Distrutta la targa di piazza Lutero

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato della Consulta delle chiese evangeliche romane in riferimento alla distruzione della targa della piazza Martin Lutero a Roma

Come Consulta delle chiese evangeliche romane*, appreso dell’atto vandalico in piazza Martin Lutero, con la distruzione della targa della piazza, condanniamo l’ennesimo episodio che colpisce le minoranze religiose della nostra città.

Solo dopo alcune settimane dal furto delle “pietre di inciampo” nel quartiere Monti, a poca distanza da Colle Oppio, questo nuovo avvenimento vandalico ferisce le chiese evangeliche che in Martin Lutero trovano l’ispiratore del loro cammino comunitario.

Questo atto avviene a pochi giorni dal 17 febbraio celebrato dalle comunità evangeliche italiane e dalla comunità ebraica come giorno di festa della libertà. Giorno in cui si fa memoria del 17 febbraio 1848, data nella quale Carlo Alberto, con la firma delle Lettere Patenti, estendeva i diritti civili ai valdesi e agli ebrei.

Come minoranza religiosa ci sentiamo colpiti nei valori fondanti della nostra esperienza di fede, con un atto che dimostra come la nostra esperienza è ancora valida, liberante e, soprattutto, attuale nel difendere la libertà non solo religiosa di ogni uomo e di ogni donna nel nostro Paese.

Chiediamo un impegno concreto da parte dell’amministrazione comunale e municipale nel condannare questo atto e il ripristino immediato della targa nel parco di Colle Oppio. Chiediamo inoltre che si individuino e si attuino percorsi formativi e informativi, a tutti i livelli, sui temi delle minoranze religiose, sul rispetto, e sulla libertà religiosa, ancora oggi a rischio nel nostro Paese.

Il consiglio direttivo della Consulta

*La Consulta è un organismo nel quale collaborano le chiese avventiste, battiste, luterana, metodiste e valdesi di Roma.

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A cena con M. L. King – Video

Abbiamo pubblicato il video della serata “A cena con Martin Luther King“.

Un grazie particolare a Thanat per le riprese.

 

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Pietre d’inciampo, la nostra solidarietà

Nella notte del 9 dicembre, ultimo giorno di Hannukkah, sono state divelte, nel rione Monti di Roma, 20 pietre di inciampo.

Le pietre d’inciampo sono targhe di ottone, messe sulla pavimentazione stradale di fronte ai portoni degli ebrei deportati durante la Shoah. Ideate dall’artista tedesco Guner Dermig sono un segno per non dimenticare, una forma di Memoria continua, una forma oltraggiata in modo ignobile nella notte romana.

Erano venti le pietre, come venti le persone delle famiglie Di Consiglio e Di Castro arrestate, deportate e uccise nei campi di sterminio nazisti. Uno scempio che ha suscitato indignazione e attestati di solidarietà alla comunità ebraica romana da tantissimi cittadini. Appena appresa la notizia abbiamo inviato una lettera di solidarietà e vicinanza alla comunità ebraica nella persona della sua presidente Ruth Dureghello. Ecco il testo della lettera inviata:

 

“Cari fratelli e sorelle della comunità ebraica di Roma, Cara Presidente

nuovamente, nella nostra città un gesto che colpisce la vostra comunità che ci lascia indignati.

Vi siamo vicini, solidali e partecipi nella condanna dell’atto vandalico accaduto questa notte, ultimo giorno di Hannukkah, nel rione Monti di Roma. Asportare 20 pietre di inciampo è un atto violento di odio verso tutto ciò che rappresentano: dal mero atto vandalico, al gesto antisemita, alla negazione della Shoah, in un momento in cui la certezza dei diritti universali dell’uomo sono posti, non in dubbio, ma in discussione nella prassi e nella politica del nostro Paese.

Solo la denuncia, la condanna dei responsabili unita a scelte educative, di formazione perché la Memoria di ciò che è accaduto ci possa preservare dal non ripetersi più di atti, piani e azioni contro uomini e donne, popoli e religioni. Vigilanza, condanna e denuncia coraggiosa insieme a condivisione, formazione ed educazione, sono l’unica via per “distruggere” idee e azioni antisemite che sono contro la libertà, i diritti e le fedi.

