avventura della fede, che trasforma le nostre esistenze e ci guida alla pienezza della vita.

Signore, manda il tuo Spirito nel mondo, perché dia a ogni persona il coraggio di vivere una vera fraternità.

Signore, manda il tuo Spirito sulla chiesa, perché esso sia il fermento vivace dell’unità, l’ispiratore di ogni comunione.

Signore, manda il tuo Spirito su ciascuno di noi, perché ci renda audaci nell’annuncio dell’evangelo e ci dia la pace.

Confidando in questo ti preghiamo ora tutti insieme come Gesù ci ha insegnato:

Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

Benedizione

Venga lo Spirito di Dio su ognuno di noi,

per metterci in movimento e liberarci dalla paura.

Soffi su di noi lo Spirito di Dio

per darci la forza del vento

e la gioia e la speranza di chi opera per il Regno.

Venga lo Spirito di Dio su di noi

per guidarci all’unità e donarci la pace.

[Tutti:] Amen.

 

Buongiorno a tutte e a tutti.

 

Annunci

– Domenica 7 giugno riprenderanno i culti pubblici nel nostro tempio. Il culto continuerà a essere trasmesso anche nella pagina Facebook, sul sito e sul canale YouTube della chiesa. Rimaniamo in fraterna comunione con i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione.

– Prosegue il servizio di colazioni Breakfast Time ai senza fissa dimora. Stasera alle ore 21,00 ci sarà una riunione tra i membri di esso.

Join Zoom Meeting

https://us04web.zoom.us/j/72495466153?pwd=S2NydVBwTHcxWkVqakZMdWRpeEhSdz09

 

Meeting ID: 724 9546 6153

Password: 3fYdXz

 

– Culto ECI su zoom questa domenica alle 15:00.

Ecco qui il link:

https://us02web.zoom.us/j/930691684?pwd=Z1ZkZWZsaTNTMVYydkFPT0VYcG9VUT09

 

trovate le informazioni anche sulla pagina facebook dello zoomworship:

https://www.facebook.com/zoomworship

 

Liturgia Ecumenica di Pentecoste  : è stata preparata dai gruppi “insiemesullastessabarca” (Alessandro Cortesi, Andrea Grillo, Simone Morandini, Serena Noceti, Morena Baldacci),

dal movimento Pax Christi (Rosa Siciliano, Tonio dell’Olio, Massimo Feré), dai pastori Lidia Maggi, William Ulrike Jourdan.

 

Ci vedremo domenica prossima in chiesa di via XX settembre.

Postludio “ Seek ye first”

 

 

Culto del 17 maggio 2020

Culto per la giornata contro l’omofobia e la transfobia

domenica 17 maggio 2020

 

Brano Musicale “A Dio sia la gloria”

 

Invocazione:

Rallegratevi, fratelli e sorelle, rallegratevi nel Signore.

Egli è vicino  e ci accoglie, ci guarisce e ci rinnova.

Lo Spirito vi riempia di gioia e di speranza. Amen.

 

 

Saluto

Care e cari oggi domenica 17 maggio, celebriamo questo culto di lode al Signore in concomitanza con la giornata internazionale contro l’omo- e trans-fobia cui le nostre chiese sono chiamate a mantenere alta l’attenzione contro ogni atto di discriminazione atto 43 del sinodo 2015 (43/SI/2015).

 

La commissione fede e omosessualità della chiesa Battista, Metodista e Valdese (BMV) e dalla Rete Evangelica Fede e Omosessualità (REFO) ha preparato una liturgia apposita per questa occasione che ne seguiremo.

 

 

Apertura

L: All’inizio era Dio, all’inizio la sorgente di tutto ciò che è

A: All’inizio Dio desiderava, Dio gemeva, Dio era in travaglio, Dio dava alla luce, Dio si rallegrava

L: E Dio amò ciò che aveva fatto. E Dio disse “E’ buono!”

A: E Dio, sapendo che tutto ciò che è buono va condiviso tenne la terra teneramente nelle sue braccia

L: Dio desiderò fortemente la relazione. Dio volle condividere la buona terra con noi

A: E l’umanità nacque dal desiderio di Dio

L: Noi siamo nate, noi siamo nati per condividere la terra

A: E Dio disse: “Voi siete il mio popolo. Voi siete benedette/i”.

Noi siamo benedetti nel nome di Dio. Amen

 

Salmo 139, 1-5

1 SIGNORE, tu mi hai esaminato e mi conosci.

2 Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo,

tu comprendi da lontano il mio pensiero.

3 Tu mi scruti quando cammino e quando riposo,

e conosci a fondo tutte le mie vie.

4 Poiché la parola non è ancora sulla mia lingua,

che tu, SIGNORE, già la conosci appieno.

5 Tu mi circondi, mi stai di fronte e alle spalle,

e poni la tua mano su di me.

 

Raccogliamoci in preghiera

Nostro Dio che sei padre e madre siamo riuniti nel tuo nome, ci trovi nelle nostre case, per ascoltare la tua Parola di vita.

Uomini e donne, trans, gay, lesbiche, bisessuali, persone non binarie, giovani e anziani, e tutte/i siamo la  Tua immagine. Benedici questo momento di culto, benedici le nostre vite a volte luminose ed altre buie.

Dio sei più grande della nostra immaginazione.

Dio eri prima di noi, Dio sei con noi,

Dio cammini davanti a noi, sopra e al di là di tutti i confini e i muri di separazione che l’umanità ha costruito.

Rimanici accanto ora e sempre in Gesù Cristo. Amen

 

Confessione di peccato

“Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.” Efesini 2, 8

Brano Musicale “O Dolce ora di Pregar “

(Momenti di silenzio per la preghiera individuale )

 

Preghiamo

Nostro Dio tu ci conosci e ci chiami per nome

Vogliamo confessarti la nostra paura,

Perché non sempre abbiamo il coraggio di dire verità scomode,

Preferiamo affrontare le bugie anche su di noi;

Perdonaci e accoglici nel tuo abbraccio amorevole,

Insegnaci a non farci trattare con disprezzo, a partire da noi stesse/i,

Sollevaci, rendici forti e ricordaci che siamo parte della tua creazione

E che le nostre vite sono viste da te attraverso la tua grazia.

Ti diciamo tutto questo nel nome di Gesù Cristo nostro salvatore. Amen

 

Perdono

“Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, poiché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte”.

(Romani 8, 1-2)

 

Amiche e amici, ascoltate la buona notizia del Vangelo:

In Cristo, siamo perdonati!

In Cristo, abbiamo vita nuova!

Il passato è finito e tutto è diventato nuovo!

Attraverso il perdono possiamo vivere con coraggio e con gioia! Amen

 

Brano musicale “O dolce ora del pregar”

 

Confessione di fede(lettura alternata)

  1. Non credo al diritto dei più forti, al linguaggio delle armi

alla potenza dei potenti.

A.Credo nel diritto, nella mano aperta, nella solidarietà

nella potenza della non violenza.

  1. Non credo alla razza o alla ricchezza

ai privilegi legati al genere o all’orientamento.

A.Credo che tutti gli esseri umani

siano preziosi agli occhi del Signore e che l’ordine della forza

e dell’ingiustizia in realtà siano un disordine.

P.Non credo di potermi disinteressare

a ciò che accade lontano da qui.

A.Credo che il mondo intero è la mia casa

e che ogni donna e ogni uomo siano mia sorella e mio fratello.

P.Non credo di poter combattere altrove l’oppressione

se tollero l’ingiustizia qui.

A.Credo che la giustizia sia una, qui come altrove,

e che non sono libera/o finché un solo essere umano è schiavo.

P.Non credo che la guerra e l’ingiustizia siano inevitabili

e la pace irraggiungibile.

A.Credo all’azione umile, all’amore a mani nude,

alla pace sulla terra.

P.Non credo al valore della sofferenza

non credo che il sogno delle catene spezzate

e della libertà siano solo un sogno.

A.Credo invece, sempre e nonostante tutto ad una umanità nuova in Cristo.

P.Credo al sogno di Dio stesso: un cielo nuovo, una terra nuova, dove abiterà la giustizia. Amen

(Libera riscrittura della confessione di fede di Dorothee Soelle)

 

Sermone:  Galati 3,28

 

Il testo biblico scelto per la predicazione è tratto dalla lettera di Paolo ai Galati 3, 28 «Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» preceduto da queste parole (Gal. 3, 26-27): “perché siete tutti figlioli di Dio, per la fede in Cristo Gesù. Infatti(poiché), voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo”.

L’apostolo Paolo ribalta il concetto del popolo di Dio nel dire che i giudei e i pagani, comunità costituita sulla base della fedeltà a Dio, sono insieme oggetti della Sua promessa.

L’Apostolo arriva al nucleo centrale del ragionamento “perché siete tutti figli e figlie di Dio per la fede in Cristo Gesù”. Non guarda più alla Legge come simbolo della propria identità, ma bensì a Cristo.

Ripete incessantemente: “In Cristo Gesù”, “rivestiti di Cristo”, “uno in Cristo Gesù”, “di Cristo”, proseguendo poi con: “non c’è qui né giudeo né greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”. Questo rivestirsi di Cristo, questo essere uno in Cristo non solo permette di vedere e sognare una nuova realtà, ma permette anche di avere gli strumenti per costruire una nuova realtà, una nuova comunità.

Essere uno in Cristo non annulla le differenze, non appiattisce le diversità, essere uno in Cristo fa crollare i muri, abbattere le barriere, cancellare i confini, essere uno in Cristo esalta la ricchezza dell’essere diversi e diverse.

 

A voi tutti che credete il vangelo nel nome di Gesù Cristo, vi ha raggiunto la salvezza promessa da Dio. Chiunque di voi che crede nella parola predicata, proclamata e annunciata in Cristo Gesù è salvato.  <<Perché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna>>. (Gv. 3,16)

 

Il testo della predicazione per questa mattina, ha ispirato l’iniziativa di promuovere la non discriminazione in vista alla giornata mondiale contro l’omofobia o alla giornata internazionale per il superamento dell’omofobia e transfobia. In memoria di tante sofferenze vissute da molte persone, il Signore ci invita a praticare le nostre preghiere e gli insegnamenti che abbiamo ascoltato per denunciare ogni violenza psicologica, verbale e fisica.

Questo passo biblico nella lettera di Paolo ai Galati riassume la catechesi della fede cristiana. Questa è il punto di arrivo del percorso dei credenti in Cristo Gesù poiché  si chiarisce il piano della salvezza nel patto nuovo di Dio all’umanità.

 

Prima che i metodisti di provenienza straniera arrivassero nelle chiese metodiste e valdesi in Italia, in particolare nella chiesa di via XX settembre, aveva forse meno pensieri, meno problemi di convivenza da risolvere; era costituita e compatta; una comunità metodista italiana consolidata frutto della missione americana e inglese.

La chiesa evangelica BMV con l’arrivo dei fratelli e delle sorelle di diverse nazionalità ha dovuto risvegliare le sue fondamenta, facendo un lavoro di confronto per aggiornarsi. La formazione teologica dei pastori e delle pastore, gli studi dei testi e le loro interpretazioni che sono stati ben definiti hanno dimostrato di aver bisogno di un processo continuo di evoluzione ed emancipazione.

 

L’affermazione dell’apostolo Paolo viene richiamata ai nostri tempi; non c’è qui né italiano, né filippino, né coreano, né cinese, né africano, ma un’unica identità in Cristo. Nonostante le diverse storie di vita, di cultura e di lingua, chiunque crede avrà una vita eterna, unita e in comunione con Cristo Gesù.

Non c’è qui né un collaboratore domestico filippino/una collaboratrice domestica filippina né datore di lavoro italiano, ma soltanto ambasciatori di Gesù nel mondo. Ricordiamoci della nostra unica missione come dice il nostro padre e fondatore del metodismo J. Wesley “Il mondo è la mia parrocchia”.

 

Se analizziamo in profondità questo passaggio biblico, tutto ciò che riguarda la categorizzazione della chiesa come nazione, identità etnica, lingua, cultura, genere può contribuire ad un arricchimento, ma nello stesso tempo discriminante se non tutti gli aspetti dell’identità di una persona e il suo rapporto con la fede è considerata. Un credente cristiano deve essere visto come una persona che fa parte di Uno, membro dello stesso corpo di Gesù Cristo.

Pertanto, da una parte a noi credenti importa quanto viviamo: praticando la nostra fede nel nostro vivere perché il regno di Dio si è avvicinato a noi tutti, è in mezzo a noi perché prevalga la giustizia per il coraggio di far fronte all’impegno di promuovere l’uguaglianza, il rispetto, e l’amore reciproco e con la grazia di Cristo Gesù siamo uniti a perseguire e perseverare senza perdere la speranza. Dall’altra parte siamo chiamati a formare una chiesa che deve far fronte alla sua realtà diversificata per poter crescere insieme, aiutandoci a superare le cause delle divisioni.

