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Giornata Mondiale di Preghiera

La Giornata Mondiale di Preghiera sarà celebrata il 2 marzo alle ore 18.00 presso la chiesa metodista di Roma in via XX settembre 123.

La preghiera è stata preparata da un gruppo di donne dello Suriname.

La metitazione sarà a cura della pastora Mirella Manocchio, presidente OPCEMI.

Seguirà un momento conviviale.

Vi aspettiamo!

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Credere nella persecuzione

Pubblichiamo la testimonianza di una nostra sorella, che condivide l’esperienza di fede che si vive in Cina.

Cari fratelli e sorelle,
sia pace a voi nel Signore, rendiamo grazie per la grande benedizione del signore. Siamo molto felici di partecipare al culto di Natale e di incontrare fratelli e sorelle qui. Questa è una sera indimenticabile per noi. Poiché al governo in Cina c’è un partito ateo, i governanti perseguitano e arrestano i Cristiani. Noi non abbiamo mai adorato il Signore come stiamo facendo ora. Per i Cristiani in Cina è impossibile adorare il Signore tutti insieme. I partecipanti ai culti sono pochi, dai 3 ai 5. Ogni volta che andiamo ad un culto familiare, dobbiamo fare attenzione che nessuno ci segua. Per non essere riconosciuti, cambiamo i vestiti. A causa della persecuzione del governo, molti cristiani non possono vivere con le loro famiglie e devono fuggire. Proprio come nella mia famiglia: siccome mia madre era una predicatrice, la polizia spesso veniva a casa mia e minacciava di portarla in prigione. In seguito, mia madre fu costretta a lasciare la nostra casa. Una famiglia felice è stata divisa per colpa loro. Questo mi ha causato molto dolore e una ferita nello spirito. Prego il Signore di darmi la fede e la forza. Siccome ci minacciavano continuamente, non potevo restare a casa e non ho avuto altra scelta che partire anch’io.

Anche se ora vivo libera qui ora, molti Cristiani in Cina subiscono ancora la persecuzione. Ora è più difficile per loro fuggire dal Paese perché il governo ha saputo che molti di loro sono già scappati all’estero e hanno chiesto l’asilo, per cui sta intraprendendo sempre più azioni per perseguitare i Cristiani. Io sono stata molto triste nell’apprendere questa informazione e spesso prego per loro. Molte persone ne sono sorprese, ma è un fatto che i Cristiani in Cina sono perseguitati. Il governo impedisce un’informazione corretta e questo fa sì che gli altri Paesi non conoscano la reale situazione dei Cristiani.

Noi siamo venuti in questa chiesa sotto la guida del Signore. I fratelli e sorelle sono molto amichevoli con noi anche se non riusciamo a comunicare bene con loro. Soprattutto Emanuele, Joylin, Francesca e Giulia ci aiutano molto, organizzano gli incontri in Cinese per noi, sentiamo l’amore del Signore tramite loro. Qualche giorno fa, Emanuele ci ha detto di aver assistito ad una conferenza stampa sulla persecuzione religiosa in Cina e ci ha portato delle notizie su questo: tre parlamentari e un ricercatore sul tema della religione, dopo aver svolto un’indagine accurata, hanno chiarito che  i Cristiani nel Paese vengono duramente perseguitati. Noi eravamo molto commosse nell’apprendere queste notizie. L’amore di Dio sta spingendo un numero crescente di persone ad interessarsi ai credenti perseguitati in Cina.

Sono molto grata ai pastori Emanuele e Joylin per il loro aiuto e cura e per tutta la gentilezza dei fratelli e delle sorelle italiani Possa il signore benedire ogni singolo fratello e sorella !
Gloria al Signore! Amen

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Le chiese si aprono … anche in cinese

di Giulia Abbati
Nel pomeriggio di domenica 29 ottobre si è tenuto presso le sale comunitarie della Chiesa valdese di via IV Novembre un culto in lingua cinese, il primo di una serie di incontri che dovrebbero ripetersi l’ultima domenica di ogni mese, a turno in via IV Novembre e in via XX settembre. Erano presenti i pastori Joylin Galapon ed Emanuele Fiume, la sinologa e interprete Francesca Agrò e altri 25 partecipan circa, per lo più persone di nazionalità cinese che si sono spostate in Italia per vivere liberamente la fede evangelica e che si sono avvicinate in questi mesi alle nostre comunità.

Questo esperimento vuole rispondere all’urgenza di catechesi, approfondimento biblico e relazione manifestata con entusiasmo da questi fratelli, un bisogno che li porta a partecipare volenterosamente ogni domenica a culti tenuti in una lingua che spesso comprendono ancora in minima parte.

Se il tema biblico della consolazione ritrova tutta la sua centralità di fronte a persone costrette alla lontananza dalla propria casa e dai propri cari, il sermone del pastore Fiume sulle prime parole del profeta Isaia in esilio (Isaia 40,1-8) si è concentrato su tre espressioni della potente ed efficace cace consolazione di Dio per i credenti.

La prima è il suo perdono. Ma in che modo – si è interrogato il gruppo – questo perdono ci raggiunge? Se il tempo dell’ira di Dio è finito, se è finito anche qui per noi, allora perché Dio ha permesso il nostro dolore? L’esegesi ha sottolineato come a questa domanda Gesù risponda con le beatitudini: non quindi con una spiegazione, ma con una promessa.