Progetti, iniziative, anche insieme, di in-formazione e formazione soprattutto per le nuove generazioni che poco conoscono, studiano e riflettono sul significato del rispetto, dell’antisemistismo, del razzismo e della libertà religiosa, devono essere ideate, incentivate e promosse. L’azione e la nostra comune vigilanza contro pensieri sbagliati, idee pericolose che riportano indietro la Storia, una storia che non vogliamo si ripeta mai più in nessuna parte del mondo, contro nessun popolo. La nostra comunità sarà al vostro fianco nella denuncia continua e nella vigilanza.

Che il Signore ci benedica e ci protegga. Faccia splendere il suo volto su di noi e ci doni la sua grazia. Rivolga su di noi il suo volto e ci conceda la pace (Nm 6,24-26).
Shalom alechem!

Laura Alessandra Nitti, presidente del Consiglio di chiesa”
La lettera, a firma della presidente del consiglio di chiesa, intende aprire anche percorsi comuni di formazione e riflessione perché la Memoria della Shoah non rimanga argomento di studio di pochi, ma elemento fondante delle nuove generazioni, dei futuri cittadini e difensori della nostra democrazia e Costituzione. Ma soprattutto difensori di quei diritti inalienabili della persona umana che sono alla base dei rapporti tra i popoli, le persone e le fedi. Perché citando M. L. King “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’ indifferenza dei buoni”. e noi non possiamo rimanere indifferenti.

Un uomo e il suo sogno

(L’articolo ridotto è stato pubblicato da Riforma)

La storia come magistra vitae è messa in discussione dal quotidiano che stiamo vivendo. “A cena con Martin Luther King”, serata di spettacolo, musica gospel e cucina americana, organizzata dalla Chiesa metodista di Roma lo scorso 20 ottobre, è iniziata proprio dedicando la serata a Mamadou, il ragazzo senegalese, lavoratore regolare a Trento, oggetto di uno dei ripetuti episodi di razzismo che si compiono in Italia in queste tristi settimane.

Mamadou, cacciato dal suo posto sull’autobus da Trento a Roma, come Rosa Parks, perché entrambi indegni di stare seduti, stanchi dopo una giornata di lavoro, vicino ad un bianco razzista.

Siamo partiti da qui, per un itinerario che ci ha portato a scoprire, riflettere su alcune parole chiave della vita del pastore battista afroamericano ucciso a Memphis il  4 aprile di 50 anni fa.

Il testo, scritto con cura dalla nostra sorella di chiesa Antonella Varcasia, partiva dal famosissimo “I have a dream” per fare tappa su alcuni episodi, incontri e relazioni di King negli anni della lotta nonviolenta contro il sistema della segregazione dei neri americani. L’itinerario, non poteva non fare tappa su Rosa Parks, l’ostinata sarta, divenuta una figura simbolo dei diritti civili, arrestata perché, non avendo trovato posto nel settore riservato ai  “coloured people” sugli autobus di Montgomery, aveva rifiutato di cedere il suo posto ad un bianco. L’umiliazione a causa del semplice fatto di essere neri, risuonò nel discorso di King tenuto sempre a Montgomery nel dicembre del 1955. Un discorso dove concilia con forza l’amore cristiano, la giustizia e il diritto. Un discorso amplificato, nel testo di Varcasia, da tre poesie di Langston Hughes, poesie di ritratti penetranti e vivaci della vita e della situazione dei neri in America.

Come risposta alle ripetute violenze, il testo riunisce in un fittizio confronto quattro grandi leader della lotta per i diritti delle persone di colore. Prendendo spunto, infatti,  dai discorsi ufficiali, ricostruisce una ipoteticatavola rotonda dove, nella differenti azioni di lotta e/o di resistenza non violenta, siedono e dialogano Nelson Mandela, Malcolm X, lo stesso King, insieme con John Fitzgerald Kennedy, il presidente americano assassinato a Dallas nel 1963, fautore dei progetti di legge contro la discriminazione razziale nei luoghi pubblici, nelle scuole ecc.