 

Il tema del superamento della discriminazione, causati dal genere, in questo caso l’essere trans, gay, lesbiche, bisessuali, persone non binarie,  è un fatto reale di rapporto tra persona a persona e su cui dobbiamo fare attenzione nel nostro modo di vivere. Ci riguarda oggi singolarmente e collettivamente essendo una comunità di credenti in Cristo Gesù. In questi anni, ho avuto delle esperienze personali importanti, che ritengo siano fondamentali nel mio lavoro di cura pastorale. Ho avuto modo di conoscere delle persone omossessuali e lesbiche credenti nelle nostre chiese che sono molto impegnati, dediti nel rendere il loro servizio e il talento per l’edificazione e il bene della chiesa.

Così, il ruolo che svolgo come pastora mi ha permesso di conoscere ancora di più il tema legato tra la fede e l’omosessualità. La mia partecipazione come membro di questa commissione fino all’anno scorso mi ha fatto crescere, ho imparato tante cose belle da loro come esprimere l’umanità, la misericordia verso il prossimo che si trovo nella parte svantaggiata. Nel 2007, un anno dopo che ho iniziato il mio ministero pastorale a Cremona, Mantova e Piacenza, lì ho accompagnato una coppia di fratelli omossessuali, ora è diventata una famiglia. Poi, qui a Roma, come sapete ci sono anche nelle nostre comunità.

Se dovessi mettermi a confronto con i credenti di Galazia la predicazione dell’apostolo Paolo mi permette di fare delle considerazioni su cui tengo a collegarmi con la nostra vita di chiesa oggi.  Prima di fare insieme una riflessione, facciamo una nostra propria personale. Tutti siamo in accordo nell’opera salvifica adempiuta da Cristo Gesù, ma la formazione, l’informazione giusta ci devono arrivare a noi attraverso l’esperienza nella scuola quotidiana di vita, soltanto così la chiesa saprà superare le barriere linguistiche, culturali, sociali.

È bello vedere una comunità multicolore(arcobaleno), rappresentata da persone di diverse nazionalità. Noi vediamo il tempio di via XX settembre, con la componente di metodisti italiani, quelli filippini, e coreani. Da più vent’anni, i filippini e coreani credenti erano arrivati qui ed erano perfettamente parte integrante della chiesa universale così come sono, ma devono praticare una reciproca accoglienza.Gesù nel vangelo di Matteo aveva chiarito ai suoi discepoli che era venuto per adempiere la legge e non per abolirla come egli disse:<< Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento>>. (Matteo 5,17)

Seguendo questa linea d’insegnamento ‘Cristo e la legge antica’ la venuta di Gesù nato uomo era nello stesso tempo venuto per mettere in pratica la legge di Mosè, la legge di Dio perché il popolo ebraico la seguisse per vivere bene la propria vita in Dio.  La legge dell’amore deve essere incisa nei cuori dei credenti nel nuovo patto, come Gesù l’ha incarnato praticandola. Le tavole di pietre(sono sostituiti di carne) sono i nostri cuori, lì si trova la sede di ogni nostra buona azione/nostro buon sentimento(animo), il frutto dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo, sempre scritto dall’apostolo ai Galati al cap. 5.   Bisogna che qui si insegni la legge dell’amore. Ama Dio e il tuo prossimo come te stesso.  La pratica di amore supera ogni divisione.

 

Come deve essere la chiesa? Ci stiamo impegnando per l’edificazione della chiesa? Qual è la nostra priorità? Siamo in linea con l’insegnamento dell’apostolo ma quando si tratta della nostra convivenza possiamo lavorare ed elaborare la nostra conoscenza reciproca per arricchirci reciprocamente? La nostra fede è nutrita e cresce dalle parole di nostro fratello e di nostra sorella di chiesa?

La parola di Dio è per tutti noi, ci riveste nel nome di Gesù Cristo, ma siccome abbiamo modi diversi di esprimerla siamo chiamati a darla testimonianza secondo il dono dello Spirito Santo. Amen.

Brano musicale “A Te vicin”

 

Preghiera di intercessione

 

Spirito di vita e di amore

Vogliamo pregare per tutte le persone gay, lesbiche, trans, bisessuali, non binarie.

Liberali da ogni paura che li arriva addosso attraverso le parole di odio che li rivolgono, liberali dal peso della violenza psicologica e fisica che cerca di annientarli.

 

Aiutaci a testimoniare la giustizia di genere e di orientamento per tutte le persone. Preghiamo per tutte e tutti coloro che sostengono le loro piccole o grandi conquiste.

Dacci la forza di appoggiarli alla luce della tua parola affinché possa guidarli verso la tua verità e la tua giustizia.

Offri riparo e speranza ai/alle giovani che non ricevono il sostegno dalle proprie famiglie. Fa che in noi ricevano amicizia e cura.

 

Nostro Cristo, che dai vita nuova

riconciliaci tra noi e con te e donaci una visione del mondo

piena di opportunità per tutte e tutti.

Ti preghiamo Dio di misericordia, permettici di vivere questo tempo come un’occasione proficua per riflettere sulla nostra vulnerabilità che si sviluppa attraverso la paura e lo scoramento dinanzi alle avversità; aiutaci, pur nelle difficoltà di questo frangente, a mantenerci solidali e aperti con il

prossimo, non dimenticando tutte le altre grandi tragedie che minano la pace nel mondo.

 

Ti preghiamo, Dio di salvezza, sostienici nel combattere le catene dello sfruttamento e dell’ingiustizia e aiutaci a mantenere salde le catene di solidarietà nell’Europa tutta; ti preghiamo di non abbandonarci alla paura del contagio, ma ancora più al contagio della paura.

 

Apri le nostre menti e nostri cuori. La tua Parola di salvezza guarisca le ferite

di quante e quanti hanno vissuto o stanno vivendo la perdita delle persone care. Dacci le parole per confortare, la sapienza per ascoltare, il coraggio di sentirci uniti.

Permettici di dirti ogni giorno della nostra vita:

Padre nostro

Padre nostro che sei nei cieli

Sia santificato il tuo nome

Venga il tuo regno

Sia fatta la tua volontà

Come in cielo anche in terra

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

E rimetti a noi i nostri debiti

Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori

E non esporci alla tentazione

Ma liberaci dal male

Tuo è il regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

 

Accogliamo la benedizione di Dio, Padre Figlio e Spirito Santo:

Che il Signore apra i nostri cuori al mistero della sua presenza e della nostra chiamata, apra le nostre braccia per andare verso coloro che incontriamo,

ci dia l’intelligenza di prenderci cura di tutta la creazione,

ci dia la saggezza di discernere i segni dei tempi,

ci dia l’umiltà di metterci in discussione e di accogliere pienamente il suo amore.

Che la pace, e la verità dell’Evangelo sostengano la nostra vita e il nostro servizio. Amen

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  • Antoinette Harzo la mamma di Gioele Garone è mancata ieri mattina. Ai suoi figli vanno il nostro affetto e la nostra vicinanza in questo momento di dolorosa separazione dalla loro mamma. Per loro la nostra preghiera, forte della fede in Cristo: Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà! (Giovanni 11,25)
  • Chica Vezzosi ci informa del miglioramento della salute di sua sorella Titti. I suoi reni funzionano ora. Speriamo nel Signore che prosegua.  Mandiamo un abbraccio a lei e a Titti da parte di tutti noi.
  • domenica 24 maggio Consultazione metodista online

 

Brano Musicale

Buona domenica a tutte e a tutti.

Culto 10 maggio 2020

 

Quarta domenica dopo Pasqua

 

Brano musicale “Seek ye first /Cercate prima il regno di Dio”

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia:

le altre cose vi saran donate. Alleluia, alleluia.

 

Invocazione

Il nostro aiuto è nel nome di Dio che ci ha creati, che in Gesù Cristo ci ha salvati, che con il suo Spirito ci raccoglie nella fede e nella speranza e, ora, nell’ascolto e nella comunione. Amen.

Saluto

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, buona domenica. Secondo l’anno liturgico oggi è la 4° domenica dopo Pasqua, dopo che Gesù Cristo fu risuscitato dalla morte.

Lunedì scorso è iniziata la seconda fase dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di coronavirus, COVID-19. Una parte della popolazione si è avviata a riprendere il lavoro. E per quanto riguarda la celebrazione del nostro culto in via XX settembre, dovremo ancora aspettare un pò.

Salmo 40,1-8

Ho pazientemente aspettato il SIGNORE,
ed egli si è chinato su di me e ha ascoltato il mio grido.
2 Mi ha tratto fuori da una fossa di perdizione,
dal pantano fangoso;
ha fatto posare i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
3 Egli ha messo nella mia bocca un nuovo cantico
a lode del nostro Dio.
Molti vedranno questo e temeranno,
e confideranno nel SIGNORE.
4 Beato l’uomo che ripone nel SIGNORE la sua fiducia,
e non si rivolge ai superbi né a chi segue la menzogna!
5 O SIGNORE, Dio mio, hai moltiplicato i tuoi prodigi e i tuoi disegni in nostro favore; nessuno è simile a te.
Vorrei raccontarli e proclamarli,
ma sono troppi per essere contati.
6 Tu non gradisci né sacrificio né offerta;
m’hai aperto gli orecchi.
Tu non domandi né olocausto né sacrificio per il peccato.
7 Allora ho detto: «Ecco, io vengo!
Sta scritto di me nel rotolo del libro.
8 Dio mio, desidero fare la tua volontà,
la tua legge è dentro il mio cuore».

Preghiera:

Signore Dio ti ringraziamo perché oggi ci hai convocati per riascoltare la tua parola di vita. Tu sei il Dio, il Padre di tutti noi, e tutti ci unisci nel tuo amore. Ti sei rivelato a noi, tu regni nella nostra vita, tu operi per farci crescere e che con la tua legge di misericordia trasformi ogni nostra volontà.

Dio nostro, guidaci con il tuo Spirito Santo perché riconosciamo le nostre mancanze e convertici per una prospettiva sempre positiva e migliore. Ogni giorno ti chiediamo la tua presenza. Facci vedere il tuo volto nelle tue opere di giustizia tramite i nostri cuori, le nostre menti, i nostri occhi e le mani.  Sia lodato il tuo nome tre volte santo. Amen.

 

Sermone:

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, ancora un buongiorno!

Il capitolo 3 del vangelo di Matteo comincia con la predicazione di Giovanni il battista, egli ha battezzato molti GIUDEI nelle acque del fiume Giordano, compreso il Messia, il Cristo Gesù, portando l’annuncio che sarebbe stato uno più forte di lui.

Ora leggiamo dal vangelo di Matteo 4, 12-17 l’inizio dell’attività di Gesù a Capernaum e, queste parole sono anche scritte in Marco 1,14-15 e Luca 4,14-15.

“Gesù, udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea.
E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul mare, ai confini di Zabulon e di Neftali, affinché si adempisse quello che era stato detto dal profeta Isaia.
: «Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, di là dal Giordano, la Galilea dei pagani, il popolo che stava nelle tenebre, ha visto una gran luce; su quelli che erano nella contrada e nell’ombra della morte
una luce si è levata
». Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino»”.

O Dio santificaci nella verità, la tua parola è verità. Amen.

 

Il testo della predicazione per questa mattina non è quello che ha proposto il nostro lezionario, ma l’ho scelto prendendo in considerazione il ricordo dell’inizio della attività di Gesù a Capernaum perché è interessante capirlo dal punto di vista di un lettore credente. Leggere questi versetti in questo tempo, dopo l’evento della resurrezione, dopo Pasqua permette al lettore di fare due considerazioni.

La prima risale all’inizio del ministero di Gesù nella città di Galilea, che dopo aver ricevuto il suo battesimo nel fiume Giordano da Giovanni, era stato messo in prova dalle tentazioni del diavolo.

La seconda è la rilettura dell’attività di Gesù insieme ai suoi discepoli dopo la sua risurrezione come disse nel vangelo di Marco 16, 5-7: “un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca,… Egli li disse: <<non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato, non è qui; ecco il luogo dove l’avevano messo. Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; la lo vedrete, come vi ha detto>>”

La missione di Gesù nei pagani è andare in mezzo a loro. Questo popolo è senza Dio e non fa parte del quello eletto, i giudei, ma Dio ha voluto che il regno si avvicinasse anche a loro che non lo conoscono, e che attraverso Gesù possano essere illuminati e salvati dall’annuncio della Parola del Signore, acquisendo la vita eterna nella loro conversione.

Ravvedetevi significa convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. La predicazione di Gesù sin dall’inizio nel contesto pagano è la salvezza estesa al mondo intero. Ciò è l’adempimento della profezia dal libro del profeta Isaia ai capitoli 8,23 e 9,1.

Il regno di Dio è vicino. Secondo il professore emerito Douglas R.A. Hare del Nuovo Testamento di Pittsburgh, commentando questo vangelo di Matteo con questa espressione: “E’ vicino” che spesso si riferisce a una vicinanza temporale più che spaziale; siamo giustificati se vediamo nel regno dei cieli un “allusione” della completa instaurazione del governo di Dio.

Pertanto, vorrei che oggi ci ricordassimo che nella predicazione di Gesù, il significato profondo del regno di Dio è legato al contesto in cui si compie la sua volontà nel credente. Nel regno di Dio del NT si compie la giustizia.