La seconda è la gloria di Dio, che sopravvive a qualunque gloria umana e la vince – considerazione questa che assumeva una portata tanto più concreta pronunciata nella suggestiva cornice delle nostre sale comunitarie, con vista sulle rovine di quello che fu il più grande impero dell’Occidente, e di fronte a persone provenienti dalla più promettente superpotenza mondiale.

Il terzo aspetto è la Parola di Dio, che dona una speranza certa nella vittoria del Signore per noi e una prospetti va totalmente altra da cui osservare la nostra vita. Con Isaia, anche noi sappiamo che “ogni carne è come l’erba” – la carne di chi ci fa del male e anche la nostra carne – ma che noi siamo coinvolti in un collegamento forte con la parola eterna di Dio.

È seguito un momento di preghiera guidato dalla pastora Joylin Galapon, che ha rivolto un ringraziamento al Signore per la sua parola e per il senso che essa riesce ad assumere ogni giorno nelle nostre vite, portando tutte le volte un’autentica consolazione, un insegnamento su come vivere l’accoglienza reciproca, un richiamo al fatto che non siamo mai soli, perché in Cristo l’altro fa parte di noi: “noi siamo il prossimo quando ci incontriamo”.

Il culto, cui ho avuto il privilegio di assistere, è stato segnato da un’atmosfera concentrata e commossa. Di questo, gran parte del merito va a Francesca Agrò, che – per citare e lasciare per iscritto la frase con cui è stata presentata in apertura del culto e che lei nella sua modestia si è rifiutata di tradurre – “ha permesso che questo nostro incontro fosse una Pentecoste e non una Babele”. Le facciamo un ringraziamento grandissimo.

 

你们的神说:“你们要安慰,安慰我的百姓! Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. (Isaia 40,1)

Avvento e Natale: tempi di equilibrio e armonia

Torre Pellice, 28 novembre 2017

Uno dei simboli più suggestivi dell’Avvento è la corona con quattro candele. Nelle usanze liturgiche della maggior parte delle chiese cristiane d’occidente ad ogni candela corrisponde una domenica. Così la prima candela – che quest’anno sarà accesa il 3 dicembre – segna anche l’inizio del nuovo anno liturgico. È una scansione del tempo diversa da quella delle nostre agende personali o professionali.

A guardarci intorno sembra che l’Avvento sia iniziato già negli ultimi giorni di ottobre. Un “avvento” dei grandi centri commerciali che spinge ad acquistare regali e a riempire, in anticipo, la dispensa, la cantina e il frigorifero. Così l’avvento commerciale diventa un tempo dell’attesa assai frenetica e perde la sua dimensione principale, quella dell’annuncio della salvezza. Il significato letterale dell’Avvento non è esattamente “attesa” bensì “venuta”. L’annuncio della salvezza che viene in mezzo a noi è dunque il suo filo conduttore.

Le letture bibliche e la liturgia cristiana in questi giorni annunciano la potenza luminosa del nostro Dio, l’alba nuova dell’umanità e la scomparsa di ogni forma di ingiustizia. Non si tratta di effimeri annunci pubblicitari o di antidepressivi a basso costo. Sono parole capaci di operare oggi un rinnovamento veramente profondo.

Molte chiese evangeliche, sorte nella seconda metà dell’Ottocento o nei primi del Novecento, rifiutano tuttavia la celebrazione sia dell’Avvento sia del Natale. La ragione sarebbe quella che Gesù non è nato il 25 dicembre e quindi tale data non è altro che la festa pagana del Sol Invictus. Che Gesù non sia nato il 25 dicembre è un’ipotesi storica abbastanza accreditata nel mondo accademico. Tuttavia la celebrazione della sua nascita quasi in coincidenza con il solstizio d’inverno è una scelta fortemente simbolica. Come la luce rinasce, inizialmente impercettibile ma già efficace, così l’incarnazione del Figlio di Dio inaugura la nuova era dell’umanità sin dalla sua manifestazione storica, vale a dire sin dalla sua nascita. Le prime notizie di feste cristiane per celebrare la nascita di Gesù risalgono infatti all’anno 200 circa. Ad esempio già nel 204 Ippolito di Roma, uno dei più autorevoli teologi della chiesa antica, propone il 25 dicembre come data per la celebrazione della nascita di Gesù.

La principale ragione di celebrare la nascita di Gesù e di farlo proprio in questo periodo è però di carattere biblico e teologico. Si tratta di affermare che nella persona del Figlio di Dio che Gesù incarna la natura umana e quella divina sono pienamente e perfettamente unite. È un antidoto a tutte le dottrine sbilanciate o sulla sua divinità (docetismo) o sulla sua umanità (adozionismo). I due racconti espliciti della nascita di Gesù (Matteo e Giovanni) somministrano molto efficacemente questo antidoto per creare uno stato di equilibrio dottrinale. Intorno al 25 dicembre, infatti, tutto sembra squilibrato sul versante delle tenebre. La luce di Natale invece traccia un percorso in cui le tenebre saranno inevitabilmente sconfitte (ma non del tutto eliminate).

In questa prospettiva il Natale potrebbe essere considerato una festa dell’equilibrio e dell’armonia. Nella nostra realtà, così segnata da squilibri di ogni genere, Colui che Amore si fa partecipe delle nostre ansie e delle nostre incertezze per trasformarle in una speranza incrollabile che rende stabile ogni cosa.