Non manca nel testo la dura critica del pastore battista alla chiesa, alle chiese, segnata dalla delusione per i molti ministri di culto che si sono opposti duramente alle lotte nonviolente da lui messe in atto. Infatti risuona, nel tempio metodista di Roma,dovesi è svolta la serata, la celebre lettera dalla prigione di Birmingham, dove King, tra l’altro, scrive: “Deluso, ho pianto per la negligenza della chiesa. Troppo spesso la chiesa di oggi è una voce inefficace, debole; troppo spesso è la prima a difendere lo status quo. Ma sulla chiesa incombe il giudizio di Dio: se essa non recupera lo spirito di sacrificio dei primi tempi, sarà messa da parte”.

Tuttavia non la delusione, ma la speranza in un mattino diverso, aperto da un’alba che rischiara e segna la fine della notte, si coglie nella scena dove è proclamata la celebre predicazione “Bussare a mezzanotte” del 1963 sul brano di Luca 11, 5-8. Infatti scrive King: “Alla chiesa deve essere ricordato che non è nè il padrone nè il servo dello stato, ma piuttosto la coscienza dello stato: se essa parlerà ed agirà senza paura in termini di giustizia e di pace, gli uomini la riconosceranno come una grande associazione d’amore che dà luce e pane ai viaggiatori soli a mezzanotte. La parola che la chiesa deve pronunciare è che nessuna mezzanotte rimane a lungo. L’alba verrà: la delusione, il dolore e la disperazione sono nate a mezzanotte, ma segue il mattino”.

Lo spettacolo si conclude con  due sermoni che sintetizzano la vita e la fede di King: quello letto durante il suo funerale,in cui chiede di essere ricordato non per i premi ricevuti, ma per il bene che ha cercato di fare al prossimo,  e quello in cui egli fa una sua personale confessione di fede in Dio: “Dio”, scrive King, “che è lo stesso ieri, oggi e per sempre. (…) Dio che cammina con noi attraverso la valle dell’ombra della morte (…)il Dio dell’universo, il Dio che supererà tutte le ere”.

La regia della spettacolo, affidata a Dino Castiglia, ha saputo dare il giusto risalto alle singole scene e valorizzare il carattere, i sentimenti e le emozioni dei personaggi di volta in volta chiamati ad interagire col protagonista.

Le scene del testo sono state inframmezzate da musiche, per piano e corno, e da inni e gospel eseguiti professionalmente dal coro della chiesa metodista di Roma, diretto da Anais Lee Chiesa. Al termine della serata è stato letto un messaggio pervenuto dalla figlia del pastore battista, che fino a qualche giorno fa era in visita in Italia, dove prendendo spunto dalla lettera dal carcere di Birmingham, ci ha esortato a continuare la risonanza del messaggio di Martin Luther King e vivere la speranza per una comunità dove la rivoluzione radicata in Cristo sia realizzata con la nonviolenza.

Una serata dove non è mancata la proiezione dei filmati originali: dal più celebre discorso a Washington ricordato all’inizio, “I have a dream”, alle immagini del funerale del pastore battista. Ma soprattutto non è mancato l’invito a continuare un impegno per una chiesa e una società a fianco dei tanti “neri” di oggi, perché lo stare a fianco, l’essere prossimi, il camminare e lottare insieme, in modo non violento, è l’unico strumento che i cristiani hanno per tentare di cambiare e migliorare il mondo e dare il proprio contributo per realizzare il regno di Dio sulla terra. Come ci spronerebbe oggi  Martin Luther King:  “L’obiettivo che cerchiamo è una società in pace con se stessa. Quel giorno sarà non per il bianco o per il nero: sarà il giorno dell’uomo”.

 

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Welcoming Europe

La Chiesa metodista di Roma aderisce alla campagna Welcoming Europe.