Per noi protestanti evangelici, questo è importante ricordare. Dio, attraverso Gesù si è avvicinato a noi e ha istituito sulla terra qualcosa di più grande del tempio: il suo regno. Il tempio, come nell’AT, e il regno di Dio non coincidono più. Dio lo ha abbandonato perché è diventato troppo piccolo e ha invece cominciato qualcosa di più grande, qualcosa che ha dato una grande svolta nella sua relazione con l’uomo. Questo è cuore della predicazione di Gesù.

“Il regno di Dio è vicino”: Gesù rammenta che è in mezzo a noi. Gli incontri tra Dio e l’uomo possono avvenire anche senza la mediazione del tempio. Certamente, non è affatto facile, al tempo di Gesù sfuggire al fascino del tempio, ma nemmeno ai nostri tempi. Il nostro tempio, per esempio, è grande e ha delle belle e preziose vetrate, lo si vede da lontano così imponente, e questo suscita in noi la percezione della presenza di Dio. “Dev’essere lì, Dio, dove sono tutti quei sacerdoti e pastori, quei colori, quelle preghiere, quei cantici  e offerte: sì, è lì che dev’essere Dio!”

Prima che ritorniamo a radunarci nel nostro tempio, chiediamoci: è davvero così?! Ci si può domandare seriamente se il tempio sia tornato al centro della visione di molti cristiani, non solo i cattolici ma anche noi protestanti evangelici, invece di concentrarci ad occuparci del regno di Dio. Il regno di Dio che ha predicato Gesù non è attraente. A prima vista non lo si nota affatto. Il regno è nascosto. Non si odono canti, forse soltanto gridi d’aiuto(suppliche) . Il regno è nascosto in seno alla storia. È piccolo, come il seme di senape, il più piccolo seme della terra.

Nel vivere compiendo la volontà del Signore stiamo lasciando che Egli regni nelle nostre vite. Il regno di Dio è da costruire ogni giorno con il continuo ravvedimento e conversione, ma con il nostro impegno di preservare l’edificazione del corpo di Cristo.

La profezia del profeta Isaia nei versetti 15 e 16 testimonia che Gesù era là nel <<la Galilea dei pagani>> ovvero la << Galilea delle nazioni>>. Ci sono ancora tante nazioni, dei luoghi tenebrosi, che tuttora hanno bisogno di essere illuminati attraverso la nostra testimonianza della Parola viva del risorto. Il prof. Fulvio Ferrario il decano della Facoltà valdese di Teologia nel suo intervento sul tema della diaconia ha detto: “<<dacci oggi il nostro pane quotidiano>> nonché la madre di ogni preghiera”.  A questo proposito Lutero ha commentato che non ci stanchiamo mai di fare questa richiesta al nostro Dio perché ogni giorno abbiamo bisogno il cibo, gli abiti, l’aver una buona salute, l’aver dei buoni vicini in casa e via di seguito.

In questi giorni, oltre al problema dell’emergenza sanitaria che il nostro governo sta affrontando, ha messo anche in rilievo la situazione drammatica dei lavoratori migranti che devono essere messi in regola. I braccianti della terra, i clandestini, ma non solo, ci sono anche le colf e badanti filippini come nella nostra comunità che, non vi nascondo, fanno parte della mia preoccupazione, oggetto della preghiera. Quando si parla del pane quotidiano, si tratta di tutto. A causa del pane, molti sono disposti a rinunciare la loro libertà, non importa la quantità del pagamento o la ricompensa al lavoro, viene messo in gioco prima come calmare il brontolio (crampo)dello stomaco, il desiderio di mangiare, insomma il bisogno di sentirsi(essere) saziato. Quando la fame scatta, l’uomo è in grado di fare qualsiasi cosa, deve subito agire anche a discapito di essere sfruttato e maltrattato da coloro che hanno il “potere”.

Lo scorso, 1° maggio, ho visto un film che si intitolava “pane e libertà” diretta da Alberto Negrin, (Pierfrancesco Favino interpreta il grande sindacalista, il primo a organizzare uno sciopero per i diritti dei contadini) e che mi ha fatto ripensare che in ogni epoca esistono sempre gli svantaggiati e gli sfortunati che per nessuna spiegazione si trovano lì, in quelle condizioni.

Noi, come credenti e cristiani possiamo lavorare, con la nostra volontà, nel dare voce a coloro che non ne hanno e praticare la giustizia. Come dice un canto: Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia: le altre cose vi saran donate. Alleluia, alleluia. Cerchiamo prima il regno di Dio e la sua giustizia : le altre cose ci saran donate. Sia lodato il Signore.

Il vangelo di Matteo mette in risalto l’aspetto del carattere identitario di Cristo Gesù venuto con autorità perché predichi il ravvedimento, la conversione per far abitare il regno di Dio.

L’identità autoritaria di Gesù è la dimostrazione della sua responsabilità assunta nel compiere la volontà del Dio Padre e nello stesso tempo non è potere di coercizione, ma manifestazione della misericordia di Dio. In questo tempo del corona virus, il paganesimo e l’idea della morte senza speranza è prevalsa, è prevalsa l’incredulità.

La morte di molta gente è stata un lutto per l’intero paese, ma dobbiamo rammentare che Dio, fonte della luce, ci aiuta a recuperare la nostra vita e salute per essere motivata con positività. Tutto ciò di positivo per noi dopo questa fase, riprendiamoli e lasciamoli essere guidati dallo splendore del volto di Dio.

Care e cari, In questa settimana ho avuto delle notizie di guarigione: un esempio che mi ha fatto sentire un’immensa gioia è che finalmente una mia cugina ha superato la malattia del COVID-19. Ora è a casa. Lei mi ha detto di aver visto in ospedale le persone che morivano e quella sua esperienza è una delle testimonianze di rinascita.

Ci sono i fratelli e le sorelle della nostra comunità che aspettano e sperano nel Signore per le guarigioni dei loro cari e ci uniamo a loro nella preghiera: Chica e Laura per la loro sorella Titti; Giovanni e Mireya per il loro figlio Brian; e altre situazioni ancora di malattia che voi conoscete più di me. So che non tutte le informazioni passano a me. Pertanto, siamo chiamati a invocare l’aiuto del sorgente della vita.  Possa il Signore aiutarci a diffondere nelle nostre parole e azioni la misericordia e non il sacrificio.  Amen.

Brano musicale  “I need thee every hour/La tua presenza brama

La tua presenza brama quest’alma o Salvator;

Te sol domanda e chiama il debole mio cuor.

 

Non sol giorno un’ora, vo’star lontan da Te;

Gesù, vieni e dimora ognor vicino a me.

Preghiera di intercessione

Dio nostro, prima di separarci, ti preghiamo per coloro che, fra noi, stentano a riconoscere i tuoi benefici, i segni del tuo amore: per quelli che sono e si sentono più soli; per quelli che non trovano un lavoro, o che ne hanno trovato e devono svolgerne uno nel quale non si sentono contenti e interessati; per i malati, e per quelli che sono in ansia per i loro malati. E ti preghiamo per coloro che attraversano un periodo sereno, forse soddisfatto, nei vari aspetti dell’esistenza: ti preghiamo perché non siano ciechi e sordi a coloro che sono inquieti, disperati, amari, dubbiosi, e hanno umanamente ogni ragione di esserlo. Tu sei il Dio, il Padre di tutti noi, e tutti ci unisci nel tuo amore: ci sia dato di viverlo nello scambio fecondo, dato che hai fatto di noi la tua famiglia. E dovunque, attorno a noi, si offrono occasioni di condividerlo, fa’ che sappiamo coglierle. Resta con noi, tienici con te: lo hai fatto in Gesù Cristo, continua a farlo.

Tutto questo riassumiamo con la preghiera che Gesù ci ha insegnato:

Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

Benedizione

Quello che importa è l’essere una nuova creatura. Su quanti cammineranno secondo questa regola siano pace e misericordia. La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito.

(Galati 6, 16.18)

 

Saluti/annunci

– Tanti Auguri alle mamme!

Giulio Maisano saluta tutti voi. Nel mese di gennaio aveva fatto un suo tour nelle filippine mentre il Taal Volcano era attivo. Per questo fatto nessuno si lamentava, così si era stupita del comportamento silenzioso del popolo. Il Signore vi accompagna in questa settimana che verrà.

–  oggi domenica 10 maggio alle 15 per la Zoom Worship, in collaborazione con il Centro Studi Confronti. Sulla pagina Facebook  potete trovare tutte le informazioni per accedere all’incontro.

-Mercoledì  13 maggio alle ore 20,30  Studio biblico in italiano a cura della past. Hiltrud Stahlberger. Ancora, un grazie di cuore a Antonella Varcasia per averlo condotto egregiamente.

-sabato 16 maggio alle ore 16,00 studio biblico in tagalog al posto di giovedì perché gli altri possano partecipare.

CONTRIBUZIONI E COLLETTE DOMENICALE: potete tenere da parte ogni domenica la vostra colletta e la contribuzione mensile. Potrete poi darle tutte insieme quando ci sarà possibile ritrovarci o, se preferite, potete fare un bonifico bancario utilizzando questo

IBAN: IT24J0200805203000104384419

 

Brano musicale “He leadeth me/ Egli mi guida

 

Buona domenica a tutti/e.

 

 

 

Culto domenica 3 maggio 2020

Brano musicale “It is well”

Invocazione: Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

Saluto:

Care e cari, anche in questa domenica il nostro Signore Gesù ci ha raccolti insieme virtualmente. In questo modo abbiamo mantenuto il nostro appuntamento d’ascolto e di riflessione della sua parola, fonte della nostra speranza.

Contando bene, oggi è già la nona domenica che facciamo il nostro culto a casa. Mi vedete, ma non vi vedo però sono sicura che la nostra comunione fraterna è confermata attraverso lo Spirito Santo del Signore. Così sia.

Preghiera

Signore Gesù, da chi ce ne andremo? Tu che hai parola di vita.

Vogliamo dimorare in te, noi abbiamo bisogno di vivere in comunione con te.

Voglia tu darci la volontà di rimanere in ascolto e innestato nella tua parola. Donaci la tua forza vitale, fa che la tua parola dia un buon frutto alla nostra vita, prodotto dalla fatica che tuo Padre ha investito per insegnarci come vivere in questa terra. Amen

 

Lettura biblica: Giovanni 15,1-8

 “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunziata. Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.  Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli”.

O Dio, santificaci nella verità: la tua parola è verità. Amen.

 

Sermone:

Gesù indica una vite ai suoi amici e dice:

<<Questo sono io!>>

la vite penetra profondamente nel terreno con le sue radici, intrecciate a quelle di altre piante.; si erge spandendo i suoi tralci carichi di grappoli di uva.

<<Mio padre- dice Gesù- è l’agricoltore>>

Questo termine significa, letteralmente: colui che lavora la terra.

La vite cresce dalla terra, e Dio è colui che ci lavora.

<<E voi – dice Gesù a chi l’ascolta -siete i tralci>>

Ossia, la parte della vite su cui pendono e maturano i grappoli: il risultato del lavoro compiuto da Dio sul terreno.

È per questo che devo lasciar passare la linfa che produrrà frutti. Non devo essere di ostacolo alla vite, nella quale sono innestato, e permettere invece che la linfa trasmetta la sua forza vitale perché la vite possa portare frutto.

Mio Padre è l’agricoltore. Queste parole non anelano a una spiritualizzazione della fede né esprimono il desiderio di una fuga dal mondo, ma sono piuttosto radicate in maniera forte, sana, e salda nella concretezza della vita. Esprimono la fiducia in quella forza che la vita ci dona e da questa fiducia proviene la certezza che la nostra fatica quotidiana porterà frutto.

Frutto che è opera di Dio. È una cosa buona, dunque, accettare la giornata con tutta la sua fatica.

Piano piano entro attraverso la mia immaginazione, di capire come avrebbe fatto il proprietario della vigna.  Di sicuro, come ci viene descritto sopra, è un lavoro faticoso. Un vignaiolo deve essere uno che possiede una qualità di dedizione, passione per la sua amata terra perché poi a suo tempo, frutto della sua fatica, ne raccoglierà in abbondanza.

Il paese della mia provenienza, le Filippine, è una terra d’agricoltura, dove però la coltivazione della vigna si pratica in maniera molto riduttiva, forse poco, quasi niente. In essa piantano riso, mais, arachidi, zucchero di canna che dopo aver fatto tutto quello necessario, non occorre più altro impegno se non dare l’acqua e fertilizzante fino all’arrivo della mietitura.

Qui in Italia ci sono, invece, tanti vigneti e così mi rendo conto per l’agricoltore che si dedica alla monocoltura della vite il lavoro è molto più faticoso perché  deve mantenere la potatura dei tralci, pulire e togliere quelli che non daranno frutti. Il vignaiolo deve avere l’abilità di saper riconoscere quali sono quelli da togliere per dare spazio agli altri nel crescere e avere dei frutti. Questo grande impegno, la necessità di avere un ampio terreno, e le condizioni climatiche condizionano, il fatto che nelle Filippine si mangiano le uve che sono spesso importate dagli altri paesi e sono molto costosi, motivo che spiega ulteriormente, l’utilizzo del succo di uva, al posto del vino durante la Santa Cena.

In Italia, ci sono tante vigne, di conseguenza ci sono tanti tipi di vino, e il problema dunque non si pone nel celebrare la Santa Cena. Se fossi rimasta solo nelle Filippine, non sarei riuscita a constatare questa diversità.  La nostra comunità è una fonte molto ricca di tante conoscenze per la presenza di diverse culture, cerchiamo di mettere a frutto questo vantaggio.

Invito i fratelli filippini e italiani di trovare un momento per uno scambio di conoscenza sulle proprie culture e tradizioni. Non dobbiamo fermarci solo su una cosa, impariamo ad essere curiosi su cose nuove e a confrontarci. Speriamo che il Signore ci conceda presto il nostro prossimo incontro di fraternità nella nostra amata comunità.

Care sorelle e cari fratelli, in questo brano viene anche sottolineato l’importanza del “dimorare” (stare, rimanere, abitare, viverci) attraverso l’illustrazione della relazione fra padre, figlio e discepolo in piena comunione. Il vignaiolo non è altro se non il Padre. La vite è il Figlio, mentre il tralcio è il discepolo.

Nella Sacra scrittura la parola ‘dimorare’ viene usata in diversi contesti, indicando un luogo ad es. Sion, oppure una sede ad es. il cuore, la mente, le persone.

Il credente e Dio dimorano insieme per mezzo della Parola. Dio è nel credente mentre egli legge la sua Parola. I credenti nel tempo e nello spazio dimorano insieme nel leggere la parola di Dio. Gesù ha insegnato ai suoi discepoli quanto è importante dimorare nell’amore e nella parola di suo Padre. Dio è con noi, in noi e per noi.

 

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, oggi ci ricorda l’evangelista il lavoro del vignaiolo-agricoltore. Il dimorare ci ha fatto tanto riflettere nei giorni subito dopo il lockdown. Rimanere a casa, potrebbe essere all’inizio difficile per chi è abituato ad andare a lavorare, ma poi ci ha fatto riflettere quanto abbiamo bisogno di stare a casa per coltivare i nostri affetti personali, rapporto padre, madre, e figlio/a.

La vita del Figlio, la vite, così come del discepolo, il tralcio, sono nelle mani del padre vignaiolo. È necessario il controllo del vignaiolo perché lasci soltanto quelli che rimangono intatti alla vite, permettendo di vivere in sintonia, perciò la richiesta che il discepolo rivolge, parte dalla consapevolezza che tutto quello che chiede, avviene secondo la volontà del Padre.

Sia ringraziato Dio che dona dei doni spirituali perché sappiamo farli fruttare con sapienza e poi donarli ad altri perché ama far guadagnare per il bene di tutti. Noi evitiamo di sprecarli tenendoli solo per noi stessi.

Questa è la volontà di Dio nostro Padre. Amen.

 

Dopo il brano musicale farò un breve sermone in tagalog sullo stesso testo.

Brano musicale “You raise me up/ Tu mi porti in alto”

Ang magandang balita  na ating pagbulaybulayan sa oras na ito ay matatagpuan sa evanghelyo ni Juan kabanata labin-lima talata mula  isa hanggang walo.

Naway basbasan ng Diyos ang ating pandinig upang maunawaan natin ang sinasabi at pinatutunayan ni Jesus na siya ang tunay na ubas.

Juan 15,1-8  Ako ang tunay na Puno ng Ubas

1 “Ako ang tunay na puno ng ubas at ang aking Ama ang tagapag-alaga. Inaalis niya ang bawat sangang hindi nagbubunga, at kanya namang pinuputulan at nililinis ang bawat sangang nagbubunga upang magbunga pa nang lalong sagana. Nalinis na kayo sa pamamagitan ng salitang sinabi ko sa inyo. Manatili kayo sa akin at mananatili din ako sa inyo. Hindi magbubunga ang sangang hindi nananatili sa puno. Gayundin naman, hindi kayo magbubunga kung hindi kayo mananatili sa akin. “Ako ang puno ng ubas at kayo ang mga sanga. Ang nananatili sa akin, at ako sa kanya, ang siyang nagbubunga nang sagana, sapagkat wala kayong magagawa kung kayo’y hiwalay sa akin. Ang hindi nananatili sa akin, gaya ng sanga ay itinatapon at natutuyo. Ang ganoong mga sanga ay tinitipon, inihahagis sa apoy at nasusunog. Kung nananatili kayo sa akin at nananatili sa inyo ang aking mga salita, hingin ninyo ang anumang nais ninyo at matutupad iyon para sa inyo. Napaparangalan ang aking Ama kung kayo’y masaganang nagbubunga at sa gayon kayo’y magiging mga alagad ko.

Mga kapatid noong nakaraang lingo ating pinagbulay-bulayan kung ano ang ginawa ni Jesus bilang isang mabuting pastol. Ang kanyang katangi-tanging ginawa ay inialay ang kanyang buhay sa kanyang mga tupa, ang mga alagad.

Ngayon sa linggong ito ating narinig muli kung sino siya, at tinawag niya ang kanyang sarili na isang tunay na puno ng ubas.

Ang kanyang ama ay isang parang magsasaka na siyang nag-aalaga sa kanya at sa kanyang mga sanga. Tayong mga alagad ay mga tulad ng mga sangang ito na pinuputulan, nililinis niya at ito ay nararapat na gawin  upang tayo ay magbunga pa ng mas marami. Tayo ay nakadipende sa puno ng ubas at higit sa lahat sa amang nagbibigay ng masustansyang pagkain na galing sa matabang  inang lupa.

Ang ubas ay napakasarap para sa atin at alam natin na dito lamang sa Italya natin ito nakakaing katulad ng mga pangkaraniwang pagkain. Hindi siya special dito kundi pagkaing normal lamang tulad ng mga pagkaing ibat-ibang klase. Salamat sa Diyos sapagkat isa sa mga katutuhanan na dito sa Italya ating natikman ang mga mas masarap na pagkain. Dito natin nanamnam ang pagkaing mas malasa. Kayat napakapalad natin, kahit tayo’y naghihirap at napapagod, nagtitiyaga upang makapaghanap buhay at may ibili ng pagkain para tayo ay mabuhay na mabuti, maayos at may lakas ang ating mga katawan, kayat sa dahilang ito  tayo ay hindi  magkakasakit at hindi nagkakasakit. Kung tayo ay kumakain ng mabuti ang ating kawatan ay makakalaban sa anumang sakit dahil ang Diyos ama ay kanyang ibinigay lahat ang pagkain para sa ating kalusugan at ikabubuti.

Kayat sa pamamagitan ng sinabi ni Jesus na siya ang puno ng ubas, tayo ang kanyang mga sanga, at ang kanyang ama ang siyang tagapag-alaga ay iisa lamang. Ang ibig ipakahulugan nito ay siya rin ang garansya(tumitiyak) na hindi tayo magugutom, hindi tayo pababayaan dahil tayo ay nakaugnay sa kanilang dalawa.

Ang ating pagkain ay lubos na sagana sapagkat mayroong tagapag-alaga sa atin. Tayo’y napakapalad dahil sa katulad ng ubas na ito ating nakakain hanggang  gusto natin. Itoy may kahulugang napakalalim, ang ating pagkaing materyal at spiritual ay ramdam natin na ito ang bumubusog sa atin. Tayo ay ganap na busog.

Ngunit tulad ng sinabi ko sa sermon ng italyano mahirap ang trabaho ng isang magsasaka, bilang may-ari ng isang ubasan tungkulin  niya ay walang tigil na pagsubaybay sa kanyang pinakamamahal na lupain at kaisaisang anak, ang tinaguriang puno ng ubas.

Kung tayo ay mga inihalintulad bilang kanyang  mga sanga, mayroon tayong mga dapat na tanggapin, na itoy makatutuhanan, na tayo ay nabigyan ng sapat na pangaral tungkol sa buhay, ng isang cristiyano, ngunit kailangan pa rin na ang Diyos ama ang siyang magpatuloy na magpalaki sa atin sa pamamagitan ng ating patuloy na nakasanib sa kanyang anak. Nakasalalay sa kanyang mga kamay ang ating kabutihan at ikaliligtas.

Dahil ang Diyos ama ay tinukoy, inihambing  na isang magsasaka nakikilala nating lubos kung gaano niya ipinakita sa atin ang kanyang pasensiya, paghihintay ng tamang oras upang tayo ay magbunga at ito ay dahil siya ay may tiwala na sa pagdating ng panahon siya ay makakatikim ng bunga ng kanyang ginawang kabutihan para sa lahat ng mga naniwala.

 

Ang ating comunyon at  pagiging isa sa pangoon at isang regalo at ang   alagad na nananatili sa puno ng ubas ay hindi kailanman nawawalan ng pagkain. Ang kanyang buhay at kapakanan ay laging nasa puso ng ama bilang isang may-ari sa lupang mataba na nagbibigay bungang sagana para sa kanyang kaluwalhatian  at sa marami pang mga tao. Hawak ng ama ang buhay ng anak kayat pati rin ang buhay ng isang alagad.

 

Pag hindi natin panghawakang mabuti  at  seryusuhin  ang ating pananampalataya, tayoy mabibilang sa mga puputuling sanga  dahil wala tayong maibubunga,  itatapon, at susunugin sapagkat wala tayong kabuluhan, tayoy tiwalag, walang kaugnayan ayun sa kanyang paningin. Ang Diyos ang mabuting magsasaka na  nakamasid at nakakaalam ng lahat ng bagay para sa ating kapakanan.

Wala siyang katulad dahil siya ay matapat  sa kanyang mga pangako.

Naway magsilbi ang mga salitang ito upang ating mapagbulaybulayan na kung wala tayo kay Jesus, wala rin tayong saysay. Amen

 

 

Santa Cena/Comunione

<<Ecco, Io sto alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui(lei) e cenerò con lui(lei) ed egli(ella) con me>> (Apoc. 3,20). Marana tha!<<Signore nostro, vieni(Apoc. 22,20).

 

Sì, vieni Signore tu sei il nostro ospite gradito.

 

Ascoltiamo ora l’istituzione della Cena del Signore secondo l’apostolo Paolo:

Istituzione:

Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me».

Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

(1 Corinzi 11,23-26)

Attraverso la parola che abbiamo ascoltato, vogliamo rinnovare la nostra consapevolezza di essere in comunione con Cristo Gesù. Dimoriamo in lui con la sua parola perché è ciò che ci salva. Come la scorsa volta, ognuno ha preparato il pane e il vino per servire i membri della famiglia, ricordando queste parole mentre li diamo: Gesù è risorto per noi.

 

 

 

Frazione

IL PANE CHE SPEZZIAMO

È LA COMUNIONE CON IL CORPO DI CRISTO

CHE È STATO DATO PER NOI

 

Ang tinapay na ating pinaghati-hatian

ay tanda ng ating pagkakaisa sa katawan ni Cristo.

(Nome …Gesù è risorto per noi)

 

IL CALICE DELLA BENEDIZIONE

PER IL QUALE RENDIAMO GRAZIE

È LA COMUNIONE CON IL SANGUE DI CRISTO

CHE È STATO VERSATO PER NOI

 Ang kopa ng basbas

dahilan  ng  ating pagpapasalamat

ay tanda ng ating pagkakaisa sa dugong ibihos ni Cristo sa krus.

(Nome…Gesù è risorto per noi)

 

Rendiamo grazie a Dio per Gesù Cristo nostro Signore benedetto:

Colui che non ha conosciuto peccato è stato fatto peccato per noi.

 

Ti ringraziamo, Signore, di esserti donato al mondo in Gesù Cristo,

di averci uniti fra noi spiritualmente  con il legame del tuo amore,

di renderci testimoni verso tutti della tua opera di salvezza. Amen.

 

 

Signore, vogliamo vivere la tua comunione. Lascia che la nostra visione si allarghi, di modo che possiamo riconoscere sempre nuove sfide, nuovi spazi dove ci chiami a operare. Amen.

 

***

Beato è colui che rimane saldo ascoltando nel proprio cuore le tue parole di promessa per un nuovo giorno, per una vita rinnovata.

Felici sono coloro che lavorano con pazienza, che si curvano per lavorare la terra, e non si spaventano per la sporcizia.

Felici sono quelli che sperano, e che sanno aspettare finché il frutto maturi.

Beati coloro che lottano per tutti i diritti umani.

Preghiera di intercessione

Signore Dio, Gesù tuo figlio ci ha ricordato oggi il tuo lavoro paragonato ad un agricoltore. Tu aspetti da noi il frutto del tuo lavoro che dalla tua mano abbiamo ricevuto un sostentamento per la nostra vita che poi a suo tempo ne darà dei buoni frutti anche per gli altri.

Signore ti chiediamo di benedire coloro che si faticano a lavorare per procurarci da mangiare.

Ti preghiamo per i/le lavoratori/trici e collaboratori/trici della terra che non vengano sfruttati dai proprietari della terra sulle quali coltivano.

Possano ricordare che per la tua grazia che ne traggono abbondanti.