Puoi firmare online qui

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Opportunità ecumenica

Da Riforma

Opportunità ecumenica: Quaresima e settimana di rinuncia

di Fabio Perroni e Luciano Lattanzi

Opportunità, conoscenza, fraternità, preghiera, scoperta, gioia.

Queste alcune parole chiave che hanno ritmato l’incontro ecumenico svolto, lo scorso 20 marzo, nella chiesa metodista di Roma insieme ai fratelli e alle sorelle della parrocchia cattolica di santa Maria degli angeli e dei martiri di piazza della Repubblica.

Un incontro che segue quello di novembre ospitato presso la parrocchia e alla preghiera comune durante la Settimana per l’unità dei cristiani.

A novembre, dopo una introduzione storica sulla chiesa metodista, si era riflettuto insieme sul Battesimo e sul rinnovamento del patto. Tema di questo secondo incontro, che ha visto una presenza di circa cinquanta di persone, era la Quaresima e la Settimana di Rinuncia. Don Franco Cutrone, parroco di santa Maria, e la pastora Mirella Manocchio, presidente Opcemi, hanno rispettivamente parlato di questo fondamentale periodo dell’anno liturgico sottolineando i valori e il senso profondo incarnandolo nella Scrittura e nella prassi quotidiana delle rispettive tradizioni cristiane. Al termine la pastora Joylin Galapon, oltre all’accoglienza iniziale come “padrona di casa”, ha illustrato come il periodo quaresimale e la settimana di Rinuncia sono vissute nelle Filippine, paese da cui provengono molti fratelli e sorelle della nostra chiesa.

Una riflessione comune a tutti e tre gli interventi, è stata il rischio di assuefazione e svuotamento di valori all’interno di questi momenti forti della nostra fede.
Vivere per routine senza un significato forte che porti una conversione e un’attenzione diversa, nuova, verso Dio e verso il prossimo. Don Franco ha posto l’attenzione delle due comunità sul senso quaresimale come momento di revisione di vita e di riflessione sulle motivazioni della fede stessa. Una conversione come risposta forte al patto di alleanza proposto di Dio. Un lasciarsi prendere per mano da Dio attraverso la sua Parola. La pastora Manocchio ha illustrato le basi teologiche ed etiche riconducibili al fondatore del metodismo, John Wesley , per spiegare le motivazioni profonde che portarono all’istituzione della settimana di rinuncia, dopo un’ampia riflessione sulla resa pratica della fede attraverso le opere di pietà (works of piety) e le opere di carità (works of mercy). Opere di carità che sono espressione stessa della fede come scriveva in uno dei suoi innumerevoli sermoni che “la fede senza le opere dell’amore è la grande peste della cristianità”.

Significativa, al termine della serata prima del momento conviviale, la testimonianza della pastora Galapon che ha descritto come, anche nelle difficoltà economiche vissute nelle Filippine, il valore profondo della Settimana di rinuncia vissuto come un concreto gesto di aiuto a chi vive situazioni al limite è parte fondante della vita di fede: una settimana dedicata alla preghiera, ai culti propri della settimana santa e al digiuno. Ricordando il senso teologico e spirituale della “rinuncia”.

In un momento dove le differenze creano muri, le nostre comunità con l’incontro, lo scambio, la conoscenza e la preghiera comune tentano di creare un percorso di amicizia e fraternità, che distrugge i muri dell’indifferenza e della paura dell’altro e nell’altro.

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Ecumene Campo politico

Campo Politico

“Caos Globale”

La democrazie e l’Europa dopo la prima crisi della globalizzazione.