Questa terra è ricca perché l’hai generata feconda, dacci la gioia di riconoscere che tutto quello che possediamo, lo abbiamo ricevuto da te, Dio nostro.

Il primo maggio è un giorno fondamentale per la lotta dei diritti dei lavoratori.

Ti preghiamo per quelli che lavorano in Italia che non hanno i permessi di soggiorno e quindi sono privati dal diritto di lavorare e di essere pagati come dice la legge per il bene comune. Ti preghiamo per quelli che hanno perso il lavoro. Tu vedi e sai come darli di nuove possibilità per investire i loro talenti.

In questo tempo dell’emergenza sanitaria mondiale abbiamo tante cose da cambiare, aiutaci a iniziare proprio da noi stessi questo cambiamento. Noi attendiamo da te Signore la guarigione dei nostri cari, perché guariscano dalle loro malattie. Ti preghiamo per tutti i malati sia fisici che spirituali.

Tutto affidiamo a te, nel nome di Gesù tuo figlio che ci ha insegnato a pregare con queste parole Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

 

Benedizione

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché di un solo animo e d’una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi.

(Romani 15,5-6; 16,20)

 

Brano musicale  “You are my all in all”/Tu sei tutto il mio

Annunci

-Un caro saluto a tutte e a tutti. Speriamo che ci vedremo presto.

Vi salutano Elio Guarnera, Giovanni Castelli, Lia Fanfani, Alba Rocca,  Ornella Florio, Giuliana Galante.

– consiglio di chiesa alle ore 16,15

–  oggi domenica 3 maggio alle 15 per la Zoom Worship con la Fgei, in collaborazione con il Centro Studi Confronti. Sulla pagina Facebook  potete trovare tutte le informazioni per accedere all’incontro.

-Mercoledì 6 maggio alle ore 18,00 l’ultimo Studio biblico in italiano che cura Antonella Varcasia sempre sulla nostra pagina Facebook e sul canale YouTube. Gli altri saranno a cura della past. Hiltrud Stahlberger.

-Giovedì 7 maggio alle ore 16,00 studio biblico in tagalog.

CONTRIBUZIONI E COLLETTE DOMENICALE: potete tenere da parte ogni domenica la vostra colletta e la contribuzione mensile. Potrete poi darle tutte insieme quando ci sarà possibile ritrovarci o, se preferite, potete fare un bonifico bancario utilizzando questo

IBAN: IT24J0200805203000104384419

Beneficiario: CHIESA EVANGELICA METODISTA DI VIA XX SETTEMBRE-ROMA                               

 

 

Culto del 26 aprile 2020

Terza domenica dopo Pasqua

 

Brano musicale dell’ Inno 192  Santo, Santo, santo

 

Santo, santo, l’Eterno degli eserciti, tutta la terra è piena della sua gloria!

Santo, santo, l’Iddio onnipotente, a Lui la gloria per l’eternità.

 

Invocazione

 

La Bontà del Signore è eterna (Salmo 136, 1-6.25-26)

1 Celebrate il SIGNORE, perché egli è buono,
perché la sua bontà dura in eterno
2 Celebrate il Dio degli dèi,
perché la sua bontà dura in eterno.
3 Celebrate il Signor dei signori,
perché la sua bontà dura in eterno.
4 Colui che solo opera grandi prodigi,
perché la sua bontà dura in eterno.
5 Colui che ha fatto con sapienza i cieli,
perché la sua bontà dura in eterno.
6 Colui che ha steso la terra sopra le acque,
perché la sua bontà dura in eterno.

25 Colui che dà il cibo a ogni creatura,
perché la sua bontà dura in eterno.
26 Celebrate il Dio del cielo,
perché la sua bontà dura in eterno.

 

Care sorelle e cari fratelli, celebriamo  il Signore, perché egli è buono perché la sua bontà dura in eterno.

 

Preghiamo

Signore Dio, con le parole del salmista, Ti ringraziamo per la tua bontà.

Ti ringraziamo per le opere stupende che ogni giorno compi per noi.

Aiuta ognuno e ognuna di noi a esprimere, in una voce gioiosa,  il dono della salute che abbiamo goduto e ti chiediamo umilmente di concederlo anche ai nostri cari e a tutti coloro che ne mancano a causa di malattia.

Ti celebriamo Signore, in questo giorno in cui è giunta nuovamente l’ora che,

insieme facciamo risuonare la nostra gratitudine per tutto quello che abbiamo ricevuto da te.

 

Vogliamo ringraziarti insieme ai fratelli e alle sorelle  che ti lodano in questo mondo che hai creato, la grande casa che hai dato a tutti gli abitanti della terra.

 

Nello stesso tempo, veniamo a te con le nostre miserie e i nostri timori.

Tu ci guardi, ti chini su di noi e ci risollevi.

Nella nostra solitudine ci doni la tua presenza, il tuo Spirito.

Allora possiamo esultare e giubilare davanti a te.

Resta con noi, Buon pastore, guardiano delle nostre anime, donaci la tua pace. Amen.

 

Sermone: Giovanni 10,11.27-28 Il Buon pastore

 

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, il testo della predicazione è uno dei testi biblici che ha proposto dal nostro lezionario ed è uno dei più conosciuti passi biblici.  L’evangelista Giovanni ci parla di nuovo oggi:  Il buon pastore. Leggiamo dal capitolo 10, i versetti 11, poi 27 e 28.

 

Signore, la tua parola è verità. Aiutaci a comprenderla con tutto il nostro cuore e la nostra mente. Amen.

 

 “Gesù dice: Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. […] Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano.”

 

 

Chi è il Pastore? Che qualità ha? Quello che riconosciamo e lo definiamo con la P maiuscola?

Care sorelle e cari fratelli nel Signore, la nostra attenzione viene richiamata dall’evangelista Giovanni sull’unico Pastore, colui che è buono. A questo proposito, senza dubbio si riferiva a Gesù, colui che ha trascorso la vita terrena per predicare il regno di Dio, per guarire i malati, per perdonare i peccati. Egli conosce le sue pecore, sono tutte presi per mano e nessuno è in grado di toglierli dalla sua mano. Per loro Egli ha donato la Sua vita per concederli la vita eterna.

 

Gesù ha paragonato sé stesso a un buon pastore e i suoi discepoli sono come le pecore che lo seguono.

Come mai? In questa illustrazione sappiamo che, il pastore e le pecore sono strettamente in relazione fra di loro, perché ovunque siano si trovano sempre insieme. Non ci sarebbe un buon pastore senza queste pecore e lo stesso vale per le pecore. Se manca uno anche l’altro manca. Devono esserci tutti e due. Insomma, il legame è forte quando si tratta della vita, promessa e guadagnata. Gesù è pronto per dare la sua vita alle sue pecore, al suo gregge,  le prende cura, le ammaestra, le porta a pascolare, le dà da mangiare e da bere, assumendo il ruolo e la propria responsabilità.

 

Gesù all’inizio ha scelto i suoi dodici discepoli, dandoli l’impronta e gli esempi di vita, per avere dei compagni nello svolgimento del suo compito di annunciare il regno di Dio. Le sue parabole iniziavano così “Il regno di Dio è simile ad un padrone di casa…”. Questa era il suo modo di raccontare l’identità di Dio, rivelandolo chi e che cosa faceva, alla folla che lo seguiva, che lo ascoltava.

Diversamente da ciò veniva testimoniato su di lui nel vangelo di Giovanni. Gesù, per farsi capire ai suoi discepoli diceva, direttamente, di sé stesso: “Io sono la via, la verità, e la vita”. Con questa affermazione così forte aveva potuto parlare di che cosa riusciva a fare o che cosa avrebbe potuto fare in relazione con i suoi discepoli. Gesù diceva io sono il buon pastore perché do la mia vita a quelli che mi seguiranno e mi ascolteranno. Possiamo comprendere il dono di questa vita in due maniere: Una era dedicata al tempo nell’insegnarli come dovevano vivere. I discepoli avevano risposto al suo invito “seguimi” e durante il tempo che hanno trascorso insieme li aveva dato tutto il nutrimento materiale e spirituale, senza sprecare nulla, ma sempre con un senso di arricchimento e ringraziamento per essere vissuto grazie a Dio. Non gli mancavano nulla. Ad esempio, per quanto riguarda l’esperienza di vita di Pietro, quando era ancora solo un pescatore, e la sua vita materiale si concentrava su come poteva avere un buon guadagno per vivere e mantenere la sua famiglia, il suo mestiere era tutto su come poter avere una ricca pesca: il tempo o la stagione deve essere favorevole, ma dal momento che rispose alla chiamata di Gesù di diventare “pescatore degli uomini” la sua vita spirituale doveva imparare ad affidare, ad ascoltare e a comprendere bene l’insegnamento del suo buon Pastore. Gesù voleva insegnare a lui e agli altri suoi discepoli che non dovevano stancarsi, non dovevano perdere la speranza, ma dovevano andare avanti perché quella  chiamata che hanno ricevuto è un impegno indeterminato, si doveva svolgere in una vita.

 

Leggiamo nel vangelo di Luca 5:4 -7 “Gesù disse a Simone: «Prendi il largo, e gettate le reti per pescare». Simone gli rispose: «Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le reti». Simone aveva obbedito Gesù e dimostrato infondo come il suo Maestro.” Simon Pietro capì l’insegnamento del perseverare.

Con questo esempio ha voluto dare la sua vita, impiegandosi del tempo con i suoi discepoli per essere una guida, così a sua volta Pietro possa essere in grado di compiere ciò che sarà chiamato a fare.

 

“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono” Gv 10,27. Gesù ha impiegato la sua vita, il suo tempo parlando e spiegando con pazienza ai suoi discepoli tutte le cose che possono essere utili per la loro vita. Questo tempo che Gesù ha dedicato è molto prezioso, e i suoi insegnamenti sono dei precetti di vita.  Possiamo interpretare  la voce di Gesù è risuonata in quelle volte che ha parlato sempre per dire sul regno di Dio, su come dovevano comportarsi, su cosa dovevano fare quel giusto da fare nella vita terrena, e anche che insegnamento dovevano ascoltare. La scuola di Gesù è costituita in relazione all’impegno di amare Dio, il prossimo e se stessi.

La scuola di Gesù è il luogo d’ascolto al comandamento del vero amore al Padre.  Gesù amava il Padre è l’aveva esercitato il suo  ascolto compiendo la sua volontà essendo sempre pronto a farla. Così Gesù disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui»
(Giovanni 14, 23)

Cosa vuol dire ascoltare? Non vuol dire semplicemente udire. Ascoltare è fermarsi: la voce del Signore è profonda. E parla al profondo. Parla nel silenzio dell’interiorità, e solo così, con l’animo sgombro da altri pensieri, col cuore aperto ai sentimenti, con la mente in grado di accogliere nuove sollecitazioni, potremo intravedere la strada da fare, il cammino da percorrere per sperare di essere popolo del Signore.

Cosa vuol dire ascoltare? Non vuol dire semplicemente udire. Si può udire un chiacchiericcio in treno, e intanto pensare ad altro; si possono fare i lavori domestici, e intanto avere la tv come sottofondo…

 

È fondamentale ascoltare bene la voce di Gesù, ma a volte, in una fase di maturità, è difficile ascoltarla poiché si mescola l’impulsività dell’essere umano, come ciò che aveva segnato l’azione di debolezza fino al tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro. Volevano ascoltare il loro maestro, ma spesso l’incapacità di dominare il senso di superiorità emergeva e sommergeva l’umiltà. In Matteo 23,11 e  in Luca 22,26-27: “Gesù li disse:”Il maggiore tra voi sia vostro servitore””. Infatti, la disputa nacque tra i discepoli sul loro stato nello svolgere il servizio. Colui che adatto per il regno di Dio deve servire, come una persona di fiducia che ha ricevuto il mandato di servire la comunità di fede.

 

Come apostoli, come pastori dobbiamo renderci alla predisposizione di servire per l’edificazione della comunità di Cristo.  E’ necessario, però, distinguere il ruolo del buon Pastore nella testimonianza di Giovanni sul ministero svolto da Gesù e quello che ora, come me, viene svolto come pastore di una Chiesa. Non possiamo confondere i due ruoli, sono ben distinti, tra Gesù e il ministro di culto.

Nella lettera di Paolo agli Efesini 4:7-15 leggiamo: “Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace.

Il Cristo risorto  salito al padre: “È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore; ma, seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare sé stesso nell’amore.”

 

Il ruolo di un pastore come ministro di culto, è fondamentale, poiché ha il compito di insegnare, di predicare la parola del Padre, che Gesù aveva in quel tempo insegnato ai suoi discepoli, impegnandosi ad annunciare lo stesso regno di Dio, quel regno per cui ha dato la sua vita per la salvezza dei suoi discepoli e di tutti quelli che crederanno in Lui. Il pastore, al servizio di Dio e del figlio tramite l’annuncio della Parola nelle comunità, ha il compito di prendere cura tutti i membri della chiesa di Cristo Gesù.

 

Per noi che vogliamo sapere chi è il nostro vi leggo una testimonianza dall’AT, tratto dal Salmo 23:

 

“Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.

Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque calme.

Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcunmale, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.

Per me tu imbandisci la tavola, sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il miocapo; la mia coppa trabocca.

Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita e

io abiterò nella casa del SIGNORE per lunghi giorni.”

 

Cari fratelli e care sorelle, queste sono le parole che il Salmista Davide ha scritto e testimoniato nel suo Salmo 23. Quando una cara persona ci lascia, scegliamo spesso questo testo  perché crediamo che fino alla fine il buon Pastore ci consola, ci accompagna e siamo assicurati che fino alla morte ci da questa certezza dell’essere sempre accompagnato dal Signore pastore.

In questa situazione in cui ci troviamo, le difficoltà che stiamo affrontando: di salute, economiche, e emotive, anche quando sembra che Egli è in silenzio, restiamo saldi a queste parole, certi che il Signore non ci ha abbandonati, e non ci ha lasciati.

 

Questa è la nostra consolazione anche oggi. La pace del Signore sia con voi tutti.

Amen

 

Inno 306 Io T’ amo ineffabile

1.

Io T’amo, ineffabile Gesù Redentor, e tutto dell’anima consacro l’ardor.

Speranza non fondo sui beni del mondo: qual bene supremo, or T’amo, Gesù.

2.

L’Agnello purissimo Tu sei che per me in croce olocausto Divino si diè;

Tu, primo, mi amasti e a Te mi chiamasti: col cuore redento or T’amo Gesù!

3.

Fin quando di vita un alito avrò, l’eterna tua gloria ovunque dirò;

la vita rimetto al Figlio diletto: più morte non temo, s’io T’amo, Gesù.

 

 

Ieri è la festa della liberazione in Italia e l’ abbiamo festeggiata tutti.  Una delle sorelle cinesi  ha scritto al whatsapp queste parole“ Nel 1945 l’Italia veniva liberata dalla dittatura nazifascista(esattamente 75 anni fa). Da quando ho conosciuto ogni giorno in questo giorno vi penso e prego Dio che anche la Cina un giorno venga liberata e che noi finalmente possiamo tornare a casa. 

 

Preghiera di intercessione

Signore ti ringraziamo perché possiamo sperare che un giorno tutti possano ottenere la libertà. Ti chiediamo dunque di aiutarci a perseguire perché  questo è uno dei compiti importanti che dobbiamo fare come  cittadini e credenti di questo mondo. Dacci la voce coraggiosa per farla risuonare.

 

Signore Pastore, guardiano delle nostre anime, grazie perché ci circondi, ci prende per mano.

Signore Dio, ti ringraziamo per la tua voce che ascoltiamo, e che contiene gli insegnamenti che risuonano nelle nostre orecchie. Una voce calma, e che ci da la pace.

Una voce incoraggiante, che ci rende coraggiosi.

Una voce richiamante che ci ricordi la via del ritorno a te, quella via giusta da seguire.

 

Ti chiediamo di rimanere con noi perché continuiamo a compiere la tua volontà.

Nel nome di Gesù che ci ha insegnati come pregare con queste parole  Padre nostroche sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

Benedizione:

Che il Signore ci accompagni, ci custodisca e ci guardi lungo le nostre strade.
Che la sua luce scaldi, illumini e guidi i nostri passi ora e sempre
. Amen

 

 

Inno 305 Quale amico in Cristo

1.

Quale amico in Cristo abbiamo, qual rifugio nel dolor! Nella prece a lui portiamo tutto quel che turba il cuor! Oh la pace che perdiamo, oh! gli inutili dolor, perché tutto non portiamo in preghiera al salvator.

2.

Se ci assalla tentazione, se il peccato insidia il cor, di temer non v’è ragione, portiam tutto al Salvator. un amico sì verace dove mai potremo trovar? Ci comprende, ci dà la pace, ogni peso. Ei vuol portar.

3.

Quando stanchi e travagliati nella prova ci troviam, il Signor non ci ha lasciati: tutto, tutto a lui portiam. Ci abbandonino altri amici, ma Gesù ci accoglierà, e con Lui sarem felici, Ei riposo ci darà.

Annunci

-mercoledì 29 aprile alle ore 18,00 studio biblico in italiano

-giovedi 30 aprile alle ore 16,00 studio biblico in tagalog

– domenica 3 culto bilingue italofilippino con Santa Cena \ alle ore 11,00 in diretta collegandovi alla nostra pagina facebook www.facebook.com/metodistiroma/ o sul canale Youtube della chiesa (clicca qui);

– domenica 3 alle ore 16,00 Consiglio di Chiesa per approvare la relazione morale dell’anno ecclesiastico 2019-2020

 

 

BUONA DOMENICA

culto e sermone del 19 aprile 2019

Invocazione 

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo,

che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti(1 Pietro 1,3)

 

Preludio(Brano musicale)

1.

My hope is built on nothing less than Jesus blood and righteousness.

I dare not trust the sweetest frame, but wholly lean on Jesus name.

 

On Christ the solid rock I stand,

all other ground is sinking sand;

all other ground is sinking sand.

1.

La mia speranza è costruita su nient’altro che sul sangue e sulla giustizia di Gesù.

Non oso fidarmi della struttura più dolce, ma mi affido completamente al nome di Gesù.

 

Su Cristo, la solida roccia, io sto,

tutta l’altra terra è sabbia che si affonda;

tutta l’altra terra è sabbia che si affonda.

 

 

Preghiamo:

Signore, noi veniamo a te assetati di vita vera

in mezzo alle nostre ansie quotidiane:

rinfrescaci con la tua presenza,

rinnovaci con la tua energia,

purificaci da tutto ciò che distorce la tua immagine in noi,

facci rivivere,

dissetaci alla fonte del tuo amore.

Apri i nostri orecchi al gemito di rinnovamento che viene dal creato,

apri i nostri occhi perché contemplino la bellezza del creato,

apri i nostri cuori alle onde del tuo Spirito vivificante,

che è presente in tutto l’universo.

(da una liturgia ecumenica finlandese; in “Sinfonia Oecumenica”)

 

Signore, ti ringrazio per questa domenica, in cui ci trovi, ci incontri nelle nostre dimore. Noi attendiamo presto del nostro prossimo incontro nel tempio di via XX settembre perché riascoltiamo insieme la tua parola. Ti ringraziamo perché abbiamo udito la parola di salvezza che ci rivolgi in Gesù Cristo. Bontà, verità, giustizia e pace sono venute meno fin troppo spesso nella vita degli esseri umani, sino a trasformarsi in parole vuote.

In Cristo, nella sua morte e risurrezione, tu ci hai mostrato come la bontà, la verità, la giustizia e la pace ti appartengano, e non si limitino a essere solo parole, ma diventino doni dello Spirito che devono guidare la nostra esistenza.

Tu sei il nostro unico Dio, la nostra sola speranza, la nostra intera vita.

A te va la nostra lode e in te riponiamo la nostra fede per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

 

Sermone: Isaia 40,26-31

 

Care e cari,

Il testo della predicazione proposto dal nostro lezionario per oggi è tratto dal libro del profeta Isaia 40,26-31, e dice:  Levate in alto i vostri occhi e guardate: chi ha creato quegli astri? Egli fa uscire in numero preciso il loro esercito e li chiama tutti per nome; per la sua onnipotenza e il vigore della sua forza non ne manca alcuno. Perché dici, Giacobbe, e tu, Israele, ripeti:  «La mia sorte è nascosta al Signore e il mio diritto è trascurato dal mio Dio?». Non lo sai forse? Non lo hai udito?  Dio eterno è il Signore, creatore di tutta la terra. Egli non si affatica né si stanca, la sua intelligenza è inscrutabile. Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato. Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi.”

 

 

<<Siano  gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o  Signore, mia rocca e mio redentore>!> Salmo 19,14

 

Care sorelle e cari fratelli,

Il profeta Isaia ha portato questo messaggio di speranza al popolo di Israele, la stessa speranza che i discepoli hanno ricevuto dalla resurrezione del Signore Gesù, dallo Spirito Santo. Dio, elevando Gesù dalla morte, ha donato una nuova forza inimmaginabile, quel soffio di vita che non muore mai, che si rinnova di giorno in giorno, e che ci accompagna nelle nostre quotidianità. Secondo le diverse testimonianze nei vangeli, i discepoli con questa speranza nel loro cuore, erano stati inviati alla missione, e a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in vista alla remissione dei peccati per tutti coloro che hanno creduto: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati;(Gv.20,23a).  “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; (Mc.16,16a).

L’uomo peccatore è giustificato per grazia del Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo. Così come l’apostolo Paolo dice agli Efesini: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; è ciò non viene da voi: è il dono di Dio”. Ef.2,8

 

“Io spero in Dio, in Lui spero”, quando diciamo queste parole, dichiariamo che siamo consapevoli che nessun altro al mondo, se non Dio possa dare quella forza di cui ne abbiamo bisogno per poter proseguire il cammino.  La domanda del profeta Isaia seguita da una risposta ben precisa è proprio per ricordare allora e a noi oggi che solo in Lui ci affidiamo completamente, evitando gli idoli che promettono false soddisfazioni, soluzioni immediate e temporanee o cure magiche. Cerchiamo di non perdere la nostra bussola, ma con la nostra speranza e fede in Lui. Con la fede possiamo, invece, andare avanti con una forza rinnovata, riacquisita, invocando sempre la sua presenza, riconoscendo come punto di riferimento colui che ha creato le stelle, i segni dei suoi prodigi.

 

“Il Signore dà la forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato. Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono.” (v.29-30).  Ogni giorno ci alziamo la mattina con lo scopo di guadagnare il nostro pane. Lavoriamo per avere da mangiare e per coprire ogni nostri bisogni materiali, la giornata dunque si conclude risentendo tutta la fatica e la stanchezza. Qual è il senso del nostro vivere, faticandosi? Il nostro faticarsi quotidianamente  è considerato un lavoro normale per ogni uomo come dice l’evangelista Matteo 6,34, “basta a ciascun giorno il suo affanno”, ma che cosa ci manca per completare il nostro vivere?

Sappiamo che l’orientamento naturale dell’uomo, giovani e adulti, ha un limite, ma quelli che sanno di avere Dio all’opera non smettono di sperare in Lui per la sussistenza, per il sostentamento e il mantenimento di questo mondo in cui tutti gli esseri viventi si muovono, crescono, e si riproducono, per la tutela e la conservazione della vita.

 

Nella situazione in cui ci troviamo a dover fronteggiare, notiamo l’argomentazione di un uomo non spirituale che fa delle previsioni improvabili, arrivando soltanto alle definizioni relativi di un fatto. Gli scienziati e gli esperti, per esempio,  non possono determinare quando sarebbero riusciti a trovare un vaccino o una soluzione per poter trovare un rimedio contro questo virus che suscita un pericolo di vita, annientando la vita dell’uomo, e per poter convivere con questo nemico invisibile. Devono affidarsi alle loro conoscenze e alle forze fisiche, che ha un limite, come è il tempo che possiamo prevedere quando possiamo ricominciare e ripartire con le nostre normali attività.

 

Il Profeta ci rammenta che la nostra speranza in Dio deve essere sempre rinnovata poiché questo non ha un limite, ma rimane per un tempo indeterminato. L’uomo è come l’erba e le nazioni come una goccia da un secchio.

Le nazioni raccolte in un contenitore, le isole come del granello di polvere(Is.40,15), ecco quale sarebbe la condizione dell’essere umano, così piccolo rispetto ad altri viventi.

 

“Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, poiché la bocca del Signore ha parlato». Una voce dice: «Grida» e io rispondo: «Che dovrò gridare?». Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando il soffio del Signore spira su di essi. […] Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura sempre. […] Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, contano come il pulviscolo(polvere) sulla bilancia; ecco, le isole(territorio isolate) pesano quanto un granello di polvere. […] Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui, come niente e vanità sono da lui ritenute.”(Isaia 40,5-8)

 

Care sorelle e cari fratelli, le nostre giornate devono cominciare con la speranza della presenza di Dio nella nostra vita, in ringraziamento per quello che si ha.  Alzarsi la mattina, guardando al cielo, rivolgendosi al Dio colui che ridona la forza. Oggigiorno, sentiamo di avere più preoccupazioni poiché ci siamo costruiti dei falsi idoli, affidandoci alle cose materiali che non possiamo permetterci. La torre di Babele è solo per il popolo che si crede di essere potente. L’intervento di Dio ci ha permesso di poter vedere per non lasciarsi far ingannare.  L’uomo ha avuto una parte della sapienza di Dio che gli serve per essere creativo, per dare un contributo, per apprezzare il bene comune, così  ogni popolo è chiamato a impegnarsi in qualcosa per fronteggiare la pandemia del Coronavirus.

 

Il cielo e la terra  passeranno, ma le parole del nostro Signore non passeranno. Dobbiamo riconoscere che siamo le creature viventi di Dio, e ogni credente deve compiere la sua parte nel proclamare le parole nelle Sacre Scritture ai popoli del mondo. Dobbiamo trovare la forza per alzarci e uscirne da questa crisi e malattia.  Che serve aver Dio se ci sentiamo tutti stanchi, e perdiamo la nostra speranza? Non è questo il messaggio che abbiamo ricevuto il giorno della risurrezione. Egli ci aveva promesso che mai più ci sarà un diluvio. Ci saranno baci e abbracci di pace.