29 – 31 Dicembre 2017

Programma completo

L’ultimo decennio è stato segnato da più di una crisi: quella economica, che ha messo in questione le antiche sicurezze di vita legate al lavoro retribuito, allo Stato sociale e alla pensione; quella politica col crollo definitivo della forma partito della Prima Repubblica, e l’avanzamento, non solo in Italia, della forma “movimento”, in casa nostra col fenomeno Cinque Stelle. Allargando lo sguardo, il sogno politico dell’Unione Europea, dopo l’allargamento a est, agonizza sotto i colpi di separatismi e neo-nazionalismi e particolarismi: Brexit, la Catalogna e i referdum nostrani. Seppure fenomeni tra loro diversi, sono tutti sintomi dello sbandamento politico d’oggi giorno, che fa vivere in particolare i giovani in un limbo permanente fatto di precarietà assoluta, esistenziale e sociale, e assenza di luoghi collettivi di elaborazione sociale e politica. Un vero e proprio caos, dal respiro globale, ovvero interdipendente dallo scacchiere mondiale che è oggi consultabile online da ogni device di ultima generazione.

Come fare a mettere ordine in questo caos? Che cosa accade a questa Europa circondata dalla Russia di Putin, l’asse atlantico a guida trumpiana, dal Mediterraneo che è oramai un focolaio di guerre, disordini, Stati falliti e morte? La nostra penisola deve tornare a giocare un ruolo politico di sintesi e di costruzione di un’area di pace e cooperazione, mediando tra la Germania e la Francia che ancora faticano a trovare una comune intesa per la guida del continente.

Tutto questo verrà affrontato e discusso insieme. Perché non possiamo capire niente del nostro presente, a partire dall’assenza di lavoro e futuro per i giovani, agli sbarchi a Lampedusa, senza comprendere che cosa sia questa “prima crisi della globalizzazione”.

Interverrà il prof. Biagio de Giovanni e svolgeremo il lavoro attraverso dibattiti e gruppi di studio.

Vi aspettiamo a Ecumene!

Rimborso spese per il solo Campo politico: € 65,00

Rimborso spese per l’intero soggiorno dal 29 dicembre al 01 gennaio (comprensivo di cenone): € 145,00.


Si ricorda che per partecipare ai campi è necessario prenotare, contattando la direzione via email o per telefono. È inoltre gradita ed incoraggiata la comunicazione in anticipo degli orari di arrivo e partenza, specialmente per arriva e parte dalla stazione di Velletri. Grazie della collaborazione.

CONTATTI

Centro Ecumene

Direttore: Elvira Migliaccio 
Via del Cigliolo 141, 00049 Velletri (Roma)
tel. 06 9633310
fax 06 9633947
cell. 333 4104171

Email: 
ecumene.velletri@gmail.com

Questo è l’indirizzo email della direzione, dove inviare le richieste di prenotazione e altre eventuali comunicazioni alla direzione del Centro Ecumene.

Sito Web: 
http://www.centroecumene.it/

Qui si possono trovare tutte le informazioni aggiornate sulle attività in programma ad Ecumene, oltre a vario materiale dei campi passati.

Solidarietà alla chiesa metodista di Quetta

Oggi, durante il culto domenicale, un attentato kamikaze ha colpito la chiesa metodista di Quetta in Pakistan. La nostra comunità ha espresso vicinanza, solidarietà e condivisione ai fratelli e alle sorelle colpite nel bene profondo della vita in nome di un odio che non trova spazio nei messaggi di amore delle religioni.

 

«Sono persuaso che né morte, né vita potranno separarci dall’amore di Dio» Romani 8,38
Siamo sconvolti per l’attentato kamikaze che ha colpito la chiesa sorella Metodista, durante il culto domenicale, a Quetta in Pakistan.
Cordoglio, silenzio, preghiera e vicinanza nella fede esprimiamo ai nostri fratelli e sorelle pakistane.
Colpire una comunità di fede, durante il momento più alto del culto domenicale, è un attentato contro ogni credente, contro ogni confessione e religione.
Ogni uomo e ogni donna credente è oggi colpita, ferita e uccisa a Quetta.
Malvagia è la mano, il cuore e la stessa fede che arma e colpisce in nome di una religione che nulla ha in comune con l’odio e la morte.
Le religioni, i credenti di ogni fede, nulla condividono con chi ha la violenza e la morte come voce e arma contro i propri fratelli e sorelle, contro uomini e donne di Quetta oggi, e di ogni altro tempio, chiesa, sinagoga e moschea ieri.
Nei giorni di attesa della nascita dell’Amore, la nascita di un bambino povero tra gli ultimi di Betlemme, come chiesa metodista di Roma non possiamo che pregare per il dono della PACE, pace agli  uomini e alle donne amate dal Signore, e rinforzare la nostra certezza che la vita non finisce. Questa certezza del dono della pace e della resurrezione siano forza per i nostri fratelli e le nostre sorelle colpiti nel dono grande della vita. Domenica prossima durante il nostro culto domenicale pregheremo per la pace contro ogni violenza compiuta nel Nome di Dio e ricorderemo i fratelli e sorelle colpite a Quetta e in ogni altro tempio di fede e di pace.
Chiesa Metodista di Roma
 Versione in lingua inglese