 

Prima di concludere, vorrei condividere con voi una traccia di vita di una sopravvissuta dell’Aushwitz,  Edith Bruck, citando, in un’intervista intitolata “La speranza nonostante tutto in vista alla ricorrenza del Giorno della Memoria” della Riforma del 27 gennaio 2020, quelle esperienze che ogni giorno le hanno dato forza, quel vissuto che le aveva accompagnato per essere ai più giovani una speranza per un futuro migliore.

 

“Cinque episodi positivi di soldati tedeschi avvenuti durante un anno di prigionia: una mano tesa con una patata calda; una mano che le ha donato un guanto bucato; una che le lanciò addosso una gavetta con un po’ di marmellata dentro; e una bocca, che aveva chiesto il suo nome, un vero miracolo, un gesto di luce immensa e impossibile in quel luogo di morte. Un soldato che doveva ucciderla, e che ha deciso un secondo prima di premere quel grilletto della pistola appoggiata alla sua nuca, di non farlo: un secondo miracolo. Gesti che le hanno fatto capire che c’era ancora un po’ di umanità e che, in fondo, forse, valeva la pena non lasciarsi andare, che c’era ancora un po’ di luce in fondo al buio, come lo era quella marmellata lasciata nella gavetta”.

 

Questo suo intervento mi ha fatto riflettere soprattutto sul  comportamento di un credente e sul tema della speranza. Dalla sofferenza uno trae un insegnamento che fa sperare, che poi porta a riconoscer di aver avuto qualcosa grazie ad altri che erano intervenuti come Dio che salva mandando altre persone. Edith Bruck ha detto di non credere in Dio, ma ha creduto a questi interventi per essersi sopravvissuta fino ad ora, per aver avuto la vita grazie ad altri.

 

Dio ci riporta oggi il vero senso dell’umanità. Un modo di vivere sobrio, attenti allo spreco, dove ognuno presta attenzione vero l’un l’altro, e i deboli acquistano la loro dignità dovuta. Dio ci ha lasciato il messaggio della resurrezione di non avere paura poiché Egli si trova ovunque noi andremo, Egli è l’Alfa e l’Omega.

Il Cristo vivente è con noi e con tutta l’umanità, tutti i giorni fino alla fine dell’età presente.  Amen

 

Brano musicale dell’ inno 48 “Immensa Grazia”

Immensa Grazia del Signor!

fu lei mi trovò;

da lui lontano, a me guardò,

perduto, mi salvò.

 

Preziosa grazia del Signor!

Mi chiama a libertà,

da mille insidie mi scapò

e in salvo mi portò.

 

Mirabil grazia del Signor!

Mi guida nel cammin,

conforto certo nel dolor,

è sempre a me vicin.

 

Perfetta grazia del Signor!

sostegni mio fedel,

che viene il male a cancellar

-e il mondo a rinnovar.

 

Il Credo Della Speranza

(La confessione di fede della Chiesa Valdese di Rio de La Plata)

Credo in Dio,

il Dio delle confessioni di fede e di tutte le loro verità. Ma soprattutto credo in un Dio che risuscita dalla lettera morta, per diventare parte della mia vita.

Credo in un Dio che accompagna da vicino ogni passo del mio cammino su questa terra: dietro di me, spesso vede i miei errori e ne soffre; ogni tanto accanto a me, mi parla e mi ammaestra; altre volte davanti a me, mi guida e scandisce per me il ritmo del mio procedere.

Credo in un Dio in carne e ossa, Gesù Cristo, un Dio che è vissuto nella mia pelle e che ha usato le mie scarpe. Un Dio che ha mangiato e che ha patito la fame, che ha conosciuto una casa e che ha sofferto la solitudine, che è stato acclamato e che è stato condannato, abbracciato e picchiato, amato  e tradito.

Un Dio che andava alla festa ed anche ai funerali. Un Dio che ha riso e che ha pianto. Credo in un Dio che oggi segue con attenzione quanto succedono nel mondo, che vede l’odio che respinge e che divide, che marginalizza, che ferisce e che uccide: che vede la mano infilarsi nelle tasche o nelle borse, per rubare ciò di cui l’altro ha bisogno per vivere; che vede il giudice decidere a favore del più influente, coprendo di ipocrisia la verità e la giustizia; che vede le acque avvelenate e la moria di pesci, l’inquinamento che distrugge la terra e buca il cielo; che vede ipotecarsi l’avvenire e crescere il debito degli uomini.

Credo in un Dio che vede tutto questo…e ne piange, ma credo anche in un Dio che vede una madre partorire, ed è una nuova vita che nasce dal dolore; che vede due fanciulli giocare, ed è un seme di solidarietà che germoglia; che vede il fiore crescere sulle rovine, ed è l’inizio di qualche cosa di nuovo; che vede, in maggio, tre pazze chiedere giustizia, e questa illusione non morirà; che vede il sole alzarsi ogni mattina, ed è un tempo aperto al possibile.

Credo in un Dio che vede tutto questo… e sorride, perché malgrado tutto c’è speranza.

(tratto dalla Spalanca la finestra p.47, Raccolta di testi di fede della chiesa universale )   

 

Preghiera di intercessione

Signore accogli la nostra preghiera di confessione di fede.

Ti chiediamo di avere pietà del nostro mondo.

Ti chiediamo di accompagnarci in questa settimana che verrà.

Ti preghiamo di donarci la tua forza per andare avanti.

Rinnova in noi la consapevolezza che tu precedi il nostro cammino.

 

Con la morte di Tuo Figlio ci hai regalato la Grazia.

Ed è questo che ci regala riposo nei giorni di ansia.

Che a Te possiede il Potere.

E che noi possiamo trovare rifugio sotto le Tue ali.

Signore, ti siamo grati per la forza invincibile della fede.

Rinnova in noi questo dono mediante il tuo Spirito.

Sii con coloro che, a causa della fede, sono minacciati.

Consola coloro che soffrono a causa dei loro errori, o a causa degli errori degli altri.

Dona ai malati la forza per sopportare il male e tendere alla guarigione.

Ai morenti fa sentire la consolazione che proviene dalla risurrezione di Cristo e dalla speranza nella vita eterna alla quale chiami ciascuno e ciascuna di noi.

A tutti dona la fede vittoriosa che supera i dubbi e i tentennamenti, sia che nascano dalla nostra debolezza, sia che provengano dalle difficoltà e dai mali che incontriamo.

Accogli la nostra preghiera nel nome di Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Insieme ti preghiamo, come egli ci ha insegnato:

 

Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

Benedizione:

Che il Signore ci accompagni, ci custodisca e ci guardi lungo le nostre strade.
Che la sua luce scaldi, illumini e guidi i nostri passi ora e sempre
. Amen

 

 

Brano musicale

Praise God, from whom all blessings flow;

praise him all creatures here below;

praise him above, ye heavenly host, praise Father, Son and Holy Ghost.

 

Lodate Dio, dal quale scaturiscono tutte le benedizioni;

lodatelo voi tutte creature qui sotto;

lodatelo sopra, voi ospiti celesti, lodate Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.

 

 

 

– Mercoledì alle ore 18,00 Studio biblico in italiano cliccate il sito della nostra chiesa

– Giovedì alle ore 16,00 Studio biblico in tagalog via skype

 

Buona domenica e alla prossima.

 

 

 

Culto di Pasqua

 

Preludio(A Dio sia la gloria/Papurihan ang Dios)

 

 

Invocazione

Invochiamo la presenza del Signore in mezzo a noi perché ci guidi nell’ascolto e nella comprensione della Sua Parola e ci dia la forza per metterla in pratica.

Il nostro aiuto è nel nome di Dio Padre, che ci ha creati,

del Signore Gesù Cristo, che ha dato la sua vita per noi,

dello Spirito Santo, che ci comunica l’amore del Padre

e la grazia di Cristo.

Il Signore è veramente risorto. Egli dice anche a noi oggi: «Non temere, io sono il primo e l’ultimo e il vivente. Io ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli». Amen.                                         (Apocalisse 1,17)

 

 Preghiamo

Ti ringraziamo, O Cristo; in Te abbiamo tutto:

un amore che sorpassa ogni intelligenza,

una pace perfetta per il tuo sangue sparso sulla croce,

una vita che dura per l’eternità,

una forza capace di vincere ogni male,

una gioia che nulla può inquinare,

un riposo sicuro quaggiù e poi lassù,

una speranza viva, per la tua resurrezione.

Te ne rendiamo grazie con tutto il cuore. Col. 1,20)

(Margherita Houriet)

 

Introduzione e saluto

Care e cari, avete deciso come fare la Santa Cena con i vostri cari?

Avete preparato un  pezzo di  pane da condividere con la vostra famiglia?

Avete preparato un bicchiere di vino /dei bicchierini da passare uno dopo l’altro a ciascuno/a membro? Non sentitivi soli in casa, siamo tutti insieme in Cristo nel condividere la sua Cena.

Questo gesto che faremo sarà memorabile, siamo fiduciosi che usciremo vivi da questa emergenza coronavirus, sopravvivremo  e così compiremo di nuovo questo gesto in comunità, in comunione con le nostre sorelle e i nostri fratelli di chiesa.

Non dimentichiamolo perché è un insegnamento per noi da ricordare nella nostra vita insieme alle persone care o caro/a nella nostra famiglia.

Care sorelle e cari fratelli, che cosa avete sul vostro tavolo oltre il pane e il vino?  Rowena ed io abbiamo  2 uova di pasqua, una corona di fiori, una pianta che fiorisce, una fotografia di una comunità di credenti che celebravano la Santa Cena, 2 Bibbie tagalog e italiano, tre bicchierini di vino e tre pezzi di pane da condividere per la santa cena oggi. Noi aspettiamo veramente un ospite molto speciale come voi. Ora è arrivato.

 

<<Ecco, Io sto alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui(lei) e cenerò con lui(lei) ed egli(ella) con me>> (Apoc. 3,20). Maranatha!<<Signore nostro, vieni(Apoc. 22,20).

Sì, vieni Signore tu sei il nostro ospite gradito. Grazie per la tua visita.

  

 

Sermone

Care e cari, buona Pasqua. Il Signore Gesù è veramente risorto.

Oggi, il nostro lezionario ‘un giorno una parola’ ha proposto per la predicazione il racconto dell’episodio della resurrezione di Gesù nel vangelo di Giovanni, al cap. 20, versetti da 11 a 18.

Ascoltiamolo così come  era avvenuto in questa maniera.

Giovanni 20:11-18

11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto».14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù.  15 Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò».

16 Gesù le disse: «Maria!»  Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!»

17 Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”». 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.

 

<<Siano  gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o  Signore, mia rocca e mio redentore>!> Salmo 19,14

 

Sermone

Maria piangeva. Era andata al sepolcro, alla tomba di Gesù piangendo di rotto, e non voleva rassegnarsi sul fatto di non poter più vedere una persona a lei cara.

Ella piangeva perché non avrebbe più potuto parlare con lui delle belle cose che a lei insegnava. Piangeva per il passato che non tornerà più.

Qualcosa però non le era del tutto chiaro. Era rimasta in guardia alla tomba per sapere chi aveva portato via il corpo di Gesù, ma nello stesso tempo era scioccata, intimorita e stupita sull’assenza del Suo corpo. Quando i due angeli le dissero:  «Donna, perché piangi?»

Ella rispose. «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto»

 

Per la seconda volta, per chiarire piano piano la situazione, proviamo ora a osservare ciò che stava accadendo quando Gesù era intervenuto con la stessa  domanda. «Donna, perché piangi?»

Ella, pensando che fosse l’ortolano, lei disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò».

 

Questa domanda  <<perché piangi?>>, riflette molto il nostro stato d’animo, quando ci troviamo a delle situazioni, come la morte, che non hanno una spiegazione precisa di quando, come e per quale motivo succedono, e

<<Chi cerchi?>>è un’altra domanda che richiede  l’atteggiamento di pazienza, di ricerca e di accettazione, che il Signore ci dona nel trovare le risposte veritieri.

Umanamente, possiamo comprendere la situazione in cui Maria si era trovata.

 

Se finora non siamo in grado di dare spiegazioni alle cose di Dio, al significato della sua identità, del suo nome YWHW: IO SONO, Alfa e Omega, Principio e Fine,  immagino quanto sia difficile credere con i propri il miracolo dell’evento della resurrezione di Gesù. Noi abbiamo un limite e su questo nostro limite che Dio interviene, per aiutarci a capire il Suo disegno.

 

In questo momento in cui celebriamo la Domenica di Pasqua, ricordiamo allora che il giorno della resurrezione di Gesù, ha dato a Maria un’istruzione: Non trattenermi(non fermarmi), perché non sono ancora salito al Padre(perché dovrò ancora andare dal mio padre); ma va’ dai miei fratelli(tu devi andare dai miei fratelli), e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”»(e li dirai così: Il maestro sale dal suo Padre e anche dal vostro padre, dal mio Signore e anche dal vostro Signore) .

18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.(Maria obbedì il comando di andare da loro e dire che aveva visto il Signore che gli aveva detto che non doveva fermarlo perché doveva salire al Padre).”

L’incontro di Maria e di Gesù è uno dei passaggi molto importanti della Bibbia, per molti studiosi/teologi (aveva contribuito alla ricerca dell’identità) ed era anche l’inizio della rivisitazione del ruolo della donna nella società, nel lavoro, e nella famiglia. Questo episodio in cui Maria era stata chiamata per nome, aveva rivoluzionato l’aspetto ermeneutico della Bibbia decisamente in relazione alla nuova vita che Gesù aveva inaugurato nel giorno della risurrezione  (la rinascita intesa come il rinnovamento della comprensione della vita, del suo valore) prima che Lui fosse stato salito al Padre.

 

La risurrezione di Gesù segna  una nuova partenza, un nuovo inizio, un ricominciare daccapo, dal principio mantenendo, però i ricordi del passato, la profezia che si era avverata.  L’episodio della risurrezione nella storia di Maria, una donna, mandata ad annunciare ai discepoli che Gesù è risuscitato, è vivo, è un racconto del Dio vivente.

 

Dunque, nel condividere il pane e il vino con i nostri cari e care a casa, ricordiamoci che lo facciamo perché c’è necessità dovuto alla situazione di blocco in cui ora tutti ci troviamo. Compiere questo gesto non è desacralizzare il sacramento, ma riscoprire il suo significato più profondo, più intimo che ci abbia mai capitati fino ad ora, quel: <<ogni volta che mangiate e berrete, fate questo in memoria di me>>  …significa compierlo stando proprio con Lui vivendo il privilegio di essere partecipe. La vera realtà di questo gesto è di servire la nostra famiglia in questo momento.

Il nostro mandato nelle nostre famiglie è di continuare a servire questo pane perché viviamo in pace, perché possiamo condividere la nostra gioia di stare insieme.

Non sprechiamo questo pane che ci ha dato di vivere oggi nelle nostre case, nelle nostre famiglie. Se siamo chiamati i credenti è perché siamo stati istruiti a seguire l’insegnamento del nostro maestro di vita.

Noi oggi si riconferma che siamo risorto in e con Cristo.

Io credo che Maria abbia avuto un ruolo molto importante nella storia di  Gesù risorto perché d’allora  erano risorte molte MARIA/E. Amen.

 

 

Brano musicale “Perch’Egli Vive/Dahil siya’y buhay”

 

 

Mensahe ng buhay sa tagalog

Juan 20,11-18 (Nagpakita si Jesus kay Maria Magdalena)

11 Si Maria ay nakatayong umiiyak sa labas ng libingan. Habang umiiyak ay yumuko siya at sumilip sa loob. 12 May nakita siyang dalawang anghel na nakadamit ng puti at nakaupo sa pinaglagyan ng bangkay ni Jesus, ang isa’y sa gawing ulunan at ang isa nama’y sa paanan. 13 Tinanong nila si Maria, “Babae, bakit ka umiiyak?” Sumagot siya, “Kinuha nila ang aking Panginoon at hindi ko alam kung saan siya inilagay.”

14 Pagkasabi nito’y napalingon siya at nakita niya si Jesus na nakatayo roon, ngunit hindi niya nakilalang si Jesus iyon. 15 Tinanong siya ni Jesus, “Babae, bakit ka umiiyak? Sino ang hinahanap mo?”

Akala ni Maria, ang kausap niya’y ang hardinero kaya’t sinabi niya, “Ginoo, kung kayo po ang kumuha sa kanya, pakituro nga po ninyo sa akin kung saan ninyo siya inilagay at kukunin ko.”

16 “Maria!” sabi ni Jesus. Humarap siya at kanyang sinabi sa wikang Hebreo, “Raboni!” na ang ibig sabihi’y “Guro.” 17 Sabi ni Jesus, “Huwag mo akong hawakan sapagkat hindi pa ako nakakapunta sa Ama. Sa halip, pumunta ka sa aking mga kapatid at sabihin mo sa kanila na aakyat ako sa aking Ama at inyong Ama, sa aking Diyos at inyong Diyos.”18 kaya’t si Maria Magdalena pumunta sa mga alagad at sinabi, “Nakita ko ang Panginoon!” at tuloy sinabi sa kanila ang bilin ni Jesus.

Mga kapatid sa Panginoong JesuCristo.

Maligayang pagbubunyi sa inyong lahat sa muling pagkabuhay ni JesuCristo.

Sa wakas ay natupad narin ang kanyang tungkulin bilang isang anak ng Dios, na sa lupa siya ay magdaranas ng paghihirap bilang isang tao hanggang sa kamatayan upang ang lahat ng kasalanan ay mapatawad at magkamit ng patawad ang bawat taong magsisisi sa kanyang mga nagawang kasalanan .

Ngayon ay araw ng linggo, unang araw sa ating Kalendariong cristiano, sa panahon ng  muling pagkabuhay ng nagngangalang  JesuCristo. Ito ay simula ng bagong buhay din ng mga nananalig sa kanya, at nagbigay kabuluhan kung anong ibig sabihin ang muling pagkabuhay ni Jesus na iginawad sa pamamagitan ng makapangyarihang gawa ng Dios.

Ang araw  na ito ay  naghatid  muli sa atin ng galak sapagkat ang kanyang pagkabuhay na muli, pagkatapos na siya ay namatay, ay upang isakatuparan lamang ang kalooban ng Dios at gustuhan, na bigyan ang lahat ng mga tao ng panibagong buhay. Ang magandang balita na ating natanggap sa pamamagitan ng muling pagkikita ni Jesus at Maria ay napakahalaga.

Una sa lahat upang ipabatid sa atin na ang hikbi, ang pagluha ni Maria ay sanhi ng kanyang pagdurusa at kalungkutan dahil nawalan siya ng isang tunay na kaibigan at mabuting guro sa buhay. Kayat ang Dios na bumangon, at nagbigay muli ng buhay kay Jesus ang siyang magbibigay ng consolasyon sa pagluluksa at paghihinagpis ng isang taong nasa gitna ng pagdurusa.

Si Maria ay isa sa mga halimbawa lamang ng isang taong nasa gitna ng mga problema sa buhay, ngunit ang araw ng pagdurusa ay lilipas/lumilipas, ang pangako ay matutupad, at may bagong araw na darating, at sisibol ang buhay at ilaw ng isang umaga. May bagong bukas pa na darating.(Naalala ba ninyo ang awit na may bukas pa ang…sa daigdig ay buhay ay ganyan..)

Sa pamamagitan ng istoryang ito ni Maria at Jesus ating mapapatunayan na ang isang suliranin ay magkakaroon ng kalutasan o kasagutan. Si Maria  ay isang babae rin na magbibigay ng halimbawa upang bigyan ng boses ang katarungan pangkalahatan. (Human Rights, equal rights among men and women, and human being).

Gunitain natin mga kapatid na bilang mga nanampalataya o nananalig sa Dios ang mga dalawang mga utos na mahalin natin ang Diyos ng buong puso, buong isip, buong sarili natin, at  ang ating kapwa tulad sa ating mga sarili.

Ating isapuso at isaisip na ang tamang pakikipagkapwa tao o pakikihalubilo, pakikisama sa ating kapwa ay dapat pare-pareho at walang pagtatangi.

Ang utos ni Jesus kay Maria na ihatid o ipabatid sa mga alagad na siya ay buhay at babalik siya sa ama, ito ay isang patotoo na sa harapan ng Dios tayo ay pare-pareho, maaring ibat-iba lamang ang ating mga tungkulin. Ang bawat –isa ay may magagawa para sa ikabubuti ng lahat dito sa mundo at sa iglesya.

Sa makatuwid ang mensahe ng buhay sa pagpapakita ni Jesus kay Maria ay naglalahad lamang ng katutuhanan na ang babae ay may kalayaan at nakalaang lugar  sa buhay ng mga tao at ito ay ang pagiging isang tagapagpahayag ng magandang balita. Siya ay mapapagkatiwalaan sapagkat inihahatid niya ang mabuting balita nagmula sa muling pagkabuhay ni JesuCristo.

Kung gayun ang mga babae ay may karapatan magsiwalat ng magandang balita at hindi lamang para sa  mga alagad na lalaki.

Ang mga babae ay may tungkulin sa lipunan, sa paghubog sa mga bata, eduksyon ng mga mag-aaral, at sa mga pamilya. Sa panahong ito, ang ating mga tungkulin bilang mga babae ay siyang nagpapatunay na hindi lamang tayo tigapag-alaga sa mga anak kundi may ibat-iba tayo tungkulin sa lipunan, sa iglesya, at sa tahanan.

Hindi lamang iisa ang ating magagawa kundi maraming bagay(multitasking).Tayo’y magalak dahil dumating na ang panahon na ating nalaman na ang tao ay may pagbabago at yaon ay aral para sa ating lahat. Ang paanyaya ni JesuCristo na imulat natin ang ating mga mata sa katutuhanan na tayo ay parang mga butil na pagnaitanim, tayo ay may oras na mabuhay  at mamatay, ngunit tayoy  patuloy na mabubuhay sa pamamagitan ng ating mga supling. Ang buhay na galing sa Diyos ay may taglay na kapangyarihan na kailanman hindi mamamatay pag itoy itinatanim sa matabang  lupa o pusong matapat.

Sumainyo nawa ang pagpapala ng poong Maykapal.

Maligayang pagkabuhay na muli kay JesuCristo na ating panginoon!

Praise the Lord halleluah! Purihin ang Panginoon. Amen

 

Ascoltiamo ora l’istituzione della Cena del Signore secondo l’apostolo Paolo:

Istituzione:

Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me».

Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

(1 Corinzi 11,23-26)

 

Rendiamo grazie a Dio per Gesù Cristo nostro Signore benedetto:

Colui che non ha conosciuto peccato è stato fatto peccato per noi.

 

 

Frazione

IL PANE CHE SPEZZIAMO

È LA COMUNIONE CON IL CORPO DI CRISTO

CHE È STATO DATO PER NOI

 

Ang tinapay na ating pinaghati-hatian

ay tanda ng ating pagkakaisa sa katawan ni Cristo.

(Nome …Gesù è risorto per te e per me)

 

IL CALICE DELLA BENEDIZIONE

PER IL QUALE RENDIAMO GRAZIE

È LA COMUNIONE CON IL SANGUE DI CRISTO

CHE È STATO VERSATO PER NOI

 Ang kopa ng basbas

dahilan  ng  ating pagpapasalamat

ay tanda ng ating pagkakaisa sa dugong ibihos ni Cristo sa krus.

(Nome…Gesù è risorto per te e per me)

 

 

Brano musicale “Prech’Egli vive/ Because he lives”

 

Care e cari, il messaggio della resurrezione  di Gesù per me in questo tempo dell’emergenza di corona virus COVID- 19 che mi lascia come un richiamo per noi esseri umani sono i seguenti:

– Che possiamo riconoscere e rinnovare per noi stessi il valore della nostra propria vita, che comincia con la dichiarazione di prendersi cura di noi stessi, ma anche degli altri.

– Che veramente i ricchi possano donare i loro soldi per la ricerca corrisposto alla  cura per questa malattia che porta alla distruzione della vita.

– che noi cristiani potremo rinascere, e che portiamo noi stessi al servizio dell’annuncio della parola di vita che Dio si era impegnato a farci capire .

 

Preghiera di intercessione:

 

Dio nostro, ti ringraziamo, perché tuo Figlio Gesù è stato il nostro ospite.

Ti ringraziamo, del perdono e della  pace nel suo nome.

Ti ringraziamo, perché tu dai ai nostri pensieri un’altra direzione.

Ti ringraziamo, perché tu ci dimostri cosa è veramente importante nella nostra vita.

Vorremmo poter comunicare la pace e la calma di questo momento al nostro mondo afflitto ed irrequieto.

Vorremmo poter trasmettere la nostra comunione con te ogni giorno, anche quando siamo immersi nei nostri problemi quotidiani.

Sappiamo che in questi tentativi tu sei con noi; per questo, Signore, ti ringraziamo.

Dio nostro, in Gesù hai dato speranza a questo mondo scosso da guerre, violenze e ingiustizia. In Gesù hai dato una guida che conduce il mondo verso il tuo regno, dove tutte le ferite saranno risanate, dove tutte le malattie saranno guarite. Fa’ che il nostro modo di vivere sia una testimonianza credibile e convincente di questa speranza e di questa guida. Il tuo Spirito ci spinga a costruire la comunità del tuo amore solidale, dove il sofferente può ritrovare forza, l’oppresso può essere liberato, il disperato può rialzare il suo volto.

Confidando in questo ti preghiamo ora tutti insieme come Gesù ci ha insegnato:

Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non esporci alla tentazione ma liberaci dal male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

 

Benedizione

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre, e la comunione dello Spirito Santo restino a tutti noi, ora e sempre.

 

 

 

Brano musicale “I surrender all/Voglio tutto abbandonare”

 

Il Cristo vivente è con noi e con tutta l’umanità, tutti i giorni fino alla fine dell’età presente. Amen.

 

Buona Pasqua!