«I am convinced that neither death nor life can separate us from the love of God»(Romans 8,38)

We are shocked by the suicide bombing that hit the sister church Methodist, during Sunday worship, in Quetta in Pakistan.
Mourning, silence, prayer and closeness in faith to our Pakistan brothers and sisters. Striking a community of faith during the highest moment of Sunday worship is an attack against every believer, against all confession and religion. Every man and every woman believer is now struck, wounded and killed in Quetta.
Evil is the hand, the heart and the same faith that arms and strikes in the name of a religion that nothing shares with hatred and death.
Religions, the believers of every faith, nothing shares with those who have violence and death as a voice and weapon against their brothers and sisters, against the men and women of Quetta today, and every other temple, church, synagogue mosque yesterday.
In the days of waiting for the birth of Love, the birth of a poor child among the humbly of Bethlehem, as a Methodist church in Rome we can only pray the gift of PEACE, peace to men and women loved by the Lord, and strengthen our certainty that life does not end. This certainty of the gift of peace and resurrection is a strength for our brothers and sisters who are struck by the great gift of life. Next Sunday during our Sunday worship we will pray for peace against all violence performed in the Name of God and we will remember the brothers and sisters affected in Quetta and in every other temple of faith and peace.Methodist Church in Rome
Il comunicato è stato ripreso da:

Premiate le chiese metodiste in Italia

Da riforma

lI prestigioso World Methodist Peace Award attribuito dal Consiglio mondiale metodista, nel 2017 viene assegnato all’Opcemi

Un prestigioso riconoscimento per l’Opcemi, l’Opera per le chiese metodiste in Italia. Il World Methodist Peace Award, il premio per la Pace assegnato dal Consiglio mondiale metodista, è stato infatti attribuito per quel che riguarda il 2017 alle chiese metodiste del nostro paese, scelte per «l’impegno e il lavoro a fianco di migranti e rifugiati, a partire dal 1989. Questa piccola chiesa ha mostrato grande coraggio di fronte alla crisi di donne, uomini e bambini che giungono in Europa da varie parti del mondo. Quando molti hanno affermato che i problemi erano insormontabili, l’atteggiamento dell’Opcemi è stato assai differente e l’impegno è stato grande nel tentare di offrire una risposta. Il lavoro della chiesa ha attraversato i decenni, sono stati accolti migranti da Siria, Iraq, Medio Oriente, Africa, di fede protestante, cattolica e musulmana. L’apertura della “Casa delle culture” a Scicli ha rappresentato uno spazio sicuro e accogliente per gestire la grande meergenza umanitaria di questi anni».

Viene poi indicato il coinvolgimento nel progetto di Mediterranean Hope come coerente prosecuzione di quanto detto sopra, e viene segnalato l’apporto economico derivato dall’otto per mille dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi quale ulteriore sforzo promosso, anche attraverso il progetto dei corridoi umanitari.

Il World Methodist Peace Award è stato istituito nel 1976 alla tredicesima Conferenza mondiale metodista di Dublino su proposta di Stanley Leylan, colpito dal racconto del pastore Eric Gallagher relativo alla drammatica situazione del conflitto irlandese. Da qui la decisione si premiare ogni anno chi, singolo o organizzazione, abbia posto il discorso della pace al centro del proprio operato.